mercoledì 22 dicembre 2010

C'è Natale e Natale

A Natale ci sarà qualcuno che festeggerà con il panettone di sabbia e cemento comprato a pochi centesimi all'Ipersupermegamercato e con lo spumante fatto con l'Idrolitina. Ci sarà invece chi, se gli girano le fregole, si comprerà l'intera catena dei supermercati: così, per schiribizzo.

Tanto per ricordarci che l'Italia è una terra dove regnano la giustizia e il merito suggerisco la lettura di questo articolo apparso su LaVoce.info.

CDA, QUANTO MI COSTI?

lunedì 20 dicembre 2010

In memory of Mr Tommaso Padoa Schioppa

I would like to dedicate this post in memory of Mr Tommaso Padoa Schioppa former Italian Finance Minister. I would like to remember, going beyond any political consideration, an extremely serious and professional man. It should be important to think about this because in these recent times these qualities (expertize, coherence, etc.) are very scarce resources in the italian political scenario. Maybe, I should say that italian politician today consider very negatively these qualities.

When considering how many soubrettes have become ministers or MPs, how many arrogant bootlickers are crowding italian politics, how many cheaters have become supermanagers, Mr Padoa Schioppa seems to belong to another era.

Similarly, in these years in which anyone is doing only his own business, in which cheats and bribes are considered normal expression in the management of public and private affairs, in which good sense and the respect of the law are so unpopular, Mr Padoa Schioppa's views seem to be so remote! A large majority of italians disliked his measures when he was minister just because he tried to oppose to these italian vices. When in the future a severe change in italian politics and economy will be necessary, probably it will be necessary to consider again what Mr Padoa Schioppa tried to do.

Surely one can criticize Mr Padoa Schioppa when he was Minister but no one can say that he was an incapable minister, a bootlicker, a dummy, a mere order executor.

For this reason, I think that this is a severe loss for Italy: we have lost not only an important economist (he had a relevant estimation and respect at international level) but also a concrete example of coherence and honesty.

Omaggio a Tommaso Padoa Schioppa

Vorrei dedicare questo post alla memoria di Tommaso Padoa Schioppa. Vorrei soprattutto ricordare come sia stato, al di là delle varie affiliazioni e credenze politiche, un uomo di grande competenza e serietà. Questo fa molto riflettere se si pensa che in questi tempi più recenti queste qualità (competenza, serietà, professionalità, coerenza) sono risorse molto scarse e qualità dissonanti con lo scenario politico: la politica oggi guarda molto di traverso queste figure.

Quanto stride la figura di Padoa Schioppa con le tante soubrette diventate ministre e parlamentari, con i tanti arroganti ruffiani prestati alla politica, con i venditori di spazzole diventati supermanager!

In questi anni in cui ognuno si arrangia come può, in cui l'inganno e la truffa sono espressioni tollerate di gestione della cosa pubblica e privata, in cui il buonsenso è impopolare, il rispetto delle regole è oppressione anti-mercato, l'opera di Padoa Schioppa sembra appartenere ad un'epoca lontanissima: eppure un domani, quando si deciderà di fare marcia indietro e rimboccarsi le maniche, proprio dalla suo opera forse dovremo ripartire.

Si può dire di tutto di Tommaso Padoa Schioppa nel periodo in cui fu ministro di questa bizzarra repubblica: di certo non si può dire che sia stato un personaggio improvvisato, un ruffiano, un uomo di paglia, un prestanome, un esecutore di ordini che provenivano dall'alto.

Per questo penso che la perdita di Tommaso Padoa Schioppa sia una perdita grave per la nostra collettività: non perdiamo solo un economista (oltretutto che godeva di grandissima stima a livello internazionale - cosa che nessun politico attualmente può vantare), ma un esempio di rigore e coerenza.

mercoledì 15 dicembre 2010

L'Isola dei Scilipoti

L'italia è un'isola. Si dice che sia una penisola soltanto perchè è un'isola che fa pena. Siamo completamente tagliati fuori dal mondo e dall'Europa: e questo lembo di terra, visto da fuori fa veramente pena.

Che altro aggiungere? Ieri, comunque fossero andate le cose, la gente, la gente per bene intendo dire, avrebbe comunque perso. Perchè la fiducia, quella vera, quella della gente onesta, da un pezzo che non c'è più. Ma non tanto verso questo o quel governo, verso questa o quella formazione politica, verso un premier o un leader specifico. La sfiducia è totale nei confronti di noi stessi e delle nostre capacità e possibilità di cambiare le cose, di costruire un futuro qualsiasi (non siamo nemmeno capaci di costruire un futuro peggiore di questo, figuriamoci uno migliore), di aver una qualche minima influenza sul corso delle cose.

Vedere lo spettacolo della politica ieri in TV è stato tristissimo: una politica che per di più ha bisogno dell'aiuto della forza pubblica per essere difesa dalla rabbia popolare. Eh sì! Perchè la si può bollare come si vuole, ma rimane pur sempre un'espressione della rabbia popolare.

Riaffermo la mia contrarietà alla violenza. La disapprovo. Quando si fa a schiaffi non si ottiene niente. Ma disapprovo tutte le forme di violenza. Quella fisica, quella verbale e quella psicologica. In questa Isola degli Scilipoti, la violenza che dobbiamo subire tutti giorni, dovendo assistere quotidianamente alla prevaricazione continua della stupidità e dell'opportunismo, all'indecenza come metodo di gestione della cosa pubblica, è altrettanto insopportabile.

Non sopporto questo Paese, e soprattutto non sopporto gran parte delle formiche che lo abitano. Ma non me ne vado.

E allora la migliore analisi di questa situazione grottesca che dobbiamo violentemente subire resta questa in questo video di Crozza...


lunedì 13 dicembre 2010

Saturday at the mall

I have decided not to talk about politics for the moment: not in this blog at least. Actually I can't. Italian politics in these days are like a bad B-movie in a bad cinema: what can I say about it?

So, I want to use this post to describe my recent experience in a mall in these pre-christmas days. Why did I go there? I'm still wondering... I don't remember what I was looking for, what I wanted to see. Mah! Nonetheless, I went there also because I go there quite rarely: I have also decided to go there on saturday with my wife. Probably it's impossible to do better...

Maybe, I'd need some weeks of psychanalitic analysis to describe such experience because for me it has been an experience placed at the limits of reality: at least my reality. In brief, all this has become a "terra incognita" because many things I have seen around me are completely meaningless.

The mall gave me the impression to be a "great stack": people, cars, trolleys, goods, noise, smell, light. All together. Anything seemed exasperated by the false happiness of the ususal commercial christmas.

A smell made of an explosive mix of fish, sweets, cakes, cheese, feet, rubber, plastic, capable to make a dog completely crazy. Mountains of chirstmas cakes, chocolate, wines, spirits. Other mountains of christmas decorations: lights, balls, christmas trees, and so on. Everything is on, everything is playing some electronic acute music, everything is trying to catch your attention.

Pile of hams, salami, any kind of cheese, meat: a river of excess and potential obesity...

In the middle of this chaos: the humanity of consumers. A long cue of giant trolleys to be filled as much as in possible, in the hands of a humanity excited by so much well-having. Down there, there is a long wall composed on thousand TV attracting male consumers. Right here, the toy section in these christmas days expanded beyond its usual limits to attract children and parents.

The book section is empty. Nobody wants to give and receive books for christmas. Every christmas people tell me: "Do not give me books for christmas! I've got no time to waste!". I see. Clearly.

So I keep on going up and down with some nonsense stuff in my hands, with my wife, yanked by people so busy in their shopping fewer. I smile to the many demonstrator women: it hurts to me to see these women just thinking about their job. I'd cry in public thinking about their enormous effort to be kind to a crowd of beasts like us, consumers.

I have completely forgottonen what I wanted to buy: what I have in my hands is completely different. The mall is so efficient to influence anybody choices. I'd leave all and run away also because there are long cues at the cash. With my nonsense shopping probably I have made the other consumers so sad: everyone moved their giant trolleys to make pass: "go on! You have nothing!". 10 or more big trolleys opened a long lane to the cash: the mall is splitting me out like an undesired presence.

"E quindi uscimmo a riveder le stelle..." (Dante Alighieri - The Inferno)

Un sabato al centro commerciale

Per il momento ho deciso di non occuparmi più di politica: almeno qui su questo blog. Non ci riesco. Mi sembra di assistere ad una proiezione sfocatissima di un pessimo film in un cinema da quattro soldi. In queste condizioni, che cosa vuoi dire?

E allora dedico un po' di tempo alla mia recentissima esperienza pre-natalizia al centro commerciale tal-dei-tali. Perchè ci sono andato? Ancora me lo chiedo. Non so cosa cercassi, cosa volevo vedere. Boh. Però ci sono andato perchè non ci vado quasi mai: e ci sono andato pure di sabato. Meglio di così non si può.

Per descrivere questa esperienza ci vorrebbero settimane di analisi, perchè per me rimane un'esperienza al limite dei confini della realtà. Per lo meno la mia. Insomma mi sono addentrato in una terra che mi è diventata quasi del tutto incognita. Gran parte delle cose che mi circondavano mi apparivano completamente prive di senso.

Per sintetizzare, direi che il centro commerciale mi ha dato l'impressione del "grande ammasso": di persone, di automobili, di carrelli, di merce, di rumore, di odori, di luce. Tutto è esasperato poi dalla finta allegria spendacciona e burina del natale.

Quell'odore fatto di un mix esplosivo di pesce, dolci, pane, sudore, piedi, gomma, plastica che farebbe impazzire un cane da tartufo con il raffreddore. Le enormi montagne di panettoni, pandori, dolci, cioccolatini, spumanti, vini, liquori. E poi gli addobbi del natale: luci, palle, festoni, alberi, pezzi ed accessori del presepe. Tutto acceso, tutto che suona, tutto che sgomita per attirare la tua attenzione.

Pile di prosciutti, salami, mortadelle di 5 metri, formaggi di ogni sorta nelle loro vaschette di polistirolo che luccicano per via dell'involucro di plastica trasparente: un tripudio di eccesso e di obesità potenziale da togliere il respiro.

In mezzo a tutto questo: l'umanità dei consumatori. Una carovana di carrelli di dimensioni sempre più grandi per essere riempiti il più possibile, spinti da un'umanità che si bea di tanto ben-avere. Laggiù la parete di mille TV accessi contemporaneamente attira il pubblico maschile. Laggiù il reparto giocattoli in questi giorni dilatato oltre ogni limite possibile per prendere per il collo i bambini: un coro di pianti, bambini strattonati, genitori che vorrebbero vedere gli altri reparti. " Prima devi da scrive la letterina a Babbo Natale!", "Si nun fai il bravo Babbo Natale nun te porta gnente!".
"Ahò ma Lorenzo che cosa cavolo vole pe natale?" strilla una nonna al cellulare per sapere dalla figlia un'idea di regalo per il nipotino - "Che palle! Sta' robba qui nun c'è e nun me va de fà il giro delle sette chiese pe 'na fregnaccia di giocattolo!", lo spirito natalizio imperversa sempre più nella conversazione della dolce nonnina. Magnifico, semplicemente magnifico.

Il reparto libri è deserto: non mi meraviglio. Chi vuoi che regali dei libri? Del resto ho ancora in mente le dolci parole che da più parti mi vengono rivolte puntualmente a natale: "Nun te azzardà a regalamme dei libri! Lo sai che non c'ho tempo da perde e nun ci faccio gnente". Capito. Messaggio ricevuto.

E allora continuo a girare con due stupidaggini in mano, insieme a mia moglie, strattonati da gente che si infila da ogni parte, regalando sorrisi ebeti alle dimostratrici che mi fanno una pena infinita e che, al solo pensiero di questo loro mestiere, mi verrebbe da piangere lì davanti a tutti. Purtroppo non ho voglia di assaggiare formaggi, salatini, pezzi di pancetta, caffè, cioccolatini, creme o nemmeno di provare pannolini, shampoo, saponi, ecc... Mentre continuo a declinare questi inviti, la mia mente va alla vita che si cela dietro queste persone costrette a sorridere e ad essere gentili con noi, i "consumatori", un branco di cinghiali scatenati e abrutiti.

Mi sono completamente dimenticato quello che volevo acquistare: le cose che ho afferrato non hanno nulla a che vedere con i miei desiderata. Il mega ipermercato funziona anche con me. Vorrei lasciare tutto per terra e fuggire anche perchè alle casse ci sono file lunghissime. Con le mie scemenze in mano faccio evidentemente una pena tale che tutti spostano i loro giganteschi carrelli strapieni di tutto per farmi andare avanti: "tanto c'hai du cosette e fai presto!".

E così con almeno 10 carrelloni che si scansano per farmi passare, il mega-ipermercato mi sputa fuori come una presenza indesiderata.

E quindi uscii a riveder le stelle...

venerdì 10 dicembre 2010

Le parole per dirlo

In questi giorni sono rimasto un po' fuori da questo diario. Molti impegni. Poca voglia di stare davanti al monitor oltre il necessario. C'è però anche il problema che l'attuale situazione politica nostrana è talmente paradossale che mi sono mancate le parole per esprimermi. Rimango sempre più ammutolito di fronte alla televisione o leggendo i quotidiani che trattano di politica italiana. Le parole, e che vengono ripetute in continuazione da destra e sinistra, che mi tolgono quasi il respiro sono: "aprire una nuova stagione politica".

Che cosa significhi questa frase è il più grande mistero della nostra epoca. Molto probabilmente non significa proprio nulla perchè chi le esprime (chiunque esso sia) altro non è che il prodotto della più grigia e stravecchia stagione politica italiana. Questa machiavellica frase mi induce a fare però qualche rilflessione.

Innanzitutto per aprire una stagione politica, bisogna prima chiudere la precedente. Di certo non basta staccare la spina ad un governo e riattaccarla ad un altro che alla fine risulta essere lo stesso. Allo stesso modo, se la politica non si rinnova mai e i vassalli e valvassori vengono scelti dalle segreterie dei partiti, mi sembra impossibile chiudere qualsiasi cosa. Figuriamoci aprire una stagione.

E poi quale stagione vogliono aprire questi signori? Non mi sembra che ci prospettino una primavera o un'estate quanto semmai un inverno o, nella migliore delle ipotesi, un lungo, lunghissimo autunno. La stessa giostra dei passaggi e passaggini di fronte dei deputati e dei senatori - che hanno fondamentalmente paura di perdere il loro lauto stipendio - non mi sembra foriera di nuove stagioni (a proposito, qualcuno prima o poi si chiederà perchè queste cose capitano così spesso dentro IDV?)

Le nuove stagioni si possono immaginare solo e soltanto se innanzitutto si cominciano a spalancare le finestre e si fa cambiare aria agli ambienti. Aprite insomma queste benedette finestre della politica perchè qui si soffoca!

venerdì 3 dicembre 2010

Emergenza Arsenico

Nel paese dove vivo, come in molti altri della provincia di Viterbo, è scoppiata "l'emergenza arsenico". In pratica a seguito del rigetto da parte della la Commissione dell’ennesima deroga molti Comuni si sono trovati con l'acqua potabile fuori norma: dal 2001 infatti è previsto un tenore di arsenico massimo di 10 microgrammi/litro, rispetto ai 50 microgrammi/litro precedenti.

Adesso tutti litigano invece di rimboccarsi le mani tentando di fare il solito scaricabarile: la cosa che sconcerta è che le comunità non sono mai state informate della realtà della situazione, mancano ancora oggi le informazioni su come stiano adesso le cose e cosa si intende fare per rimediare ad una situazione che doveva essere già risolta da parecchi anni.

Il problema ovviamente non riguarda solo l'Alto Lazio: sono molte le regioni interessate dal la questione arsenico.

A tale proposito segnalo questi due documenti quantomeno per cominciare a capire qualcosa.

Parere scientifico sull'arsenico negli alimenti dell'EFSA

Un milione di italiani bevono acqua con troppo arsenico. L'Europa dice stop, il ministero tace, i cittadini ignorati

Le parole di Latouche

Inserisco di seguito un breve video di un'intervista a Serge Latouche che ho trovato sul network Bionieri. Le parole di Latouche sono sempre molto utili: in particolare vorrei sottolineare il concetto di "impegno personale" che Latouche cita durante l'intervista.

Si tratta, come ho anche io sottolineato in questo blog, di assumersi delle responsabilità personali e mettersi in azione senza attendere che la politica faccia qualche cosa per noi. Diventare i "politici di noi stessi" è il primo passo per poter immaginare un cambiamento in questo sfortunato Paese dove abbiamo delegato tutto ad altri: delegato l'impegno, la consapevolezza, la salute, la responsabilità.

In questi anni di amnesia patologica ed anestesia totale (evidenziati anche dalla follia dei giochi politici cui stiamo oggi assistendo) non possiamo più permetterci il lusso di essere dei meri spettatori.


martedì 30 novembre 2010

Lettera aperta degli studenti e delle studentesse della Rete della Conoscenza alla società civile, all'opposizione sociale, ai cittadini in lotta.

Pubblico di seguito il testo della lettera aperta degli studenti e delle studentesse della Rete della Conoscenza. C'è effettivamente poco da commentare e da aggiungere. L'unica cosa che vorrei sottolineare è che la mobilitazione della scuola, dell'università e della ricerca scientifica (non da ultimo la protesta dei ricercatori italiani al CERN) non è un fenomeno di settore: non ci troviamo di fronte a delle mere rivendicazioni lavorative o salariali. Per lo meno non solo questo. La scuola e la ricerca scientifica sono luoghi della mente (almeno così dovrebbe essere) pertanto la mobilitazione di questi uomini e donne è una mobilitazione politica nel senso più corretto del termine: è il tentativo di svegliare l'intera società civile italiana che da tempo, troppo tempo, ha definitivamente smesso di ricorrere all'esercizio mentale, alla cultura e alla conoscenza come stimolo alla responsabilità individuale e collettiva, come coscienza critica e consapevolezza. Non è quindi uno scontro fra universitari e un Ministro oppure fra universitari ed un Premier. Qui c'è il confronto fra due diverse Italie o due modi di concepire l'Italia e la Res Publica. Al di là di singole rivendicazioni questo è il grande merito di queste persone: l'aver dato un segno che dimostra che un'altra Italia è possibile, un'altra Italia esiste. E la politica resta a guardare: non c'è una sola forza politica, un solo leader politico capace di farsi portavoce di questa Italia "Altra".

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Siamo studentesse e studenti che da settimane sono in mobilitazione permanente.

Centinaia sono le scuole e le università occupate, migliaia gli studenti e le studentesse che hanno inondato le piazze negli ultimi mesi, contro la più grande rapina della storia del nostro paese: il furto del nostro futuro.

Paghiamo la precarietà come condanna esistenziale. Nello studio come nel mondo del lavoro le nostre vite sono ridotte a merce da sfruttare per ingrassare i portafogli di chi ha provocato la crisi.

Le nostre scuole e le nostre università sono sommerse dalle macerie prodotte da vent'anni di politiche scelerate, di tagli e finte riforme che hanno ridotto l'accesso alla conoscenza ad un bene esclusivo per pochi che nonostante la possibilità di conseguire un titolo di studio sono costretti ad emigrare, a fuggire dal disastro economico, sociale e civile in cui versa il nostro paese.

Siamo studentesse e studenti, indignati nei confronti dell'attacco ai diritti generalizzato in tempi di crisi che colpiscono noi, il mondo del lavoro e dei beni comuni. Hanno tentato di isolarci, di dividerci, di metterci ai margini della società. Ci mobilitiamo perchè vogliamo uscire da questa marginalità e riprenderci il diritto a cambiare la politica e a riconquistare un presente e un futuro all'altezza dei nostri sogni, di essere realmente liberi dalle nuove schiavitù. L'attacco che subiamo nelle scuole e nelle università è lo stesso che propone la Confindustria agli operai di Pomigliano, è lo stesso che subiscono le popolazioni campane sommerse dai cumuli di immondizia, è lo stesso delle popolazioni aquilane prese per i fondelli dall'illusione della “ricostruzione”, è lo stesso degli immigrati di Brescia saliti su una gru ed espulsi appena scesi.

Il governo Berlusconi sta per cadere. Forse è già caduto: a prescindere dall'esito del voto parlamentare del 14 dicembre, il blocco sociale che ha irresponsabilmente sostenuto il governo finora si è sgretolato, sotto i colpi degli scandali sessuali, della corruzione ostentata. La fine di questo governo, che definiremmo ridicolo se non fossero tragiche le conseguenze del suo operato sulla vita di tante donne e uomini, non può che essere una buona notizia per qualsiasi cittadino, e come tale va celebrata. Ma ci sarebbe poco da festeggiare, la sera del 14 dicembre, se Berlusconi cadesse al termine di una partita giocata interamente all'interno del Palazzo. Non ci basta.

La liberazione che meritiamo richiede un risveglio collettivo, richiede la rivolta pacifica e determinata di chi è stanco di essere suddito, richiede che noi, uomini e donne che vivono in questo paese, scendiamo in piazza per sfiduciare davvero Berlusconi. Non aspettiamo Fini o suoi simili, non appendiamoci ancora una volta all'effimera volontà di parlamentari comprati e venduti come vacche da latte, non sottoponiamoci al supplizio di dover assistere da spettatori al tragicomico spettacolo che è diventata la nostra democrazia. La vera opposizione siamo noi, come abbiamo ampiamente dimostrato nelle tante lotte che abbiamo condiviso negli ultimi anni, nel grande silenzio della “grande politica”.

Il 14 dicembre saremo in piazza in tutta Italia ma non ci limiteremo a sfiduciare il governo, al contrario, dimostreremo che noi, generazione precaria e senza futuro, non siamo sfiduciati. E' arrivato il momento di passare dalla resistenza alla riscossa. Sosteniamo l'appello lanciato dal percorso “uniti vs la crisi” che convoca le iniziative per quella data, lo raccogliamo e lo rilanciamo all'interno dei territori, nelle scuole e università perchè convinti che la mobilitazione per il 14 si debba allargare e moltiplicare con l'obiettivo di un'ampia partecipazione popolare.

Il governo è precario come noi, ma, a differenza di Berlusconi e dei suoi vassalli di oggi e di ieri, a differenza di chi lo sostiene e di chi abbandona la barca, noi non cadiamo. Noi il giorno dopo saremo ancora lì, nelle scuole, nelle università, tra le macerie di questo paese, pronti a costruire un'alternativa, pronti a ricostruirci il futuro. Se il 14 dicembre finirà un'epoca, la prossima saremo noi. Facciamo delle mobilitazioni di questi mesi, delle relazioni che abbiamo costruito, delle idee che abbiamo elaborato, l'inizio della nuova Italia. Mobilitiamoci in tutte le città, invitiamo la società civile, i lavoratori e le lavoratori, il mondo della cultura e i cittadini in lotta a costruire con noi una vera e propria giornata di liberazione. Mandiamolo a casa, costruiamo il futuro.

giovedì 25 novembre 2010

Scientific Research and Riots

In these days teachers, students, researchers and scientists are demonstrating in Italy with many manifestations which in some occasions involved clashes and riots with police. Yesterday some clashes happened in front of the Senate.

Unfortunately, in a country suffering a strict political control over information, these public manifestations remain the sole tool to make the voice of italian scientific researc aloud.

Italian scientific knowledge is trying to oppose to that Italy made of different kinds of knowledge. This distinction is particularly important in Italy because there are in fact different types of knowledge: in particular Italy is presently suffering the perverse effects of that knowledge made of privileged political relations which are choking all the rest.

When public education and scientific research are pushed to an end deprived of investments and resources in favour of private entities or different sectors (such as the military one and his mission abroad) it means that strange affaires are made on the people skin. We cannot pay the bill of political corruption and the everyday waste of an enormous amount of public resources cutting investments on education and research. Yes, because any coin used for education and research is an investment, not a cost.

Science has not an economic value per sé: maybe the development of some scientific findings may have some economic value. But when education and research can be adequately fostered, the society as a whole can live a real progress. This is the main factor differentiating Italy to many other european countries where education and research are properly considered. And this difference is rather evident. Degrade in education and research are always accompanied by a degrade in ethics and in the public life. Ignorance becomes total. Apathy and lack of awareness are widespread. But in Italy the central focus is TV (and the interests of its owner) rather than science.

Finally, democracy and civil participation are really at stake. It is a problem of civil progress rather than economic returns...

Quando la Ricerca si ribella

Studenti, insegnanti e ricercatori sono scesi in piazza in questi giorni e hanno fatto sentire la loro voce. Perchè in un Paese dove vige il controllo assoluto sull'informazione se non gridi nessuno ti ascolta.

L'Italia della conoscenza cerca di farsi notare per contrapporsi all'Italia delle "conoscenze". Eh sì, perchè qui da noi la distinzione fra un plurale ed un singolare in un caso come questo fa molta, moltissima differenza. Ridurre la ricerca scientifica pubblica all'osso, significa creare spazi di business dove gli "affari" non possono e non devono entrare. Ci sono settori che non possono essere totalmente privatizzati perchè la conoscenza (quella singolare), l'istruzione sono un bene pubblico come l'acqua o l'aria: non si possono escludere alcuni in base a criteri arbitrari dal godimento di questi beni pubblici.

La ricerca scientifica non ha un valore economico di per sè: magari lo avranno alcune sue applicazioni. Ma quando avanza la conoscenza avanza l'intera società nel suo complesso in termini di formazione e consapevolezza dei suoi cittadini. Questo difatti ci differenza di molto rispetto a tanti altri Paesi Europei dove l'istruzione e la ricerca godono del rispetto che meritano. Per questo il degrado dell'istruzione e della ricerca in Italia conduce al degrado etico. L'ignoranza diventa totale. Ma qui da noi c'è la TV: altro che ricerca scientifica...

Alla fine è una questione di partecipazione democratica alla cosa pubblica. E' progresso civile prima che economico.

Consiglio la lettura di questi articoli.

La conoscenza nel mirino del potere

“Il futuro è nostro e ce lo riprendiamo”
Rete della conoscenza

martedì 23 novembre 2010

Ricerca e truffe

La notizia della maxi truffa su attività di ricerca mai realizzate in Calabria è il classico "colpo di mannaia". Si tratta di attività lautamente finanziate ma mai svolte o sono fatte in altre sedi. Ammonta infatti a 31 milioni e 227mila euro il contributo ottenuto dagli otto arrestati (imprenditori, commercialisti, consulenti del lavoro e docenti universitari) di cui 20 milioni e 670mila euro già effettivamente erogati.

La ricerca non ha risorse e spesso potrebbe rappresentare un'importantissima opportunità di crescita per molti giovani qualificati ed intere aree del nostro Paese. Vedere milioni di Euro sprecati e rubati in questo modo sono un'offesa mortale che non ha alcuna giustificazione. Il danno che queste persone provocano non è però solo economico perchè infatti speculano sulle possibilità di sviluppo future: in questo caso sono stati scoperti, ma quanti casi del genere rimangono ancora coperti dal silenzio? Quante persone si arricchiscono e si sono arricchite con corsi di formazione fantasma finanziati dall'Unione Europea? Quante organizzazioni si sono arricchite solo compilando moduli e formulari per attività mai realizzate? Dove sono i controllori che dovrebbero verificare la regolarità, non solo formale, ma sostanziale, di questi interventi? Perchè ad alcuni vengono controllate anche le virgole ed altri procedono sempre su corsie preferenziali?

C'è un complesso universo dietro tutto questo: e questa notizia probabilmente porta alla luce solo una piccola punta di un iceberg enorme.

martedì 16 novembre 2010

Conto alla rovescia (vero o presunto)

C'è molta frenesia nella politica italiana di questi giorni. Si è innescato uno specie di conto alla rovescia circa i destini di questo governo. Francamente non so cosa pensare.

Quello che mi viene da dire in questo momento è che tutto questo si è attivato non tanto per una montante opposizione popolare o per l'attività di un'opposizione politica parlamentare forte. Quello che è avvenuto, e che sta avvenendo in queste ore, è semplicemente il risultato di dinamiche endogene al governo. Il governo non è stato scosso da un fronte di indignazione pubblica, composto da quanto di meglio la società civile italiana può esprimere, di fronte agli scandali privati e pubblici di una classe dirigente: non c'è un leader dell'opposizione che ha ingaggiato una battaglia politica forte contro i mali profondi e radicati della politica italiana. Il governo è entrato in crisi per contrasti interni e logiche centrifughe.

Questo mi fa molto pensare per il futuro. Soprattutto in considerazione del fatto che mentre il vecchio sta agonizzando il nuovo non avanza. Ci sono tensioni politiche acute, ma le logiche che sottostanno alla (mala)gestione della cosa pubblica non vengono messe in discussione. La società italiana fa da spettatrice "ebete" di fronte a tutto questo come se si trattasse dell'ennesima puntata di un reality show.

E poi il solito frasario fasullo dei politici: l'appello ridicolo al "senso di responsabilità", (che, mi raccomando, deve sempre "prevalere"), al "bene del Paese", alla "stabilità". Parole che vengono meccanicamente ripetute almeno cento volte al giorno...

Tutto fa spettacolo in Italia anche quando si tratta di gestire le vite di milioni di persone. Non c'è voglia di cambiamento, non c'è una "rivoluzione" (nel senso di una soluzione di continuità con il passato) in atto, non c'è rinnovamento all'orizzonte.

lunedì 8 novembre 2010

Stiamo calmi...

I recenti sviluppi della grottesca scena politica italiana, mi fanno venire una voglia matta di esprimere i miei commenti. E invece mi astengo. Con uno sforzo ciclopico ho deciso di non commentare a caldo perchè sono sicuro che scriverei delle cose, sull'onda dell'impulsività, di cui magari finirei con il pentirmene.

E che diavolo sarà mai? Continuo a contare fino a dieci e rimando: sì, è meglio rimandare...

Comunque mentre tutti bisticciano, l'Italia va a rotoli. Questo è l'unico, vero e tangibile dato di fatto. Il resto sono chiacchiere e broccoletti.

La disoccupazione giovanile, la mancanza di opportunità, la scuola e la ricerca scientifica a pezzi, il nostro patrimonio storico e culturale che si disintegra, intere regioni che finiscono sommerse dopo la pioggia... e questi litigano...

Stiamo calmi... Stiamo calmi...

giovedì 4 novembre 2010

Italian scandals

The italian prime minister is presently at the center of many scandals involving girls and parties. Recently, during an international fair has made some declarations against judges, women and, above all, gays ("It's better to have a passion for beautiful girls than to be gay." he said).

In my opinion it surely a particularly negative thing that a prime minister publicly can make such declarations: but i think that the worst thing is that he have made these declarations and nobody in that occasion replied anything.

The problem is not a man saying stupid words but the silence and the applauses of the participants. No one has said a word.

Of course immediately a wave of indignation has invaded newspapers, magazines and TV programs. But nobody still shows the courage to express his dissension and disapproval directly in his audience.

Bootlickers or concordants? This is the problem.

In my vision, that melodrama could be considered a representation of the italian society as a whole. Mr Berlusconi after all still maintains a large consensus among italians (even if not publicly exposed) because in many italians' visions he stimulate envy. This explains the silence, applause and smiles among the fair participants.

Italy has thus confirmed again to be an archaic nation where a vulgar society can be represented only by a vulgar political class.

mercoledì 3 novembre 2010

Meglio scemi che stupidi

Dire delle stupidaggini in pubblico è sempre piuttosto imbarazzante (quando ce se ne rende conto ovvio). Dire delle stupidaggini dalla tribuna di una fiera internazionale è grave. Dire poi delle stupidaggini quando si è su una tribuna di una fiera internazionale e magari si ricopre un importante ruolo pubblico e politico è decisamente peggio.

Eppure dell'ultima boutade del primo ministro italiano il peggio del peggio, secondo me, non è tanto questo. Il peggio consiste nel fatto che questa fiumana di sciocchezze e stupidaggini (molto gravi e dal contenuto altamente offensivo contro la stampa, la magistratura e i gay) si è riversata su una platea dove nessuno ha aperto bocca: anzi. Quella gente ha anche applaudito. Sorrisoni e battutine. Nessuno ha avuto il coraggio di protestare, nessuno ha avuto il coraggio di fiatare. Allora le conclusioni sono due. O tutti erano d'accordo o tutti erano dei ruffiani. Ecco il problema.

Innanzitutto se così fosse, da oggi ho deciso che non acquisterò mai e poi mai un ciclo o un motociclo italiano dato che questi imprenditori hanno chiaramente dimostrato di non avere la spina dorsale.

Comunque. Quella che è andata in scena alla fiera internazionale del ciclo e del motociclo è una parodia della società italiana nel suo complesso. Sui concetti, che così amabilmente il primo ministro ha declinato, si fonda infatti il pensiero di gran parte dell'opinione pubblica italiana: il consenso (fra gli uomini e le donne) che di cui gode è molto più esteso di quanto si pensi e di quanto ci facciano vedere in questi giorni i sondaggi.

L'omofobia (che però attrae così tanto milioni di uomini), la reificazione delle donne (tanto cara a uomini e donne), l'odio contro la magistratura ("lasciateci fare i cavoli nostri senza controlli e senza regole!"), il disprezzo verso i giornali e la cultura ("l'uomo che legge non è un vero uomo!") sono dei connotati fortemente caratterizzanti la società italiana di oggi.

Al di là delle dichiarazioni di indignazione, basta semplicemente guardarsi intorno e trovare facilmente la conferma di tutto questo. Cosa credete che pensi il classico omino abbronzato di lampada a bordo del suo SUV con a fianco la ragazzina russa? E la mamma che spera che suo figlio diventi un campione di calcio e sua figlia una star della TV? E l'evasore fiscale? E il tracagnotto con la cuffia perennemente infilata nelle orecchie? E la ragazzetta sempre intenta a mandare sms? E il palazzinaro da due soldi?

Il problema non è indignarsi. Il problema è che viviamo all'interno di una società così retrograda ed arretrata che alla fine si bea di fronte alle volgarità di una classe politica che ha lei stessa costruito e fermamente voluto.

venerdì 29 ottobre 2010

La politica de "LAIUTINO"

Ci risiamo.

Non è possibile.

Veramente non si resce ad imparare nulla dall'esperienza.

Un altro episodio che ha a che fare con le donnine ed i festini. Il "bunga bunga". Ma è possibile che questa gente non riesce a fare una cena con un po' di amici in santa pace, senza "strafare"? Che ne so? Una pizza, un po' di birra e la partita? Una partitella a briscola (non a scopa per carità! Magari basta la semplice parola per risvegliare dei pericolosi istinti primordiali)? Il Monopoli? Perchè non si comprano la Playstation e la fanno finita?

Scherzi a parte. Ogni volta che leggo queste notizie mi viene in mente il Satyricon di Petronio. Chi può se lo vada a leggere e troverà uno spaccato dettagliatissimo di personaggi dei nostri giorni. Sembra scritto oggi. Come nella cena di Trimalcione, non è che la gente si arrabbia e si offende per queste continue slavine di volgarità: eh no! Scatta invece l'invidia. Beato lui che se lo può permettere!

Siamo una società di liberti dove, ahimè, i liberti contano, eccome se contano.

E poi questa cosa che la "donnina"in questione era una persona bisognosa di aiuto. Ecco che emerge la filosofia politica de "Laiutìno" (proprio così: scritto tutto attaccato!)

Ne conosco almeno mille di persone bisognose di aiutini. Ma con dei casini seri. Senza lavoro, precari, senza casa, famiglie con bambini, gente vittima di incompetenze della sanità, e via discorrendo.

E questi qui cosa devono fare? Anche loro devono farsi invitare a cena? Purtroppo non dispongono di quella avvenenza e procacità che "predispongono a laiutìno": e allora cosa devono fare?

Perchè la Presidenza del Consiglio non mette a disposizione un numero verde o un sito internet per questo genere di segnalazioni?

Magari si dovrebbero mettere in bella evidenza i requisiti indispensabili per avere "LAIUTINO" come ad esempio:

- chirurgia plastica (per chi ne ha bisogno)
- tette adeguate alle mansioni (anche gli uomini)
- depilazione obbligatoria
- minigonna per tutti (anche gli uomini)
- calze a rete (tassativamente proibito l'uso dei calzini o peggio dei calzettoni di lana)
- saper bestemmiare con garbo
- conoscere le barzellette zozze
- saper fare la danza del ventre (anche gli uomini: evitare la "danza della panza")

Forza allora: se avessimo bisogno de "laiutìno" facciamoci avanti: hai visto mai!

mercoledì 27 ottobre 2010

Il pugno in faccia

Il pugno che è stato sferrato contro Daniele Capezzone è certamente un gesto da criticare come ogni gesto violento, al di là di chi lo subisce. Un pugno sulla faccia di un povero ignoto provoca lo stesso dolore e senso di umiliazione di un cazzoto finito sul volto di un personaggio noto.

Viene comunque subito da chiedersi, visti i precedenti, se le scorte che i nostri politici hanno servano di fatto a proteggerli più dalle reazioni "affettuose e di stima" della gente comune che dal rischio di attentati terroristici. Tutto questo di certo non aiuta ad avvicinare la politica al mondo reale. Ma del resto a questi signori non mi sembra che interessi più di tanto.

Sgradevole resta comunque la solita ondata di scemenze dei politici che siamo costretti a sorbirci a riguardo. A parte le solite (un po' banali per la verità) dichiarazioni di solidarietà da parte di molti, sono venute fuori espressioni e dichiarazioni pesanti su "clima di odio", "vittima di una violenza squadrista", "squilibrati armati dalla sinistra": credo che siano parole gravi su cui bisognerebbe riflettere un pochino prima di esprimerle.

Mi sembra che con troppa faciloneria si cerca ogni volta che capita di cavalcare l'onda del risentimento, del complotto, delle macchinazioni, dei complessi di persecuzione di fronte ad un gesto, sicuramente riprovevole e sottolineo riprovevole, la ricerca delle cui cause e motivazioni (se ce ne sono) deve spettare a chi ha il compito di indagare e trarre conclusioni.

Ogni volta che un personaggio della politica finisce in mezzo a faccende più o meno gravi di questo tipo (dai fischi alle statuette in faccia, dalle pernacchie ai fumogeni) dobbiamo tristemente assistere a questo sgomitare cretino davanti alle telecamere dei TG di questi personaggi che devono dire la loro cercando di tratte le conclusioni più gravi possibili, con le espressioni ed iperboli più sensazionali possibili, pur di attirare l'attenzione su di sè per 2 minuti.

Mi dispiace umanamente per quanto accaduto al Sig. Capezzone. Quello che mi dispiace di più, soprattutto per lui, è che c'è sempre qualcuno, in questo caso come in altri, che approfitta delle disgrazie altrui per fare di tutto per fare "la bella figura" dell'indignato dalla faccia truce e dall'espressione corrucciata...

venerdì 22 ottobre 2010

Delinquent Literature

Yesterday I've watched on TV the presentation of a book (titled "Italian Ballasts") about those impediments and obstacles which hamper a correct growth and development in Italy. I thought: good, another interesting book about what is bad in Italy. But soon I have started to repeat in my mind: "another interesting book about what is bad in Italy". Probably the umpteenth book of this kind! Maybe in Italy we have created another kind of literature: hundreds of books discussing about bribes, corruption, the vatican, banks, university, mafia etc. Everyday, since the publication of Gomorrah by Saviano, someone publishes a book about these issues. The Delinquent Literature

Unfortunately Italy provides an endless list of such issues and, in my opinion, is extremely useful and important that journalists, academics, politicians denounce these problems. But, what's the real meaning of such "delinquent literature" if in Italy nothing change and probably will never change? How it can be possible that having so many titles in any italian bookshop nothing happens? Is it possible to imagine a similar circumstance in Sweden, Germany or in the Netherlands?

What should we do to move a step forward, moving these topics from the literature dimension to the real world? How can we pass from the denounce to the concrete action to change and improve our society?

I think that day after day, book after book, people may become anaesthetized to these dramatic problems...

Letteratura "Birbacciona"

Ieri mi è capitato di vedere casualmente su un notiziario la presentazione del libro di Antonio Catricalà "Zavorre d'Italia" che dovrebbe trattare (non l'ho letto...) di tutti quegli impicci ed impedimenti che ostacolano la crescita e lo sviluppo del nostro Paese. Mi sono detto: bene, interessante, un altro lavoro sui "mali" d'Italia. E qui ha cominciato a ronzarmi un pensiero: un altro lavoro sui "mali" d'Italia! Forse l'ennesimo. Ormai tutti si esercitano al tiro al bersaglio... C'è pure Catricalà. Forse è nato un genere: oltre ai thriller, ai gialli, ai romanzi rosa, alla poesie ecc... ecc... c'è anche la "letteratura birbacciona" ovvero lo scrivere qualche cosa su questo o quello che non va in Italia.

C'è da dire che l'Italia offre un bacino quasi inesauribile di materiale: dai tempi di Gomorra e della Casta, la nostra attenzione è ogni giorno richiamata da un titolo di un libro su monnezza, ricatti, università, sprechi, vaticano, banche, treni, sanità, scuole, ecc... Beninteso: è bene che se ne parli, ma a me sembra che qualcuno (sulla scia di Saviano e di altri pionieri che fanno veramente sul serio) abbia trovato il filone "giusto". Malignamente, mi viene da ironizzare pensando che magari qualche furbacchione (o denunciatore dell'ultima ora) speri vivamente in qualche fattaccio o scandalo per scrivere l'ennesimo libro. Vedo già il titolo: "Cacca dei Cani: perchè i marciapiedi d'Italia sono impraticabili".

Scherzi a parte, ribadisco che questi libri (da Travaglio a Gomez, da Floris a Stella, e chi più ne ha più ne metta) sono lavori indubbiamente meritori: molti di questi libri li ho acquistati, letti ed apprezzati. Però mi chiedo cosa resterà di tutta questa letteratura "birbacciona" soprattutto se in Italia non cambierà mai nulla.

Mi chiedo poi come sia possibile che, a fronte di questo mare di carta, nulla accada. Vi immaginate una cosa del genere in Olanda o in Svezia? Ci fu del fremito all'uscita di Gomorra e della Casta, ma poi più nulla. Cosa possiamo fare per muovere un passo successivo e far uscire questo materiale, di per sè encomiabile, dalla dimensione letteraria, a quello del cambiamento, dalla denuncia alla costruzione?

A lungo andare ci si potrebbe anche assuefare a questa letteratura...

martedì 19 ottobre 2010

Il Territorio Umiliato

Su questo blog cerco, ogni volta che posso, di sollevare questioni che riguardano la dimensione "locale". Grazie alla lungimiranza di Gianluca Aiello ed al suo interessante blog (di cui trovate agilmente i link nell'elenco dei blog di Arvalia), ho avuto modo di venire a conoscenza di questo film "Il Suolo Minacciato" di cui di seguito inserisco la prima parte.



Si tratta di una questione che interessa tantissime aree rurali italiane. Spesso è il frutto da una parte di una concezione dolosa della gestione della cosa pubblica a livello locale, dall'altra, nella migliore delle ipotesi, di una visione totalmente miope dello sviluppo locale. Possibile che, dopo decenni di devastazioni, ci sia ancora qualche sindaco o assesore all'urbanistica convinto che quello che si vede in questo film possa apportare qualche beneficio al territorio e alla comunità di illusi che li hanno votati?

Pensare che la speculazione edilizia possa creare ricchezza è il più grande abbaglio che si possa immaginare: pochi posti di lavoro (scarsamente qualificati) a fronte di costi economici, sociali ed ambientali elevatissimi.

Torno a ripetere che troppo spesso le amministrazioni locali sono "prigioniere" degli uffici tecnici che diventano lo snodo di grandi flussi di denaro e leve di potere. I sindaci vanno e vengono: altri rimangono ben piantati al loro posto negli uffici comunali. Questo nella migliore delle ipotesi, perchè, come già detto, spesso dietro tutto questo "nonsense" territoriale si nascondono speculazioni, corruzione, la criminalità organizzata.

Tutto questo non viene deciso "altrove", ma è evidentemente il frutto di una classe di amministratori locali incapace e criminale che ci siamo scelti direttamente noi. Protestare quando le vacche sono scappate dalla stalla è anche ridicolo: alla fine siamo complici anche noi di tutto questo...

giovedì 14 ottobre 2010

Emergenza Botte

E' arcinoto che la stampa e soprattutto la TV vivano di "filoni" di notizie eclatanti tali da attirare (o distrarre) l'attenzione dell'opinione pubblica su determinati argomenti e distoglierla da altri. Oggi è il momento dei pestaggi, aggressioni e grandinate di botte da orbi. Da qualche giorno a questa parte, l'Italia sembra in preda ad una frenesia di pestaggi senza precedenti: emergenza botte verrebbe da dire.

Indubbiamente, al di là delle speculazioni fatte dall'informazione, sembra che si navighi in pessime acque. Certamente, ferma restando comunque la drammaticità del fatto che alcune persone versino in gravissime condizioni a seguito di queste aggressioni violente, non mi sembra che si assista a qualcosa di nuovo o ad un peggiormento della situazione. Quante volte, soprattutto nelle grandi città, capita di essere testimoni o direttamente coinvolti in escalation di violenza fisica e verbale soprattutto per questioni legate al traffico? Una precendenza contestata, un parcheggio conteso, un colpo di clackson possono diventare motivo di reazioni spaventose. Se procedi in autostrada rispettando i limiti prima o poi ti arriva alle spalle un gigantesco SUV a velocità allucinante o una super auto dalle prestazioni di un missile terra-aria il cui conducente non si limita più a lampeggiarti ma a sventolare una pistola Di questo fatto, come di molti altri sono stato personalmente testimone.

Se ti azzardi a protestare per un angheria subita, se assisti ad un torto o ad un illecito rischi di essere picchiato a sangue.

Per non parlare del calcio dove, cosa che ho già detto in questa sede, si fa veramente di tutto per alimentare la violenza. E questo non solo negli stadi di serie A, ma anche nei campetti di periferia e nelle pseudo scuole di calcio dove si insegna sistematicamente a detestare avversari e compagni pur di primeggiare in qualche modo.

Qualcuno mi ha detto che a furia di vedere gente che strilla e litiga in TV per qualsiasi cosa (dalla politica ai cavoli propri, dalle beghe del condominio alle invidie fra aspiranti cantanti ecc...) la gente ha assunto questo modello fatto di invettive, parolacce, urla come unico riferimento culturale. Dalle parolacce-insulti alle botte e sprangate il passo sarà anche breve.

Voglio anche pensare che sia anche una questione di profonda, profondissima ingoranza: ormai quando le persone in una qualsivolgia discussione non riescono più ad articolare e mettere insieme gruppi di parole di senso compiuto e non hanno i mezzi e le facoltà intellettuali per spiegare i loro pensieri e le loro visioni, l'unica via che rimane è quella del ricorso o a dei suoni gutturali o alle parolacce, bestemmie o fonemi ma che comunque possano detenere un tono aggressivo. Dopo di che, si abbandona la dimensione orale e si passa ai fatti. Qui non conta chi ha ragione o chi ha torto ma solo chi mena più forte. anche di questo sono quotidianamente testimone.

Però faccio sempre molta fatica a credere che basti così poco per farci il lavaggio del cervello. Anzi forse in molte persone il cervello è talmente ridotto ai minimi termini che basta poco per lavarlo.

L'unica cosa che mi viene da pensare è che in realtà vivamo in una società intellettualmente debole, che non ha altri mezzi per esprimersi, ed infelice dove qualsiasi cosa può diventare motivo di scatenamento di rabbia e frustrazioni.

Tutti i sacrosanti giorni ho la conferma che siamo tutti contro tutti, in una gara disperata per affermare il nostro Ego a qualsiasi costo. In una gara però dove non ci possono essere vincitori, ma solo sconfitti...

martedì 12 ottobre 2010

Riflessioni d'Autunno

E' arrivato l'autunno con le sue giornate più fredde ed umide. Molti impegni, stanchezza generalizzata, depressione autunnale e leggero disgusto per il computer mi hanno tenuto lontano per un po' da questo diario. Del resto mi sembra anche di stare a ripetere sempre le stesse cose. Pensare stanca. Essere critici nei confronti di sè stessi e dell'ambiente che ci circonda stanca. Impegnarsi per cercare di migliorare leggermente le cose stanca. Sopportare l'apatia e la stupidità di così tante persone stanca.

Intanto, quasi come signori di un infinito e grottesco carnevale, intorno a noi il grigiore e la mediocrità regnano sovrani incontrastati. Di fronte alla tragedia familiare dei militari uccisi in Afganistan si deve assistere, attoniti, ad una parata in TV e sulla stampa di un bla bla assordante dei leader politici che sgomitano per dire la "loro" ovvero la cosa più banale ed insulsa possibile: "un impegno sostanziale affinchè, nelle procedure e modalità previste dagli accordi intrapresi in sede internazionale, si possa addivenire a forme di pacificazione e democrazia in quella martoriata area del pianeta", "sottolineando la natura di pace della presenza militare italiana in quella martoriata area del pianeta, si auspica l'adozione di tutte quelle misure necessarie atte a garantire l'incolumità dei nostri militari che comunque siano in grado di evitare il coinvolgimento della popolazione civile in eventuali azioni ove tali misure si rendano eventualmente indispensabili", "la rimozione e la restrizione del terrorismo in quella martoriata area del pianeta devono rimanere le linee guida di ogni intervento e della natura stessa della nostra presenza in quella martoriata area del pianeta", "il ritiro delle nostre forze da quella martoriata area del pianeta deve essere considerata una priorità indspensabile affinchè sia garantita, in modo equanime e condiviso (all'interno di un apposito tavolo di discussione in sede parlamentare) una dignitosa immagine del nostro Paese (stavo per dire questa nostra povera martoriata area del pianeta...) in sede internazionale...".

A starli a senitre si rimane a bocca aperta per il cumulo osceno di banalità che questi illustri personaggi riescono ad escogitare. Nessuno però ci parla di cosa effettivamente stiano facendo i militari italiani in Afganistan e per quale motivo l'Italia (con le pezze nel sedere) si trovi invischiata in un impegno di questo tipo che ha dei costi umani ed economici enormi. Perchè alcuni Paesi europei investono tanto in ricerca, scuola e servizi sociali senza finire nell'Absurdistan, mentre noi facciamo esattamente l'opposto? Perchè nel 2010 c'è ancora qualcuno che pensa che le misisoni militari siano un ottimo business fatto di commesse e di posti di lavoro nelle forze armate? Chissà perchè la maggior parte di questi ragazzi sono meriodionali?

Ogni volta dobbiamo assistere allo stesso spettacolo: funerali di stato, bla bla, passerelle dei politici fino al prossimo attacco e ai prossimi caduti.

C'è poi un Premio Nobel per la Pace contestato e i premi Nobel per l'Economia. Congratulazioni! Quando si parla di Nobel però mi viene sempre in mente l'assenza malinconica della ricerca e della scienza italiane. Pochi investimenti e troppa mafia accademica ci tengono lontano da tutti gli standard minimi di decenza scientifica: figuriamoci un Nobel.

E poi la pessima classificazione dell'Italia per la parità dei diritti fra uomini e donne. Che pena! E che tristezza pensare che tutto ciò avvenga nell'indifferenza generale soprattutto delle stesse donne che sono vittime di questo sistema becero. Continuo a chiadermi che gusto masochistico ci sia a vivere male a tutti i costi.

Con questi pensieri allegri e spensierati, tolgo la corrente a questa carcassa di computer e alla mia stessa voglia di riflettere...

giovedì 7 ottobre 2010

Elogio della bicicletta

Sono sempre stato dell'idea che, ove possibile, la bicicletta resta un mezzo di trasporto estremamente valido. Non inquina, non consuma e ti tiene pure in forma. In tanti casi riesci pure a sportarti più velocemente dato che un numero esorbitante di automobili è, per definizione, costretto a procedere più lentamente. Eppure dalle mie parti usare la biciletta è un'impresa. Non ci sono piste ciclabili e, vista la totale assenza di educazione stradale degli automibilisti nei confronti delle bici e la mancanza di rispetto nei confronti di chicchessia, andare in bicicletta è anche pericoloso.

Le strade poi sono in condizioni spesso pessime e si rischia di cadere in qualche voragine o tornare a casa con il morbo di Parkinson per le continue vibrazioni subìte da strade frantumate.

Non voglio soffermarmi sul caso delle grandi città: capisco che lì è tutto più difficile. Però in provincia e nei piccoli centri perchè è così difficile poter usare la bici? Perchè noi provinciali ogni volta dobbiamo assumere il peggio del peggio dei vizi delle grandi città? Perchè si devono vedere paesetti soffocati dalle macchine o borghi medievali usati come parcheggi selvaggi?

La cosa buffa è che mi è anche capitato di rivolgere queste domande ad un amministratore locale. Mi è stato risposto che la bicicletta è una "cosa da bambini" (sic). I "grandi" vanno in giro con la macchina e non hanno tempo da perdere con queste cose a meno che non facciano dello sport.

Allora, siccome voglio sentirmi libero di poter usare la bici quando voglio e non sentirmi trattato come un bambino deficiente, suggerirei a tutti gli amministratori locali che la pensano in questo modo di leggere il libro di Illic "Elogio della Bicicletta" ed anche questo articolo di Terranauta.

Bisognerebbe cominciare "pretendere" un po' più di rispetto ed intelligenza oltre che ovviamente le piste ciclabili ed i centri chiusi al traffico di queste stramaledettissime automobili!

lunedì 4 ottobre 2010

La Mala Educaciòn

E' impossibile glissare sull'equazione: barzelletta+anti Rosy Bindi+sessismo+bestemmia=Berlusconi.

Il video fa talmente pena che non ho avuto la forza fisica e morale per inserirlo nel post. Abbiate pazienza: cercatevelo da voi su YouTube.

Prima di tutto, la mia simpatia e solidarietà nei confronti di Rosy Bindi che reputo una delle poche figure che meritano rispetto in questa palude di fango e letame. Mi auguro che un domani possa avere un ruolo anche maggiore di quello attuale anche all'interno del PD: anche se non sono cattolico non mi dispiacerebbe vederla come Presidente del Consiglio o Presidente della Repubblica. Di sicuro rappresenterebbe dignitosamente e meglio di tanti altri colleghi (uomini e donne) questo sfortunatissimo Paese.

Bisogna comunque riflettere su questa formula matematica perversa che rappresenta l'assioma di base di questa classe politica nella sua interezza, di questi amministratori pubblici, di un certo e strano genere di imprenditori, di questa società nel suo complesso. Siamo arrivati pure allo sdoganamento della bestemmia come intercalare normale del "cazzeggio politico"? Dove e quando finisce il "cazzeggio" ed inizia la serietà? Quando parlano di riforme, di provvedimenti, di leggi per sostenere lo sviluppo, per l'occupazione, per i giovani, per impedire la violenza sulle donne, quando parlano di sanità, sicurezza, scuola o ricerca, parlano sul serio o è la solita buffonata?

Visti i clamorosi risultati conseguiti finora e vista la notevole consistenza dell'opposizione politica e culturale in circolazione, direi che la risposta viene fuori da sè.

Il Presidente del Consiglio non è nuovo a questi exploit: non mi meraviglio più di tanto. Probabilmente arriveranno a breve altre "cadute di stile" ben peggiori di queste: non ci si fa più caso. E come me, forse gran parte dei cittadini italiani.

E' la politica clownesca, con le sue buffonerie e cialtronate, nel suo complesso che rende oggi impossibile comprendere quando questa gente parla sul serio o ci sta ingannando. Con questo linguaggio più o meno esplicito da ubriachi in osteria (che tante volte abbiamo sentito in tantissime occasioni tra intercettazioni, microfoni che sembravano spenti e che spenti non erano, gaffes varie) ormai veramente siamo sul limite del baratro del "omnia licet".

La cosa che mi domando è: come è possibile che tante persone continuino impassibilmente a riconoscersi in questa strana categoria dello spirito che risponde al nome di "politico Made in Italy"? Come è possibile che non si senta la necessità di ritrovarsi nell'orgoglio, nella dignità, nel coraggio, ma sempre e comunque nella volgarità, nella mediocrità, nello squallore, nell'avidità e nella stupidità?

Nel paesello dove vivo approssimativamente l'80% della popolazione bestemmia con una certa regolarità: uomini, donne, vecchi, giovani ed anche bambini (magari in procinto di prendere qualche sacramento). Fa parte dell'intercalare del linguaggio quotidiano come le parolacce. Non c'entra niente la religione e una questione di ignoranza e basta. Nel 2010 per me è un fatto pressochè incomprensibile, ma, che ci volete fare, questa è la realtà. Allo stesso modo, la considerazione delle donne è sempre piuttosto scarsa e tutto verte sulle qualità fisiche (il mondo femminile si divide in due metà: le bone e le non bone). La capoccia non conta nelle donne. Anzi, è un elemento di disturbo. Di conseguenza una donna che fa politica e "nun è bona" è da prendere in giro e da far diventare oggetto di barzellette. Ecco che torna l'equazione di cui sopra.

Mi viene da chiedere: vuoi vedere che anche questa è l'ennesima trovata della strategia "sono uno come voi?". Ma cosa altro può venire fuori da un humus di questo genere?

Allora il cerchio si chiude e tutto si spiega...

mercoledì 29 settembre 2010

Quando lo sviluppo locale marcisce...

Spesso ho sottolineato dalle pagine di questo blog, l'importanza cruciale dello sviluppo locale e del ruolo essenziale degli amministratori locali, anche dei piccoli e piccolissimi comuni, per far crescere la qualità della vita delle comunità locali e per tutelare i beni pubblici (tra cui in primo luogo l'ambiente naturale e le sue risorse). In breve ho sempre pensato che il ruolo di sindaco o di assesore in un piccolo comune dell'appennino sia molto, ma molto più importante e rilevante, della scialba e inconsistente (nonchè irresponsabile) figura del parlamentare. Un buon parlamentare conta poco o nulla, ma un buon sindaco può fare veramente molto. Al contrario un pessimo sindaco può avere effetti devastanti.

Le recenti notizie sulle indagini relative ad accuse e sospetti di truffe, corruzioni e concussioni nelle Cinque Terre (Comune di Riomaggiore) con il coinvolgimento del presidente del Parco delle Cinque Terre. di un sindaco, di un capo dei vigili urbani, di un geometra, ingegneri, funzionari, impiegati evidenziano ancora una volta la criticità della politica e dell'amministrazione locale.

Al di là del caso specifico, torno a sottolineare che troppo spesso le comunità locali non dispongono di amministratori all'altezza delle situazioni, aventi una scarsissima o nulla alfabetizzazione di sviluppo locale, molto o troppo sensibili a speculazioni di ogni genere, troppo vulnerabili alle pressioni di lobbies e grupppi di pressione in particolare i palazzinari e i signori del mattone. Bisogna prestare tantissima attenzione agli uffici tecnici dei comuni: sono diventati, ahimè, il vero ed unico snodo di potere delle piccole amminstrazioni per le competenze che detengono, i quattrini che possono far girare e per il potere che, direttamente od indirettamente, esercitano.

Spesso, alla fine, bisogna difendersi dal potere tentacolare e pervasivo degli uffici tecnici fuori controllo che oggi sembra capace di travalicare qualsiasi limite politico e di partito. Non è infatti una questione di partiti: quando si tratta di cannibalizzare il territorio non c'è destra o sinistra o liste civiche che tengano.

Paradossalmente da un apparentemente innocuo piano regolatore, e dalla capacità di farlo rispettare o violare sistematicamente con deroghe più o meno tacite, dipendono le possibilità di sviluppo presenti e future e la stessa quailità della vita delle comunità che vivono in quelle zone.

In tante, troppo aree rurali italiane questi signori fanno quello che più o meno gli pare e piace e tutti noi abbiamo sotto gli occhi gli effetti devastanti di questa situazione. Un caso in più in cui siamo testimoni e complici colpevoli.

lunedì 27 settembre 2010

Donne senza voce

Ieri ho avuto occasione di guardare in TV la puntata del programma "Presa Diretta" di Riccardo Iacona dedicata a quanto poco contino le donne in Italia.

Questo argomento è stato oggetto di tantissime riflessioni, discussioni e denunce perchè non solo le donne in Italia contano veramente poco ma il ruolo che detengono all'interno della società italiana è scandaloso oltre che marginale. In sostanza non solo vengono spinte ai margini del mondo del lavoro, della politica, della cultura ed anche della religione, ma vengono poi ingabbiate in modelli e stereotipi a dir poco allucinanti: insomma sono la componente essenziale del modello di donna propugnato dal sistema "zoccolificio italia".

La puntata di ieri di Iacona ha evidenziato infatti due aspetti. Il primo più generale sul confronto dei livelli di integrazione delle donne fra due società (quella italiana e norvegese). In questo caso non solo c'è da rammaricarsi del fatto che in Italia le donne non contino assolutamente nulla, ma anche della miseria dell'intera società italiana. Bisogna riconoscere che ci vuole una discreta dose di masochismo in Italia per tollerare che un'intera classe dirigente, amministrativa e politica insista, senza colpo ferire, a costringerci a vivere in una società complessivamente indecente solo per continuare a autoperpetuarsi, coltivare interessi di parte e sperperare denaro pubblico. Perchè continuiamo a permettere a questa gente di trattarci così? perchè anche noi in Italia, non solo come in Norvegia, ma come in tutti i Paesi decenti, non possiamo avere diritto a scuole ed asili pubblici dignitosi, ad ospedali pubblici efficienti, a trasporti pubblici funzionali, ad un ambiente sano, a città vivibili?

Guai a chi dice che non ci sono i soldi o che queste cose costano. Sono la corruzione, la criminalità organizzata, l'inefficienza, l'incapacità e l'inettitudine che costano, non i servizi. I corrotti e gli incapaci sono un freno a mano perennemente tirato nella società italiana, sono una zavorra pesantissima che continuiamo a tollerare. Non ci sono scuse o giustificazioni tecniche, politiche o accademiche che tengano.

Dopo aver visto il confronto fra queste due realtà, viene appunto da chiedersi: perchè dobbiamo fare di tutto per vivere male (uomini, donne, bambini, anziani, disabili)? Insomma un indicatore molto basso di integrazione delle donne nella società si accompagna ad un indicatore altrettanto basso nella qualità della vita complessiva. Qui non si parla di economia, ma uguaglianza, di giustizia e di diritti per tutti.

Il secondo aspetto della puntata è decisamente più tragico, perchè appunto non si parla di ruoli professionali delle donne, ma dell'immagine che l'intera cultura nazionale ha delle donne in questo miserrimo Paese. Si passa dall'aspetto quantitativo (quante donne in politica, nei ruoli dirigenziali di enti pubblici o privati, ecc...), ma qualitativo. In questo caso è proprio vero che le donne in Italia sono letteralmente prese per il c...

Soprattutto la televisione è colpevole (tramite i suoi programmi e le pubblicità) di aver portato a tali livelli di reificazione e mercificazione delle donne che alla fine sembra di vivere in un Afganistan al rovescio. Passatemi l'esagerazione, ma fra una donna con il burqua ed una esposta al pubblico ludibrio con chiappe e tette di fuori non ci vedo gradi differenze. Sono gli estremi opposti di medesime forme di abrutimento delle donne.

Il dramma italiano consiste quindi nel fatto che di queste cose se ne discute da anni, ma non cambia mai veramente nulla. Non si vedono reazioni alcune da parte della società. Allora in particolare bisogna fare attenzione alle pubblicità anche in considerazione dell'alto potere di influenzazione delle bambine e dei bambini. E quando anche distrattamente guardiamo la pubblicità in TV, sui giornali o per strada cominciamo a fare qualche riflessione. Cominciamo ad usare un pochino la testa.

Personalmente se riscontrerò che un certa pubblicità (auto, cibi, vacanze, o qualunque altra cosa) umiliasse la figura femminile (o più in generale la dignità della persona sia giovane, vecchio o bambino - uomo o donna) ebbene mi asterrò deliberatamente dall'acquistare quel prodotto.

lunedì 20 settembre 2010

Abbassiamo lo sguardo...

L'attenzione dei media e dell'opinione pubblica è concentrata sui grandi temi della politica nazionale: i contrasti fra frange politiche, i dissensi interni ai partiti, le offese a distanza, la caccia alla nicchia politica dove poter far parlare di sè. Tutto questo è molto spettacolare e, per questa sua spettacolarità, la politica attira l'interesse del pubblico. Ormai la politica è un fatto televisivo, è spettacolo, è show, è finzione e di conseguenza produce e deve produrre "audience" in qualsiasi modo e a qualsiasi costo.

Purtroppo però la realtà è un'altra cosa: scuole cadenti (sia in senso architettonico che formativo) una sanità pubblica agonizzante, la ricerca scientifica dimenticata e negletta, infrastrutture abbandanate al loro destino, disoccupazione, giovani senza futuro e prospettive, violenza sulle donne. Questo è lo spettacolo di rovina che, come nel film Matrix, sottintende alla parata di sorrisi smaglianti ed abbronzature tropicali della politica italiana. Ormai si vive in una dimensione schizofrenica fatta di un mix di immaginario, depressione (economica e psicologica), irrazionalità, inganno e fantasia. Sempre per citare il film Matrix abbiamo scelto la pillola dell'illusione...

Non posso che essere d'accordo con quanto descritto in questo articolo pubblicato su MicroMega. Rimane sempre intollerabile ed incomprensibile il fatto che una così grande fetta della società italiana continui a permettere che qualcuno la costringa a vivere con il freno a mano perennemente tirato. Soprattutto i giovani: chi ha un minimo talento viene regolarmente frustrato e scoraggiato. La nostra società puntualmente umilia i giovani in particolare i suoi migliori talenti, senza che ciò produca la minima reazione. E umiliare i giovani significa umiliare il proprio futuro.

Come ho già detto, concordo con quanto scritto nell'articolo, ma, come faccio sempre, invito tutti ad abbassare lo sguardo verso il luogo dove poggiamo i piedi: c'è sempre una tendenza a pensare alla politica come un fatto nazionale e distante e ci dimentichiamo dell'acquario dove sguazziamo nella nostra quotidianità.

Criminalità, corruzione, incompetenza non sono fatti lontani, ma circondano e appestano l'aria che respiriamo tutti i giorni. Non dimentichiamoci della "dimensione locale" della zavorra che ci trasciniamo appresso. Amministratori locali incompetenti, l'arroganza di gruppi di pressione (spesso i palazzinari e gli speculatori), l'apatia generale stanno erodendo tantissimi piccoli centri in tutta Italia. Il risultato è spesso una miscela di devastazione sociale, ambientale ed economica.

Mentre intere amministrazioni comunali sono in balia di uffici tecnici fuori controllo, noi stamo tutti lì ad appassionarci dei litigi dei baroni della politica nazionale e ci dimentichiamo del disastro che abbiamo dentro casa. Reimpossarsi della politica locale è una cosa peggio che ardua: è un'impresa donchisciottesca. I comuni sono considerati alla stregua di "artigiani": devono aggiustare condutture, tappare buche per strada, mettere qualche chiodo qua e là, sparare certificati, mettere qualche pezza nelle scuolette, dare una pulita in giro... Il resto nisba.

Ed invece è proprio questo benedetto resto che conta di più. La politica locale è il fulcro fondamentale dell'appartenza comunitaria, è il senso stesso dell'agire politico: non c'è peggior giardiniere di quello incapace di portare avanti il proprio giardino. Questa totale indifferenza, disamoramento e disinteresse per il luogo dove viviamo è la causa di quello sradicamento con il territorio, di quella totale assenza di legami con la terra che caratterizza tantissime comunità locali. Senza radici non c'è rispetto per il luoghi. Una volta tagliati questi legalm si può procedere a fare di tutto: creare ovunque discariche abusive, costruire senza regole e senza remore, deturpare il paesaggio, permettere la speculazione e la conseguente corruzione, distruggere tradizioni e retaggi. Provate a fare delle cose del genere in Francia o in Olanda e vedrete come la gente del posto reagirà con furore...

Noi invece subiamo tutto senza fiatare perchè fondamentalmente di tutto questo non ci importa un fico secco...

mercoledì 15 settembre 2010

Ci avrei giurato!

Ieri avevo accennato agli strani aumenti alle pompe di benzina occorsi all'approssimarsi del temutissimo sciopero di tre giorni dei benzinai. Ovviamente, visto che, chi più o chi meno, siamo tutti schiavi delle automobili, milioni di italiani si sono scapicollati a fare il pieno per tirare avanti durante i tre giorni di chiusura pagando anche il rincaro (ingiustificato). Sempre ieri ero stato tentato di scrivere che con una buona probabilità, lo sciopero sarebbe stato revocato, come avvenuto in altre occasioni: non l'ho fatto perchè mi era sembrato un pensiero maligno...

Ed invece... Eccola lì: la revoca puntuale dello sciopero!

Mi vengono alla mente allora alcune considerazioni.

In considerazione della strategicità del settore da cui, purtroppo dipende l'articolazione della vita soprattutto economica del Paese e della quotidianità di molti, sarebbe necessario che qualcuno non solo vigilasse, ma che anche impedisse gli strani aumenti alle pompe prima di questi annunci apocalittici di sciopero.

Inoltre questi signori minacciano sempre scioperi "a lunghezza strategica": mai uno sciopero di mezza giornata o di un giorno, ma di tre giorni ovvero una durata tale da obbligare i cittadini e le imprese a fare il pieno e solo il pieno. Chi lavora con l'auto o con un furgone non può mettere nel serbatoio 10€ di carburante e sperare di cavarsela per tre giorni (dico TRE): attenzione poi perchè con gli aumenti furbetti pre-sciopero servono anche più soldi.

Ora che lo sciopero è stato revocato, i giganteschi profitti di soli questi giorni che fine faranno? Serviranno magari per acquistare qualche calciatore megagalattico?

I cittadini che li risarcisce del danno? Chi tutela le famiglie e le imprese che hanno dovuto sborsare inutilmente tutti questi soldi per un annuncio minaccioso di uno sciopero mai avvenuto? Facciamo finta di niente come sempre? La prossima volta sarà lo stesso?

Datevi da voi la risposta a queste domande.

martedì 14 settembre 2010

I "doni" di Madre Natura

In una giornata caratterizzata dall'avvicinarsi dello sciopero dei benzinai e del previdibile (stavo per scrivere "scontato" ma è una cosa perversa in un caso come questo!) preventivo aumento dei prezzi dei carburanti (non c'è mica il sospetto di una qualche solita furbata speculativa?), la politica italiana è in sobbuglio per le parole del deputato Pdl Giorgio Stracquadanio durante un'intervista con Klaus Davi.



Mi pare allucinante che qualcuno si scandalizzi per questo: sappiamo tutti che il cervello e le idee non solo non sono utili in politica ma sono controproducenti. In Italia la testa non serve più: è una specie di "appendice" che, proprio al limite, può servire per metterci sopra un bel paio di occhialoni da moscone, come quelli che vanno di moda adesso. In caso di infiammazioni si dovrebbe recidere, proprio come nel caso dell'appendicite. Non credo che si noterebbero grandi differenze.

Qualcuno mi aiuti per lo meno a capire dove diavolo sono finito a vivere...

La nostra politica è tale che ormai l'inimmaginabile non solo è possibile, ma fa parte di una "piattaforma condivisa in cui ognuno si assume le proprie responsabilità per il bene del Paese, utile per l'apertura di una nuova stagione di riforme".

lunedì 13 settembre 2010

Il nuovo che avanza?

Sabato sono stato a Viterbo alla presentazione di Caffeina Magazine, la rivista espressione dell'evento culturale Caffeina che interessa Viterbo durante l'estate. Caffeina è una manifestazione piena di appuntamenti di spicco molto interessante ed importante anche per stimolare il sonnacchiosissimo e sterile ambiente culturale viterbese. Grande apprezzamento quindi per lo sforzo fatto ogni anno dagli organizzatori.

La rivista Caffeina magazine dovrebbe ispirarsi agli stessi principi su cui si fonda la manifestazione: ovvero supermento degli steccati ideologici e tentativo di stimolare la cultura ed il dibattito intorno a temi, compresi quelli politici, di grande interesse pubblico.

Per questo sono andato allora alla presentazione anche in considerazione del fatto che questo mensile è diretto da Filippo Rossi, esponente di spicco di Fare Futuro e dell'entourage del neo movimento che ruota intorno a Gianfranco Fini.

Insomma si tratta di un qualcosa di "nuovo" che si muove all'interno del dibattito politico italiano e ritengo sia interessante (al di là del proprio sentimento politico) seguire questo "nuovo" che in Italia fa tanta fatica a svilupparsi.

Il problema è stato che non ho percepito questo "nuovo". Al di là di una certa dose di autocompiacimento e autoreferenzialità da parte dei relatori (Andrea Baffo, giornalista del Messaggero Giorgio Renzetti e Filippo Rossi) - "io ho fatto questo e quest'altro, ho partecipato a questa trasmissione TV e a questo show, ecc... ecc..." (e vabbè abbiamo capito che siete bravissimi!), si è trattato di un blabla farcito di una notevole quantità di luoghi comuni del tipo: superamento delle ideologie dopo la caduta del Muro (sob!), creare una nuova stagione politica (strasob!), la politica non ha capito che lo scenario è cambiato (OK, e allora?) e così discorrendo fra numerosi tentativi di ammiccamenti "piacioni" verso il pubblico e di informalità da salotto televisivo. Insomma alla fine è venuta fuori una specie di parodia di un talk show: del "nuovo" neanche l'ombra quanto piuttosto una imitazione grottesca ed un po' infantile di quello che fanno "i grandi".

Non c'è "nuovo" all'orizzonte: non c'è rottura, non c'è cambiamento. Non ci sono idee e non c'è la volontà di cambiare alcunchè. Alla fine viene da pensare che non è proprio del tutto vero che la classe dirigente e politica italiana non sia capace di interpretare i grandi cambiamenti intervenuti nella società italiana. Il cosiddetto "Paese Reale" (che così reale poi alla fine non è: direi che è talmente apatico ed anestetizzato che dovrebbe essere definito il "Paese Irreale") non è assolutamente cambiato e la classe dirigente che si è scelto e che si sceglierà alle prossime elezioni è la sola vera interprete delle sue istanze. Se si vuole vedere il cambiamento ed il "nuovo" bisogna andare oltre le Alpi. Il cosiddetto dissenso all'interno della politica è molto più fittizio di quanto non si riesca ad immaginare e quello che ho visto e sentito sabato mi conferma in questa convizione. Non ci facciamo illusioni: non c'è nulla all'orizzonte.

Mi viene tristemente anche in mente un detto giapponese: quando ci sono molti uomini grandi eccellere richiede uno sforzo considerevole, ma quando i tempi decadono è facile eccellere.

martedì 7 settembre 2010

Imitation Food

E' passata l'estate e si sono concluse le vacanze. In queste settimane a tanti di noi sarà capitato di andare un po' più spesso, complice anche la bella stagione, a mangiare fuori al ristorante o in pizzeria per stare all'aperto in compagnia.

La qualità non è sempre delle migliori: dalle mie parti oltretutto c'è la pratica "dell'amico". In breve, alla faccia dell'ospitalità e del servizio turistico, se conosci sei servito meglio e paghi meno (basta non rompere a chiedere la ricevuta). Se sei uno "nuovo" aspetti, mangi così-così e paghi. Lasciamo perdere queste faccende noiose (continuo tuttavia a chiedermi perchè una pizza debba costare così tanto soprattutto rispetto ad un qualsiasi altro piatto da ristorante. oppure perchè una bottiglia di vino che al supermercato costa 2€ al risotrante debba costarne almeno 15...): ripeto lasciamo perdere. Resta sempre il problema qualità che rispolvero come un evergreen anche a seguito della lettura di questo articolo apparso su "Il Fatto Alimentare" sugli "Imitation Foods".

Ammetto che di questi prodotti ne so veramente poco; del resto, essendo un lettore attento delle etichette dei prodotti alimentari, sullo scaffale noterei la presenza di questa roba. La domanda è: come faccio a sapere che non mi piazzano una "imitation mozzarella" con "imitation pomodoro" su una base per pizza fatta di "imitation farina", guarnita con "imitation olive" e "imitation acciughe"?

Ci mancava pure questa! Abbiamo un mare di latte in eccesso con cui fare tonnellate di formaggio e lo stesso vale per tantissimi prodotti agricoli. Con la sovraproduzione esistente, quale è la ratio degli "imitation foods"? La risposta è la solita: la tecnologia che si autoalimenta. Al di là delle ironie e del fatto o meno che questa roba sia commercializzata (legalmente o illegalmente) anche in Italia, rimane il problema del rapporto malsano che abbiamo con il cibo ipertecnologizzato. Rimane soprattutto il problema della vulnerabilità dei cittadini e della scarsa (colpevole-dolosa) scarsa consapevolezza di tante persone sulla qualità di ciò che mangiamo. Il detto "basta che se magna" non è più di grande attualità! Cerchiamo di capirlo.

Insomma, se vado in pizzeria a spendere una fortuna per una pizza margherita, desidererei mangiare una vera pizza non una "imitation pizza"! E comunque, come al solito, non fate le cose di nascosto, ma ditemelo e datemi la possibilità di scegliere (magari con una bella differenza di prezzo)...

mercoledì 25 agosto 2010

Rescuing Italy

In these days, italian politics are touching incredible levels of shame and paradoxical behaviours. Large public is attending a show made of struggle for power and total control over italian society.

In this bagarre public interests (jobs, unemplyment, health, welfare, education, research and university,...) lag completely behind.

For this reason the political magazine MicroMega has launched a campaign for a public mobilization against the complete degradation of italian politics. A group of intellectuals have prepared a declaration for a mass mobilization on next October in Rome.

Surely these efforts are useful and I personally agree with the spirit inspiring them. But I wonder how useful they can be: the problem is "the day after". I mean without a permanent involvement of the "free italians" the day after a public manifestation, everything surely will turn the same as usual...

Salviamo l'Italia

L'appello apparso su MicroMega è indubbiamente condivisibile e richiede certamente l'adesione e la partecipazione di tutti gli italiani liberi.

L'appello è visualizzabile qui

Altrettanto condivisibili sono le parole di Flores D'Arcais su una mobilitazione generale. Penso però che una giornata in piazza a manifestare oggi come oggi potrebbe servire veramente a poco.
Da quello che si vede in giro, il fondo non è stato ancora toccato: si può andare molto peggio di così...


Credo che bisogna contestare un'intera classe politica e non solo quella che è attualmente al Governo. Si tratta di politici-segretari di partito-parlamentari che, a causa di una legge elettorale ingiusta ed antidemocratica (votata a suo tempo da tutti questi signori), non sono legittimati a rappresentare alcuno.

Bisogna evitare che i signori della politica facciano sbraitare le persone in piazza per 24 ore per poi riprendere tutto come se niente fosse il giorno dopo. Probabilmente sarebbe necessaria una mobilitazione permanente...

venerdì 13 agosto 2010

Questioni di caparra...

Le vicissitudini di queste settimane che sconvolgono la politica italiana dovrebbero rappresentare un pesante monito per tutti noi.
In una società eticamente marcia fin nel più profondo, questi avvenimenti hanno portato miseramente a galla un aspetto sicuramente arcinoto a gran parte dei cittadini italiani. Tuttavia per i meno informati o per gli ingenui è opportuno ricordare che le carriere politiche o quelle che si svolgono all'interno di piccoli e grandi enti pubblici comunque sottoposti al controllo e alla lottizzazione dei partiti non avvengono per caso e tanto meno per merito.
In una realtà dove vige la regola del "do ut des" e del clientelismo più becero, ciascuno di questi signori (financo i parlamentari) depositano, più o meno consapevolmente, una sorta di "caparra politica" fatta di favori, assensi, consensi, omissioni, chiusure di occhi, scambi reciproci.
Si crea alla fine un tesoretto oscuro che costringe tutti questi signori a rimanere nei ranghi e a rispettare le regole dei superiori perchè altrimenti questa caparra potrebbe essere tirata fuori per fare danno e per ricattare.
Non si entra in Parlamento, nè dalla porta di destra nè da quella di sinistra, per meriti, per bravura, per rettitudine, per impegno politico, ma anche grazie all'entità di questo tesoretto: "io ti ho fatto questo e quest'altro, mò nun me puoi dire di no alla mia candidatura!".
Anche per questa ragione una persona fondamentalmente onesta non riesce ad assumere un ruolo di rilievo nei partiti perchè non possiede questa caparra e, non potendo essere ricattata, non si riesce a controllarla. Quindi il risultato è che le forze intellettuali e politiche migliori che la società italiana potrebbe esprimere riamngono sistematicamente escluse dall'attività politica di rilievo.
In questi giorni si è attivata una frenetica resa dei conti fatta proprio di sputtanamenti: tutti sbugiardano tutti rinfacciandosi l'uno con l'altro fatti e misfatti del passato. Veramente un bello spettacolo: mancano solo Pulcinella ed Arlecchino ed il gioco è fatto. Ci sarebbe da ridere se non fosse che stiamo parlando della classe dirigente di questo sfortunato Paese.
Tra un senso di pena e di disgusto, i fatti e gli sputtanamenti di questi giorni (e quelli che verranno nelle prossime settimane) stanno ad evidenziare che questo Paese è gestito da un sistema "a domino" fatto di mutui ricatti: se qualcuno sgarra. sbattono sul tavolo tutta la monnezza di caparra accumulata nel tempo. E di monnezza i nostri politici se ne intendono.
E' un sistema estremamente fragile ma che possiede un parallelo potente sistema immunitario: nessuno mi può toccare perchè nessuno è alla fine nelle condizioni di poterlo fare.
Come possiamo permettere a questa gente di decidere il nostro futuro?

mercoledì 11 agosto 2010

Ma guarda! Alla fine qualcuno se ne è accorto!

Che la politica italiana sia costellata da personaggi molto particolari è cosa arcinota. Qualcuno però è decisamente più particolare di altri. E' il caso di Daniele Capezzone la cui inversione a "U" è pari o superiore a quella di un tal Saulo di Tarso con il quale condivide sicuramente il fanatismo, l'intolleranza ed il massimalismo estremo.

Incredibile dictu, se ne è accorto il Web magazine di Fare futuro che pubblica sul suo sito questo piccolo ma delizioso pezzo. Da leggere e condividere nelle calde serate agostane...

Attenzione però! Perchè il Capezzonismo è un male estremamente diffuso nella politica nostrana, grande o piccola che sia. Teniamolo bene a mente!

venerdì 6 agosto 2010

Il Conflitto del Disinteresse

In questi giorni di corto-circuiti politici sia a destra che a sinistra, il sentimento che mi sembra maggiormente condiviso dalla gente comune, almeno nella mia visione di povero osservatore estratto dalla medesima gente comune, è quella dello spaesamento, del dubbio, della confusione.

Non si riesce a capire dove il cosiddetto Paese Legale (perdonate l'ironia) intenda andare e trascinare con sè il povero Paese Reale: probabilmente nel mondo dell'irrealtà e dell'irresponsabilità in cui sguazza da decenni il Paese Legale.

In autunno riapriranno le scuole (in quali condizioni non è dato saperlo) e passata la pausa estiva le emergenze della sanità, del lavoro, della ricerca tornanno a bussare alla nostra porta. I casini (con la "c" minuscola) non vanno in vacanza.

Intanto i "signori" litigano: molti si preparano a dire il più italianissimo degli "io non c'ero e se c'ero dormivo". Una storia già drammaticamente vista...

Ed ecco che allora la gente comune, stanca di tutto questo, si sposta nelle lande desolate del disinteresse: "non ci capisco niente, si scannano fra di loro, non sono affari miei". Purtroppo non è così. Qui si sta giocando con la pelle di milioni di famiglie e di persone ed è in un momento come questo che appare indispensabile riappropriarsi del proprio impegno civile.

E' indispensabile in primo luogo che ci sia la massima consapevolezza e mobilitazione per l'immediata "rettifica" di questa legge elettorale: nessun partito politico è oggi intenzionato a sostenere, per ovvi motivi di sopravvivenza, un cambiamento simile. Bisogna per lo meno ripartire da qui.

Non è solo una questione elettorale infatti: siamo veramente ridotti molto male ma abbiamo il diritto-dovere di riappropriarci dei partiti come strumento di amplificazione dell'impegno civile dei cittadini. E' una questione etica, prima che politica anche per disinfettare la nostra società da questi decenni di profondo degrado e di "dittatura della corruzione".

A tale proposito suggerisco la lettura di questo articolo apparso su Micromega.

giovedì 29 luglio 2010

Prove Tecniche

In questi giorni ho fatto di tutto per evitare di discutere di fatti di politica nostrana: troppo disgustosi. Ripeto: ho fatto di tutto, ma non ci riesco più di tanto. E' più forte di me.

Ci troviamo di fronte in queste settimane ad uno spettacolo veramente particolare: tutta l'attenzione dei media e della stessa politica è concentrata, più che su questioni relative alla gestione della cosa pubblica (economia, disoccupazione, precariato, crisi, delocalizzazione industriale, tutela della dignità del lavoro, lotta all'evasione fiscale, giustizia ed equità economica e sociale, ecc...), su una serie di beghe e di scandali certamente molto preoccupanti.

Tantissimi sono i motivi di questa preoccupazione. In primo luogo la profondità e la gravità dell'emersione di un sistema parallelo di controllo dello Stato, delle sue risorse e delle sue istituzioni. E' vero che nessuno in Italia si può meravigliare più di tanto di questo sistema e di tanti altri, piccoli e grandi, che ci circondano: tutti ne sono a conoscenza come vero e proprio stile di vita nella gestione della cosa pubblica. Quello che meraviglia è che in questo caso il meccanismo pare si sia inceppato: come mai? E che è successo?

Tutti sappiamo che in Italia i diritti sono elargiti come favori ed i potenti controllano e governano grandi pacchetti di voti grazie a questa elargizione fondata sulla fedeltà e sulla discrezionalità: concorsi, licenze, appalti e appaltini, permessi, condoni, autorizzazioni, un posto in ospedale, un loculo al cimitero, ecc... Tutto serve a tenere in piedi una perversa piramide medievale di vassalli, valvassini, valvassori, fino ai servi della gleba. In un Paese civile, tutto questo susciterebbe indignazione e rabbia: qui da noi siamo tutti, chi più o chi meno, invischiati in questa ragnatela che alla fine sta bene a tutti e garantisce la sopravvivenza di tutti.

Le conseguenze dell'inceppamento dei meccanismi di questo sistema hanno comunque portato a profonde lacerazioni per lo meno all'interno della maggioranza politica che (dice) di governare questo sfortunato Paese. Viene da pensare che quello a cui stiamo oggi assistendo potrebbe essere una sorta di "prova tecnica generale" di post-berlusconismo. Una struttura partitica che si fonda sul controllo totale da parte del suo "proprietario" e sulla rigida gestione del "potere" (non in senso politico ed istituzionale "pubblico" ma "privato") , una volta che questo "proprietario" venisse meno (e prima o poi dovrà per forza venire meno) non potrebbe far altro che trasformarsi in un coacervo di spinte antagoniste di interessi "privati" per la contesa e la spartizione, senza regole, scrupoli e mezzi termini, del potere.

Con la massiva privatizzazione delle istituzioni e della "res publica", privata del suo unico collante, questo magma informe potrebbe trascinare nel suo caos l'intero Paese per aver in tutti questi anni permeato tutti gli aspetti della società italiana: istituzioni, gruppi sociali, imprese, singoli individui. Ogni frazione e componente di questa galassia andrà necessariamente in collisione con le altre non nel nome di "astratti principi pubblici e del diritto", ma per tutelare forti interessi privati iniettati nelle istituzioni e per accaparrarsi quanto più possibile portandosi dietro le stessi istituzioni, gli enti da esse controllate e le relative cordate: RAI, Protezione Civile, rami del parlamento, regioni, agenzie governative, gruppi di imprenditori "amici sostenitori", ampi settori dell'evasione fiscale organizzata, ecc... Lo vediamo quotidianamente: giustizia, diritto, legalità, tutto può essere piegato di fronte alla prevalenza degli interessi "privati".

Insomma una specie di guerra civile che non si combatte più nelle strade e nelle piazze, ma in "sedi dedicate": del resto è quello che già si vede adesso in piccolo. Il Presidente del Consiglio che litiga con il Presidente della Camera (con tentativi di "sputtanarsi a vicenda"), ras di partito l'uno contro l'altro, candidati alle regioni dello stesso partito che si fregano a vicenda, pezzi dello Stato che lavorano per "oliare" questo sistema. Il tutto con pesanti inflitrazioni delle alte gerarchie vaticane...

La cosa più preoccupante di questa vicenda è l'inazione e l'inesistenza di forze di opposizione. A fronte di tutto questo c'è il nulla: sì, magari ogni tanto qualcuno sbraita contro il Premier, ma, a parte il mal di gola, tutto questo non serve a nulla. La responsabilità gravissima di questa opposizione è stata la sua incapacità e non-volontà di far emergere una potenziale classe dirigente totalmente rinnovata in grado di opporre una "politica" radicalmente diversa da quella che ci viene offerta tutti giorni. Del resto sono dell'idea che,l'attuale Premier con il suo potere e la sua forza indiscussa ed indiscutibile, non solo garantisce la sopravvivenza politica sua e dei suoi aficionados: la stabilità berlusconiana garantisce anche 5 anni tranquilli tranquilli di permanenza in parlamento anche a tanti "signorini" dell'opposione (che in termini di stipendio e pensione di parlamentare non sono pochi).

Insomma oggi vediamo lampi, sprazzi e brandelli del futuro che forse ci attende: starebbe a noi tutti impedire che ciò avvenga. Purtroppo, come ho già detto, in Italia coloro che possono esprimere in modo realmente libero il loro voto sono una minoranza. Per cambiare prima di tutto ci vuole coraggio: ma questa è una qualità che, almeno dalla fine dell'Impero Romano, di rado si vede e poco si addice agli italiani....