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domenica 26 febbraio 2012

Artificial Meat

On the italian website "Il Fatto Alimentare" an interesting interview (in italian) has been recently published: it has been interviewed Dr. M. Post one of those researchers involved in the project for the creation of the artificial meat.

In my opinion the discussions about the potentials for a reduction (thanks to this kind of meat) of the impacts of livestock and meat production (pollution, emissions, energy consumption) are missing the point. I think that the real problem is the global reduction of meat consumption rather than the optimization of its production (involving any kind of meat).

I think that we are, even if only potentially at present, dealing with a typical techological trap.  Instead of completely changing the current technological trajectory (based on high meat consumption) these studies are finding solutions and definitively improving production continuously moving onward the present problem without solving it definitively. We have the same problem in car industry. Instead of designing and implementing new engines based on renewable energies (thus changing the technological trajectory), car industry tends to devolop engines which surely consumes less fuel, but, for this reason, these reduction may push people to use car more (because car are consuming less): in conclusion we are finally consuming more fuel than in the past.

I think that we are facing the usual problem: we give a scarce value to the food we normally eat and these researches confirm it once again...

Carne Artificiale

Sul sito "Il Fatto Alimentare" è stata recentemente pubblicata questa intervista con Mark Post, uno degli inventori della cosiddetta "carne artificiale". Ritengo sia utile leggere questo articolo per farsi per lo meno un'idea sulla questione.

Per quanto mi riguarda, non contesto il fatto che con questo tipo di ricerche sarà possibile in futuro limitare l'impatto dell'industria dell'allevamento per produzione di carne (inquinamento, emissioni, consumo di energia). Credo però che il problema non sia produrre più carne (di qualsiasi tipo essa sia) quanto ridurre il consumo di carne. Penso che ci troviamo di fronte, anche se ancora a livello potenziale, alla solita trappola tecnologica: invece di cambiare totalmente traiettoria tecnologica (ridurre il consumo) si trova una soluzione alla produzione spostando più avanti il problema senza di fatto risolverlo. E' come nel caso dell'industria automobilistica. Invece di disporre di motori spinti da energie rinnovabili (cambiamento di traiettoria) si mettono a punto motori che apparentemente consumano meno, ma che di fatto, proprio per questo, ci spingono ad usare di più l'automobile (dato che sembra consumare poco) e quindi a consumare nel complesso di più.

Penso che il problema sia sempre lo stesso: attribuiamo pochissimo valore al cibo che consumiamo e questa è l'ennesima conferma.

martedì 7 giugno 2011

Morire di Fame

Premetto subito che il titolo di questo post è puramente provocatorio. Di certo nella società dell'opulenza e dell'obesità potrebbe sembrare un paradosso. Invece l'epidemia da Escherichia coli O 104 che ha investito la Germania dovrebbe far riflettere sotto molteplici punti di vista.

Innanzitutto la continua diffusione di falsi allarmi (prima i cetrioli spagnoli, poi i germogli di soia) su prodotti alimentari colpevoli puntalmente smentiti.

Intanto oggi alle 14.00 si riunisce il Consligio Agricolo Straordinario su questa emergenza: questo per dire che il problema è certamente serio, ma non è diffondendo falsi allarmi su determinate categorie di prodotti che si risolve la questione. Però, tutti presi dal panico, tantissimi consumatori, anche italiani, hanno cessato di mangiare frutta e verdura. E' il solito esempio di induzione di ansia e paura.

Le considerazioni da fare alla fin fine sono le solite. In primo luogo un rapporto completamente snaturato con il cibo. Si mangia troppo, male, in condizioni igieniche spesso precarie; si continua a preferire la quantità alla qualità. Cibo industriale al cibo naturale.

Infatti c'è probabilmente in tutta questa faccenda un notevole problema di scarsità di igiene: sono tutti fattori che devono essere verificati. Qualche info su questo batterio può essere visualizzata qui.

Ormai, dopo tanti allarmi ed emergenze, sempre più spesso guardiamo il cibo con sospetto: alla fine il gesto più semplice e naturale del mondo come quello di portare un boccone di cibo o un bicchiere alla bocca, ci fa paura. O è troppo o è avvelenato. Insomma, paura di morire di fame...

A cosa ci siamo ridotti...








mercoledì 19 gennaio 2011

Questione di Etichetta

Invece di commentare le "ultime" dal versante politico "culi, chiappe, brache, zoccole, satrapi. trimalcioni, ecc..., ecc..." (francamente non riesco a trovare le parole...) preferisco riportare una notizia che francamente ritengo importante. Si tratta dell'approvazione della nuova normativa sull'etichettatura dei prodotti alimentari: vabbè che l'Italia sta diventando il regno dei magnaccia, ma quando si tratta di ciò che mangiamo (realmente) è sempre meglio essere informati.

Per questo, riporto il seguente comunicato stampa di Agrapress.

________________

La commissione agricoltura della camera ha approvato in sede deliberante all'unanimità il disegno di legge sull'etichettatura. il via libera è definitivo. in occasione dell'approvazione del provvedimento, la coldiretti ha organizzato in piazza montecitorio una manifestazione di sostegno alla quale hanno preso parte, insieme al presidente dell'organizzazione sergio marini, il ministro delle politiche agricole giancarlo galan, il presidente della commissione agricoltura della camera paolo russo, il presidente della commissione agricoltura del senato paolo scarpa, l'esponente pdl viviana beccalossi, relatrice del disegno di legge, antonio di pietro (idv), sebastiano fogliato (lega), teresio delfino (udc), leana pignedoli (pd). colomba mongiello (pd), alfonso pecoraro scanio. numerosi i commenti sull'approvazione del ddl. per la cia "con l'approvazione dell'indicazione di origine l'agroalimentare made in italy recupera 13 milioni di euro al giorno"; la confagricoltura sottolinea quanto si debba prestare attenzione ai futuri decreti applicativi della legge. con le nuove norme l'italia e' all'avanguardia, ma ora tocca all'europa ha sostenuto la copagri. per il presidente della fedagri maurizio gardini l'approvazione del ddl e' un risultato importante ma la speranza che anche in europa si raggiungano accordi soddisfacenti. sulla stessa lughezza d'onda il presidente della commissione agricoltura del parlamento europeo paolo de castro. per l'assessore all'agricoltura del veneto franco manzato l'approvazione della legge e' una pietra miliare e tn raguardo del quale vantarsicon chi preferisce l'anonimato. il presidente della federalimentare filippo ferrua ricorda che la sua associazione e' da sempre favorevoli ad una corretta informazione. le regole devono essere uguali per tutti i 27 paesi ue. "e' grandissima - ha commentato la parlamentare pd colomba mongiello- la soddisfazione per questo straordinario risultato raggiunto, che può davvero rappresentare l'alba di un giorno nuovo per la nostra maltrattata agricoltura". secondo il segretario generale della fai-cisl augusto cianfoni, l'approvazione della legge nazionale "consente all'italia di essere piu' credibile nel sostenere una normativa europea". alle 17:00 il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali giancarlo galan ha iniziato una conferenza stampa dichiarando: " la legge e' un inizio, bisognera' combattere ancora in europa". "tra le organizzazioni agricole, la coldiretti è particolarmente vicina in questa battaglia - ha aggiunto galan - senza distinguo e senza ma". secondo il presidente della commissione agricoltura paolo scarpa, anch'egli alla conferenza stampa del ministro, l'approvazione del disegno di legge "e' un mandato del parlamento a galan affinche' si batta' in europa".

lunedì 10 gennaio 2011

Agriculture, Food and Poison

The recent news about dioxin contamination in food in Germany (meat, milk, eggs, cheese, etc.) once again highlight the critical links between agriculture (and livestock production), food and health. Surely the criminal irresponsibility in certain individuals is the cause of these circumstances: nonetheless all this again evidences the unsustainability of industrial approaches applied to agriculture. Also because industry has imposed not only its methods but also its values. This unsustainability is clearly evident at economic, environmental, health and ethic level.

It is thus necessary a deep re-thinking in many approaches, values and methods. Several times I have written in this blog that there are too many absurd behaviours in our lifestyles. Too many people is inclined to spend also 300€ to buy a cellular phone at least once a year but pretending to spend very little to buy food. This foolish idea that food must be extremely cheap is the main principle on which the industrial overexploitation of soils, plants, animals and people fundamentally acts.

We must acquire a clear awareness about our real priorities: we don't need the last generation of hi-tech gadget, we need to reconstruct a sane and normal relation with what we everyday eat: paying the right price, not the cheapest one.

We don't need to fight against great distribution companies and corporations (which are the interface with which consumers get directly in contact with agro-industry) but rather re-create those critical relations with who produces food. People living in small villages surely can have direct contacts with farmers but also who lives in the cities can change his/her lifestyle. Instead of spending time on sunday in a big mall it could be better to visit a rural village and his farms spending time outdoor, buying and eating food directly by who have cultivated them. Probably you will spend more money, but you will save a lot in medicine and psycho-analysis.

I suggest to re-construct an awareness about food: eat less but eat better. Don't waste your time watching TV, move your ass and go in the country! Above all children must be involved: they are too fat... Create, if you can, your own garden for family consumption (it is good for your stomach and your mind), do some excursions to discover genuine food, traditions, people, places, tastes. Above all, be informed: read the labels and also many books because a wide literature exists about these issues by now. You have no excuses. Wake up...

Agricoltura, Cibo e Veleno

Le recenti notizie sulla contaminazione da diossina nei prodotti alimentari tedeschi (carne, latte, uova, formaggio, ecc...) ripropongono ancora una volta la sensibilità del nesso fra agricoltura (zootecnia), cibo e salute. Le rassicurazioni che arrivano da più parti sulla sicurezza dei prodotti Made in Italy certamente fanno piacere, ma questo non deve impedire di riflettere su quello che è accaduto (anche se altrove). Al di là del comportamento criminale di certi individui, quello che emerge è nuovamente l'insostenibilità di un modello industriale applicato all'agricoltura. Un'insostenibilità che si manifesta a livello economico, ambientale, igienico ed etico.

Insomma è indispensabile un profondo cambiamento di rotta. Ho scritto più volte su questo blog che una delle cose che mi dà più sui nervi è vedere gente che spende 300€ per cambiare ogni anno il telefono cellulare e pretendere poi di spendere pochi centesimi per un pacco di pasta o un litro di latte. Questa miserrima idea che il cibo debba costare poco è fondamentalmente la leva principale su cui agisce il supersfruttamento industriale dei campi, delle piante, degli animali, degli ecosistemi e delle persone.

Bisogna avere la consapevolezza, una volta per tutte, di quali siano le reali priorità: non abbiamo bisogno di superflui gadget tecnologici di ultima generazione, abbiamo bisogno di recuperare un rapporto sano con quello che mangiamo, non tanto pagando poco, ma pagando il giusto. Non dico che bisogna boicottare la Grande Distribuzione Organizzata (che di fatto è l'interfaccia con cui i consumatori si confrontano direttamente con l'agro-industria), ma cominciare anche a conoscere che produce il cibo. Per chi vive in provincia è certamente più facile, ma anche chi vive in città può decisamente cambiare stile di vita. Invece di passare la domenica nei mega centri commerciali andate a visitare le fattorie dove potrete passare una giornata all'aria aperta e acquistare direttamente i prodotti da chi li ha coltivati. E' vero che si spende di più, ma si risparmia in cure mediche.

Vi suggerisco di costruire una consapevolezza alimentare soprattutto per mangiare meno e meglio (in particolare i bambini che sono grassi da scoppiare...): chi può si faccia un orticello familiare (fa bene alla pancia e alla mente), fate escursioni agro-gastronomiche alla scoperta di tradizioni, sapori e di luoghi e leggete molto. sia le etichette di quello che si acquista sia molti libri. Esiste ormai una grande letteratura in materia: da Terra Madre al dilemma dell'Onnivoro c'è veramente l'imbarazzo della scelta.

Vi aggiungo poi questo video: è una bella lezione di vita...

martedì 7 settembre 2010

Imitation Food

E' passata l'estate e si sono concluse le vacanze. In queste settimane a tanti di noi sarà capitato di andare un po' più spesso, complice anche la bella stagione, a mangiare fuori al ristorante o in pizzeria per stare all'aperto in compagnia.

La qualità non è sempre delle migliori: dalle mie parti oltretutto c'è la pratica "dell'amico". In breve, alla faccia dell'ospitalità e del servizio turistico, se conosci sei servito meglio e paghi meno (basta non rompere a chiedere la ricevuta). Se sei uno "nuovo" aspetti, mangi così-così e paghi. Lasciamo perdere queste faccende noiose (continuo tuttavia a chiedermi perchè una pizza debba costare così tanto soprattutto rispetto ad un qualsiasi altro piatto da ristorante. oppure perchè una bottiglia di vino che al supermercato costa 2€ al risotrante debba costarne almeno 15...): ripeto lasciamo perdere. Resta sempre il problema qualità che rispolvero come un evergreen anche a seguito della lettura di questo articolo apparso su "Il Fatto Alimentare" sugli "Imitation Foods".

Ammetto che di questi prodotti ne so veramente poco; del resto, essendo un lettore attento delle etichette dei prodotti alimentari, sullo scaffale noterei la presenza di questa roba. La domanda è: come faccio a sapere che non mi piazzano una "imitation mozzarella" con "imitation pomodoro" su una base per pizza fatta di "imitation farina", guarnita con "imitation olive" e "imitation acciughe"?

Ci mancava pure questa! Abbiamo un mare di latte in eccesso con cui fare tonnellate di formaggio e lo stesso vale per tantissimi prodotti agricoli. Con la sovraproduzione esistente, quale è la ratio degli "imitation foods"? La risposta è la solita: la tecnologia che si autoalimenta. Al di là delle ironie e del fatto o meno che questa roba sia commercializzata (legalmente o illegalmente) anche in Italia, rimane il problema del rapporto malsano che abbiamo con il cibo ipertecnologizzato. Rimane soprattutto il problema della vulnerabilità dei cittadini e della scarsa (colpevole-dolosa) scarsa consapevolezza di tante persone sulla qualità di ciò che mangiamo. Il detto "basta che se magna" non è più di grande attualità! Cerchiamo di capirlo.

Insomma, se vado in pizzeria a spendere una fortuna per una pizza margherita, desidererei mangiare una vera pizza non una "imitation pizza"! E comunque, come al solito, non fate le cose di nascosto, ma ditemelo e datemi la possibilità di scegliere (magari con una bella differenza di prezzo)...

martedì 6 luglio 2010

Food and Politics

In several occasions in this blog I have written that one of the most evident expressions of the widespread schizophrenia of our present society is embodied by our pathological relations with food. Using a concept by Carlo Petrini from "Slow Food": we must avoid to be eaten by food.
Sometimes I wonder also about those many political implications resulting from or produced by this pathological relation: just thinking of the famous "panem" added to "circenses" (food and shows) in the roman tradition as critical factor to govern.
The question is that unawareness manifested in food consumption is likely to have a corresponding unawareness in politics. First of all we have to acknowldge that in Italy politics is becoming just like any other consumption good. The continuing use of polls to verify and testify people responses to politics is a clear sign that we are not considered as citizens but rather as consumers. The widespread populism today affecting italian politics is likely to be another symptom of the massive presence of "marketing" into the political debate as tool to continously satisfy people political demand.
So, politics like junk food? Why not??
We can be intoxicated by low quality food products, and similarly we can be intoxicated by low quality politics. In both cases we have to deal with the risk to became obese (in physical and psychological terms), unable to move even a single step, requiring help and continuing care.
This comparison could be very long. I prefer to stop it here. But I want to repeat the importance of an aware food consumption also in political terms, because it could become an exercise of free and independent thinking. We have to think about the benefits we can receive from certain kind of food rather than considering only price or commercials or an immediate (often artificial) taste. "Convenience" may become a trick word. The same is in politics.
Changing our food habits could be a first step also in changing our political habits.

Dimmi come mangi...

Più volte su questo blog ho sostenuto che una delle forme più evidenti della schizofrenia cronica che attanaglia la nostra società isterica e nevrotica si sostanzia nel rapporto "malato" con il cibo. Ne ho parlato citando anche il pensiero di Carlo Petrini che può essere sintetizzato nel concetto: evitiamo di farci mangiare dal cibo.
Soprattutto bisogna stare attenti alle implicazioni direi anche politiche del rapporto con il cibo: basta pensare al famoso "panem" unito al "circenses" di romana memoria. In effetti l'incosapevolezza che si manifesta nel consumo alimentare si presenta con le stesse caretteristiche sul versante del consumo di "prodotti politici". Già è abbastanza grave constatare che la politica sia ormai equiparata ai prodotti alimentari (così come a qualsiasi altro prodotto): il fatto di ricorrere ad esempio continuamente ai sondaggi altro non è che la conferma del fatto che non siamo più dei cittadini, ma dei "consumatori" della politica (anche se in realtà è la politica che ci sta consumando...). Lo stesso populismo oggi così in voga sembra essere l'effetto del ricorso a delle precise strategie di marketing politico per venire incontro ai "gusti politici" dei consumatori...
La politica alla stessa stregua delle merendine? Perchè no?
Come veniamo frequentemente intossicati da cibi scadenti, pieni di calorie, zuccheri ed insaporitori vari, di cui non sappiamo quasi mai l'origine, allo stesso modo siamo intossicati da una politica scadente (o scaduta da un pezzo per continuare con le analogie). In entrambi i casi finiamo con il diventare obesi nel fisico e nella mente, incapaci di muovere autonomamente due passi a piedi e bisognosi di cure e di aiuto anche per andare a pisciare.
La metafora del cibo potrebbe andare avanti molto a lungo. Preferisco finire qui. Ma voglio tornare ad insistere sull'importanza di un consumo alimentare consapevole e, quando possibile, sulla criticità dell'auto-produzione o di stretti contatti con produttori di prossimità che ci sono noti. In politica, come a tavola, dovrebbe sempre prevalere il buon senso, la fiducia, il rispetto delle persone e dell'ambiente, la convivialità, la salute e la dignità di noi stessi rispetto alla mera "convenienza". La "convenienza", in politica come a tavola, lì per lì dà dei benefici, ma alla lunga potrebbe far male alla salute.
Magari, ripensando il nostro rapporto con il cibo potremmo anche arrivare a ripensare il nostro rapporto con la politica. Il cambiamento può scaturire anche a tavola: chi può dirlo?
Insomma, anche sulla base delle considerazioni fatte fino a qui, approfitto per segnalare questo sito che ho scoperto da poco. Si tratta di "Il Fatto Alimentare": presenta molte sezioni dedicate e temi specifici.
Mi sembra uno strumento utile di informazione e di apprendimento.
Buon appettito!

mercoledì 28 aprile 2010

PrimaveraBio 2010


Dal 16 aprile al 16 maggio è attiva la campagna (è proprio il caso di dirlo) PrimaveraBio 2010.

L'iniziativa prevede numerosissime attività che interessano tutte le regioni italiane per far conoscere l'agricoltura biologica e diffondere la cultura del biologico e della diversità naturale.

Per avere maggiori informazioni visitate questo link.

lunedì 19 aprile 2010

Il Biologico è una "cosa di sinistra"?!?

Giorni fa un amico, sostenitore del bio e che vive in una grande città del Nord Italia mi ha detto che dalle sue parti il biologico non va perchè considerato dai più "una cosa di sinistra".

Lì per lì, pur essendomi meravigliato di questa constatazione, non ci ho riflettuto più di tanto: poi però ripensandoci per bene ho cominciato a preoccuparmi.

Se così fosse, effettivamente ci sarebbe da preoccuparsi seriamente soprattutto per le capacità intellettive dei nostri concittadini circa alcune tematiche chiave dell'esistenza di tutti: posso comprendere che il cinismo in Italia sia arrivato alle stelle, ma fino a questo punto non pensavo che si potesse arrivare.

Il Biologico è di sinistra? E la tutela dell'ambiente? E la valorizzazione delle tradizioni contadine? E i prodotti tipici locali? E l'architettura rurale, la biodiversità, le risorse idriche, il paesaggio?

Insomma, alcune persone ritengono che ci si debba rimpinzare di fitofarmaci o pesticidi per non tradire il proprio credo politico? Oppure che si possa scaricare nell'aria enormi quantità di CO2 con dei giganteschi SUV perchè ritentuta coerente con una pseudo-scelta politica? Siamo arrivati a questo punto? Essere simpatizzante di un partito politico o di un altro rendebbe quindi variabile la nostra responsabilità nei confronti dell'ambiente che ci circonda. Se così fosse, questa sarebbe pura follia.

Viene da pensare quindi che anche su questi temi si stia creando una polarizzazione estremizzata, un bipolarismo legato ai modelli di consumo e stili di vita. Insomma stiamo vivendo all'interno di un'interessante fase in cui non solo si mira a trasformare l'impalcatura istituzionale di questo miserevole Paese, non solo a trasformare i cittadini in consumatori, non solo a trasmutare le elezioni politiche in sondaggi commerciali, ma anche a sradicare completamente le persone dall'essenza stessa delle loro esistenze. In breve questo è certamente un processo di modernizzazione, ma di modernizzazione della stupidità umana.

Nel frattempo però il biologico italiano soffre di una pericolosa indifferenza che potrebbe confermare questo trend e rappresentare pertanto un segnale di tutto questo: il biologico non è di moda, non è trendy, è di sinistra, è perdente, è sfigato. Non interessa...

A tale proposito riporto questo articolo apparso su Green Planet su cui bisognerebbe riflettere.

Francamente mi sembra una specie di pericoloso segnale d'allarme.

Lasciamo quindi perdere queste acrobazie neuroniche e ogni volta che è possibile sosteniamo il biologico italiano con le nostre scelte alimentari e con la massima diffusione possibile di informazioni, eventi, esperienze e notizie.

mercoledì 3 marzo 2010

GMO Potatoes

The European Commission has recently given its OK for the genetically modified potatoes in Europe thus re-opening an intense debate about the opportunity to open the door to this kind of products.

In this blog I have many times discussed this topic and now I want just to underline some concepts.

In general terms, the adoption of technological approaches to agriculture, such as in the case of GMOs or the use of chemicals, should be preceded by a deep analysis of their implications for the ecosystem and human health.

The problem of GMOs is firstly linked to food security related to the “precaution principle” or impeding that certain kinds of food are commercialized until their security is completely confirmed. Moreover, many doubts emerge when considering the problem of environmental contamination from GMOs crops.

In particular GMOs seem to be fundamentally no-use resulting essentially from economic and financial speculations rather than scientific research. The development and commercialization of GMOs is mainly concentrated on few corporations capable to determine a quasi total control on agricultural activities: GMOs increase the dependence of farmers from external private subjects who, after having blocked the products patenting and after making sterile seeds for future crops, do not show any interest in defending local resources and competencies, ecosystems and biodiversity.

Consequently, the introduction and diffusion of GMOs in Italy, as well as in Europe, seem not adequately based on adequate and valid motivations. On the contrary, their implementation in agriculture could drive to a deprivation both in entrepreneurship terms and in a restriction of the supply of local products.

For these reasons OGMs have to be considered absolutely incompatible with a strategy for a development of agriculture based on quality, typical products, territorial distinctions, links with the territory and promotion of agrifood traditions.

In Italy a wide debate is now opening. I suggest to see these links (in italian)

OGM: la porta è aperta e Biotech agricolo: chi lo ferma più? by Greenplanet: la rete del biologico
OGM: cui prodest? by Agricoltura Italiana on Line
Ogm, Zaia: la decisione della Commissione ci vede contrari by Agricoltura Italiana on Line
Press release by Federbio
Presse releases on Agrapress

I suggest the reading of the report "Failure to Yeld" (in english) in the publications in the right side of this blog.






Patate OGM

La notizia dell'OK della Commissione europea alla coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora, prodotta dalla Basf riapre la discussione sugli OGM.

Sul questo blog ho tante volte discusso di questo argomento: colgo l'occasione però per ribadire alcuni concetti.

In termini generali, l’adozione di approcci tecnologici all’agricoltura, come ad esempio nel caso degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) o del ricorso a prodotti chimici, dovrebbe essere sempre preceduto da un’attenta analisi delle loro implicazioni sull'ecosistema e sulla salute umana, cosa che non sempre avviene perlomeno in maniera esaustiva.

Per quanto riguarda gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) è indispensabile garantire la sicurezza alimentare dei cittadini ovvero impedire che venga commercializzato un alimento fino a quando non si è dimostrato che non è dannoso per la salute. Inoltre sempre su questo versante problematico, si esprimono delle riserve in considerazione dei problemi generati dalla contaminazione ambientale da parte delle colture OGM.

In particolare bisogna sottolinerare che spesso gli OGM appaiono fondamentalmente inutili e frutto più di speculazioni economiche e finanziarie che della ricerca scientifica. Lo sviluppo su scala industriale e la commercializzazione degli OGM è infatti concentrata in poche multinazionali capaci di esercitare un controllo pressoché totale sulle attività agricole: gli OGM aumentano di fatto il grado di dipendenza dei produttori da soggetti privati esterni che, dopo aver “blindato” la brevettabilità di questi prodotti e reso improduttivo il seme per futuri raccolti, non hanno alcun interesse a tutelare le risorse e le competenze locali, gli ecosistemi, la biodiversità.

L'introduzione e diffusione di colture OGM sul territorio nazionale non risulta pertanto supportata da adeguate e valide motivazioni. Anzi, una loro adozione nella pratica agricola porterebbe ad un impoverimento sia in termini di capacità imprenditoriali che di offerta di prodotti legati al territorio. Proprio in questo senso emerge chiaramente l'incompatibilità degli OGM con una strategia di sviluppo dell'agricoltura che intenda privilegiare la qualità, la tipicità, la distintività, la differenziazione territoriale, i legami col territorio e la valorizzazione del patrimonio delle tradizioni agroalimentari.

Segnalo poi i seguenti link:
OGM: la porta è aperta e Biotech agricolo: chi lo ferma più? di Greenplanet: la rete del biologico
OGM: cui prodest? da Agricoltura Italiana on Line
Ogm, Zaia: la decisione della Commissione ci vede contrari da Agricoltura Italiana on Line
Comunicato Federbio
Invito poi alla lettura del report "Failure to Yeld" che trovate fra le pubblicazioni sulla colonna di destra di questo blog
Comunicati stampa su Agrapress





giovedì 10 dicembre 2009

The Terra Madre Day


Terra Madre celebrates today a day devoted to the central role of food and its traditions. Global Events involving communties worldwide are organized to understand and share a "culture of food" as expression of human respect for Earth and her resources.

More info here and here

Il Terra Madre Day


Terra Madre celebra oggi una giornata dedicata alla centralità del cibo e delle tradizioni che esso coinvolge. Eventi globali che coinvolgono comunità in tutto il pianeta per conoscere e rivalutare la "cultura del cibo" come espressione del rispetto dell'uomo per la Terra e le sue risorse.

Maggiori informazioni su questo link

lunedì 6 luglio 2009

Zoes: La zona Equosostenibile


Nel mio continuo ricercare un'anima rivolta alla sostenibilità in questo sfortunato Paese, mi capita di imbattermi in iniziative poco serie (spesso di emanazione di qualche partito che improvvisa una vocazione ambientalista di facciata) ed altre invece decisamente interessanti.

Segnalo a questo proposito come esempio utile di network e di raccordo fra gruppi e persone realmente interessate al cambiamento ed ad un reale "paradigm shift", il network Zoes.

In questo sito si trovano molte notizie interessanti, sezioni tematiche, proposte e segnalazioni molto utili anche per lo sviluppo di forme di consumo consapevole ed informato. Consiglio quindi di dedicare un pò di tempo ad eseminare questa rete anche per trovare indicazioni utili per chi si interessa di sviluppo locale, coinvolgimento delle comunità e partecipazione comunitaria, soprattutto in questi tempi di anemia sociale.

Insomma un ulteriore esempio di come la cosiddetta società civile possa essere anni-luce più avanti rispetto alla nostra modestissima classe politica...

mercoledì 3 giugno 2009

The Future of Organic Agriculture

I have written several time here on this blog about the critical role of organic agriculture both in terms of quality of agrofood products and in terms of limitation of greenhouse gas emissions, not to say its role to protect and improve public health, animals' and plants' health, to protect environment and to maintain soils in good conditions.

The Italian National Rural Network has recently released a document to describe the situation of organic agriculture in Italy also evidencing the national and EU normative framework, differences among italian regions, weakness and strength of this sector as well as a series of quantitative data and numbers.

This document (in italian) can be found at the following link.

Il Futuro dell'Agricoltura Biologica

Ho scritto tante volte su questo blog quanto sia critico il ruolo dell'agricoltura biologica sia sotto il profilo della qualità dei relativi prodotti alimentari sia in termini di contenimento delle emissioni di gas serra per non parlare poi del ruolo del biologico per tutelare la sanità pubblica, la salute delle piante e degli animali, l'ambiente, il benessere degli animali ed il mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali.

Per fare il punto sulla situazione dell'agricoltura biologica in Italia, la Rete Rurale Nazionale ha messo a punto un documento dove viene anche delineato il contesto normativo di riferimento, la collocazione dell'agricoltura biologica nella normativa comunitaria, i diversi trend regionali nonchè una serie di dati quantitativi.

Il documento può essere visualizzato in questo link.

lunedì 27 aprile 2009

...and last but not least "The Swine Flu"!

Panic is spreading everywhere in the world for the effects of a swine flu virus starting from Mexico where more than 100 people died for it.

Mass media are diffusing very alarming news but rarely it is possible to understand exactly what this swine flu really is. It is thus important to have correct health info and in the same time to be aware of the dynamics of the risk and fear society which we live in...

Swine flu is a viral desease quite common in pigs and in people having regular contact with them. (A/H1N1) But perhaphs virus' characteristics might be altered causing a new (and poorly understood) kind of H1N1 virus.

In Italy, the Ministry for public health has prepared and diffused the following document (in italian) to describe the virus' features and desease's characteristics and some FAQs

Other info (in italian):
speciale ANSA: tutto sul virus
Comunicato Coldiretti importazioni carni suine dal Messico
Comunicato CIA

Info in English
Swine Influenza

We should pay a particular attention to this topic because, after BSE and avian flu, it highlights the dramatic globalization of complex issues however related to livestock production, nutrition, food and health.

It is important in the same time that an adequate labelling system, describing meat' s origin and history, will be applied also for pig meat as in the case of bovine an poultry meat. It Italy we always need an emergency to obtain the respect of a rather obvious right that's the consumers' health as in the case of BSE or avian flu.

Paradoxically, this is the only positive aspect of the entire issue: we are thus waiting for further catastrophes to obtain the respect of this right for other types of meat and for fish (about which we don't know anything...)