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giovedì 1 settembre 2016

Nessuno sarà lasciato solo

Nel desolante panorama dell'ipocrisia italica che dà il meglio di sè dopo le catastrofi (naturali ed innaturali) spicca sulle macerie post terremoto di Amatrice, come un mantra lacerante, la frase "nessuno sarà lasciato solo".

Cosa significhi chiaramente questa frase non lo sa nessuno con precisione, ma chi può, dall'alto della propria carica politica ed istituzionale, la tira fuori senza ritegno: e, a seguire, il corteo dei cortigiani politici a riempirsi la bocca con questa frase.

Chi ha perso la casa, la propria attività commerciale ed economica e chi soprattutto ha perso familiari, parenti o amici ora si sente dire queste parole che, conoscendo il costume italico, sembra quasi una minaccia. Infatti il problema è: i terremotati chi realmente si troveranno a fianco nella ricostruzione? Verranno fuori i soliti approfittatori delle catastrofi, gli speculatori, i magnaccia della politica? In tal caso: meglio soli che male accompagnati?

E poi: adesso che i paesi sono venuti giù come castelli di carte, mi vieni a dire che "non mi lascerai solo?". La cosa sembra drammaticamente ironica soprattutto se si pensa a quegli edifici che avrebbero dovuto garantire un minimo di sicurezza e sono crollati: e adesso non mi lasci solo?

Il fatto è che se quelle case, se quegli edifici pubblici, sono crollati è perchè io ero già rimasto solo. Io ero già solo da tempo, da tanto, da tantissimo tempo, ben prima che il terremoto abbattesse interi paesi. In Italia siamo sempre lasciati soli, in qualsiasi occasione ne situazione. Il terremoto non ha fatto altro, come in casi simili, che evidenziare la nostra solitudine. Siamo soli di fronte agli speculatori, alla corruzione, alle mazzette, al "chissenefrega", "figurati: chi vuoi che lo scopre..", "vabbenelostesso", ecc... Il malcostume generale è tale e condiviso da pressochè tutti perchè ognuno può fare più o meno come gli pare semplicemente perchè siamo lasciati soli, a noi stessi, senza regole, senza criteri. La certezza del diritto significa proprio questo: non sei solo. Ed in Italia non c'è alcuna certezza del diritto.

Lo stato di abbandono degli ospedali, delle scuole, dei mezzi pubblici, delle periferie, dei borghi di provincia, delle ex aree industriali ed artigiane, la violenza sulle donne, la disoccupazione, intere aree del Paese consegnate alla criminalità organizzata, l'arroganza della burocrazia, la corruzione senza freni, ecc... sono il segno evidente e tangibile che tutti noi (salvo i soliti privilegiati che non sono minimamente sfiorati da tutto questo) siamo quotidianamente lasciati soli. 

E tu mi vieni a dire che, siccome c'è stato il terremoto, nessuno sarà lasciato solo? E proprio tu che parli dall'alto dei tuoi privilegi istituzionali (a te la casa non cadrà mai in testa) dov'eri prima? Ti fai avanti adesso che ci sono le casse da morto? E quante altre disgrazie e catastrofi dovremmo aspettare per sentirci dire, come premio di consolazione, che non saremo lasciati soli?



sabato 22 novembre 2014

Com'è bella la città!

Gran parte delle città italiane sono luoghi orribili al limite dell'invivibilità. Città grandi, metropoli, cittadine di provincia soffrono tutte, chi più chi meno, degli stessi problemi. 

I centri storici sono impraticabili, soffocati dalle auto, privi, giorno dopo giorno, di negozi e servizi: chi può fugge da questi centri (che non furono di certo progettati ed immaginati in passato per essere strangolati da caos, smog e automobili. Ormai i centri storici sono connotati da edifici mezzi vuoti, pericolanti e malmessi dopo spesso trovano casa gli stranieri. 

Le periferie poi! Non ne parliamo. Le ex periferie degli anni '60 e '70 con i loro giganteschi casermoni erano il simbolo della modernità distorta italiana di quell'epoca. Oggi sono il triste ricordo di un passato che non esiste più, ma stanno a testimoniare gli anni delle lottizzazioni selvagge, delle cementificazioni forsennate, della speculazione edilizia più becera. Palazzi attaccati l'uno all'altro con le strade ricavate nei rimasugli di spazio fra un casermone e l'altro. Niente verde, niente servizi, niente strade, niente parcheggi: niente di niente perchè tutto questo toglieva margini allo sfruttamento selvaggio del territorio.


Peggio che mai le nuove periferie venute su senza criterio come e peggio rispetto alle ex periferie del boom economico. Sono i classici non-luoghi frutto anch'essi della speculazione fatta sulla pelle dei cittadini, delle famiglie, degli anziani e dei bambini. 

L'invivibilità delle nostre aree urbane è un'emergenza che va di pari passo con il degrado del territorio che si sfalda sotto i nostri piedi ogni volta che piove. I due fenomeni sono paralleli ed interdipendenti.

L'Italia urbana è uno scempio più simile al Medioriente che a qualsiasi paese europeo decente. sono città sviluppatesi senza una pianificazione, senza un progetto, senza un'idea: impossibile immaginare un concetto di qualità della vita o vita decente in spazi dove l'unica cosa che contava (e che conta tuttora) è la possibilità di spremere denaro dalle aree fabbricabili e da quelle non fabbricabili (che rapidamente diventano fabbricabili). Anche in questo dimostriamo di essere il Terzo Mondo d'Europa (con tutto il rispetto per il Terzo Mondo)

Niente verde, niente strade, niente marciapiedi, niente piste ciclabili. Intere fette di paesaggio distrutte. Aree archeologiche devastate. Le opere di urbanizzazione realizzate con la minima spesa (sottodimensionare le fogne è un classico) per aumentare i profitti. 

I palazzinari, gli speculatori di ogni sorta hanno avuto come complici amministratori locali, uffici tecnici e politici che hanno piegato agli interessi di pochi la vita di molti, di intere collettività. Le nostre città sono quindi la materializzazione del sistema corrotto e distorto in cui viviamo: sono la visualizzazione tridimensionale del degrado etico che va di pari passo con il degrado urbano e territoriale.

Non so se le proteste di questi giorni siano strumentalizzate o meno. Certo è che nelle città italiane si vive male: veramente male. L'unica soluzione sarebbe demolire tutto e ricostruire daccapo. Ma in Italia non si demolisce mai niente: troppo complicato, troppi interessi. Eppure si potrebbe sviluppare un'economia del risanamento del territorio anche da un punto di vista residenziale. E i soldi per restiuire un po' di decenza agli spazi in cui vivamo e lavoriamo (chi può lavorare ovvio...) dovrebbero cacciarli quelli ceh si sono arricchiti (e si stanno arricchendo) devastando il territorio: politici compresi.

Ma non c'è niente da fare: sono certo che si continuerà così sovrapponendo il peggio al peggio che c'era prima.

Torno a dire che non si può vivere così: ma qual'è l'alternativa?

venerdì 30 novembre 2012

Crisi economica e cortesia

L'attuale crisi economica è sicuramente un evento drammatico con pesanti risvolti negativi per ampie fasce della società italiana. La recessione di fatto sta riducendo la quantità di denaro che le persone hanno a disposizione per vivere. Ovviamente da tutto questo i politici restano fuori: loro problemi di soldi non ne hanno di certo.

Insomma la crisi presenta un'enorme quantità di problemi e situazioni negative: eppure un aspetto positivo, secondo me, c'è. 

Parto dall'inizio.

Premetto che io vivo in una piccola città di provincia dove il senso dell'ospitalità e la cortesia non hanno mai rappresentato un tratto distintivo della popolazione locale, meno che mai degli operatori economici, dei commercianti, delle imprese in generale. In tempi di "vacche grasse" se entravi in un negozio nessun commesso o nessuna commessa ti salutava o ti degnava della minima attenzione. A meno che uno non era un amico intimo dei commessi o del proprietario si faceva un'enorme fatica a farsi notare. Nessuno ti filava e, peggio, frequentemente ti trattavano con una sufficienza che nascondeva apatia, disprezzo, antipatia assoluta nei confronti del cliente ("ecco il solito rompipalle..."). Al bar o in pizzeria potevi morire prima che qualcuno si accorgesse di te e ti venisse a servire. L'espressione più comune ed unica che questa gente utilizzava per aprire e chiudere la comunicazione con il cliente era un semplice ed asettico: "dica...". Peggio ancora quando ti davano del "tu", anche se non li avevi mai visti prima questi commessi, come assemblaggio linguistico generale sciattosissimo per rivolgersi al cliente, magari ciancicando una gomma da masticare, con frasi tipo: "che te serve?", "Che vvoi?".

Scontrini e ricevute fiscali? Ma non facciamo ridere i polli!

Gli artigiani poi erano una casta irraggiungibile per noi comuni mortali: chiamare un elettricista per un guasto domestico era come cercare di prenotare una TAC all'ospedale per la nonna. "Ahò! Ce risentimo fra un mesetto, perchè mò nun c'ho tempo...". Nel frattempo la nonna moriva ed il guasto si propagava a tutto il quartiere. 

Chiamare poi al telefono? Per carità! Ore ed ore a sentire musichine assurde ripetute migliaia di volte. Dopo un'ora, un'ora e mezza di attesa ti attaccavano pure il telefono in faccia.

Oggi è tutto cambiato. E quando dico tutto, intendo dire tutto. Ho cominciato a notare che la crisi aveva toccato anche la mia ridente città nel momento in cui i commercianti locali hanno iniziato a salutare i clienti che entravano e che uscivano. Le prime volte mi domandavo: "ma dove sono? Devo aver sbagliato città! E com'è che adesso questi salutano?". 

Che la crisi andasse peggiorando l'ho capito quando, oltre a salutare, ti chiedevano anche se desideravi qualcosa (ma vi rendete conto?!?: desideravo - un verbo finora sconosciuto dai commercianti del luogo) oppure se avevi bisogno d'aiuto (pazzesco!!!): oggi si sente un fiorire di espressioni incredibili come "se ha bisogno di qualcosa non deve far altro che chiedere", "grazie", "prego", "ma si figuri", "sono qui a sua completa disposizione..." Meraviglioso, semplicemente meraviglioso.

Al telefono poi, oggi ti rispondono tutti e subito: non aspetti più. Il cliente è finalmente coccolato e viziato. Il bello è che la crisi ha provocato anche una rivoluzione linguistica: è tornato di moda il "lei" per rivolgersi ai clienti. E le commesse hanno sputato le gomme. Era ora. Insomma un cambiamento radicale: l'educazione ed il rispetto per il cliente sono diventati finalmente importanti. Cronache di una specie di darwinismo economico.

Molte attività nel frattempo hanno chiuso i battenti. Per molti di queste c'è sicuramente dispiacere perchè comunque si tratta di persone che lavoravano onestamente che hanno perso il lavoro. Malignamente però, in qualche caso mi è venuto da dire: "ti sta bene!". 

Fra le attività che hanno resistito e che stanno resistendo ci sono anche quelle che negli anni i clienti se li sono coltivati sulla base dell'onestà, della qualità, del rispetto e della correttezza. Specialmente le piccole botteghe  dove si è creato un rapporto diretto con i clienti sembrano reggere meglio di grandi attività commerciali.

La strategia di marketing e la politica commerciale del "vaffanculo" quindi non pagano. Speriamo solo che questa crisi abbia insegnato a tutti noi che nella vita non c'è mai nulla di scontato (non nel senso dei prezzi ovvio...), e che la saggezza ed il rispetto nei tempi buoni significano costruire un salvagente per i tempi cattivi.


giovedì 15 novembre 2012

Starting again from the Villages

I've read on a magazine that in Italy there are at least 15000 abandoned or semi-abandoned villages. Often these villages are rather old: they are not considered part of the Italian high value historical heritage but they have however an important historical role as expressions of the Italian rural life. It's the so called minor-historical heritage.

Considering the current crisis Italy is dealing with, I believe that this heritage should be better promoted and used for cultural and touristic goals, new business activities in agriculture, agrofood and handicraft initiatives with positive effects in job creation.

The isolation, which in the past represented a severe burden for these villages, at present can be easily solved by internet. Thus one could imagine new innovative activities without the need to work in a shed in an industrial area.

I've the impression that life in the Italian cities in getting harder and harder both in job and in quality of life terms. Restructuring these villages could be an interesting alternative for work and new kind of life for the people involved. They are a not secondary development potential. I think that it should be better to direct more efforts and resources in restructuring these villages, creating new job opportunities, rather than building new residential areas somewhere. Local administrators should consider their local territorial resources protecting and promoting them rather than eroding these resources with short term and shortsighted politics.

An interesting example of such ideas and possibilities is provided by the restoration project from Sextantio: the web site is  here.

Ricominciare dai Borghi

Ho letto su una rivista che in Italia ci sarebbero almeno 15000 borghi abbandonati e semi-abbandonati. Spesso sono borghi antichi che, pur non facendo parte del patrimonio storico italiano di grande pregio, detengono tuttavia un valore storico importante, spesso fatto di testimonianza di vita contadina di un tempo sotto molteplici profili (architettonico, culturale, sociale, agricolo, religioso, ecc...). E' il cosiddetto patrimonio "minore".

Considerato il periodo di grande crisi che il nostro Paese sta oggi affrontando, ho l'impressione che questo patrimonio potrebbe essere molto valorizzato, impiegato per attività culturali e turistiche, nuove iniziative artigianali, alimentari e agricole sostenibili per la creazione di nuova occupazione soprattutto giovanile. 

L'isolamento di un tempo, che ha rappresentato un grave handicap per questi borghi, oggi è superabile dalla rete. Si può pensare ad attività innovative senza bisogno di finire necessariamente dentro un capannone industriale.

Ho l'impressione che la vita nelle città sia sempre più difficile sia sotto il profilo lavorativo che, più in generale, della qualità della vita: questi borghi allora rappresentano un importante potenziale di sviluppo. E' proprio dal recupero del patrimonio rurale che è possibile immaginare delle opportunità di sviluppo piuttosto che pensare di cementificare il territorio. Gli amministratori locali dovrebbero cominciare a riflettere sul bacino di risorse territoriali a loro disposizione cercando di non distruggerlo con una politica miope, di corto respiro, fatta di cantieri e villettopoli.

Un esempio molto interessante è fornito dai progetti di restauro della Sextantio il cui sito è visualizzabile qui.

sabato 18 agosto 2012

Walking in the woods...

Due to personal negative health conditions, I have been forced to stop one of my favourite activities: walking in the country and in the woods. Yet today I've decided to take my car and go out to see the condition of the woods in the mountain and hills near the place where I live.

As usual, I've returned back home completely depressed for the state of these woods. Their condition is rather dramatic. First of all I've to say that the so called "woods' maintenance" with its periodical cuts of many trees seems to me sometimes extremely negative. It seems to me that it could be the preliminary step before the definitive clearing of the mountain and the hills. Maybe it'sdifficult to believe that some professors and experts may have a better knowledge of this topic than Nature herself. This is one of the typical feature of the scientific approach to Nature...

Than there's the usual problem of the trash people leave everywhere: plastic bottles, cans, packages and packets... everywhere. Along the road crossing the wood, there's no free space from rubbish. Inside the forest the situation is the same.

More serious problems derive from the fact that going inside the woods there are also "strange" wastes: mainly construction wastes but there are also different kind of stuff I cannot identify.

This situation should provide a serious occasion to reflect about our sensibility first of all  to environment. But I'm not talking about a generic idea of "environment" or the problems of Amazzonia, far-far-away. The dramatic situation of these places are at stake, here, where we are living. The local community has no respect for the place where it lives.  So it's a cultural problem which is very difficult to modify having also severe implications in political terms.

The rule is: not in my backyard. But this is our backyard! 

Nobody seems really interested in defending these places: natural sites, archaeological or historical places of interest are sharing the same fate insipred by indifference and apathy. I think that this community basically hates the territory where these individuals are actually living. This is a real collective madness and crime. We cannot wait for an intervention from "above": we all are responsible for the destinity of these resources.


A piedi nudi nel porco.. ooops.. parco

A causa di noiosissimi problemi di salute, non posso dedicarmi alle mie bellissime passeggiate in campagna o nei boschi. Oggi però ho preso la macchina e sono andato a fare un giretto sulla strada comunale che attraversa i boschi sulle colline che stanno proprio a ridosso di casa mia. Si tratta di bellissimi boschi che un tempo costituivano la cosiddetta Selva Cimina, vicino alla città di Viterbo.

E come tutti gli anni, torno a casa completamente sovrastato dallo sgomento. La condizione di questi boschi è a dir poco drammatica. In primo luogo si vedono gli effetti dello sciaguratissimo "diradamento": io, premetto, non sono un esperto in Scienze Forestali. Mi limito a commentare quello che vedo. Il sottobosco è annientato perchè privo della protezione degli alberie gli alberi sopravvissuti alla selezione degli esperti sono moribondi. Quello che viene da pensare è che il diradamento altro non è che la premessa, avallata dai "professori", per la rasatura generale e definitiva della montagna e delle colline. Mi viene anche da pensare che forse gli esperti pensano di saperne di più della Natura stessa visto che cercano di insegnarle come tirare su un bosco. Il solito approccio scientista-cartesiano alla Natura: un bel favore agli speculatori.

Eccoci poi al capitolo monnezza: nel 2012 ancora c'è gente che non riesce proprio a considerare i boschi, non dico dei "santuari naturali" come forse scioccamente faccio io, ma almeno dei luoghi che rappresentano una vera e propria assicurazione sulla vita presente e futura. 

La monnezza più gettonata resta sempre la seguente:  
  • bottiglia in plastica per acqua da 1,5 litri
  • bottiglietta in plastica per acqua e tè freddo
  • lattina
  • busta vuota di patatine
  • pacchetto di sigarette
  • involucro di merendina
  • bottiglia di birra da 33cl
  • fazzolettino di carta usato post incontro galante

Non mancano poi le bustate piene di rifiuti gentilmente nascoste dietro gli alberi. E qui si arriva alla parodia: qualcuno mi sa spiegare quale è il dietro di un albero?

Lungo i lati della strada non c'è un metro che non sia integralmente ricoperto da questa roba. I sentieri all'interno sono più o meno nelle stesse condizioni: ovviamente c'è un forte incremento nel numero dei fazzolettini usati.

C'è poi il capitolo dolente dei rifiuti "strani". Grandi mucchi di materiale di risulta edile punteggiano i boschi e le radure: qua e là sbucano sacchetti misteriosi. In alcuni sembra di notare altro materiale edile. In altri non si capisce. Un tempo questo genere di rifiuti li inguattavano bene: bisognava inoltrarsi un bel po' per trovarli. Ora non si preoccupano più nemmeno di nasconderli. Fai pochi metri e li trovi in bella vista: tanto chi vuoi che li noti?

Su tutto questo c'è molto da riflettere. In primo luogo la monnezza non cade dal cielo. Da una parte la cosiddetta "gente comune" è responsabile diretta di questo stato di cose: se nel 2012 ancora c'è gente che butta tutto dove gli capita vuol dire che siamo messi male. E che cambiamento politico vuoi fare con queste premesse? Insomma alla fine ognuno ha il governo e i politici che si merita. E' anche da queste piccole cose che capisci la qualità del capitale umano che si ha l'onore di incontrare per strada (o al seggio elettorale) tutti i giorni. Un'umanità che alla fine vale quanto una busta di monnezza...

Inoltre come mi incavolo io, che alla fin fine sono poco più di un'ombra, si dovrebbero incavolare tutti coloro che vivono questo sfortunato territorio. Il problema è che nessuno soprattutto i nativi di vecchia data, sentono questa terra come un bene loro proprio. Mi viene da pensare che alla fine gli "autoctoni" sono i peggiori nemici del territorio dove vivono e dove sono vissuti i lori antenati: hanno un odio sottile e perverso per la loro terra. Tant'è che mi è capitato spessissimo di sentire un entusiasmo sincero e amore per questa terra solo da parte dei nuovi residenti che puntualmente vedono frustrato il loro entusiasmo. Lo stato dei boschi denuncia tutto questo...

Rimane gravissimo poi che i boschi servano per nascondere rifiuti di tutt'altra natura: ciò potrebbe spiegare anche perchè ogni tanto vanno a fuoco.

 In conclusione: che tristezza vedere sperperare una ricchezza simile!





lunedì 9 luglio 2012

Resilience: how to do it?

One of the most dramatic aspect of the current crisis and recession is that they put to a strain on the endurance capability of many local communities. The crisis of the conventional economic system has evidenced a huge gap in economic, social, cultural, environmental and psychological terms.dividing entire societies. It is no longer possible to keep the things as they were in the past. Change or die.

If the deep causes of this crisis won't be solved, in a short time things will become maybe worst in the future. Every future crisis seems to be more profund and dramatic than the previous ones.

During these decades of economic obesity our community appear particularly weak and the idea of community itself seems to definitively lack. We are only individuals with weak and virtual relations based on the idea of conflict and competition rather than cooperation and solidarity.

So, now we are weak, confused, isolated: everyone can be a potential enemy. We are thus prey of managers and politicians.

For this reason the concept of "resilience" is aquiring more and more importance as critical tool to provide local communities with adjustment capability, to re-construct local economies, to creat efficient local networks, to delineate a decent political class. 

In my experience I have noticed that the destruction of those relations at the base of the idea of community has highly increased the conflict and competition levels among local agents and many politicians are exploiting this competition to maintain their political power.

I have experienced many negative examples about it: inertia, opposition to any kind of change, resistence to any kind of committment and involvement. Any local initiative has to cope with severe difficulties making particularly hard the implementation of the idea of resilience. Many obvious activities (taking possession of the old town centres, squares, roads, parks, protecting public spaces, etc.) become very difficult task.

Resilience. How to do it? Maybe we can agree in theory, but how to implement it? Is there any suggestion?


Resilience: come fare?

Uno degli aspetti più drammatici dell'attuale condizione di crisi è quella di mettere a dura prova le capacità di sopportazione e di resistenza di intere comunità. Questo fa sì che la crisi del sistema economico fondato sulla crescita senza limite e senza limiti abbia scavato un solco profondissimo in termini sociali, psicologici, ambientali, culturali ed etici. Appare evidente che non si può più procedere come "prima": non è più possibile confidare su fattori esterni che riporteranno le cose come erano una volta. 

O si cambia o si muore. 

Potremo magari rimettere in sesto i conti pubblici per un po', ma se non si agisce sulle cause di questo collasso generale, non si farà altro che guadagnare stupidamente un pochino di tempo. Nient'altro.

Decenni di obesità economica hanno di fatto indebolito le nostre comunità: anzi spesso è venuto totalmente meno il concetto stesso di comunità come rete relazionale organizzata di persone e famiglie dotata di un radicamento permeabile territoriale e culturale. L'individualizzazione della società ha fatto prevalere le spinte della competizione e del conflitto su quelle della solidarietà e della cooperazione. 

Oggia appariamo deboli, confusi, isolati: tutti contro tutti. siamo facile preda di manager senza scrupoli e della politica che il mondo della finanzia riesce ad esprimere. 

Sempre più spesso si parla di rafforzare il grado di  resistenza ed adattabilità delle comunità per poter far fronte alla crisi, per poter ricostruire delle economie locali, per sviluppare dei network locali efficienti, per poter esprimere una classe politica ed amministrativa locale e nazionale decente. Bisogna sviluppare una "resilience" locale.

Solo che non disponiamo più delle relazioni che sono alla base delle comunità: la conflittualità fra gli agenti territoriali è sempre altissima e i politici locali amplificano questa conflittualità per potersi garantire una continuità di potere.

Personalmente, in questi ultimi anni più recenti, ho avuto delle esperienze particolarmente negative in questo campo: l'inerzia, l'opposizione nei confronti di qualsiasi forma di cambiamento, le resistenze a qualsiasi forma di coinvolgimento rendono difficilissima ogni iniziativa. Riprendere possesso dei centri storici, delle piazze, delle vie, la riconquista e difesa degli spazi verdi, tornare a dialogare con gli altri "faccia a faccia" sembrano cose ovvie, ma non si riescono quasi mai a realizzare.

La "resilienza" è un concetto che quindi diventa difficile da delineare e da mettere in pratica, anche se magari a parole siamo tutti d'accordo.

Ogni giorno che passa siamo sempre più vulnerabili e non siamo in grado di inventarci qualcosa per rimettere in moto le economie locali. Tutti aspettano che qualcosa cada dal cielo. Che illusione!

lunedì 16 gennaio 2012

Resistenza Locale

Ogni giorno abbiamo conferme della distanza abissale che separa la società reale da quella irreale (la politica). Anche se cresce ogni giorno il numero delle persone che prendono il coraggio di indignarsi, gran parte della collettività, sia a livello nazionale che locale, resta bloccata in un completo torpore esistenziale e deliberato desiderio di continuare a vivere in uno gabbia fatta di catalessi assoluta. Per molti è certamente più tranquillizzante continuare la propria routine fatta di sciacallaggio sul posto di lavoro, avidità senza fine, calcio e calcetto, relazioni personali basate solo sull'interesse del momento. 

Si dice sempre che bisogna fare qualcosa sopratutto a livello locale. 

Personalmente non ho esperienze particolarmente positive da riportare in ambito di partecipazione locale: tutt'altro. Devo dire che i vari tentativi portati avanti in una piccola realtà locale, come quella dove vivo, sono stati a dir poco fallimentari. Assenza di sensibilità degli amministratori locali aggravata da scarsa alfabetizzazione sulle tematiche dello sviluppo locale, interessi sclerotizzati, paura del cambiamento, difficoltà a percepire il valore delle nuove opportunità, individualismo esasperato, cinismo delle famiglie e delle persone: tutto questo ha reso vana ogni iniziativa. Il risultato è facilmente evidente: assenza di spazi comuni e pubblici strutturati, scarsissimo coinvolgimento, attività limitate a pochi eventi folcloristici di scarso o nullo valore, degrado del paesaggio e del borgo, estinzione delle attività tradizionali.

Spesso mi sono trovato da solo a lottare contro i mulini a vento. Ma non si può fare i Don Chisciotte tutta la vita, perchè alla fine uno si stufa...

E' indispensabile quindi che le iniziative di successo promosse dagli "svegliati" vengano messe il più possibile in circolo, condivise e possibilmente imitate. Sono un importante stimolo per cercare di scuotere un assetto che, come dimostrano recenti fatti di natura politica-istituzionale, non ha alcuna intenzione di mutare, nemmeno all'interno di piccole comunità locali. 

Su Altraeconomia ho trovato questa pagina che tratta di un'interessante iniziativa di movimentazione di informazione dal basso. Essa si lega ad importanti inziative di difesa delle realtà locali dallo sciacallaggio degli speculatori di ogni sorta. Per maggiori informazioni su queste iniziative, visionare questi siti:  
 www.timu.it
http://www.ahref.eu/it

mercoledì 9 novembre 2011

Un futuro denso di incognite....

Dopo i fatti di ieri, si è aperta in Italia una strana condizione di crisi di governo. come sempre tutto questo avviene nella massima confusione in modo tale da gettare ancora più fumo e caos non solo negli occhi dei fantomatici investitori, ma di tutti i cittadini onesti che ancora si ostinano a tirare avanti la carretta di questo sfortunatissimo lembo di terra. 

L'irresponsabilità "pura" portata a forma di governo (e a grandi passi anche a forma di Stato) e stili di gestione criminale della cosa pubblica non solo ha generato la voragine del debito pubblico che oggi ci sta presentando un salatissimo conto (e che anche un imbecille avrebbe potuto prevedere), ma ha anche distrutto le possibilità di elaborare un progetto di uscita da questa crisi. Anni di politica criminale in primo luogo hanno portato alla gestione della cosa pubblica persone, nella migliore delle ipotesi, del tutto incapaci e incompetenti. La presenza di partiti politici più simili a comitati di affari riuniti intorno a dei veri e propri capibastone e, a scalare, capi corrente, ha allontanato dalla passione e dal dibattito politico quelle risorse umane ed intellettuali-intellettive di cui oggi avremmo urgentemente bisogno. Una mandria di asini e vacche incapaci, corrotti/e e voraci, ma accondiscendenti e fedeli, oggi sono chiamati a gestire una fase politica di cui non sono assolutamente all'altezza apparendo del tutto inadeguati alla necessità del momento storico in cui ci troviamo. 

Peggio del peggio, questa classe che pomposamente si fa chiamare dirigente e politica (ma che è interessata solo a dirigere i propri interessi a danno della collettività) ha coltivato un'opinione pubblica inerte, apatica, ignorante e spaventosamente egoistica capace solo di pensare ai propri affari più immediati. All'interno di un circolo perverso e rigorosamente orientato verso il basso-peggio, alimentato dalla distruzione sistematica e scientifica della scuola e di tutto ciò che può anche lontanamente puzzare di "servizio pubblico", questa opinione pubblica è vittima di questa congrega di criminali inetti in cui fondamentalmente si specchia e si riconosce.

Si parla di elezioni anticipate. Chi ha anche minimamente bazzicato un qualsiasi partito politico sa che al suo interno quelli che contano sono quelli che "preventivamente" portano voti. Si dice sempre che Tizio va candidato e messo "in alto" perchè porta un sacco di voti. Anche se è un mascalzone, anche se è uno che ha fatto loschi affari, magari invischiato con Cosa Nostra, pluri-indagato, un deficiente, un corrotto ecc... ecc.. va candidato perchè porta un sacco di voti. E' vero che le elezioni le vincono quelli che sono più votati, ma questa storia dei pacchetti preconfezionati di voti mi ha sempre lasciato perplesso. E questo perchè dietro questi  pacchetti ci sono delle persone che obbediscono ad ordini precisi: le dicono di votare tizio e lo votano senza discutere. E queste persone sono fra noi. Questo fa veramente paura delle elezioni nostrane. E questa è una zavorra pesantissima che impedisce la costruzione di un qualsiasi tipo di futuro.

E allora, stando così le cose, cosa ci dobbiamo aspettare per il prossimo futuro? Un governo di "larghe intese"? Un governo di salvezza nazionale? Elezioni anticipate? Con questa splendida legge elettorale poi? Dei tonni che si atteggiano a Delfini (come se le cariche pubbliche fossero ereditarie)? Una fiume di topi che corre da un partito all'altro nel tentativo di abbandonare la nave e di dire "io non c'entro"?

Tutto questo è solo chiacchiere e giochi di prestigio perchè senza un cambiamento profondo, un cambiamento "umano", ci ritroveremo solo a subire il blabla dei soliti "noti" ispirati all'idiozia, al dolo e all'incapacità di sempre. Ma per prima cosa dobbiamo cambiare noi: dobbiamo cominciare a pensare ad un "noi" i cui identificarci. Dobbiamo smetterla di pensare alla comunità come ad una somma di "io": dobbiamo smetterla di essere parte di un pacchetto di voti.

Dobbiamo riprenderci la "nostra" politica senza possibilmente delegarla a nessuno.

C'è sempre l'esempio di "Occupy Wall Street"...


lunedì 7 novembre 2011

The Banality of Stupidity

Just last week, a terrible flood invested the Liguria Region in northern Italy causing about 10 victims. At that time I wrote a post in this blog evidencing that the main causes of this catastrophe are to be found in the mis-management of the territory, the speculations, the incapability of local and national authorities and institutions in designing, planning and implementing adequate strategies for land and rivers management.

While writing that post, I received the news from the weather reports about hard rains for the next week. So I deliberately decided not to write anything in this blog, leaving in evidence that post: this was just an experiment.

As expected new floods have hit Liguria in particular Genoa: everything was quite predictable, but now we have to count  4 victims more.

That's the experiment's result: without writing anything, a post written one week before (and in theory out-to-date), has become automatically a timely comment (up-to-date). This is to say that Italy (I have renamed it "The Land of Chaos") is so easily predictable above all for the stupidity of its politicians and local adminsitrators. In theory I could leave this comment  as well till the end of this winter-the beginning of the next spring to always provide this blog with a timely comment about natural disasters. The banality of stupidity.

 To do this, it is not necessary to be a magician. Everyone in Italy perfectly knows that all the regions in the Land of Chaos are so devastated that just a little shower may provoke a disaster with a large number of potential victims.


The lack of any kind of territorial planning, the myopia in land managiement ,the anarchy in constructions and in building, leaving entire areas in the hands of speculators, unskilled and unable local and national administrators maybe created a small richness in the short run, but a catastrophe in the long run.


In TV nobody talks about the real causes of these disasters which cannot be ascribed only to Nature. The main responsibilities still remain in the criminal behaviours of politicians who have the duty to foster local and national well-being. But when, under their responsibility, rivers become sewers, woods and forests are cancelled, waste are disposed without controls, everyone feels the liberty to build everywhere and in any way he/she likes without permissions and controls, in brief when everything is done with no rules, all this is just a time bomb under the bottom of the people living in that area. It's just a matter of chance and time.

We have also terrible problems about earthquakes prevention and the case of the areas near the Vesuvius where at least 400.000 people live... Another examples of the banality of stupidity.


La banalità dell'idiozia

Sono perfettamente consapevole del fatto che questo blog ha pochi lettori. Tuttavia mi rivolgo ora a quei pochi: non so se avete notato ma per circa una settimana non ho scritto alcun post. In pratica ho lasciato per alcuni giorni, come ultimo post e quindi in evidenza, alcuni miei commenti sulla catastrofe delle pioggie verificatesi in Liguria. Tutto questo l'ho fatto deliberatamente perchè mentre scrivevo quel post, i meteorologi stavano annunciando che di lì ad una settimana avrebbe ripiovuto e di conseguenza ci sarebbe stata una nuova allerta meteo sulla Liguria in particolare su Genova. 

Puntualmente si è verificato quanto previsto da una settimana: forti piogge, esondazioni, fiumi di fango... 

In pratica senza bisogno di scrivere nulla, un post vecchio di una settimana è diventato automaticamente di attualità. Questo per dire che la Terra del Caos è talmente prevedibile, per la stupidità dei suoi politici ed amministratori, che a questo punto basta scrivere un commento sulle inondazioni e sulle piogge all'inizio di ottobre per essere sempre puntuali praticamente per tutto l'inverno. 

Questo evidenzia la banalità dell'idiozia (non solo la mia quindi) che connota la nostra quotidianità. E' vero che ci sono state delle piogge eccezionali, ma anche un bambino sa perfettamente che tutti i territori della Terra del Caos sono stati talmente martoriati, saccheggiati e devastati che basta un po' di vento, due gocce di pioggia, una bella grandinata per provocare allagamenti, frane, smottamenti e chi più ne ha più ne metta. Il problema è che alla fine dobbiamo contare anche le vittime... 

Con la furbizia non si va molto lontano: la mancanza di qualsiasi forma di pianificazione territoriale, la miopia più assoluta con cui si è gestito e si gestisce il territorio, i condoni, l'aver lasciato intere regioni nelle mani degli speculatori, dei palazzinari e degli uffici tecnici locali incompetenti e corrotti hanno creato una ricchezza illusoria nel brevissimo periodo, ma la catastrofe per il futuro. 

Nessuno si chiede perchè la pioggia ha causato tutto questo: qualche sprovveduto continua a sostenere che dipenda dall'acutizzatrsi dei fenomeni naturali. Ma le responsabilità maggiori sono sempre nell'incapacità e nel dolo di chi amministra il territorio. Il disboscamento dei monti e delle colline (anticipato sempre dal diradamento cretino), l'aver trasformato i torrenti in fogne a cielo aperto, la speculazione edilizia, le discariche e l'interramento dei rifiuti, tutto questo è una miccia accesa sotto il sedere di chi vive in quelle aree. E' solo questione di tempo. 

Per non parlare poi della prevenzione dei terremoti o la catastrofica condizione delle aree prossime al Vesuvio. Tutto questo è veramente banale, pericolosamente banale...


venerdì 28 ottobre 2011

Piove nella Terra del Caos

Piove e vengono giù le case, paesi interi, montagne che franano, torrenti che straripano. Ogni volta che si addensano delle nuvole, in Italia, Nord-Centro-Sud, la mente va subito al rischio di una catastrofe. Quando tira un po' di vento e magari ci sono due gocce di pioggia ci si prepara a contare le possibile vittime. Cose da matti. Cose semplicemente da matti.

Se non fosse per il fatto che ci sono stati dei morti, che intere comunità sono state travolte e stravolte e che molte famiglie hanno perso la casa, ci sarebbe da ridere e da piangere insieme per la rabbia. Non è possibile, non è immaginabile: la cosa cretina è stare sempre ad affrontare il solito medesimo problema senza risolverlo mai. Tipico del "Made in Italy". Improvvisare, tirare a campare, lasciare correre...

Abbiamo una classe politica e dirigente (di qualsiasi schieramento, alleanza, aggregazione, formazione partitica) che chiaramente ci invita a farci gli affaracci nostri a patto che noi tutti consentiamo a questi signori di farsi gli affari loro. Su questo patto perverso si fonda la sopravvivenza di questo sistema di inganni e truffe chiamato pomposamente "Repubblica Italiana", ma che altro non è che la "Terra del Caos". Ma alla fine lo scotto lo pagano sempre i soliti. "Facciamoci solo gli affari nostri: di tutto il resto chi se ne frega": questo è tutto. Ma quando si parla di territorio non è pensabile farsi solo gli affari propri, perchè ogni sfregio che affibbiamo al territorio, in nome della speculazione edilizia, del diradamento dei boschi, della gestione senza logica dei luoghi, in breve in nome degli "affari nostri" ci torna puntalmente indietro come un boomerang con tanto di interessi. La terra non è qualcosa che si lascia violentare impunemente: nemmeno da dei furboni come gli italiani. 

Quando mi guardo intorno nelle campagne devastate dalle villette o nelle città deturpate da orrori edilizi, quando vedo la illogicità delle strade, la mancanza di spazi verdi , marciapiedi o di piste ciclabili, penso che tutto questo sia l'immagine più  evidente di una politica (e di politici) semplicemente criminali o (nella migliore delle ipotesi) incompetenti. E questi criminali agiscono liberamente ed impunemente grazie al fatto che gli abitanti stessi li hanno votati e li hanno scelti. Non sono mai stati puniti, ma semplicemente e coninuamente rieletti. Mi rendi invivibile il luogo dove vivo ed io ti premio pure. Mi tagli tutti i boschi sulla montagna che sovrasta il paese ed io ti rieleggo. Mi trasformi i fossi ed i torrenti in fogne ed io ti vengo anche a chiedere qualche favore. Perchè gli abitanti di un qualsiasi paesino dell'Olanda, della Germani,a della Francia, della Danimarca, devono vivere infinitamente meglio di noi? Perchè ci accontentiamo sempre di questa mediocrità, di questo schifo, di questa politica di bassissimo profilo umano? Perchè permettiamo alla "politica con la pappagorgia" di rendere i luoghi dove viviamo e la nostra stessa vita quotidiana una porcheria?

Siamo in una gabbia mentale molto pericolosa: il peggio è che nessuno sembra avere la benchè minima intenzione di uscire da questa prigione. Ci va bene così...
 
Il dissesto è quindi un grandissimo businees: non solo fai quello che ti pare, ma poi magari scattano le emergenze con le deroghe, la protezione civile ed i soldoni. Ma chi ci protegge dalla protezione civile? Ora che poi i comuni non hanno più un quattrino, le catastrofi sono una benedizione del cielo! A questo siamo arrivati...

L'Italia è così mal ridotta che alla fine dobbiamo sperare in una serie di colossali catastrofi naturali che demoliscano tutte le ferite che abbiamo apportato alle nostre terre, al nostro patrimonio naturale-ambientale e a quello culturale-artistico-archeologico: villettopoli, quartieri orribili, strade inutili, ponti e viadotti osceni, aree industriali raccapriccianti con file e file di capannoni vuoti, discariche abusive e rifiuti buttati ovunque... Speriamo che uno tsunami o un terremoto spazzino via tutto per far cessare questa lenta agonia e poter ricominciare tutto daccapo...

Bisogna cominciare a pensare alla demolizione dello schifo che si è accumulato in questi decenni e progettare la ricostruzione con "criterio ed intelligenza" (risorse sempre più scarse ahimè): uno schifo che poi continua ad accumularsi senza sosta. Non solo è brutto da vedere, ma questo schifo offende il paesaggio e mette a repentaglio l'assetto strutturale del territorio e di conseguenza le nostre stesse vite. 

Visto che poi siamo in tempi di crisi, invece di pensare stupidamente che l'edilizia senza regole possa rilanciare la crescita economica, bisognerebbe immaginare una grande strategia per creare business dalla demolizione, ri-progettazione e ri-costruzione dei paesaggi, dei borghi e delle città orribili che decenni di politica corrotta ed incompetente ci hanno lasciato in eredità.

Il restauro del territorio ci darebbe paesaggi più belli: e magari non dovremo più contare le vittime del primo temporale autunnale...

mercoledì 5 ottobre 2011

The Closedown

I've always discussed in this blog about the narrow-mindedness and blindness in the Italian society: this condition is translated often into incapability in imagining a future, in leaving space to talents, in innovating, in designing and planning forms of sustainable changes. This blindness implies always a sad and mere management of a "present time" according to the philosophy of improvisation, hoping in a miracle and "things will go better by their own".

 In these recent days I've noticed that this blindness is accompanied by a dramatic closing down in many economic, business and productive activities. While walking in the center of the city where I live I have seen a remarkable number of closed shops. Probably this is an effect of the VAT increase (21%) which  rather obviously doesn't support economic activities. Families have very little to spend now and moreover the increase in prices are considerably more significant than the mere VAT increase. This is an economic short circuit.


These two facets of the medal are complementary because this closing down involves mainly a large sector of the electorate supporting the present prime minister and his government. Blindness produces closures. Relying on a mere present survival in politics produces closures in economy. Blocking creativity and the spirit of initiative initially produces economic closures: then social failures and exclusion.

In the meantime the "small economy" is dying. Above all young people have to cope with a situation where all the possibilities to find a job opportunity are "closing down".

La Chiusura (e non solo mentale...)

Ho sempre rimproverato su questo blog il grave problema della chiusura mentale che in generale attanaglia tante comunità del nostro scalogantissimo Paese: ciò si traduce in incapacità di immaginare il futuro, lasciare spazio ai talenti, innovare, progettare e gestire il cambiamento. La chiusura mentale comporta sempre una penosa gestione del presente secondo la logica dell'improvvisazione, dello sperare in un miracolo o che le cose si "aggiustino da sole". 

Quello che noto in questi giorni più recenti è che a fianco di questa chiusura mentale sta emergendo un altro tipo di chiusura: quella delle attività produttive e commerciali.

Passeggiando per le vie del capoluogo della mia provincia (ancora esistono 'ste benedette provincie!) ho notato nel centro un numero considerevole di negozi e di attività chiuse. Mai prima d'ora avevo visto una cose del genere. Del resto la bizzarra idea di aumentare l'IVA non ha certamente funzionato come volano per lo sviluppo di nuove attività ed il rafforzamento delle esistenti. Semplicemente le famiglie hanno sempre meno soldi da spendere. E considerando che, come avevo già scritto, gli aumenti sono stati di gran lunga maggiori rispetto all'aumento effettivo dell'IVA, questo corto-circuito economico era fin troppo facile da prevedere. Oltrettutto una volta aumentata l'IVA al 21% scordiamoci l'arrivo nel futuro di un messia che la riporterà indietro. Impensabile.

Insomma i negozi chiudono ed in quelli rimasti aperti i clienti sono pochi. Una sberla per una considerevole fetta di quell'elettorato che aveva a gran voce sostenuto l'attuale premier e la sua maggioranza. Ecco quindi che la chiusura mentale si materializza nella chiusura ad esempio dei negozi del centro-città. E' quindi incredibile poter toccare con mano tutte le conseguenze di queste diverse forme di "chiusura".

La piccola economia intanto sta agonizzando come non mai. Soprattutto per i giovani si stanno chiudendo le ultime porte per potersi inventare un mestiere.

mercoledì 28 settembre 2011

Come siamo amministrati male...

Tutti siamo presi dal vergognoso spettacolo della politica nazionale: braghe calate, corruzione, tangenti a destra e sinistra, zoccole, sospetto di ingerenza della criminalità organizzata, incompetenza di ministri.... Per certi aspetti ci stiamo abituando a questa misera umanità di bassissimo profilo e questo è di per sè un fatto molto grave. Diciamo che viene considerato tutto questo come qualcosa di "dato": cioè viene considerato "normale" che in parlamento possa sedere un corrotto, un idiota, una prostituta, un mafioso, un incapace... Vabbè: che ci vuoi fare?

Questa discarica umana ci distoglie dalla politica "piccola", quella delle amminsitrazioni locali, e dalla sua efficienza/inefficienza. Non parlo ovviamente della grandi aree metropolitane perchè di fatto funzionano come una realtà di scala "macro" ovvero con le logiche di tipo "quasi-nazionale". Sono anche certo che ci sono tanti bravissimi sindaci, consiglieri, assessori, che si arrabbattano come possono senza risorse, senza mezzi e senza considerazione da parte di alcuno. Il problema dei tagli ai comuni è risaputo. Ma non è di questo che voglio parlare così come non voglio parlare della questione dei piccoli-medi comuni con infliltrazioni mafiose.. 


Quello che voglio mettere in evidenza è la fin troppo frequente incapacità e scadente qualità degli amminsitratori locali di tanti piccoli centri e borghi della nostra sciagurata penisola. Premesso che la spina dorsale dell'Italia è costituita da medi, piccoli e piccolissimi centri, basta gardare il paesaggio rurale di tanti territori per mettersi le mani nei capelli. Eh sì, perchè la qualità del paesaggio è un primo indicatore della qualità di chi amministra o ha amministrato quella terra. 

Quello che noto è che invece di apportare valore aggiunto alle iniziative locali, alla fine troppo spesso molte capacità collettive o attività territoriali non solo non vengono riconosciute ma vengono addirittura  ostacolate. Noto tante risorse e potenzialità locali, che potrebbero agire da volano per lo sviluppo locale, che invece continuano a rimanere spesso inutilizzate, sottoutilizzate, malgestite o devastate.


Il tutto viene aggravato dalla prevalenza della competizione sul senso di collaborazione , dell' individualismo sull’aggregazione. E’ un problema pertanto di mentalità e di cultura: ancora non abbiamo compreso che non si può più agire secondo il criterio “ognuno per conto suo”, ma si deve ricominciare a pensare in termini di un “noi” partecipativo, sopratuttto in questo periodo di sfascio politico ed economico. 

Di tutto questo c'è poca alfabetizzazione negli amministratori locali: questa cultura istituzionale è spesso assente o molto scarsa.  I piccoli Comuni non si devono quindi solo limitare alla "gestione ordinaria" del territorio, ma lavorare anche su questo versante per il quale non servono soldi, ma buona volontà ed un minimo di sensibilità. Ma al momento continuo a non vedere nè l'una nè l'altra...
 



martedì 26 aprile 2011

Avrei dovuto...

In questi giorni ci sono state un sacco di questioni e notizie da commentare e da valutare. Invece ho completamente staccato la spina: l'immigrazione, la faccenda della Libia, il nucleare e la privatizzazione dell'acqua, l'Earth Day...

Avrei dovuto fermarmi a riflettere e a considerare queste cose: invece no... Pausa. Questo non vuol dire che non mi importa niente, ma bisogna riprendere fiato ogni tanto. Anche perchè questa lotta donchisciottesca contro tutto e contro tutti alle lunghe stanca.

Anche perchè mi è bastato passare una mezzoretta nella sala di attesa del dentista e sentire i discorsi delle persone presenti per farmi cadere le braccia per terra: e non avevo più la forza di riprendere le mie braccia da terra. Sono discorsi allucinanti che ho già sentito mille volte, ma quel pomeriggio è stata come la goccia che fa traboccare il classico vaso.

Basta così. A che pro fare tutto questo casino? Per questa gente la cui unica preoccupazione è il tipo di tatuaggio da stamparsi sulle chiappe in previsione della prossima estate? Stiamo parlando di 40-50enni che fanno a gara con gli adolescenti a chi è più immaturo...

A furia di strillare ti viene meno la voce.

In questo sfortunatissimo paese siamo alla mercè del primo che passa. E tutto questo lo conferma. E allora bisogna rimettersi in forze soprattutto da un punto di vista mentale per continuare questa lotta apparentemente senza speranza...

giovedì 10 febbraio 2011

The Idea of Italy I like

In this period we are living in Italy a phase in which bitches and pigmen are completely dominating the scene with continuing scandals and total arrogance. If I take a look around me I can see very few people sincerely worried and outraged. The majority thinks that after all there's nothing bad in this: sometimes someone shows also envy for these sexual performances and the great flow of money concerned.

The Dolce Vita in this Berlusconi's age is the symptom of this kind of Italy made of tricks and frauds.

I highly dislike this Italy: in spite of this, a different kind of Italy still survives and which I think to belong to. In the following video there is a little example of this Italy I like. It describes a spontaneous market of self productions and solidarity goods. It's in Italian but the message it's clear enough.




This is an example of this "Little Italy": but the dignity it has is extremely great...

L'Italia che mi piace

E' un periodo questo in cui viviamo in cui un'Italia fatta da zozzoni, zoccole e puttanieri sembra, con la sua protervia arroganza, non avere limiti. Mi guardo intorno e vedo troppe persone che invece di indignarsi, non ci trovano nulla di male: anzi c'è anche un'invidia sbavona per queste prestazioni erotiche e per i tanti soldi che girano.
Insomma la Dolce Vita in salsa berlusconiana è il condimento vincente di questa Italia mascalzona e furbona: viva l'evasione (fiscale e non), viva la truffa, via l'happy hour perenne.

Questa Italia fa schifo. Eppure c'è un'Italia silenziosa che è "altro". E' l'Italia che mi piace, che condivido, e di cui mi sento di appartenere. Consiglio la visione di questo bellissimo video sul Mercato mensile dei produttori locali e delle autoproduzioni al Presidio Permanente No Dal Molin, che testimonia l'esistenza in vita di questa Italia.



E' un'Italia piccola, piccola, ma quanta dignità in queste piccole cose...