martedì 19 ottobre 2010

Il Territorio Umiliato

Su questo blog cerco, ogni volta che posso, di sollevare questioni che riguardano la dimensione "locale". Grazie alla lungimiranza di Gianluca Aiello ed al suo interessante blog (di cui trovate agilmente i link nell'elenco dei blog di Arvalia), ho avuto modo di venire a conoscenza di questo film "Il Suolo Minacciato" di cui di seguito inserisco la prima parte.



Si tratta di una questione che interessa tantissime aree rurali italiane. Spesso è il frutto da una parte di una concezione dolosa della gestione della cosa pubblica a livello locale, dall'altra, nella migliore delle ipotesi, di una visione totalmente miope dello sviluppo locale. Possibile che, dopo decenni di devastazioni, ci sia ancora qualche sindaco o assesore all'urbanistica convinto che quello che si vede in questo film possa apportare qualche beneficio al territorio e alla comunità di illusi che li hanno votati?

Pensare che la speculazione edilizia possa creare ricchezza è il più grande abbaglio che si possa immaginare: pochi posti di lavoro (scarsamente qualificati) a fronte di costi economici, sociali ed ambientali elevatissimi.

Torno a ripetere che troppo spesso le amministrazioni locali sono "prigioniere" degli uffici tecnici che diventano lo snodo di grandi flussi di denaro e leve di potere. I sindaci vanno e vengono: altri rimangono ben piantati al loro posto negli uffici comunali. Questo nella migliore delle ipotesi, perchè, come già detto, spesso dietro tutto questo "nonsense" territoriale si nascondono speculazioni, corruzione, la criminalità organizzata.

Tutto questo non viene deciso "altrove", ma è evidentemente il frutto di una classe di amministratori locali incapace e criminale che ci siamo scelti direttamente noi. Protestare quando le vacche sono scappate dalla stalla è anche ridicolo: alla fine siamo complici anche noi di tutto questo...

1 commento:

Gianluca Aiello ha detto...

Grazie per la lungimiranza.
Purtroppo credo che il problema non sia più di dimensione locale, ma talmente diffuso da diventare un problema nazionale.
Ricordandoci che in Italia esistono più di 8000 comuni, che tutti questi comuni devono fare quadrare bilanci dissestati e che pochi di questi sono capaci di farlo senza pensare alle elezioni ma pianificando nel lungo periodo.
Come ben dici è un problema nostro, non di chi amministra malamente.