venerdì 29 ottobre 2010

La politica de "LAIUTINO"

Ci risiamo.

Non è possibile.

Veramente non si resce ad imparare nulla dall'esperienza.

Un altro episodio che ha a che fare con le donnine ed i festini. Il "bunga bunga". Ma è possibile che questa gente non riesce a fare una cena con un po' di amici in santa pace, senza "strafare"? Che ne so? Una pizza, un po' di birra e la partita? Una partitella a briscola (non a scopa per carità! Magari basta la semplice parola per risvegliare dei pericolosi istinti primordiali)? Il Monopoli? Perchè non si comprano la Playstation e la fanno finita?

Scherzi a parte. Ogni volta che leggo queste notizie mi viene in mente il Satyricon di Petronio. Chi può se lo vada a leggere e troverà uno spaccato dettagliatissimo di personaggi dei nostri giorni. Sembra scritto oggi. Come nella cena di Trimalcione, non è che la gente si arrabbia e si offende per queste continue slavine di volgarità: eh no! Scatta invece l'invidia. Beato lui che se lo può permettere!

Siamo una società di liberti dove, ahimè, i liberti contano, eccome se contano.

E poi questa cosa che la "donnina"in questione era una persona bisognosa di aiuto. Ecco che emerge la filosofia politica de "Laiutìno" (proprio così: scritto tutto attaccato!)

Ne conosco almeno mille di persone bisognose di aiutini. Ma con dei casini seri. Senza lavoro, precari, senza casa, famiglie con bambini, gente vittima di incompetenze della sanità, e via discorrendo.

E questi qui cosa devono fare? Anche loro devono farsi invitare a cena? Purtroppo non dispongono di quella avvenenza e procacità che "predispongono a laiutìno": e allora cosa devono fare?

Perchè la Presidenza del Consiglio non mette a disposizione un numero verde o un sito internet per questo genere di segnalazioni?

Magari si dovrebbero mettere in bella evidenza i requisiti indispensabili per avere "LAIUTINO" come ad esempio:

- chirurgia plastica (per chi ne ha bisogno)
- tette adeguate alle mansioni (anche gli uomini)
- depilazione obbligatoria
- minigonna per tutti (anche gli uomini)
- calze a rete (tassativamente proibito l'uso dei calzini o peggio dei calzettoni di lana)
- saper bestemmiare con garbo
- conoscere le barzellette zozze
- saper fare la danza del ventre (anche gli uomini: evitare la "danza della panza")

Forza allora: se avessimo bisogno de "laiutìno" facciamoci avanti: hai visto mai!

mercoledì 27 ottobre 2010

Il pugno in faccia

Il pugno che è stato sferrato contro Daniele Capezzone è certamente un gesto da criticare come ogni gesto violento, al di là di chi lo subisce. Un pugno sulla faccia di un povero ignoto provoca lo stesso dolore e senso di umiliazione di un cazzoto finito sul volto di un personaggio noto.

Viene comunque subito da chiedersi, visti i precedenti, se le scorte che i nostri politici hanno servano di fatto a proteggerli più dalle reazioni "affettuose e di stima" della gente comune che dal rischio di attentati terroristici. Tutto questo di certo non aiuta ad avvicinare la politica al mondo reale. Ma del resto a questi signori non mi sembra che interessi più di tanto.

Sgradevole resta comunque la solita ondata di scemenze dei politici che siamo costretti a sorbirci a riguardo. A parte le solite (un po' banali per la verità) dichiarazioni di solidarietà da parte di molti, sono venute fuori espressioni e dichiarazioni pesanti su "clima di odio", "vittima di una violenza squadrista", "squilibrati armati dalla sinistra": credo che siano parole gravi su cui bisognerebbe riflettere un pochino prima di esprimerle.

Mi sembra che con troppa faciloneria si cerca ogni volta che capita di cavalcare l'onda del risentimento, del complotto, delle macchinazioni, dei complessi di persecuzione di fronte ad un gesto, sicuramente riprovevole e sottolineo riprovevole, la ricerca delle cui cause e motivazioni (se ce ne sono) deve spettare a chi ha il compito di indagare e trarre conclusioni.

Ogni volta che un personaggio della politica finisce in mezzo a faccende più o meno gravi di questo tipo (dai fischi alle statuette in faccia, dalle pernacchie ai fumogeni) dobbiamo tristemente assistere a questo sgomitare cretino davanti alle telecamere dei TG di questi personaggi che devono dire la loro cercando di tratte le conclusioni più gravi possibili, con le espressioni ed iperboli più sensazionali possibili, pur di attirare l'attenzione su di sè per 2 minuti.

Mi dispiace umanamente per quanto accaduto al Sig. Capezzone. Quello che mi dispiace di più, soprattutto per lui, è che c'è sempre qualcuno, in questo caso come in altri, che approfitta delle disgrazie altrui per fare di tutto per fare "la bella figura" dell'indignato dalla faccia truce e dall'espressione corrucciata...

venerdì 22 ottobre 2010

Delinquent Literature

Yesterday I've watched on TV the presentation of a book (titled "Italian Ballasts") about those impediments and obstacles which hamper a correct growth and development in Italy. I thought: good, another interesting book about what is bad in Italy. But soon I have started to repeat in my mind: "another interesting book about what is bad in Italy". Probably the umpteenth book of this kind! Maybe in Italy we have created another kind of literature: hundreds of books discussing about bribes, corruption, the vatican, banks, university, mafia etc. Everyday, since the publication of Gomorrah by Saviano, someone publishes a book about these issues. The Delinquent Literature

Unfortunately Italy provides an endless list of such issues and, in my opinion, is extremely useful and important that journalists, academics, politicians denounce these problems. But, what's the real meaning of such "delinquent literature" if in Italy nothing change and probably will never change? How it can be possible that having so many titles in any italian bookshop nothing happens? Is it possible to imagine a similar circumstance in Sweden, Germany or in the Netherlands?

What should we do to move a step forward, moving these topics from the literature dimension to the real world? How can we pass from the denounce to the concrete action to change and improve our society?

I think that day after day, book after book, people may become anaesthetized to these dramatic problems...

Letteratura "Birbacciona"

Ieri mi è capitato di vedere casualmente su un notiziario la presentazione del libro di Antonio Catricalà "Zavorre d'Italia" che dovrebbe trattare (non l'ho letto...) di tutti quegli impicci ed impedimenti che ostacolano la crescita e lo sviluppo del nostro Paese. Mi sono detto: bene, interessante, un altro lavoro sui "mali" d'Italia. E qui ha cominciato a ronzarmi un pensiero: un altro lavoro sui "mali" d'Italia! Forse l'ennesimo. Ormai tutti si esercitano al tiro al bersaglio... C'è pure Catricalà. Forse è nato un genere: oltre ai thriller, ai gialli, ai romanzi rosa, alla poesie ecc... ecc... c'è anche la "letteratura birbacciona" ovvero lo scrivere qualche cosa su questo o quello che non va in Italia.

C'è da dire che l'Italia offre un bacino quasi inesauribile di materiale: dai tempi di Gomorra e della Casta, la nostra attenzione è ogni giorno richiamata da un titolo di un libro su monnezza, ricatti, università, sprechi, vaticano, banche, treni, sanità, scuole, ecc... Beninteso: è bene che se ne parli, ma a me sembra che qualcuno (sulla scia di Saviano e di altri pionieri che fanno veramente sul serio) abbia trovato il filone "giusto". Malignamente, mi viene da ironizzare pensando che magari qualche furbacchione (o denunciatore dell'ultima ora) speri vivamente in qualche fattaccio o scandalo per scrivere l'ennesimo libro. Vedo già il titolo: "Cacca dei Cani: perchè i marciapiedi d'Italia sono impraticabili".

Scherzi a parte, ribadisco che questi libri (da Travaglio a Gomez, da Floris a Stella, e chi più ne ha più ne metta) sono lavori indubbiamente meritori: molti di questi libri li ho acquistati, letti ed apprezzati. Però mi chiedo cosa resterà di tutta questa letteratura "birbacciona" soprattutto se in Italia non cambierà mai nulla.

Mi chiedo poi come sia possibile che, a fronte di questo mare di carta, nulla accada. Vi immaginate una cosa del genere in Olanda o in Svezia? Ci fu del fremito all'uscita di Gomorra e della Casta, ma poi più nulla. Cosa possiamo fare per muovere un passo successivo e far uscire questo materiale, di per sè encomiabile, dalla dimensione letteraria, a quello del cambiamento, dalla denuncia alla costruzione?

A lungo andare ci si potrebbe anche assuefare a questa letteratura...

martedì 19 ottobre 2010

Il Territorio Umiliato

Su questo blog cerco, ogni volta che posso, di sollevare questioni che riguardano la dimensione "locale". Grazie alla lungimiranza di Gianluca Aiello ed al suo interessante blog (di cui trovate agilmente i link nell'elenco dei blog di Arvalia), ho avuto modo di venire a conoscenza di questo film "Il Suolo Minacciato" di cui di seguito inserisco la prima parte.



Si tratta di una questione che interessa tantissime aree rurali italiane. Spesso è il frutto da una parte di una concezione dolosa della gestione della cosa pubblica a livello locale, dall'altra, nella migliore delle ipotesi, di una visione totalmente miope dello sviluppo locale. Possibile che, dopo decenni di devastazioni, ci sia ancora qualche sindaco o assesore all'urbanistica convinto che quello che si vede in questo film possa apportare qualche beneficio al territorio e alla comunità di illusi che li hanno votati?

Pensare che la speculazione edilizia possa creare ricchezza è il più grande abbaglio che si possa immaginare: pochi posti di lavoro (scarsamente qualificati) a fronte di costi economici, sociali ed ambientali elevatissimi.

Torno a ripetere che troppo spesso le amministrazioni locali sono "prigioniere" degli uffici tecnici che diventano lo snodo di grandi flussi di denaro e leve di potere. I sindaci vanno e vengono: altri rimangono ben piantati al loro posto negli uffici comunali. Questo nella migliore delle ipotesi, perchè, come già detto, spesso dietro tutto questo "nonsense" territoriale si nascondono speculazioni, corruzione, la criminalità organizzata.

Tutto questo non viene deciso "altrove", ma è evidentemente il frutto di una classe di amministratori locali incapace e criminale che ci siamo scelti direttamente noi. Protestare quando le vacche sono scappate dalla stalla è anche ridicolo: alla fine siamo complici anche noi di tutto questo...

giovedì 14 ottobre 2010

Emergenza Botte

E' arcinoto che la stampa e soprattutto la TV vivano di "filoni" di notizie eclatanti tali da attirare (o distrarre) l'attenzione dell'opinione pubblica su determinati argomenti e distoglierla da altri. Oggi è il momento dei pestaggi, aggressioni e grandinate di botte da orbi. Da qualche giorno a questa parte, l'Italia sembra in preda ad una frenesia di pestaggi senza precedenti: emergenza botte verrebbe da dire.

Indubbiamente, al di là delle speculazioni fatte dall'informazione, sembra che si navighi in pessime acque. Certamente, ferma restando comunque la drammaticità del fatto che alcune persone versino in gravissime condizioni a seguito di queste aggressioni violente, non mi sembra che si assista a qualcosa di nuovo o ad un peggiormento della situazione. Quante volte, soprattutto nelle grandi città, capita di essere testimoni o direttamente coinvolti in escalation di violenza fisica e verbale soprattutto per questioni legate al traffico? Una precendenza contestata, un parcheggio conteso, un colpo di clackson possono diventare motivo di reazioni spaventose. Se procedi in autostrada rispettando i limiti prima o poi ti arriva alle spalle un gigantesco SUV a velocità allucinante o una super auto dalle prestazioni di un missile terra-aria il cui conducente non si limita più a lampeggiarti ma a sventolare una pistola Di questo fatto, come di molti altri sono stato personalmente testimone.

Se ti azzardi a protestare per un angheria subita, se assisti ad un torto o ad un illecito rischi di essere picchiato a sangue.

Per non parlare del calcio dove, cosa che ho già detto in questa sede, si fa veramente di tutto per alimentare la violenza. E questo non solo negli stadi di serie A, ma anche nei campetti di periferia e nelle pseudo scuole di calcio dove si insegna sistematicamente a detestare avversari e compagni pur di primeggiare in qualche modo.

Qualcuno mi ha detto che a furia di vedere gente che strilla e litiga in TV per qualsiasi cosa (dalla politica ai cavoli propri, dalle beghe del condominio alle invidie fra aspiranti cantanti ecc...) la gente ha assunto questo modello fatto di invettive, parolacce, urla come unico riferimento culturale. Dalle parolacce-insulti alle botte e sprangate il passo sarà anche breve.

Voglio anche pensare che sia anche una questione di profonda, profondissima ingoranza: ormai quando le persone in una qualsivolgia discussione non riescono più ad articolare e mettere insieme gruppi di parole di senso compiuto e non hanno i mezzi e le facoltà intellettuali per spiegare i loro pensieri e le loro visioni, l'unica via che rimane è quella del ricorso o a dei suoni gutturali o alle parolacce, bestemmie o fonemi ma che comunque possano detenere un tono aggressivo. Dopo di che, si abbandona la dimensione orale e si passa ai fatti. Qui non conta chi ha ragione o chi ha torto ma solo chi mena più forte. anche di questo sono quotidianamente testimone.

Però faccio sempre molta fatica a credere che basti così poco per farci il lavaggio del cervello. Anzi forse in molte persone il cervello è talmente ridotto ai minimi termini che basta poco per lavarlo.

L'unica cosa che mi viene da pensare è che in realtà vivamo in una società intellettualmente debole, che non ha altri mezzi per esprimersi, ed infelice dove qualsiasi cosa può diventare motivo di scatenamento di rabbia e frustrazioni.

Tutti i sacrosanti giorni ho la conferma che siamo tutti contro tutti, in una gara disperata per affermare il nostro Ego a qualsiasi costo. In una gara però dove non ci possono essere vincitori, ma solo sconfitti...

martedì 12 ottobre 2010

Riflessioni d'Autunno

E' arrivato l'autunno con le sue giornate più fredde ed umide. Molti impegni, stanchezza generalizzata, depressione autunnale e leggero disgusto per il computer mi hanno tenuto lontano per un po' da questo diario. Del resto mi sembra anche di stare a ripetere sempre le stesse cose. Pensare stanca. Essere critici nei confronti di sè stessi e dell'ambiente che ci circonda stanca. Impegnarsi per cercare di migliorare leggermente le cose stanca. Sopportare l'apatia e la stupidità di così tante persone stanca.

Intanto, quasi come signori di un infinito e grottesco carnevale, intorno a noi il grigiore e la mediocrità regnano sovrani incontrastati. Di fronte alla tragedia familiare dei militari uccisi in Afganistan si deve assistere, attoniti, ad una parata in TV e sulla stampa di un bla bla assordante dei leader politici che sgomitano per dire la "loro" ovvero la cosa più banale ed insulsa possibile: "un impegno sostanziale affinchè, nelle procedure e modalità previste dagli accordi intrapresi in sede internazionale, si possa addivenire a forme di pacificazione e democrazia in quella martoriata area del pianeta", "sottolineando la natura di pace della presenza militare italiana in quella martoriata area del pianeta, si auspica l'adozione di tutte quelle misure necessarie atte a garantire l'incolumità dei nostri militari che comunque siano in grado di evitare il coinvolgimento della popolazione civile in eventuali azioni ove tali misure si rendano eventualmente indispensabili", "la rimozione e la restrizione del terrorismo in quella martoriata area del pianeta devono rimanere le linee guida di ogni intervento e della natura stessa della nostra presenza in quella martoriata area del pianeta", "il ritiro delle nostre forze da quella martoriata area del pianeta deve essere considerata una priorità indspensabile affinchè sia garantita, in modo equanime e condiviso (all'interno di un apposito tavolo di discussione in sede parlamentare) una dignitosa immagine del nostro Paese (stavo per dire questa nostra povera martoriata area del pianeta...) in sede internazionale...".

A starli a senitre si rimane a bocca aperta per il cumulo osceno di banalità che questi illustri personaggi riescono ad escogitare. Nessuno però ci parla di cosa effettivamente stiano facendo i militari italiani in Afganistan e per quale motivo l'Italia (con le pezze nel sedere) si trovi invischiata in un impegno di questo tipo che ha dei costi umani ed economici enormi. Perchè alcuni Paesi europei investono tanto in ricerca, scuola e servizi sociali senza finire nell'Absurdistan, mentre noi facciamo esattamente l'opposto? Perchè nel 2010 c'è ancora qualcuno che pensa che le misisoni militari siano un ottimo business fatto di commesse e di posti di lavoro nelle forze armate? Chissà perchè la maggior parte di questi ragazzi sono meriodionali?

Ogni volta dobbiamo assistere allo stesso spettacolo: funerali di stato, bla bla, passerelle dei politici fino al prossimo attacco e ai prossimi caduti.

C'è poi un Premio Nobel per la Pace contestato e i premi Nobel per l'Economia. Congratulazioni! Quando si parla di Nobel però mi viene sempre in mente l'assenza malinconica della ricerca e della scienza italiane. Pochi investimenti e troppa mafia accademica ci tengono lontano da tutti gli standard minimi di decenza scientifica: figuriamoci un Nobel.

E poi la pessima classificazione dell'Italia per la parità dei diritti fra uomini e donne. Che pena! E che tristezza pensare che tutto ciò avvenga nell'indifferenza generale soprattutto delle stesse donne che sono vittime di questo sistema becero. Continuo a chiadermi che gusto masochistico ci sia a vivere male a tutti i costi.

Con questi pensieri allegri e spensierati, tolgo la corrente a questa carcassa di computer e alla mia stessa voglia di riflettere...

giovedì 7 ottobre 2010

Elogio della bicicletta

Sono sempre stato dell'idea che, ove possibile, la bicicletta resta un mezzo di trasporto estremamente valido. Non inquina, non consuma e ti tiene pure in forma. In tanti casi riesci pure a sportarti più velocemente dato che un numero esorbitante di automobili è, per definizione, costretto a procedere più lentamente. Eppure dalle mie parti usare la biciletta è un'impresa. Non ci sono piste ciclabili e, vista la totale assenza di educazione stradale degli automibilisti nei confronti delle bici e la mancanza di rispetto nei confronti di chicchessia, andare in bicicletta è anche pericoloso.

Le strade poi sono in condizioni spesso pessime e si rischia di cadere in qualche voragine o tornare a casa con il morbo di Parkinson per le continue vibrazioni subìte da strade frantumate.

Non voglio soffermarmi sul caso delle grandi città: capisco che lì è tutto più difficile. Però in provincia e nei piccoli centri perchè è così difficile poter usare la bici? Perchè noi provinciali ogni volta dobbiamo assumere il peggio del peggio dei vizi delle grandi città? Perchè si devono vedere paesetti soffocati dalle macchine o borghi medievali usati come parcheggi selvaggi?

La cosa buffa è che mi è anche capitato di rivolgere queste domande ad un amministratore locale. Mi è stato risposto che la bicicletta è una "cosa da bambini" (sic). I "grandi" vanno in giro con la macchina e non hanno tempo da perdere con queste cose a meno che non facciano dello sport.

Allora, siccome voglio sentirmi libero di poter usare la bici quando voglio e non sentirmi trattato come un bambino deficiente, suggerirei a tutti gli amministratori locali che la pensano in questo modo di leggere il libro di Illic "Elogio della Bicicletta" ed anche questo articolo di Terranauta.

Bisognerebbe cominciare "pretendere" un po' più di rispetto ed intelligenza oltre che ovviamente le piste ciclabili ed i centri chiusi al traffico di queste stramaledettissime automobili!

lunedì 4 ottobre 2010

La Mala Educaciòn

E' impossibile glissare sull'equazione: barzelletta+anti Rosy Bindi+sessismo+bestemmia=Berlusconi.

Il video fa talmente pena che non ho avuto la forza fisica e morale per inserirlo nel post. Abbiate pazienza: cercatevelo da voi su YouTube.

Prima di tutto, la mia simpatia e solidarietà nei confronti di Rosy Bindi che reputo una delle poche figure che meritano rispetto in questa palude di fango e letame. Mi auguro che un domani possa avere un ruolo anche maggiore di quello attuale anche all'interno del PD: anche se non sono cattolico non mi dispiacerebbe vederla come Presidente del Consiglio o Presidente della Repubblica. Di sicuro rappresenterebbe dignitosamente e meglio di tanti altri colleghi (uomini e donne) questo sfortunatissimo Paese.

Bisogna comunque riflettere su questa formula matematica perversa che rappresenta l'assioma di base di questa classe politica nella sua interezza, di questi amministratori pubblici, di un certo e strano genere di imprenditori, di questa società nel suo complesso. Siamo arrivati pure allo sdoganamento della bestemmia come intercalare normale del "cazzeggio politico"? Dove e quando finisce il "cazzeggio" ed inizia la serietà? Quando parlano di riforme, di provvedimenti, di leggi per sostenere lo sviluppo, per l'occupazione, per i giovani, per impedire la violenza sulle donne, quando parlano di sanità, sicurezza, scuola o ricerca, parlano sul serio o è la solita buffonata?

Visti i clamorosi risultati conseguiti finora e vista la notevole consistenza dell'opposizione politica e culturale in circolazione, direi che la risposta viene fuori da sè.

Il Presidente del Consiglio non è nuovo a questi exploit: non mi meraviglio più di tanto. Probabilmente arriveranno a breve altre "cadute di stile" ben peggiori di queste: non ci si fa più caso. E come me, forse gran parte dei cittadini italiani.

E' la politica clownesca, con le sue buffonerie e cialtronate, nel suo complesso che rende oggi impossibile comprendere quando questa gente parla sul serio o ci sta ingannando. Con questo linguaggio più o meno esplicito da ubriachi in osteria (che tante volte abbiamo sentito in tantissime occasioni tra intercettazioni, microfoni che sembravano spenti e che spenti non erano, gaffes varie) ormai veramente siamo sul limite del baratro del "omnia licet".

La cosa che mi domando è: come è possibile che tante persone continuino impassibilmente a riconoscersi in questa strana categoria dello spirito che risponde al nome di "politico Made in Italy"? Come è possibile che non si senta la necessità di ritrovarsi nell'orgoglio, nella dignità, nel coraggio, ma sempre e comunque nella volgarità, nella mediocrità, nello squallore, nell'avidità e nella stupidità?

Nel paesello dove vivo approssimativamente l'80% della popolazione bestemmia con una certa regolarità: uomini, donne, vecchi, giovani ed anche bambini (magari in procinto di prendere qualche sacramento). Fa parte dell'intercalare del linguaggio quotidiano come le parolacce. Non c'entra niente la religione e una questione di ignoranza e basta. Nel 2010 per me è un fatto pressochè incomprensibile, ma, che ci volete fare, questa è la realtà. Allo stesso modo, la considerazione delle donne è sempre piuttosto scarsa e tutto verte sulle qualità fisiche (il mondo femminile si divide in due metà: le bone e le non bone). La capoccia non conta nelle donne. Anzi, è un elemento di disturbo. Di conseguenza una donna che fa politica e "nun è bona" è da prendere in giro e da far diventare oggetto di barzellette. Ecco che torna l'equazione di cui sopra.

Mi viene da chiedere: vuoi vedere che anche questa è l'ennesima trovata della strategia "sono uno come voi?". Ma cosa altro può venire fuori da un humus di questo genere?

Allora il cerchio si chiude e tutto si spiega...