giovedì 28 maggio 2015

Impresentabili

Il fatto che ci siano persone indegne e impresentabili all'interno delle liste elettorali è già di per sè un sintomo inquietante. Al di là delle competizioni elettorali, tutti sappiamo che la politica non è un affare per persone oneste. Chiunque si sia accostato ai partiti, alla politica italiana e a tutto quello che gravita intorno alla gestione del potere (in tutte le sue declinazioni) sa benissimo quale razza di fauna popoli questo mondo.

Non ci si può scandalizzare più di tanto quindi se, in questo caso come in altri, si verifica la cronica incapacità della politica e dei partiti di selezionare una classe dirigente decente, di respingere persone indegne, impresentabili, sciacalli, corrotti o criminali senza scrupoli, di avvicinare alla politica uomini e donne che si dedicano alla cura degli interessi collettivi invece che dei propri o di ben individuati beneficiari a danno di tutti.

Questo limite spaventoso della politica e dei partiti appare pertanto come una patologia piuttosto grave della nostra società. Ma la cosa più grave, secondo me, è il fatto che un candidato indegno o condannato selezionato da un partito possa avere delle ottime probabilità di essere eletto e quindi votato dai cittadini.

Insomma posso anche al limite capire che un partito politico, volendo perseguire solo e soltanto i suoi loschi interessi in qualunque modo e con qualsiasi mezzo pur di piazzare gente fidata nei posti chiave, voglia candidare una persona che non dovrebbe essere candidata: il problema è che le persone lo voteranno ed egli sarà eletto democraticamente. In democrazia siamo anche liberi di votare anche delle persone indegne e non idonee a rivestire una carica pubblica. Eccellente!

Spesso sentiamo di personaggi dal curriculum vitae non proprio cristallino che si presentano alle elezioni con il loro "pacchetto" di qualche migliaio di voti. Da chi è composto questo "pacchetto"? Chi sono questi uomini e donne pronti a costituirsi in "pacchetto" e a determinare anche il corso etico della politica locale, regionale o nazionale?

Viene quindi da pensare che non solo bisognerebbe impedire alle persone indegne di candidarsi, agli impresentabili di presentarsi, ma anche alle persone indegne di votare. Il diritto di voto non può diventare paradossalmente uno strumento per contribuire alla degenerazione della politica e di conseguenza della società nel suo complesso. Noi tutti paghiamo il conto elevatissimo di questo meccanismo scellerato: corruzione a tutti i livelli, collusioni con la malavita, incapacità ed inefficienza della macchina politica ed amministrativa, degrado etico, spreco infinito di risorse economiche.

Dietro candidati impresentabili, ci sono quindi elettori altrettanto impresentabili. Gli impresentabili sono fra noi. Non basta quindi selezionare i candidati: bisogna cominciare a pensare anche a selezionare i votanti. Prima che sia troppo tardi.

venerdì 8 maggio 2015

L'età dell'irrilevanza

Viviamo in un'epoca strana. Siamo bombardati da informazioni di ogni genere, abbiamo la possibilità di comunicare con mezzo mondo, abbiamo a disposizione tecnologie sempre più sofisticate, puoi acquistare on line qualsiasi cosa ed averla a casa in brevissimo tempo: oggi tutto è decisamente più facile, tutto sembra a portata di mano.

Eppure mai come in questi tempi più recenti, tutto mi sembra così fortemente connotato dall'irrilevanza. Tutto mi sembra diventato irrilevante. Gran parte delle cose che facciamo sono del tutto irrilevanti, spesso inutili. Gran parte degli oggetti di cui ci circondiamo sono irrilevanti: non servono a niente e non portano da nessuna parte. Questa percezione forse è il risultato di quella sensazione profonda di essere completamente "disarmati" (in un senso molto ampio) ed impotenti di fronte a tutto quello che ci circonda.

Sarà forse colpa mia. Forse sono diventato un po' troppo insofferente. Non sono d'accordo con gran parte delle decisioni che vengono prese in mio nome. Sarà forse a causa di una grave crisi di rappresentanza, ma ho la netta sensazione di stare subendo un po' troppo in questi ultimi anni, senza che io possa non solo influire sul corso degli eventi, ma che possa in qualche modo dire la mia.

Anche scrivere su questo blog è un'azione del tutto irrilevante. Non ha peso, non ha rilievo di nessun genere. anche se venissi letto da un milione di persone, questo mio atto rimarrebbe tale: irrilevante. Non cambia nulla, perchè chi decide è altrove: sono esseri non ben identificabili che decidono la sorte di tutti: e non possiamo fare nulla nonostante i nostri tanto declamati "sistemi democratici".

Posso francamente capire tutto, ma mi sta stretto ad esempio che io debba votare con un sistema elettorale che fondamentalmente non condivido e non voglio. Mi sta altrettanto stretto che delle persone indegne decidano nelle sedi istituzionali su questioni che mi riguardano con leggi, leggine, regole e norme di ogni genere che il più delle volte sono concepite contro le persone e molto raramente a loro vantaggio. 

Mi diventa sempre più intollerabile assistere al saccheggio di enormi risorse economiche per oliare gli ingranaggi della macchina del consenso (per usare un'immagine molto politically correct) quando la sanità, la scuola e la ricerca in Italia sono abbandonate al loro destino: oltretutto con la beffa di essere sostenute con una manovra che si chiama "la buona scuola"...

Idem per i previlegi e le interferenze del Vaticano (con le sue scuole private), le assurdità della burocrazia italiana, i previlegi e gli stipendi di fantomatici manager mentre i loro dipendenti perdono il lavoro, gli abusi e le follie di un'Europa di burocrati che vivono in una galassia miliardi di anni luce distante da me. Non riesco più a tollerare lo stato di degrado etico ed ecologico che mi circonda. L'elenco insomma sarebbe troppo lungo.

Di fronte a queste cose, che non condivido e che tollero sempre più a fatica, io mi arrabbio, mi indigno: vorrei che il futuro potesse essere molto diverso da questo presente indecente. Ma tutto questo atteggiamento è irrilevante. La mia stessa esistenza (anche sotto un profilo politico) come la mia indignazione è del tutto irrilevante. Non riesco in nessun modo ad influire anche minimamente su questi processi, su queste decisioni, su queste situazioni che mi passano sopra la testa e su io non posso fare nulla. Ed oltrettutto non mi riferisco alle "grandi problematiche del mondo moderno": anche su piccole questioni, su aspetti che riguardano la mia insignificante quotidianità, io non ho alcuna voce in capitolo.

Attenzione, non si tratta di "resa", ma mi rendo conto che uno dei risultati più gravi della progressiva "individualizzazione" della società ed il suo lento scivolamento verso l'indifferenza come forma di sopravvivenza fisica e mentale, è stato l'irrilevanza del nostro essere e del nostro agire come cittadini e cittadine coscienti, responsabili e consapevoli. Su alcune questioni desidererei essere quantomeno interpellato.

Sembra di vivere ai tempi della Shoà in Germania quando i cittadini, se non erano direttamente coinvolti nelle persecuzioni, erano comunque passivi ed inerti di fronte alle violenze cui più o meno esplicitamente dovevano asssistere. Chi si voleva opporre era costretto a confrontarsi non solo con la repressione manifesta della Stato, ma anche con l'indifferenza dei cittadini inerti. In tal modo l'indignazione o l'opposizione di pochi diventava irrilevante. Ma questa condizione non è piovuta dal cielo. E' stata il frutto di precise scelte politiche, tali da rendere inerti i cittadini ed irrilevante l'opposizione.

Oggi viviamo nella medesima condizione. Privi di partecipazione, privi di una forma qualsiasi di espressione politica reale e realistica, siamo sostanzialmente "de-potenziati" e quindi irrilevanti. La cosiddetta "minoranza" è diventata irrilevante e quindi inutile

Tuttavia, come nel caso della Shoà, finiamo con l'essere comunque complici di questo sistema.

"Vorrei fare, ma il mio fare è del tutto irrilevante"

lunedì 20 aprile 2015

Tempo di migrare

Ormai a cadenza praticamente quotidiana veniamo informati di sbarchi di migliaia di profughi che tentano di arrivare in Italia via mare. Molti riescono ad essere recuperati in mare, molti finiscono con il morire nell'impresa. 

Di fronte a questi fatti quotidiani e soprattutto davanti al numero sempre crescente di uomini, donne e bambini morti in questo cataclisma sociale e umanitario ci troviamo a constatare le reazioni più disparate. Indubbiamente c'è lo sgomento e la grande preoccupazione della società italiana, impreparata di fronte a tutto questo, anche perchè si tratta di un fenomeno incontrollato le cui conseguenze per l'Italia non appaiono ancora ben chiare. 

Ma quello che sgomenta di più è il dover constatare ogni volta le stesse patetiche prese di posizione della politica italiana. Anche in questo ultimo catastrofico caso di centinaia di persone morte in mare, i politici, i giornalisti ed i vari opinion leaders si sono scatenati in una gara alla frase ad effetto, ai propositi, all'idea dell'ultimo momento, al "bisognerebbe", il "sarebbe opportuno", "è indispensabile". Ognuno si sente in dovere di dire la sua, senza preoccuparsi delle conseguenze di quello che dice. Tanto, che vuoi che succeda?

Tutto questo è sintomo o di malafede, di stupidità, di disonestà intellettuale o di ignoranza completa.

In realtà queste persone, nella loro genericità intellettiva, non solo non hanno la benchè minima idea di come affrontare o risolvere il problema - in questo come in altri casi- , ma il più delle volte non hanno proprio idea delle caratteristiche e della natura del problema in questione. L'importante è apparire indignati, fare la frase fatta che possa fare effetto, dire la propria, apparire, non essere da meno o secondo ad altri.

Nessuno ha idea di come affrontare e risolvere il problema di questo fiume migratorio. Nessuno sa come fare...

Secondo me molti sperano proprio che sia il mare a risolvere le cose, perchè nessuno sa come gestire tutte queste persone che arrivano in Italia e che poi puntalmente svaniscono nel nulla.

Bisognerebbe essere almeno più onesti e ammettere la propria incapacità o impossibilità a fare qualcosa. Questo ci risparmierebbe questo fiume in piena di sciocchezze che siamo costretti a sentire.

Del resto, gente che vive blindata dentro i propri privilegi (in Italia come a Bruxelles o in Vaticano), che non ha idea di cosa significhi lavorare per mandare avanti una famiglia, fare le file negli uffici, essere ogni giorni vittima degli abusi dell'amministrazione pubblica, che non ha idea di cosa sia il precariato o la disoccupazione (propria o dei propri figli), che guadagna sulla pelle degli altri, non può declamare altro che frasi del tipo: "E' indispensabile che la solidarietà prevalga sulle logiche di esclusione, affinchè un autentico sentimento ispirato al senso di umanità guidi una nuova e rinnovata visione dell'accoglienza in nome della giustizia e della fratellanza verso coloro i quali sfuggono a condizioni di oppressione e di guerra in cerca di un futuro in cui poter immaginare una vita degna di essere vissuta affinchè ciascuno..."

Belle parole, non c'è che dire, ma intanto che si fa? Come sempre, in questo come in altri casi, si blatera e si scarica tutto in primo luogo su coloro che "fisicamente" e materialmente si occupano delle operazioni di salvataggio, accoglienza, assistenza, ecc... E poi si spera nella capacità della gente comune di arrangiarsi, di trovare da sè, come sempre, una soluzione, un accomodamento, una forma di adattamento di fronte ad un fenomeno che sta cambiando il nostro presente in un futuro ignoto...

lunedì 13 aprile 2015

La morte di Gunter Grass

Ho appreso con grande dispiacere della morte di Gunter Grass. Essendo uno scrittore (tedesco) gran parte degli italiani non sa nemmeno chi sia e di conseguenza non saprà il valore non solo letterario di questo scrittore.

Ho avuto modo di leggere due sue opere: il famosissimo "Tamburo di latta" e "E' una lunga storia".

Al di là delle trame di queste due opere, quello che mi è sempre molto affascinato in queste due opere è l'idea di Grass della Storia come linea diagonale che attraversa le esistenze di tutti. La storia ci taglia come una lama di coltello: talvolta ci può travolgere, altre volte ci coinvolge, altre volte ancora ci dimentica. Siamo immersi nella Storia che si materializza davanti ai nostri occhi. Ed è una grande lezione di vita che richiede però consapevolezza, coscienza di essere noi tutti nella Storia e comunque, parte della Storia.

martedì 7 aprile 2015

Bocciati i primi della Classe

Ovviamente, grande solidarietà per le vittime dell'incidente aereo che ha coinvolto un aereo della Germanwings.

Tuttavia mi è venuto spontaneo chiedermi: pensa un po' se fosse stato un aereo di una compagnia aerea italiana? Se il copilota di qeusto aereo fosse stato un italiano? Avete idea del casino che sarebbe successo? Avete idea degli insulti e del disprezzo a livello internazionale che l'Italia intera si sarebbe attirata da parte degli efficientissimi amici del nord Europa?

Io personalmente non sono un fanatico difensore dell'italianità: tutt'altro. Sono sempre il primo a lamentarmi dei tanti mali e dei tanti vizi che ci opprimono quotidianamente a tutti i livelli.

Però adesso sarebbe giusto restituire tutte le secchiate di merda ed i luoghi comuni che i primi della classe ci hanno sempre tirato dietro. La "schettinite" può avere vari livelli, varie nazionalità, varie intensità (anche molto gravi e pericolose). Questo per dire che "i primi della classe", così primi alla fine non sono...


mercoledì 25 marzo 2015

La famiglia prima di tutto

Torna alla carica per l'ennesima volta in Italia, la spinosa faccenda dei genitori potenti che piazzano i figli nei ruoli della pubblica amministrazione. Ogni tanto questa storia salta fuori, con indagini e scandali, ma poi tutto finisce nel nulla, tutto torna come prima, come se niente fosse. 

In tutti i livelli della pubblica amministrazione italiana, chi ha il potere e la faccia tosta di farlo, piazza figli e parenti sia nella amministrazione dove svolge il suo incarico o in altre dove ha contatti e collegamenti. E' un fatto comunissimo che è causato sia dalla fitta reti di favori e scambi che si intrecciano nei ruoli dirigenziali pubblici sia dalla considerazione del ruolo pubblico come una proprietà privata, sia dalla solita ed inesorabile selezione avversa che alimenta questo stato di cose.

Ormai siamo avvezzi a questa ciclica esplosione di indignazione a cui nulla segue: le indagini della giustizia sono pistolettate a salve perchè incapaci di colpire in profondità ed arginare il fenomeno. Anche uno scemo può consultare una pianta organica e fare tutte le verifiche che vuole (vogliamo guardare le università ad esempio?): e poi basta poco che scovare i parenti che hanno un cognome diverso dal "papà" o dalla "mamma" potenti. Non dimentichiamo la marea di amici e clienti... Insomma siamo di fronte alla scoperta dell'acqua calda. Tipico atteggiamento italico. La solita doppia morale...

Ormai non ci stupiamo più di queste cose indecenti. C'è piuttosto da meravigliarsi che qualcuno ancora abbia la forza e la pazienza per stupirsi e indignarsi...

venerdì 13 marzo 2015

Su la Testa!!!

Da un po' di tempo a questa parte non faccio altro che vedere gente in giro che armeggia con le dita su uno smartphone o su un tablet. Tutti sono impegnati a scrivere messaggi con i telefoni, tablet o con il computer: soprattutto i più giovani non fanno altro che stare con la testa abbassata su un display. 

C'è gente che si manda messaggi a pochi metri di distanza. E' una follia il più delle volte mossa dalla moda: sembra che questo atteggiamento sia tanto fico. In realtà quello che noto è un'umanità completamente debole, vulnerabile, intrappolata in un'illusione colossale.

Approfitto quindi per includere questo "storico" video di Gary Turk "Look up" con tanto di sottotitoli in italiano. E' un po' una contraddizione criticare questo tipo di tecnologia usando proprio questa stessa tecnologia. Vale la pena però vederlo e farsi un piccolo esame di coscienza.

Comunque rifletteteci sopra: e soprattutto trovate il modo di usare il tempo in un modo migliore invece di armeggiare con questa roba...


venerdì 27 febbraio 2015

La religione della Bruttezza

Gli uomini e le donne (per lo meno la maggior parte, spero...) non sono solo un aggregato di organi, muscoli, sangue e ossa. Sono, al pari di altri esseri, dei "senzienti". Siamo fatti di sentimenti, di passioni, di emozioni, di idee, di visioni, di illusioni, di utopie, di sogni. 

E' pertanto possibile uccidere delle persone in vari modi, sia fisicamente che spiritualmente. Tentare di cancellare le espressioni (in tutte le loro forme) della vitalità spirituale dell'umanità (poichè tali espressioni sono un patrimonio di tutti gli uomini e donne degne di questo nome) è un'azione di una vigliaccheria difficilmente esprimibile a parole: è un atto che non ha riscontri in nessun essere vivente che sia apparso sulla faccia di questo piccolo ed insignificante pianeta. 

In passato abbiamo già dovuto subire atti simili sempre per mano non di un semplice fanatismo, ma di un assolutismo e totalitarismo da pensiero unico. Le dittature, anche sotto forma religiosa come nel caso del monoteismo in tutte le sue macabre declinazioni) sono il tentativo di imposizione del pensiero unico, dell'unica verità. E' inconcepibile, per un uomo o una donna che coltivino un qualsiasi sentimento religioso autentico,  che si possa anche solo immaginare un percorso esclusivo, un'idea unica del divino che non possa tollerare la presenza di altre visioni. Da questo punto di vista il monoteismo da sempre ed in ogni sua forma deve essere considerato come il Male Assoluto. Non può esistere un monoteismo buono ed un monoteismo cattivo: esiste il monoteismo e basta che, se incontrastato, può solo generare il male e l'infelicità per l'umanità.

Distruggere statue o santuari di qualsiasi spiritualità è offendere il sentimento (il sogno) di uomini e donne verso il sublime, verso l'ineffabile con qualsiasi nome esso venga denominato. Chi offende la spiritualità degli altri, offende la propria. Ragionando in termini profani e monoteistici, chi offende il dio degli altri offende il proprio dio. Chi nega il dio degli altri nega anche il proprio dio. Non c'è il dio vero ed il dio falso: c'è un sentimento, c'è un anelito, c'è una visione profonda verso la parte più affascinante e misteriosa della Natura, dell'Universo, dell'Essere e del non-Essere. E se uno non afferra questo vuol dire che è un Ateo nel senso letterale del termine: è letteralmente "abbandonato da Dio".

Questa rabbia folle, violenta e frenetica contro questi simboli che sono oltretutto espressioni mirabili di un'arte eccelsa, sono fondamentalmente un'offesa profonda alla stessa idea di bellezza che, paradossalmente per questi sciagurati, è veramente un'energia di ispirazione divina. Per gli Antichi, gli Dei e le Dee non sono buoni; Essi sono Belli proprio per esprimere questo senso assolutamente divino della bellezza. 

E la bellezza è sempre sinonimo di varietà: la bellezza deriva dall'armonia di più elementi che si combinano insieme. La bellezza è armonia di colori, suoni, sapori, materiali, ma anche idee e pensieri. Non c'è bellezza nella monotonia. Qui invece c'è l'odio per tutto ciò che è "altro": odio verso i colori (sono tutti vestiti di nero - ieri come oggi), niente musica, niente libri, niente spettacoli, niente sport, niente di niente. Tutto affonda in un immenso mare di nero che è simbolo di oscurità, assenza di luce (anche divina...)

Ciò che ci troviamo davanti è quindi lo "sfregio" come ragione di essere, come ragione di vita. Offendere la bellezza ed i profondi simboli che essa trasmette: è lo stesso approccio che ispira costoro nel loro odio verso le donne. Il monoteismo, che si fonda sull'unicità patologica, odia le donne per il solo fatto di non essere uomini: esse sono una variazione indesiderata alla monotonia-monoteismo di genere. In più sono ispirazione della bellezza. Insomma le donne sono il peggio del peggio.
 
Offendere, sfregiare, mutilare, distruggere, violentare sono i fondamenti della religione della bruttezza interiore ed esteriore. Possiamo permettere che tutto ciò possa prendere piede?

giovedì 12 febbraio 2015

Non riesco a capire...

Se io con la mia condotta imprudente, a causa della mia imperizia, stupidità ed incapacità, provoco la morte di decine di persone (che oltretutto si sono affidate a me per le mie presunte capacità professionali) e/o causo svariati danni, come minimo meriterei parecchi anni da trascorre in prigione. 

Per lo meno a me è stato insegnato che a fronte di una condotta negativa per la collettività, esiste una sanzione, esiste la risposta della Legge.

In Italia a quanto pare le cose non funzionano in questo modo. Se io dimostro che non fuggo all'estero, posso tranquillamente evitare di andare in prigione anche se mi sono stati comminati decenni di reclusione. Insomma la cosa è più o meno così: "Va bene, per causa mia sono morte delle persone innocenti, ma vi garantisco che rimango qui in Italia: lo giuro!". "Se a parole e con la tua (momentanea) condotta dimostri di essere così bravo vuol dire che puoi rimanere a casa: sei proprio una persona per bene". 

La cosa mi lascia perplesso sotto molti punti di vista.

La prima osservazione che mi viene in mente è che, una volta che mi sono stati appioppati decenni di carcere e, visto che non devo andare in prigione, alla prima occasione state certi che fuggirò. Alla facciaccia vostra, per quanto siete stupidi! "'Ca nisciuno è fesso" , nessuno è così cretino qui da noi in Italia, è proprio il caso di dirlo.

La seconda è: i giudici applicano delle leggi, di certo non si inventano delle sentenze. La domanda è quindi la seguente: si può sapere che razza di leggi abbiamo in Italia? Poichè è il parlamento che ha primariamente il potere legislativo, ciò significa che un parlamento di brocchi, incompetenti, deficienti, incapaci, collusi e corrotti non può che produrre leggi da quattro soldi. Parlamento scadente, leggi scadenti, sentenze scadenti.

La terza è: che razza di messaggio viene trasmesso alla gente, soprattutto alle generazioni più giovani? Qualcuno si domanda mai che razza di modelli etici vengono trasmessi di generazione in generazione in Italia? Il messaggio è che in Italia "omnia licet", tutto è possibile, la legge è solo una sceneggiata, il diritto e la giustizia sono solo parole a vantaggio di chi può farla sempre franca. E poi uno si domanda perchè, oltre i confini nazionali, siamo (e siamo considerati) completamente fuori da ogni modello di convivenza civile: siamo dei fenomeni da baraccone, dei buffoni.

Siccome io non sono una persona particolarmente intelligente, è evidente che di queste cose mi sfugge qualcosa: qualcuno mi aiuti a capire.

lunedì 9 febbraio 2015

Il problema della Laicità in Italia

L'Italia non è di certo un Paese laico. Anzi questo termine è spesso frainteso, confuso, male interpretato. In effetti un Paese che non ha una cultura umanistica e scientifica (anzi direi che sta spegnendosi da un punto di vista culturale), dove molto forte è la superstizione e dove la stessa religione si impregna di superstizione e di ignoranza profonda, dove la politica (a tutti i livelli) è sempre orientata dal Vaticano e prigioniera della paura di offendere il potere della Chiesa, non può dirsi realmente laico. 

L'incapacità di imboccare una strada laica autentica e non equivoca è uno dei motivi che hanno impedito ed impediscono tuttora alla società italiana di vivere nella modernità: l'Italia non è un Paese moderno e, meno che mai, un Paese in grado di vivere il proprio retaggio storico classico in modo moderno.

Tutti noi abbiamo esperienze quotidiane di asfissia da assenza di laicità, manifestazioni di ottusità di pensiero, prevalenza della più ottusa superstizione e pregiudizio, ecc... ecc...

Su questo tema nodale, la cui assenza di soluzione pesa come un macigno su tutti noi, bisognerebbe tenere sempre aperta una discussione, svolgere degli approfondimenti e soprattutto sarebbe utile che le generazioni più giovani si interrogassero su questo problema. Questo perchè abbiamo di fronte delle sfide colossali come ad esempio come gestire l'agonizzante e violento tramonto delle religioni monoteiste che, a fronte della loro fragilità, hanno solo nella violenza (fisica, ideologica e verbale) l'unica arma per intimorire uomini e donne.

Intanto suggerisco la lettura di questo articolo.

giovedì 8 gennaio 2015

Missioni nello Spazio, miseria sulla Terra

Viviamo anni drammatici che spesso sembrano senza speranza. Le migliaia di persone morte e che stanno morendo di terribili malattie, la miseria generale che attanaglia gran parte della popolazione mondiale, la violenza e la crudeltà infinite che si abbattono spesso su persone innocenti, guerre incomprensibili, devastazioni ambientali catastrofiche, il cinismo senza freni del mondo della finanza globale... 

Con queste coarattersitche si apre questo 2015 che non lascia presagire nulla di buono. E allora mi chiedo: ha senso investire milioni di dollari e di euro per cercare delle intelligenze in altri pianeti quando non riusciamo a trovarla nemmeno qui sulla Terra? A senso puntare giganteschi telescopi in cerca di forme di vita nello spazio quando facciamo di tutto per distruggere la vita qui sul nostro pianeta?

Penso che veramente sia necessario riorganizzare le priorità non solo della politica ma anche della ricerca. Non si tratta solo di investire in ricerca scientifica e tecnologica, ma credo sia necessario definire urgentemente nuove espressioni del pensiero e della cultura per conseguire un'inversione ad U nelle mentalità delle persone che ci liberino dallo squallore mentale in cui oggi viviamo.

I recenti fatti di Parigi evidenziano platealmente che non solo un modello economico mondiale ha completamente fallito creando ingiustizie profondissime fra Stati, Continenti e all'interno dei singoli Stati, ma anche l'idea politica di convivenza fra popoli sta andando alla deriva. Sono passati i millenni ma stiamo ancora qui a sgozzare persone, a bombardare villaggi, ad impiccare donne, ad affamare nazioni, ad imporre a uomini e donne come vestirsi, cosa mangiare, cosa pensare e cosa scrivere. Abbiamo bisogno urgente di un nuovo Rinascimento mondiale, di un'Illuminismo globale e condiviso: abbiamo bisogno di una nuova religione a favore di tutta l'umanità e non contro chi ha credi diversi: non possiamo sguazzare eternamente in un medioevo violento ed anarchico.

La pochezza della politica, anche a livello mondiale, spinge però a sperare in un intervento magari di una pattuglia di Santi, di Illuminati, del Re del Mondo o chi volete voi perchè attualmente non si vede intelligenza degna di questo nome all'orizzonte: altro che intelligenze aliene. O forse veramente ci vorrebbe un intervento di qualche forma di vita aliena che mettesse tutto in ordine: chissà!

Dall'odio non può che nascere altro odio. Dalla stupidità non possono che derivare azioni e pensieri stupidi. Non facciamoci illusioni. 

Tornando ai tragici fatti di Parigi, considerando quanto sopra, non credo che la religione c'entri qualcosa. Viene da dire però a tutti quei fanatici che sventolano la religione per giustificare violenza e morte che forse dovrebbero sforzarsi di riflettere. Non so se il Dio delle "religioni del libro" esista o meno, almeno nei termini in cui costoro immaginano l'esistenza di Dio. Quello che so è che questo Dio, apparso sulla Terra da tempo tutto sommato piuttosto breve, da tempo ha abbandonato questo insignificante granello di pulviscolo. Ecco quindi elementi su cui riflettere: abbandono, pulviscolo, insignificante. Se ci guardiamo attorno non possiamo far altro infatti che constatare che questo Dio ha lasciato da molto tempo questo Pianeta: siamo rimasti soli a scannarci e a distruggere tutto. Saimo stati abbandonati da Dio: siamo atei nel senso più greo-romano di questo termine

L'umanità è quindi oggi l'elemento su questa Terra più lontano da questo Dio che probabilmente è molto più preoccupato e disperato per tutte le altre forme di vita animali e vegetali vittime di questi atei. 

Tutta questa rabbia e violenza che oggi dobbiamo sopportare, e che probabilmente dovremo sopportare in futuro, è quindi frutto di persone ingabbiate in un delirio di potenza che hanno trasformato Dio in un uomo (se fosse stato almeno una donna forse ci sarebbe stata meno violenza...) e l'uomo in un Dio neanche tanto intelligente.

martedì 30 dicembre 2014

No! Gli auguri di fine anno no!

Da molti anni non ascolto più i messaggi di auguri di fine anno dei vari (chiamiamoli ancora così...) rappresentanti autorevoli delle più alte cariche ed istituzioni dello Stato. Diciamo che, data la pochezza dei contentuti, mi sembrava tempo sprecato: occupare quel tempo in qualsiasi altro modo la ritenevo cosa migliore. 

Questo sentimento di indifferenza però quest'anno è stato sostituito da un sentimento di profondo disgusto. Mentre prima la sincerità ed il valore dei solenni messaggi d'augurio potevano essere equiparati in un modo o nell'altro a quelli delle pubblicità nei depliant dei centri commerciali o a quelli dei rappresentanti della Folletto (mi perdonino le persone in questione, ma sono evidenti i fini commerciali...) ebbene ora faccio molta fatica a tollerare - in questi mesi del 2014 traboccanti di corruzione, malaffare, collusioni fra criminalità organizzata e politica, impregnati di sperpero di denaro pubblico, di degrado sociale ed umano, di un tasso di indecenza che attraversa ogni pertugio della vita di questa sfortunata terra, - la faccia di un tizio in giacca e cravatta strapieno di soldi che sostanzialmente vive su un altro pianeta, completamente diverso dal mio, che mi augura una qualsiasi cosa.

Io personalmente non ho bisogno di messaggi, ma di fatti. Ho bisogno di azioni che permettano, non tanto a me, ma a mio figlio e alle generazioni più giovani di vivere. Non sopporto più che gente che ha letteralmente divorato il futuro di tutti noi mi auguri un 2015 fatto di ottimismo e speranze. Anche perchè è facile essere ottimisti quando si ha la pancia piena ed i piedi al caldo: è facile diffondere speranza quando si guarda al mondo esterno come ai pesci dell'acquario di Genova. Noi poveri senza-potere abbiamo rinunciato a tutto, al futuro, alla vita, alla serenità. Questi non hanno rinunciato nemmeno ad un centesimo... Noi dobbiamo vivere in mezzo al caos quotidiano con il rischio che ti derubino dentro casa mentre dormi e ti riempiano di botte per rubarti quattro soldi (e prima o poi toccherà organizzarsi da soli in qualche modo perchè così non si può più andare avanti...), loro stanno nei bunker come la nomenklatura sovietica...

L'unico augurio che posso fare a me stesso è quello di continuare a trovare la forza di sopportare ancora tutto questo, di resistere, di non perdere la calma. A loro - piccoli e grandi sciacalli della politica, delle istituzioni e dell'amministrazione pubblica, fantomatici manager-vampiri incapaci e cialtroni, tripponi servi e corrotti con tripla pappagorgia, auguro... beh! E' meglio glissare sulla cosa...

Consiglio di leggere questo articolo di Saviano. Così, per inizare l'anno nuovo in allegria...


venerdì 12 dicembre 2014

Il Male Assoluto

La corruzione in Italia è un cancro che avvelena tutto e tutti. Siamo tutti intrappolati all'interno di questo male simultaneamente come vittime e carnefici perchè ormai tutti consideriamo questo fenomeno come un fatto ineluttabile, come una cosa "normale". La corruzione in Italia è uno stile di vita, una forma di governo, una perversa via di sviluppo economico e sociale. 

Ormai in Italia non si vive, si sopravvive cercando di cavarsela ciascuno come meglio crede. Il discredito totale in cui versano le istituzioni è tale che nessuno crede più che possa esistere una via "onesta" alla gestione della cosa pubblica. La politica è talmente inquinata che chi pratica la politica come mestiere non può che essere di fatto un disonesto. Quello che sta emergendo a Roma è una realtà nazionale di cui tutti siamo a conoscenza da decenni ed i primi che conoscono molto bene queste cose e questi torbidi meccanismi sono quelli che sono "dentro" la politica a tutti i livelli. 

Una persona onesta è immediatamente espulsa dalla politica e dai partiti come un corpo estraneo perchè non gradita, pericolosa, inutile. Chiunque occupa una posizione dirigenziale "deve" qualcosa a qualcun altro, perchè così funzionano le cose in Italia. Qualsiasi organigramma dirigenziale amministrativo ed istituzionale si fonda sempre uno scambio, un baratto, un uomo o una donna piazzati appositamente perchè  "è dei nostri".

Anche fare business in Italia sottosta a queste regole. Un imprenditore o un'imprenditrice onesta fanno molta fatica a sopravvivere perchè i furbi, i mascalzoni, i disonesti sono sempre ben appoggiati e sanno sempre di poterla fare franca. Nessuno paga per la devastazione che produce, nessuno ha la benchè minima responsabilità per i danni che arreca alla società nel suo complesso. 

Ed il bello è che fare delle riflessioni del genere è oggi diventato in Italia un atto "eversivo". Tutto questo mi ricorda tristemente i regimi totalitari dell'Europa dell'Est. Anche lì, in quegli anni, criticare gli sciacalli di Stato ed i loro accoliti era considerato un gesto reazionario ed antidemocratico. Siamo messi molto male! 

Tutto lo scenario politico-istituzionale è talmente degradato che le stesse idee di "onestà", di "virtù", "rettitudine", "correttezza", "disinteresse personale", "operare per il bene pubblico e per la collettività" diventano atti e fatti "eversivi".

Mi preme poi sottolineare che la devastazione che ormai permea tutte le componenti della politica e dell'economia italiana ha certamente degli effetti economici molto negativi perchè risorse enormi della ricchezza che questa sfortunata terra produce vengono sostanzialmente deviate per attività improduttive, parassitarie e distruttive. Come è possibile solamente immaginare di poter uscire dall'attuale crisi e recessione in queste condizioni? E poi ci meravigliamo che i dati economci italiani sono così negativi? Se chi deve prendere delle decisioni che hanno delle implicazioni economiche è un corrotto o un incapace messo lì appositamente per fare da yes man e se chi deve mettere in pratica queste decisioni, a cui la politica mette in mano un sacco di soldi, è un ladro il risultato non potrà che essere la chiusura delle imprese, posti di lavoro bruciati, scuole che cascano a pezzi, ospedali fatiscenti, città - ghetto, servizi indecenti, università e ricerca pubbliche allo sbando.

C'è poi certamente un risvolto sociale molto grave perchè questa sottrazione che rende inefficente l'intero sistema economico ed amministrativo italiano genera disoccupazione, incapacità di innovare, di creare nuove attività, di promuovere i migliori talenti, un malessere sociale diffuso, violenza strisciante ovunque.

Il fatto poi di dare questo marciume come una realtà normale e scontata del comune vivere ha un peso notevole di natura etica. Ormai vivamo in una realtà dove eticamente, anche con il beneplacito ed il contributo del Vaticano, l'aria è irrespirabile, ma non ce ne accorgiamo più: ci abbiamo fatto l'abitudine. Omnia licet. Il degrado politico e sociale è ormai considerato un dato acquisito. La cosa peggiore è che le nuove generazioni nascono e crescono respirando questa aria rendendo sempre più difficile fare un'inversione a U e imboccare l'uscita da questo obitorio etico. Se non si ferma questa spirale al ribasso e con questi continui "begli esempi" per i giovani la società italiana del futuro sarà un vero disastro.

Il risultato sarà che a breve, in Italia non ci sarà più quindi una società civile, ma un'accozzaglia di sciacalli ispirati solo dall'avidità, dalla volgarità e dalla mancanza di qualsiasi scrupolo.

Non basta inasprire le pene, sapendo che poi nessuno le farà rispettare. Non basta digrignare i denti e fare le facce truci sapendo che non c'è la volontà e la capacità di reagire a questo degrado. Sappiamo tutti molto bene che, passata la bufera, tornarà il silenzio e tutto tornerà come prima, come sempre. Ci siamo cascati tanti volte. Adesso basta, non ci caschiamo più. Quello che servirebbe è prima di tutto una condanna etica di tutto questo che si dovrebbe materializzare con la messa al bando di tutte quelle persone - e i boss della politica sanno benissimo chi sono - che sono implicate ed invischiate, chi più chi meno, in questo sistema. Ma la politica questo non lo farà mai.

Chi può fugge. Del resto che altro ci resta da fare? Io stesso a mio figlio adolescente non faccio altro che dirgli: "appena puoi, fuggi da questo inferno! Fatti una vita da persona onesta, competente e preparata altrove! Qui non hai speranze, qui non puoi fare niente!"

Tutta questa gentaglia che avvelena le nostre vite è in pratica il Male Assoluto con cui ci dobbiamo confrontare quotidianamente in termini pratici ed etici. Al di là del denaro che rubano, essi devono essere considerati solo come sciacalli il cui unico sciopo è quello di distruggere gli altri materialmente ed esistenzialmente senza alcun altro scopo reale.

Peccato che queste riflessioni siano così eversive...

sabato 22 novembre 2014

Com'è bella la città!

Gran parte delle città italiane sono luoghi orribili al limite dell'invivibilità. Città grandi, metropoli, cittadine di provincia soffrono tutte, chi più chi meno, degli stessi problemi. 

I centri storici sono impraticabili, soffocati dalle auto, privi, giorno dopo giorno, di negozi e servizi: chi può fugge da questi centri (che non furono di certo progettati ed immaginati in passato per essere strangolati da caos, smog e automobili. Ormai i centri storici sono connotati da edifici mezzi vuoti, pericolanti e malmessi dopo spesso trovano casa gli stranieri. 

Le periferie poi! Non ne parliamo. Le ex periferie degli anni '60 e '70 con i loro giganteschi casermoni erano il simbolo della modernità distorta italiana di quell'epoca. Oggi sono il triste ricordo di un passato che non esiste più, ma stanno a testimoniare gli anni delle lottizzazioni selvagge, delle cementificazioni forsennate, della speculazione edilizia più becera. Palazzi attaccati l'uno all'altro con le strade ricavate nei rimasugli di spazio fra un casermone e l'altro. Niente verde, niente servizi, niente strade, niente parcheggi: niente di niente perchè tutto questo toglieva margini allo sfruttamento selvaggio del territorio.


Peggio che mai le nuove periferie venute su senza criterio come e peggio rispetto alle ex periferie del boom economico. Sono i classici non-luoghi frutto anch'essi della speculazione fatta sulla pelle dei cittadini, delle famiglie, degli anziani e dei bambini. 

L'invivibilità delle nostre aree urbane è un'emergenza che va di pari passo con il degrado del territorio che si sfalda sotto i nostri piedi ogni volta che piove. I due fenomeni sono paralleli ed interdipendenti.

L'Italia urbana è uno scempio più simile al Medioriente che a qualsiasi paese europeo decente. sono città sviluppatesi senza una pianificazione, senza un progetto, senza un'idea: impossibile immaginare un concetto di qualità della vita o vita decente in spazi dove l'unica cosa che contava (e che conta tuttora) è la possibilità di spremere denaro dalle aree fabbricabili e da quelle non fabbricabili (che rapidamente diventano fabbricabili). Anche in questo dimostriamo di essere il Terzo Mondo d'Europa (con tutto il rispetto per il Terzo Mondo)

Niente verde, niente strade, niente marciapiedi, niente piste ciclabili. Intere fette di paesaggio distrutte. Aree archeologiche devastate. Le opere di urbanizzazione realizzate con la minima spesa (sottodimensionare le fogne è un classico) per aumentare i profitti. 

I palazzinari, gli speculatori di ogni sorta hanno avuto come complici amministratori locali, uffici tecnici e politici che hanno piegato agli interessi di pochi la vita di molti, di intere collettività. Le nostre città sono quindi la materializzazione del sistema corrotto e distorto in cui viviamo: sono la visualizzazione tridimensionale del degrado etico che va di pari passo con il degrado urbano e territoriale.

Non so se le proteste di questi giorni siano strumentalizzate o meno. Certo è che nelle città italiane si vive male: veramente male. L'unica soluzione sarebbe demolire tutto e ricostruire daccapo. Ma in Italia non si demolisce mai niente: troppo complicato, troppi interessi. Eppure si potrebbe sviluppare un'economia del risanamento del territorio anche da un punto di vista residenziale. E i soldi per restiuire un po' di decenza agli spazi in cui vivamo e lavoriamo (chi può lavorare ovvio...) dovrebbero cacciarli quelli ceh si sono arricchiti (e si stanno arricchendo) devastando il territorio: politici compresi.

Ma non c'è niente da fare: sono certo che si continuerà così sovrapponendo il peggio al peggio che c'era prima.

Torno a dire che non si può vivere così: ma qual'è l'alternativa?

lunedì 13 ottobre 2014

Genova e il Leviatano: tutta colpa di chi?

Con una puntualità quasi svizzera l'ennesima catastrofe "naturale" (si fa per dire, la natura non c'entra nulla...) si abbatte su questo sciagurato Paese: anzi, per essere precisi, si abbatte sempre sulle medesime terre sciagurate di Liguria. 

In teoria, con un semplice gesto di copia&incolla, potrei commentare questi ultimi accadimenti ripetendo le stesse cose che ho detto in occasione dell'ultima catastrofe. Le cose sono sempre le stesse: le cause sono sempre le stesse. Inutile ripetere sempre le stesse cose.

C'è qualcosa che mi viene da aggiungere oggi. 

In primo luogo in Italia non ci sono mai responsabili con un nome, cognome e qualifica. Qualunque cosa accada è sempre colpa di un Leviatano anonimo, senza un volto, indefinibile, inafferrabile. Anche oggi, continuo a sentire frasi definibili come "sciocche", per non cadere nella volgarità, che tradiscono o la malafede, o la stupidità o l'incapacità di chi le pronuncia. Dire che i fondi per il risanamento del territorio e la salvaguardia della sicurezza ed incolumità dei cittadini sono bloccati dalla burocrazia, offende l'udito delle persone oneste e di buon senso. La burocrazia non è un'entità astratta, ma una struttura occupata da persone con un'identità ben precisa: ci sono dirigenti, presidenti di questo e di quello, responsabili di settore e di dipartimento, capi gabinetto (gabinetto è il termine più adatto per questi stronzi) che hanno un nome e cognome. Questa gente percepisce spesso fior di emolumenti e non è possibile che ad essi siano imputabili sono gli onori (quando le cosa vanno bene): ci sono anche gli oneri (quando le cose vanno male).

Chiunque ha, o ha avuto, una benchè minima esperienza "dall'interno" di Pubblica Amministrazione sa perfettamente chi e perchè blocca i procedimenti, chi crea ostacoli, chi lascia per anni atti fermi sulle scrivanie o nei cassetti: è tutto ben noto. Inoltre, il solito dramma della "selezione avversa", ovvero l'avanzamento di dirigenti "fedeli" ma ben poco competenti, aggiunge alla non volontà di far funzionare la macchina amministrativa, il fardello dell'incapacità.

E adesso ci si indigna per i premi dati a certi dirigentti. Cari miei! è prassi, dentro gli uffici pubblici, distribuire queste riosrse non in base al merito o al raggiungimento di certi obiettivi, ma semplicemente come un "regalo" distribuito (nella migliore delle ipotesi) a tutti indistintamente: nei casi peggiori i soldi arrivano solo agli "amichi".

Diffidare sempre delle "persone serie" in giacca e cravatta (per gli uomini) o in tailleur (per le donne) dentro grosse e costosissime auto scure: sono solo delle maschere di carnevale, fumo negli occhi, un bluff. Si definiscono esperti, "dottori", ma alla fine di cosa? E' una gigantesca commedia, un'enorme messa in scena. Non c'è nulla di reale: e queste catastrofi mettono a nudo tutta questa sceneggiata.

Ma alla fine di che ci meravigliamo? Ma di cosa ci indigniamo? 

Bisognerebbe protestare "prima" non dopo che avvengono le catastrofi perchè la prassi è ora quella di incolpare il Leviatano, il mostro senza nome inafferrabile: nessuno ha colpe, nessuno ha responsabilità.

Eppure la colpa principale è di tutti noi: noi poveri sciocchi, popolo dei senza-potere, che affidiamo ad un branco di Australopitechi (mi scuso con gli Australopitechi che leggono queste righe in questo momento) incapaci e criminali le vite nostre e quelle dei nostri figli e figlie. Li scegliamo noi, e permettiamo loro di fare quello che vogliono impunemente, senza vergogna, senza controllo, senza dignità, senza la speranza che la giustizia faccia il suo corso perchè sappiamo tutti che la giustizia in Italia non è uguale per tutti, semplicemente perchè non c'è più giustizia. E quando parlo di giustizia non mi riferisco a magistrati ed avvocati, ma ad un principio, ad un sentimento: ovvero a ciò che è giusto, al grado equo di distribuzione di "goods" e dei "bads".

Per saziare la voracità infinita di questa gente oggi paghiamo un mare di imposte, tasse e gabelle che non serviranno nè a coprire l'immane debito del nostro Paese, nè a migliorare la qualità della vita nelle nostre città. Servirà solo ad oliare i soliti ingranaggi che fanno funzionare il Leviatano. 

In fondo è lo stesso principio della "banalità del Male" (elggere l'omonimo libro di Hanna Arendt): tutti noi, nel nostro piccolo, forniamo un pezzettino di contributo alla costruzione di questo Leviatano mostruoso senza nome che permea tutta questa società inconsapevole ed irresponsabile.

Poi piove, le città costruite senza criterio vengono trascinate via, i politici si accusano gli uni con gli altri e ci arrabbiamo lì per lì. Ma non serve a nulla e ci rimane in bocca il sentore amaro dell'inafferrabilità di questo mostro invisibile.

E poi arrivano 'sti pupazzi in maniche di camicia e ci dicono che la burocrazia blocca tutto, la giustizia non fa nulla, la politica latita. 
Ma chi è la burocrazia?
Ma chi è la giustizia?
Ma chi è la politica?


PS. Che sciocco ed ingenuo che sono! Dimenticavo una piccola postilla. Adesso sbloccheranno un bel po' di soldi per una serie di interventi per far fronte a questo casino. Anche perchè questo governo deve fare la faccia feroce di chi non perde tempo in chiacchiere. Non facciamoci comunque illusioni. Solo una piccolissima parte, e a cifre stratosferiche, verrà realmente destinata all'emergenza: il resto prenderà la strada che tutti ben conosciamo come nel caso di tutte le altre emergenze nazionali. Corruzione, sprechi, clientelismi, favoritismi. Sicuramente c'è una lunga fila di personaggi che si sta fregando le mani dalla gioia... E' il solito business delle catastrofi: una delle voci principali del nostro PIL.

mercoledì 8 ottobre 2014

Liberi di licenziare

Premetto che non sono un esperto in nulla. Anzi, per essere onesti, sono il tipico esempio di persona che i grandi uomini e le grandi donne navigate delle politica nostrana (anche di piccolo cabotaggio) definirebbero senza mezzi termini "uno che non capisce niente".

Sono quindi "uno che non capisce niente" e, secondo il metro di valutazione e giudizio di questi esperti di politica, gli esperti dell'economia ed i vari serissimi personaggi che pontificano su questo e su quello, "non sarò mai in grado di capire niente" di come funzionano certe cose e di come vanno certe faccende.

Eppure tutta questa storia dell'art. 18 mi lascia molto perplesso. Non voglio entrare nel merito di questioni tecniche o sindacali, di cui effettivamente non capisco niente. Tuttavia quello che noto da alcuni anni a questa parte, ed in questi ultimi mesi in particolare, è un certo accanimento nei confronti della cosiddetta flessibilità. Il termine flessibilità in tutto il mondo ha un certo significato (agilità, snellezza, semplificazione), che investe il mondo del lavoro nei due sensi: in entrata ed in uscita. Qui da noi in Italia è solo una trappola, è solo una fregatura. Questo perchè tutti gli sforzi governativi più o meno recenti hanno mirato ad aumentare la flessibilità tuttavia facilitando sempre le modalità di licenziamento. Insomma è una flessibilità a senso unico: solo in uscita. Si facilita il licenziamento dei lavoratori, ma non si fa nulla per facilitare le assunzioni (anzi...)

Quella briciola di buon senso che ancora (per poco) mi pervade mi fa sempre pensare che, prima di preoccuparsi di liquidare posti di lavoro (che, noto, stanno saltando con grande facilità comunque senza bisogno di aiutini modificando le norme sul lavoro) bisognerebbe fare in modo che chi vuole possa assumere con grande facilità uomini o donne, giovani e meno giovani. Allo stesso modo dovrebbe essere altrettanto facilitata la possibilità di mettere in piedi un'attività produttiva. Non solo: dovrebbe essere facilitata la possibilità di mantenerla in vita la propria attività imprenditoriale. Questo perchè non è solo un casino intraprendere un'attività: i grossi casini con la burocrazia e con il fisco arrivano subito dopo. Insomma bisogna permettere di assumere e permettere alla gente di mettersi in proprio e non soffocare le imprese una volta create. 

Invece, mentre si agevolano gli strumenti per limitare i diritti di chi un lavoro lo ha, si inventano e si amplificano mille laccioli (formali ed informali, visibili ed invisibili) che impediscono in Italia di fare alcunchè. Ho sempre l'idea che questi pseudo esperti, i burocrati, gli economisti, i politici ed i vari amministratori pubblici non abbiano (colposamente o dolosamente) un'idea reale di come le cose funzionino da noi in Italy. L'incertezza generale regna sovrana cui si affianca l'arbitrio su ogni questione, la corruzione, l'illegalità diffusa, l'opacità di qualsiasi procedura. La normativa è resa deliberatamente confusa per creare ampie sacche di discrezionalità: i diritti in Italia sono favori. 

Ecco forse io mi concentrerei su queste cose per rendere competitivo il sistema Paese. Permettere a nuove forme di imprenditorialità di attecchire su nuove produzioni e nuovi servizi. 

Del resto cosa significa aumentare i consumi, di cui blaterano tutti questi seri e preparatissimi personaggi, se:

1) la gente i soldi non li ha
2) chi possiede la ricchezza in Italia sono principalmente settori parassitari (politica e dintorni) e forme di imprenditoria distruttiva
3) nessuno produce più nulla (beni - servizi)

Anche se mi mettono in tasca 80€ alla fine, se proprio li spenderò, acquisterò beni e/o servizi realizzati all'estero. Insomma arricchirò gli stranieri. L'Italia è quindi un secchio bucato, se non si tappano i buchi, consentendo la rinascita di un sistema produttivo completamente rinnovato ed innovativo, un immenso fiume di denaro fluirà verso l'estero.

Intanto si continua a semplificare le procedure per licenziare.... Boh! Non ci arrivo. Del resto lo avevo detto che non ci capisco niente.