lunedì 13 ottobre 2014

Genova e il Leviatano: tutta colpa di chi?

Con una puntualità quasi svizzera l'ennesima catastrofe "naturale" (si fa per dire, la natura non c'entra nulla...) si abbatte su questo sciagurato Paese: anzi, per essere precisi, si abbatte sempre sulle medesime terre sciagurate di Liguria. 

In teoria, con un semplice gesto di copia&incolla, potrei commentare questi ultimi accadimenti ripetendo le stesse cose che ho detto in occasione dell'ultima catastrofe. Le cose sono sempre le stesse: le cause sono sempre le stesse. Inutile ripetere sempre le stesse cose.

C'è qualcosa che mi viene da aggiungere oggi. 

In primo luogo in Italia non ci sono mai responsabili con un nome, cognome e qualifica. Qualunque cosa accada è sempre colpa di un Leviatano anonimo, senza un volto, indefinibile, inafferrabile. Anche oggi, continuo a sentire frasi definibili come "sciocche", per non cadere nella volgarità, che tradiscono o la malafede, o la stupidità o l'incapacità di chi le pronuncia. Dire che i fondi per il risanamento del territorio e la salvaguardia della sicurezza ed incolumità dei cittadini sono bloccati dalla burocrazia, offende l'udito delle persone oneste e di buon senso. La burocrazia non è un'entità astratta, ma una struttura occupata da persone con un'identità ben precisa: ci sono dirigenti, presidenti di questo e di quello, responsabili di settore e di dipartimento, capi gabinetto (gabinetto è il termine più adatto per questi stronzi) che hanno un nome e cognome. Questa gente percepisce spesso fior di emolumenti e non è possibile che ad essi siano imputabili sono gli onori (quando le cosa vanno bene): ci sono anche gli oneri (quando le cose vanno male).

Chiunque ha, o ha avuto, una benchè minima esperienza "dall'interno" di Pubblica Amministrazione sa perfettamente chi e perchè blocca i procedimenti, chi crea ostacoli, chi lascia per anni atti fermi sulle scrivanie o nei cassetti: è tutto ben noto. Inoltre, il solito dramma della "selezione avversa", ovvero l'avanzamento di dirigenti "fedeli" ma ben poco competenti, aggiunge alla non volontà di far funzionare la macchina amministrativa, il fardello dell'incapacità.

E adesso ci si indigna per i premi dati a certi dirigentti. Cari miei! è prassi, dentro gli uffici pubblici, distribuire queste riosrse non in base al merito o al raggiungimento di certi obiettivi, ma semplicemente come un "regalo" distribuito (nella migliore delle ipotesi) a tutti indistintamente: nei casi peggiori i soldi arrivano solo agli "amichi".

Diffidare sempre delle "persone serie" in giacca e cravatta (per gli uomini) o in tailleur (per le donne) dentro grosse e costosissime auto scure: sono solo delle maschere di carnevale, fumo negli occhi, un bluff. Si definiscono esperti, "dottori", ma alla fine di cosa? E' una gigantesca commedia, un'enorme messa in scena. Non c'è nulla di reale: e queste catastrofi mettono a nudo tutta questa sceneggiata.

Ma alla fine di che ci meravigliamo? Ma di cosa ci indigniamo? 

Bisognerebbe protestare "prima" non dopo che avvengono le catastrofi perchè la prassi è ora quella di incolpare il Leviatano, il mostro senza nome inafferrabile: nessuno ha colpe, nessuno ha responsabilità.

Eppure la colpa principale è di tutti noi: noi poveri sciocchi, popolo dei senza-potere, che affidiamo ad un branco di Australopitechi (mi scuso con gli Australopitechi che leggono queste righe in questo momento) incapaci e criminali le vite nostre e quelle dei nostri figli e figlie. Li scegliamo noi, e permettiamo loro di fare quello che vogliono impunemente, senza vergogna, senza controllo, senza dignità, senza la speranza che la giustizia faccia il suo corso perchè sappiamo tutti che la giustizia in Italia non è uguale per tutti, semplicemente perchè non c'è più giustizia. E quando parlo di giustizia non mi riferisco a magistrati ed avvocati, ma ad un principio, ad un sentimento: ovvero a ciò che è giusto, al grado equo di distribuzione di "goods" e dei "bads".

Per saziare la voracità infinita di questa gente oggi paghiamo un mare di imposte, tasse e gabelle che non serviranno nè a coprire l'immane debito del nostro Paese, nè a migliorare la qualità della vita nelle nostre città. Servirà solo ad oliare i soliti ingranaggi che fanno funzionare il Leviatano. 

In fondo è lo stesso principio della "banalità del Male" (elggere l'omonimo libro di Hanna Arendt): tutti noi, nel nostro piccolo, forniamo un pezzettino di contributo alla costruzione di questo Leviatano mostruoso senza nome che permea tutta questa società inconsapevole ed irresponsabile.

Poi piove, le città costruite senza criterio vengono trascinate via, i politici si accusano gli uni con gli altri e ci arrabbiamo lì per lì. Ma non serve a nulla e ci rimane in bocca il sentore amaro dell'inafferrabilità di questo mostro invisibile.

E poi arrivano 'sti pupazzi in maniche di camicia e ci dicono che la burocrazia blocca tutto, la giustizia non fa nulla, la politica latita. 
Ma chi è la burocrazia?
Ma chi è la giustizia?
Ma chi è la politica?


PS. Che sciocco ed ingenuo che sono! Dimenticavo una piccola postilla. Adesso sbloccheranno un bel po' di soldi per una serie di interventi per far fronte a questo casino. Anche perchè questo governo deve fare la faccia feroce di chi non perde tempo in chiacchiere. Non facciamoci comunque illusioni. Solo una piccolissima parte, e a cifre stratosferiche, verrà realmente destinata all'emergenza: il resto prenderà la strada che tutti ben conosciamo come nel caso di tutte le altre emergenze nazionali. Corruzione, sprechi, clientelismi, favoritismi. Sicuramente c'è una lunga fila di personaggi che si sta fregando le mani dalla gioia... E' il solito business delle catastrofi: una delle voci principali del nostro PIL.

mercoledì 8 ottobre 2014

Liberi di licenziare

Premetto che non sono un esperto in nulla. Anzi, per essere onesti, sono il tipico esempio di persona che i grandi uomini e le grandi donne navigate delle politica nostrana (anche di piccolo cabotaggio) definirebbero senza mezzi termini "uno che non capisce niente".

Sono quindi "uno che non capisce niente" e, secondo il metro di valutazione e giudizio di questi esperti di politica, gli esperti dell'economia ed i vari serissimi personaggi che pontificano su questo e su quello, "non sarò mai in grado di capire niente" di come funzionano certe cose e di come vanno certe faccende.

Eppure tutta questa storia dell'art. 18 mi lascia molto perplesso. Non voglio entrare nel merito di questioni tecniche o sindacali, di cui effettivamente non capisco niente. Tuttavia quello che noto da alcuni anni a questa parte, ed in questi ultimi mesi in particolare, è un certo accanimento nei confronti della cosiddetta flessibilità. Il termine flessibilità in tutto il mondo ha un certo significato (agilità, snellezza, semplificazione), che investe il mondo del lavoro nei due sensi: in entrata ed in uscita. Qui da noi in Italia è solo una trappola, è solo una fregatura. Questo perchè tutti gli sforzi governativi più o meno recenti hanno mirato ad aumentare la flessibilità tuttavia facilitando sempre le modalità di licenziamento. Insomma è una flessibilità a senso unico: solo in uscita. Si facilita il licenziamento dei lavoratori, ma non si fa nulla per facilitare le assunzioni (anzi...)

Quella briciola di buon senso che ancora (per poco) mi pervade mi fa sempre pensare che, prima di preoccuparsi di liquidare posti di lavoro (che, noto, stanno saltando con grande facilità comunque senza bisogno di aiutini modificando le norme sul lavoro) bisognerebbe fare in modo che chi vuole possa assumere con grande facilità uomini o donne, giovani e meno giovani. Allo stesso modo dovrebbe essere altrettanto facilitata la possibilità di mettere in piedi un'attività produttiva. Non solo: dovrebbe essere facilitata la possibilità di mantenerla in vita la propria attività imprenditoriale. Questo perchè non è solo un casino intraprendere un'attività: i grossi casini con la burocrazia e con il fisco arrivano subito dopo. Insomma bisogna permettere di assumere e permettere alla gente di mettersi in proprio e non soffocare le imprese una volta create. 

Invece, mentre si agevolano gli strumenti per limitare i diritti di chi un lavoro lo ha, si inventano e si amplificano mille laccioli (formali ed informali, visibili ed invisibili) che impediscono in Italia di fare alcunchè. Ho sempre l'idea che questi pseudo esperti, i burocrati, gli economisti, i politici ed i vari amministratori pubblici non abbiano (colposamente o dolosamente) un'idea reale di come le cose funzionino da noi in Italy. L'incertezza generale regna sovrana cui si affianca l'arbitrio su ogni questione, la corruzione, l'illegalità diffusa, l'opacità di qualsiasi procedura. La normativa è resa deliberatamente confusa per creare ampie sacche di discrezionalità: i diritti in Italia sono favori. 

Ecco forse io mi concentrerei su queste cose per rendere competitivo il sistema Paese. Permettere a nuove forme di imprenditorialità di attecchire su nuove produzioni e nuovi servizi. 

Del resto cosa significa aumentare i consumi, di cui blaterano tutti questi seri e preparatissimi personaggi, se:

1) la gente i soldi non li ha
2) chi possiede la ricchezza in Italia sono principalmente settori parassitari (politica e dintorni) e forme di imprenditoria distruttiva
3) nessuno produce più nulla (beni - servizi)

Anche se mi mettono in tasca 80€ alla fine, se proprio li spenderò, acquisterò beni e/o servizi realizzati all'estero. Insomma arricchirò gli stranieri. L'Italia è quindi un secchio bucato, se non si tappano i buchi, consentendo la rinascita di un sistema produttivo completamente rinnovato ed innovativo, un immenso fiume di denaro fluirà verso l'estero.

Intanto si continua a semplificare le procedure per licenziare.... Boh! Non ci arrivo. Del resto lo avevo detto che non ci capisco niente.

lunedì 29 settembre 2014

E poi parlano di turismo...

E' da sempre che si dice che il turismo è la vera ricchezza dell'Italia. Un patrimonio storico-culturale-archeologico unico al mondo insieme ad un paesaggio connotato da una grandi varietà di ecosistemi unito ad una ricchezza enorme di tradizioni farebbero dell'Italia un luogo unico al mondo. 

Invece il collasso generale dell'Italia si riverbera, si ritrova e si rispecchia pesantemente sul turismo in tutte le sue declinazioni. L'immobilismo generale, l'ignoranza diffusa, l'incapacità di una governance nazionale, regionale e locale decente rendono tutte queste potenzialità solo un vano e miserrimo esercizio mentale perchè la realtà, la pratica di tutti i giorni è a dir poco sconsolante, soprattutto al confronto con la situazione nel Centro e nel Nord Europa. 

Vi è in primo luogo una dimensione macro in cui pesantissima è la responsabilità delle istituzioni a tutti i livelli. Musei chiusi ed in condizioni miserabili, stessa situazione per le aree archeologiche, i centri delle città cosiddette "d'arte" (ma lo stesso vale anche per i piccoli borghi) ridotti in condizioni pietose (caos, traffico, auto ovunque, borseggiatori, imborglioni, scippatori, monnezza, degrado ed abbandono diffuso, ecc...), paesaggi devastati dall'abusivismo edilizio e dall'assenza di una qualsiasi pianificazione territoriale, trasporti pubblici indegni, assenza di informazioni turistiche, servizi per il turismo inadeguati, sono il pane quotidiano per chi (straniero o tialiano) si avventura a fare del turismo.

Ma c'è anche una dimensione micro decisamente preoccupante. Gli alberghi sono vecchi, cari, con servizi inadeguati: lo stesso dicasi per la ristorazione. Non esiste una cultura dell'ospitalità e dell'accoglienza del visitatore e del turista. Il grado di improvvisazione degli operatori è elevatissimo. Andare alla cieca in un ristorante o in un albergo è un grosso rischio: c'è la probabilità molto elevata di prendere una fregatura con i fiocchi. 

L'idea, molto italiana, è "meglio l'uovo oggi che la gallina domani": il turista non è un cliente che va fidelizzato, ma un pollo da spennare senza pietà. Le migliori località d'Italia, i più bei musei o siti archeologici di Italia, anche se messi in condizioni dignitose, hanno bisogno di essere affiancati da imprenditori del turismo veri, non da gente totalmente improvvisata o da mascalzoni. Senza contare che il "mangiare" è una componente fondamentale del turismo italiano, perchè i turisti vengono in Italia per "visitare", ma anche per gustare cibi e vini italiani.

Scrivo queste righe anche per esperienza personale (l'ultima, in ordine di tempo, in un micidiale ristorante di un paese sul lago di Bolsena in provincia di Viterbo). Ho sempre avuto la passione del viaggio, di visitare luoghi più o meno famosi del nostro Paese: solo che francamente mi sono stufato di farmi fregare in continuazione da albergatori e ristoratori senza scrupoli. L'idea di entrare in un ristorante senza essere amico del proprietario o su caloroso suggerimento di qualcuno (anche in questo caso ci vogliono le raccomandazioni!) significa esporsi alla seguente equazione: mangiare malissimo e spendere tanto

Se penso alle famose gite fuori porta di un tempo, oggi mi vengono quasi le lacrime agli occhi. Le trattorie e le osterie di un tempo non esistono più: il pressappochismo e la qualità scadente dilagano ovunque. Le osterie poi sono diventate dei ristoranti di lusso ed è impossibile fidarsi delle guide al "mangiar bene in Italia": sono spesso ulteriori trappole. Per non parlare delle pizzerie: la pizza surgelata del supermercato spesso è di gran lunga migliore di quello che sfornano presunte pizzerie con forno a legna... Lasciamo perdere. E ordinare del vino? Non se ne parla proprio: il ricarico è spaventoso. Ma veramente pensano di far pagare una bottiglia di vino 20 volte il suo prezzo normale?

A questo punto ho deciso di rinunciare: non vado più da nessuna parte e comunque non andrò più a mangiare in questi pseudo-ristoranti da strapazzo. 

Al turista italiano e straniero fornisco i seguenti consigli.

1) Innanzitutto, non fare il turista in Italia: troppo rischioso. Un'esperienza tragica. meglio restare a casa o dirigersi verso altre mete.

2) Gli alberghi cascano a pezzi e sono vecchi. Il tre stelle di solito corrisponde ad un livello basso: oltre questi tre stelle i costi sono al di là della qualità offerta soprattutto al confronto di una qualsiasi B&B all'estero.

3) evitare i ristoranti, le pizzerie, le trattorie, le osterie: vi faranno la pelle come avveniva nelle taverne nel medioevo nei confronti dei pellegrini che si recavano a Roma. Assolutamente meglio portarsi dei panini da casa o rivolgersi ad un Fast Food (anche i kebab sono in media migliori dei ristoranti per qualità, servizio e cortesia).

Eh sì! Perchè molti di questi signori avrebbero molto, ma molto da imparare dai fast food o dai ristoranti cinesi che per decenni sono stati sbeffeggiati con la scusa della presunta superiorità della cucina italiana. I fast food, i kebab o i ristoranti cinesi spesso sono efficienti, con prezzi onesti, non presentano sorprese, non ingannano i clienti, il personale è cordiale: e per quanto riguarda l'igiene, anche in questo caso, fin troppi ristoranti avrebbero da imparare da questi signori.

Dovremmo pretendere maggiore rispetto da parte di questi pseudo operatori del turismo, ma, mi sembra, che all'ignoranza generale e al decadimento diffuso, si stia affiancando anche questa "decadenza del gusto": l'importante è la quantità, non la qualità. Molte persone hanno perso il senso del viaggio e del mangiare: chi se ne frega della cultura, l'importante è ingozzarsi.  Insomma al crollo qualitativo dell'offerta turistica corrisponde un crollo verticale della domanda turistica in termini di qualità.

Se non si ricostruisce da un lato una cultura imprenditoriale del turismo e dall'altro un gusto per il turismo più raffinato e qualitativamente superiore, è veramente meglio lasciare perdere...

venerdì 26 settembre 2014

Pericolose Nullità

In questo video di 15 minuti, Sabina Guzzanti, ospite di Michele Santoro nella trasmissione "Servizio Pubblico", fa un'analisi molto "drastica" del panorama politico italiano recente e meno recente. Alla fine si tratta di un'analisi ben più dettagliata, profonda e corretta di tante chiacchiere fatte da politologi, politici, esperti, giornalisti e tutto il resto di un'umanità seria in giacca e cravatta che invece è degna solo di disprezzo e derisione. 

Molta di questa umanità parassita e farlocca in giacca e cravatta è fatta da pericolose nullità che si nascondono dietro i ruoli istituzionali che occupano: in realtà non essi sono niente perchè sono autorità, ma privi di qualsiasi autorevolezza.

Il ragionamento della Guzzanti interessa delle questioni macroscopiche e di rilevanza notevole: sono problematiche "pesanti". Tuttavia bisogna pensare che le stesse logiche si ritrovano nelle questioni "micro" quelle più piccole e meno appariscenti, ma che interessano la vita di tutti i giorni. Sono le logiche che sottintendono allo svolgimento della quotidianità in Italia e che alla fine ne rappresentano l'ossatura culturale.




lunedì 15 settembre 2014

Scuola di Governo

E' ormai scientificamente provato: quando in Italia un governo non sa che pesci pigliare la prima cosa che fa è una bella "Riforma della Scuola". La prima cosa che ricordo di aver sentito da bambino, e non sono proprio un giovincello, non è la voce di mia madre o di mio padre, ma il ministro di turno che annunciava in TV una "Riforma della Scuola".

In effetti una profonda riforma della scuola sarebbe indispensabile, ma, attenzione, siamo in Italia. Non si annuncia lo stanziamento di un fondo di notevoli proporzioni per rimettere in piedi i ruderi delle scuole o per costruirne di nuove. Non si parla di dotare le scuole pubbliche di attrezzature, di strumentazione, di laboratori o palestre. Si tratta del solito "gioco delle tre carte" nel più classico stile "facimme ammuina".

Si parlato di valutare i professori premiando i più bravi e castigando i "meno bravi" (viva il politicamente corretto: non si può parlare di somari, incompetenti o raccomandati): e chi li valuta i professori? Conosciamo molto bene i sistemi di valutazione che sono stati adottati altrove: una farsa e un'offesa all'intelligenza. E poi alla fine nulla cambia perchè nessuno ha il coraggio di fare nulla. 

Insomma invece di reperire soldi combattendo l'evasione fiscale, la corruzione, l'inefficienza, la criminalità organizzata ed il malaffare si vara una serissima e profondissima "Riforma della Scuola".

Di seguito elenco alcuni punti di forza di detta riforma.

  • L'insegnante non si chiamerà più "professore" o "professoressa" (ritenuti termini inefficienti e poco propedeutici all'indirizzamento al mondo del lavoro degli studenti e delle studentesse) ma "teaching and learning advisor"
  • Il preside o la preside non si chiameranno più così (ritenuti termini inefficienti e poco propedeutici all'indirizzamento al mondo del lavoro degli studenti e delle studentesse), ma "global training and learning manager"
  • Gli esami di maturità (ritenuto termine inefficiente e poco propedeutico all'indirizzamento al mondo del lavoro degli studenti e delle studentesse) si chiameranno "school games" e verranno tenuti da commissioni esterne estratte internamente dalle scuole con assegnazione di punteggi a targhe alterne secondo algoritmi elaborati da un'apposita commissione di idioti.
  • L'edificio scolastico (ritenuto termine inefficiente e poco propedeutico all'indirizzamento al mondo del lavoro degli studenti e delle studentesse) si chiamerà "training, teaching and lerning center"
  • Lo studio della lingua inglese (ritenuto termine inefficiente e poco propedeutico all'indirizzamento al mondo del lavoro degli studenti e delle studentesse) si chiamerà "language proofessional development in the sky of course" il cui studio sarà fortemente consigliato grazie anche al supporto di nuovi strumenti didattici come il Meccano ed il Subbuteo.
  • Per facilitare lo studio dell'inglese i nuovi libri di testo - redatti da un'apposita commissione di Hooligans - non avranno in allegato cose inutili come i CD - che nessuno usa più da secoli - ma delle cassette Stereo 8 con la copertina di Fausto Papetti contenenti le ricette per il Porridge e la Zuppa Inglese (English Soup)
L'elenco di punti chiave fondamentali per restituire alla scuola dignità ed efficienza sarebbe anche più lungo, ma non ci sta in un Tweet: per questo il governo sta predisponendo all'uopo uno specifico Proot o un Burp. I materia è stata creata un'apposita commissione parlamentare sulla cui composizione i partiti però non hanno ancora trovato un accordo.
 



lunedì 1 settembre 2014

Vivere senza politica

Negli ultimi decenni l'Italia ha sofferto di fatto di un grave male strutturale: il problema è che questo male continua ad affliggere la nostra società e, nonostante i vari proclami e tweet, anche oggi sembra essere ben lontata una cura ed una sua soluzione.

Il grosso problema è la mancanza di politiche. E per politiche non intendo leggi, chiacchiere, dichiarazioni di intenti e così via, ma strumenti ben precisi con delle caratteristiche ben delineate. Una politica è una struttura complessa fatta in primo luogo di obiettivi precisi e chiaramente definiti. All'interno di questa struttura devono essere indicate le risorse e le azioni implicate per il raggiungimento degli obiettivi. Inoltre devono essere previsti i risultati e gli impatti di queste azioni. Bisogna essere ben consapevoli in anticipo degli effetti di quello che si fa.
Tutto questo può poi trasformarsi in leggi o norme, ma primariamente deve essere costruito questo telaio. Per costruire una politica serve il coinvolgimento di competenze, professionalità.

Ebbene in Italia non esiste realmente nulla di tutto questo. 

Non esiste una politica economica, ma una serie di misure contabili e ragionieristiche. 
Non esiste una politica del lavoro e dello sviluppo.
Non esiste una politica estera.
Non esiste una politica per l'immigrazione e l'integrazione culturale.
Non esiste una politica di tutela e prevenzione della salute pubblica.
Non esiste una politica della salvaguardia e valorizzazione del territorio e delle sue risorse.
Non esiste una politica energetica.
Non esiste una politica ambientale.
Non esiste una politica della difesa.
Non esiste una politica penitenziaria e per la giustizia.
Non esiste una politica della cultura, della formazione, della valorizzazione delle risorse umane
Non esiste una politica della ricerca scientifica e dell'innovazione.
Non esiste una politica dei trasporti e della mobilità.
Non esiste una politica per la tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio artistico e culturale.
Non esiste una politica di promozione del turismo.

Quello che abbiamo è una serie confusa e raffazzonata di interventi di emergenza, un reticolo caotico di misure improvvisate e pasticciate prive di obiettivi ben definiti. Spesso si tratta di strumenti per finanziare cordate di soggetti collusi con la politica: un sistema per oliare gli ingranaggi del clientelismo e del ricatto politico e criminale. Le conseguenze di tutto questo sono fin troppo evidenti.

Non basta dire genericamente: bisogna ridurre la disoccupazione. Una cosa del genere non significa nulla. Bisogna porsi un obiettivo preciso e sapere come conseguirlo. Non basta dichiarare: è indispensabile un ripensamento delle azioni per la gestione del problema dei flussi migratori. Bisogna dire chiaramente quello che vuoi fare e come pensi di farlo in pratica. Invece ci si ferma alle dichiarazioni generiche e poi nient'altro. Guardate un qualsiasi talk show per toccare con mano questo vuoto assoluto. Penso che fondamentalmente questa gente non sappia proprio come fare, anche a causa dell'enormità dei problemi lasciati irrisolti per tutti questi anni. Tanto qualcun altro prima o poi ci penserà... Nessuno sa più come risolvere tutto questo casino, a meno che non si pestino i piedi ad un sacco di persone molto, ma molto importanti. E questo non lo vuole nessuno... Intanto si va avanti con i "bisognerebbe", "è indispensabile", "è opportuno", ecc...

In pratica la politica spera nell'aiuto del caso, si confida sulla capacità di arrangiarsi delle persone, si lascia che alla fine ognuno si organizzi come può: basta fare un giro per gli ospedali o per le scuole per vedere come il tutto viene lasciato alla buona volontà degli operatori e alla capacità delle famiglie di difendersi dall'anarchia di Stato (ma chi è solo, chi non ha una famiglia o una solida rete relazionale come può sopravvivere in questo scenario?). Si arriverà al limite paradossale, come nei peggiori film di fantascienza o di horror, di doversi dotare di un fucile per difendere la propria casa e la propria famiglia dai ladri o da un invasione di califfi fanatici o da vampiri e zombie. Mah!

Insomma non basta girare in camiciola con le maniche tirate su per rimettere in piedi questo somaro mezzo morto che è diventata l'Italia... Serve decisamente ben altro.

Nel frattempo si salvi chi può e ciascuno faccia quello che crede.

venerdì 15 agosto 2014

Riflessioni d'Estate 3

Il grande problema dell'Italia non sono i cervelli in fuga, ma la stupidità che resta e che non ha, purtroppo per noi, la benchè minima intenzione di fuggire.

martedì 12 agosto 2014

Robin Williams

Devo dire che gli attori e le attrici non mi appassionano mai più di tanto. Ci sono attori ed attrici bravi ed attori ed attrici pessimi: il resto mi importa poco o nulla. 

La scomparsa però di Robin Williams mi ha in un certo modo toccato. Perchè credo che il cinema abbia perso un grandissimo atore. 

Non mi interessa sapere la ragione o la causa della sua morte. Devo riconoscere che la sua scomparsa mi lascia una netta sensazione di vuoto e di perdita. E' quasi banale ripetere che si trattava di un grande attore e che riempiva letteralmente i suoi film con la sua presenza.

Quello che mi ha sempre impressionato di Robin Williams, in tutte le parti che ha intepretato, è quell'alone di tristezza e malinconia che ha sempre caratterizzato i suoi personaggi anche in quei ruoli più comici e di ironia pungente. Ho sempre avuto l'impressione che un velo di tristezza accompagnasse la sua recitazione. Sicuramente mi sbaglio, ma questa sensazione mi è rimasta. In quanti film abbiamo sorriso quando il suo personaggio era una figura che veniva sbeffeggita, un fallito, un uomo fragile, un uomo in contrapposizione perpetua con l'ordine costituito e con le regole consolidate: impersonificava sempre però la rivincita di colui che canta fuori dal coro, che nasconde in un fiume di battute isteriche le proprie paure e le proprie incertezze.

Mancherà sicuramente la sua espressione beffarda e quasi di sfida...  

venerdì 8 agosto 2014

Riflessioni d'Estate 2

Stare seduti in un vecchio, sporco e malconcio ristorante, dove si mangia male, si spende parecchio e il servizio fa schifo per la maleducazione del personale, avendo l'impressione continua e costante di essere sempre sul punto di essere truffati: questa è la sensazione netta che puntualmente provo ogni volta che esco di casa.

domenica 3 agosto 2014

Riflessioni d'Estate

Quando ero un bambino, mi si diceva che siamo in questa vita solo di passaggio. Poi, crescendo, ho pensato che grazie alla saggezza, alla conoscenza e all'intelligenza, ciascuno di noi potesse non dico ambire all'immortalità, ma per lo meno rendere meno inconsistente la nostra presenza in questo mondo.

Oggi come oggi, guardandomi attorno, circondato da questa società così arrogantemente ignorante e profondamente stupida a tutti i livelli, ed oltrettutto felicemente fiera di essere tale, non posso che pensare che tutto questo non fa altro che confermare la più totale impermanenza dell'esistenza umana.

mercoledì 25 giugno 2014

Vivere di Debacle

Ormai è impossibile stupirsi più di tanto. Abbiamo fatto della debacle il nostro stile di vita, la più autentica espressione del Made in Italy. Complimenti.

Io ovviamente non parlo da tifoso di calcio, perchè dei Mondiali del pallone non me ne importa assolutamente niente. Noto però che l'ingloriosa fine delle soubrette dell'Italia Pallonara altro non è che un sintomo, un riflesso, uno specchio della miseria di questa sfortunata terra.

Non parlo poi del problema della "sconfitta": si può essere sconfitti, non è un dramma. Anzi ci può essere dignità nella sconfitta. Il problema è un altro.

L'incapacità di avere idee, progetti, di saper valorizzare i talenti veri, la tendenza continua a frustrare ogni cambiamento, il considerare il cambiamento come una pericolosa fuga in avanti, appoggiarsi sempre al vecchiume perchè rassicurante e garanzia di stabilità, la mancanza di coraggio, di intraprendenza, di creatività, di dignità, di sincerità, lo sperare sempre nella furtuna o in qualche santo protettore, basarsi sempre sull'improvvisazione, sul pressappochismo, sugli "amichi", "io speriamo che me la cavo": quello che abbiamo visto ai mondiali del Brasile lo vediamo continuamente ogni giorno che usciamo di casa o quando accendiamo la TV e vediamo la nostra classe politica e dirigente in azione.

Devo dire che c'è un gusto masochistico di notevoli livelli in tutti noi: ma che gusto c'è ad essere sempre sbeffeggiati, denigrati, bollati come vigliacchi, ladri, zozzoni ed incapaci? Ma è possibile che non si inneschi mai la scintilla del senso della dignità, dell'onore, del rispetto personale per decidere di buttarsi questa mediocrità alle spalle e rifondare una società in modo decente?

Ovviamente io non sto parlando di calcio: parlo della quotidianità. Non siamo stufi di avere sempre a che fare con degli incapaci, inetti, corrotti e mascalzoni? Possibile che si debba sempre accettare senza battere ciglio la similitudine ormai consolidata fra "italiano" ed "incapace"? Possibile che ormai la parola Italia ci ispiri solo disgusto e vergogna?

Io francamente non ci sto: ma che fatica...

giovedì 5 giugno 2014

Come è triste Venezia

Ed eccoci qui a discutere delle solite cose: la discussione diventa anche noiosa alle lunghe. C'è da dire che basta scrivere un post sulla corruzione sistemica italiana come forma di Governo del Paese e del Territorio una volta sola che poi non è più necessario scrivere nulla: il post è sempre valido.

Ripeto: ciò che disturba di più ed offende l'intelligenza di chi scrive e della maggior parte delle persone intelligenti che ancora vagano per queste lande desolate è il senso di sconcerto, la sorpresa, l'indignazione tardiva, la richiesta di severità, l'appello ad un inesistente senso di responsabilità, ovvero i soliti concetti indegni propinati dalla classe politica e dirigente italiana. Ed ancora offensiva è la solita dichiarazione politically correct del fatto che tutto questo riguarda una minoranza: la maggior parte della dirigenza e della politica italiana, come espressione di questa società, è marcia sin dalle fondamenta. Lo sappiamo tutti. Non facciamoci prendere per il naso.

Torno a dire per l'ennesima volta: l'Italia è popolata da una società fondata sulla "complicità" come unica modalità di materializzazione di relazioni sociali e politiche che inevitabilmente si articola tramite lo strumento del "ricatto". Siamo tutti complici e siamo tutti, in un modo o nell'altro, ricattatori e ricattati. In questo modo non può esistere giustizia, parità di diritti, esercizio della libertà individuale e collettiva. Quando si nega questo o si è profondamente stupidi o si è radicalmente in mala fede.

Su queste basi, norme anti corruzione, riforme (sempre generiche, sempre sbandierate e mai realizzate), rinnovamento delle istituzioni sono trovate inutili. Il problema critico del nostro Paese è e rimane la "selezione avversa" ovvero la presenza di meccanismi che selezionano, strutturano ed organizzano le articolazioni dello stato e della società nel suo complesso. Le nostre istituzioni, enti, organi, uffici, agenzie non sono soggetti astratti, ma sono materializzate dalle persone che operano al loro interno e dirigono queste strutture. Una pessima selezione del personale della politica, dell'amministrazione pubblica e della dirigenza fa sì che puntualmente disponiamo di persone non all'altezza, facilmente sensibili alla corruzione, avide, inette spesso collocate in gangli vitali della vita pubblica. La fedeltà politica e la complicità prevalgono sempre sulle qualità individuali: il risultato è una pessima materializzazione di queste istituzioni. Tutto questo si riverbera poi nella sanità (il classico chirurgo incapace), nella scuola, nell'università, nelle forze armate, nella pubblica sicurezza, nella magistratura, nelle poste, nei trasporti, ecc....

Il problema non è però solo presente nella sfera pubblica. In Italia la selezione avversa affligge anche il settore privato. Quante imprese oneste ed efficienti sono state cancellate dal mercato per colpa di imprenditori mascalzoni, collusi, disonesti, scorretti, furbi, delinquenti? Quante persone hanno rinunciato ad iniziare un'attività privata perchè non disponevano di "conoscenze", "agganci", "contatti" e quindi scoraggiati, frustrati e vilipesi?

La selezione avversa purtroppo attiva un processo a spirale veso il basso che è molto difficile da interrompere perchè nessuno ha interesse fondamentalmente ad interromperlo. "Eh sì che ci mettiamo a fare le cose regolari proprio adesso che mi tocca?" 

C'è qualcuno che ancora crede nella regolarità di una selezione, un concorso, un appalto, una gara, un procedimento?  Beato lui...


lunedì 12 maggio 2014

Uomini fragili, società fragile, istituzioni fragili, Stato fragile

Il caso Scajola, il caso Dell'Utri, lo scandalo Expo, l'immigrazione senza controllo e senza strategie (che fine fanno le migliaia di persone che arrivano in Italia? Non lo sa nessuno...), il ricatto delle tifoserie violente, la violenza continua sulle donne, ecc... sono tutti sintomi chiari di una società estremamente fragile, che alimenta istituzioni altrettanto fragili come ossatura macilenta di uno Stato fragile.

Il fatto che tutti si meraviglino di questo è oltrettutto una beffa colossale. Come ho già ripetuto più volte su questo blog, in Italia tutti sanno tutto: in questo senso siamo veramente un Paese. Ogni volta che c'è da tirare fuori denaro per qualche intervento pubblico (dai mega eventi alle iniziative più piccole) l'avidità e la corruzione la fanno da padrone. Tutti sappiamo tutto.

Il tutto avviene con l'avallo dei politici che, a vacche oramai fuggite, cadono dalle nuvole ed invocano risposte severe. La politica italiana, ormai ci siamo abituati, fa la faccia dura quando le cose sono già successe, i casini già esplosi, le catastrofi avvenute. Corrugano la fronte in TV, manifestano espressioni indignate e sdegnate per qualche settimana: dopo di che tutto si sgonfia e si torna agli affaracci propri (nel senso più autentico del termine).

Tutto questo genera una società fragilissima su cui poggia uno Stato ancora più fragile. Si può essere una società più povera, ma comunque coesa, solidale e dignitosa. Invece siamo ridotti ad essere dei morti di fame messi l'uno contro l'altro. Il peggio del peggio. Penso che 10 Euro in più o in meno in saccoccia non cambino molto: sarebbe necessario investire in decenza e dignità.
 
L'incapacità e la non volontà di pianificare, organizzare, gestire in anticipo, programmare rende questo Paese un castello di carte esposto alla prima folata di un tiepido venticello di primavera. Basta un nonnulla per inceppare tutto; dal bloccare una partita di calcio fino a far fallire un evento di visibilità internazionale. Figuriamoci se in queste condizioni ci può essere la benchè minima possibilità di immaginare un futuro decente in Italia! Davanti a noi ci sono solo altre tangenti, altra corruzione, altre catastrofi naturali le cui conseguenze potevano essere evitate, altre migliaia di immigrati che dopo aver poggiato il piede su una spiaggia italiana svaniscono nel nulla...

Credo che tutta la politica italiana, insieme alla sua classe dirigente celata nell'area grigia dello Stato, costituiscano di fatto una vera e propria illusione ottica. In realtà sono giacche e cravatte dietro le quali si cela il nulla; solo l'inganno, il furto, l'avidità e lo sciacallaggio.


lunedì 28 aprile 2014

Un Paese bloccato, prostrato ed inginocchiato.

E' da un po' che su questo blog rifletto sul fatto che l'Italia, nonostante i vari proclami, sia un Paese completamente bloccato, incapace di rinnovarsi e di cambiare. Nella migliore delle ipotesi il cambiamento è solo apparente poichè le logiche che sottointendono al (mal)funzionamento della cosa pubblica e privata, e che ispirano la stessa etica civile, non cambiano mai.

La grande enfasi che i media e tutta la società nostrani hanno dato alla santificazione dei due papi cattolici, che altro non è che un'operazione furbesca di maquillage in cui il Vaticano glorifica sè stesso ed il suo potere, hanno evidenziato come questa società sia talmente priva di riferimenti, di valori moderni, di coscienza civile da guardare a S. Pietro e alle sue, di certo non cristalline, gerarchie come unico punto di riferimento. 

L'Italia non solo è bloccata, ma si prostra e si inginocchia con una facilità impressionante davanti alle espressioni più becere delle cause del suo sfacelo morale e sociale.

Ho letto quindi queste parole che ha scirtto Roberto Saviano poco tempo fa su L'Espresso con grande interesse anche perchè, trasversalmente, fotografano lo stato pietoso in cui ci troviamo e da cui al momento sembramo del tutto incapaci di tirarci fuori.

"La storia di Forza Italia, poi diventata Popolo della libertà, passata attraverso pittoresche coalizioni e ora ridiventata Forza Italia e Nuovo centro destra, oltre che dai processi che coinvolgono suoi esponenti a ogni livello, può essere esemplificata anche attraverso il racconto di ciò che è stata la legge sulla procreazione assistita, nota come legge 40/2004 entrata in vigore durante il secondo governo Berlusconi.

A voler essere clemente con quel governo, potrei dire che la legge 40/2004 rispecchia forse ciò che l’Italia è diventata: un paese in cui i diritti sono considerati privilegi e a orientare il corso delle cose non sono esperti e studiosi, non è la ricerca scientifica, non sono qualifiche e competenze acquisite dopo anni di studio, ma il peggior senso comune. 

Il più retrogrado, quello di politici il cui unico scopo è essere più solerti persino della chiesa in cui dicono di credere e nel cui nome giurano di agire. Un paese che fa della famiglia il nucleo sociale fondamentale ma che non ritiene sia poi diritto di tutti potersene costruire una. La legge 40/2004 è una legge iniqua e liberticida. È una legge mortificante per la donna, sprezzante del suo corpo e incurante delle sofferenze che vive una coppia che non riesce ad avere figli. Tutto questo, dal 2004 a oggi la Corte Costituzionale e le sentenze di diversi tribunali italiani, lo hanno a più riprese stabilito.

Difficilmente troverete persone che abbiano voglia di raccontare la loro esperienza riguardo al percorso che hanno fatto per riuscire a avere un figlio. Questa difficoltà ha una doppia matrice: da una parte l’arretratezza della nostra società, una società che non conosce affatto le tecniche di procreazione assistita, per cui tutto - anche un semplice racconto - suonerebbe come troppo “tecnico”. Dall’altra, una morale pseudo cattolica secondo cui se non si riesce a procreare in maniera naturale allora non bisogna forzare la natura. La mancanza di informazioni e la mancanza - cosa assai più grave - di volontà di informarsi, rispetto a questi temi, è propria di una società terribilmente arretrata, arroccata sulle proprie posizioni più che per convinzione, per non conoscenza."

Tutti dal papa allora!

Cosa altro aggiungere?

venerdì 11 aprile 2014

Cambiare? Una follia!

In Italia ogni tipo di cambiamento è sempre macchinoso. In particolare chi cerca di spingersi un po' in avanti, chi cerca di innovare, chi cerca di spezzare situazioni cementificate ed ossificate viene visto con sospetto e bollato come un folle. 

Non voglio entrare nel merito di notizie recenti, ma le reazioni di certi strati della società nazionale mi fanno sempre molto pensare perchè mi sembrano come un barometro del polso di questa società. 

In Italia uscire dal Medioevo in cui siamo bloccati ormai da molto tempo (sotto il profilo sociale, economico e politica) è un'impresa veramente ardua. Il problema è che in casa abbiamo alcune istituzioni che sono proprio un'emanazione di quel Medioevo che, nonostante i tanti film e romanzi che hanno cercato di mitizzarlo, è e rimane una delle pagine più tetre della nostra storia.

Tentare di costruire una società decente in Itala è veramente difficile perchè impone il cambiamento come una scelta inevitabile. Ma il cambiamento non è ben visto in queste contrade. Non è ben visto dalla politica (nonostante lo sbandieramento di un cambiamento solo apparente come strumento propagandistico): ma è la stessa gente comune che teme e rifugge il cambiamento. Lasciare la strada vecchia per una nuova non è una qualità dell'italiano medio o dell'italiana media. Tutti quelli che lo hanno fatto in passato sono sempre stati bollati come scemi, irresponsabili o idioti: comunque ridicolizzati. Tant'è che hanno sempre dovuto come minimo cambiare aria o idea. Altro che terra di navigatori e blalabla  vari. Nessuna persona di vero talento è stata mai presa sul serio in Italia. Senza bisogno di citare come sempre il mondo universitario mi vengono in mente figure come Dante Alighieri, Galileo, Giordano Bruno, Cristoforo Colombo, Meucci...

Il problema dalle nostre parti non è avere buone idee, ma realizzarle. A furia di sbeffeggiare la scuola e frustrare i talenti, a furia di osteggiare sempre il cambiamento e il minimo anelito di osare, oggi un qualunque individuo di età inferiore ai 40 anni non ha la benchè minima ambizione o utopia personale. Troppo pericoloso, inutile, rischioso: una perdita di tempo e basta.

Addirittura si è confuso il cambiamento con le novità fornite dall'elettronica: un cellulare nuovo o un table ultima generazione non sono cambiamento. Sono la parodia del cambiamento.

E' vero: cambiare è rischioso. Ma non cambiare mai implica la distruzione di ogni possibilità di immaginare, progettare e realizzare un futuro.

Siamo una terra di falliti non perchè non riusciamo a fare qualcosa, ma perchè abbiamo completamente perso il desiderio di fare qualcosa "un passettino più avanti". Siamo senza futuro. Siamo senza passato (perchè ignoranti). Viviamo dentro un presente orribile. 

"Memento audere semper" recita il famoso motto: ricordati di osare sempre. Nulla è più lontano da noi di queste parole. E le plumbee porte del Medioevo ci si chiudono sempre davanti: da qui non si esce.

martedì 25 marzo 2014

Europa sì, Europa no

In una società che si dibatte in una completa crisi di rappresentanza, in cui si è perso totalmente il senso di responsabilità civile e civica, di impegno per la comunità, di appartenza ad una collettività politicamente organizzata, il senso ed il ruolo stesso delle cosiddette "istituzioni" è andato totalmente perduto. Un tempo si parlava di gap fra la società civile e le istituzioni che erano percepite come distanti. Oggi la situazione è mutata.

La deresponsabilizzazione dei singoli cittadini ridotti ormai a meri individui "anonimi" privi di alcun peso nello scenario politico ha di fatto svuotato di senso la stessa rappresentanza democratica. Decenni di politica vissuta come mera appendice dello showbiz televisivo hanno reso milioni di persone incapaci di percepire la res publica come un bene colletivo, un bene di tutti, quindi un bene proprio. 

Gli stessi partiti politici hanno funzionato come filtri al rovescio selezionando una classe politica e dirigente cinica, ladra, scaltra, furba, senza scrupoli, priva di competenze. Le capacità, i talenti, le idee sono tutte rimaste fuori. Quando poi si scopre che mascalzoni e deliquenti accedono a cariche politiche con voti di migliaia di cittadini, allora lo scoramento è totale. Tutto l'ingranaggio si è inceppato.

Il Comune, la Provincia, la Regione, lo Stato sono qualcosa di remoto, completamente staccato dalla realtà delle persone comuni, dove vigono regole "altre", dove dominano logiche "altre", dove la tutela degli interessi pubblici (sempre sottoposti alla mediazione di squallidi interessi di poche parti), se mai scaturisce, deriva solo come un puro effetto collaterale di queste logiche "altre".

Prova ne è quel poco che salta fuori quando si va ad indagare negli ingranaggi delle cosiddette istituzioni: il furto e la corruzione sistematica vanno a braccetto con l'assenza di responsabilità, le collusioni, le intese sotto il tavolo, le amicizie... E poi ci si chiede come sia possibile che alcuni personaggi possano ricevere stipendi stratosferici a fronte di servizi spaventosi, di licenziamenti continui, di esuberi. Ci si arricchisce semplicemente sulla pelle dei cittadini.

Le istituzioni non sono solo qualcosa di staccato, di altro che sta "altrove", ma anche qualcosa che si palesa solo in negativo ovvero sottoforma di regole burocratiche incomprensibili ed inutili, duplicazioni assurde, vincoli, inefficienze, tasse e gabelle di ogni tipo, uffici kafkiani, capi-servizio, segreterie, direzioni, commissioni e sottocommissioni. Le istituzioni diventano solo un limite oppressivo.

Se già un Comune viene vissuto come un soggetto estraneo (ci deve pensare sempre il Comune) figuriamoci l'Europa. Ma di quale Europa stiamo parlando? Contro quale Europa si sta rivolgendo l'astio di tanti cittadini europei? 

Quando i grandi soloni della politica e dell'economia si indignano di fronte a queste minifestazioni di dissenso (qualcuno ovviamente ne approfitta anche politicamente per intercettarne il voto) nessuno si domanda il perchè ed il percome di questa reazione. L'Europa non è come gli Stati Uniti. L'Europa, nell'immaginario collettivo, non è quell'ideale di fraternità che si crede. Non è che sventolando il Manifesto di Ventotene convinciamo le persone sulla bontà del progetto europeo, anche perchè non c'è nessun progetto europeo. Non è che parlando di una generica "identità fondata su valori che hanno costituito, e ancor oggi costituiscono, quell'ossatura di ideali e di principi su cui l'articolazione dell'idea di fratellanza e solidarietà che scavalca l'immagine della nazione, sia pur come alveno natio di culture e tradizioni, possa trasformarsi da mero miraggio agognato dai nostri avi che hanno da un lato combattuto in eserciti rivali (ma forse mai veramente nemici), ma contemporaneamente gettato quelle fondamenta per mezzo delle quali ciascuno di noi oggi vede nella visione globale di un continente privo di confini politici armonizzato in una comunità di culture interconnesse da valori..." si costruisce una cultura europea condivisa.

E' ovvio, troppo banalmente ovvio, che nessuno vuole tornare all'idea degli Stati nazione fatta di un campanilismo becero ed ottuso che ha provocato oltretutto due guerre mondiali. E' ovvio che milioni di persone oggi si sentano europee: riusciamo a comunicare a livello globale figuriamoci quanto può apparire piccola l'Europa a chi è abituato a viaggiare e navigare sia in senso fisico che virtuale.

L'Europa che viene messa in discussione è quell fatta di burocrazia, finanza, banche. Questa Europa si palesa solo come regolamenti e direttive. Le istituzioni europee sono un qualcosa che piove dal cielo (nuvoloso della più brutta città d'Europa oltretutto) di cui solo pochi sanno qualcosa. La maggior parte delle persone non sa nulla del Parlamento Europeo che altro non è che una riserva indiana e dorata per politici nostrani trombati cui si vuole attribuire un vitalizio favoloso. E con questi presupposti a breve si voterà pure.

Questa è una Europa che non esiste, che non ha radici nelle comunità locali. E' un nulla: è solo Euro e un'umanità grigia in giacca e cravatta o tailleur, che gira con limousine nere tirate a lucido. Vedere infatti in TV questi personaggi che bisbigliano perle di saggezza tecnica da Bruxelles è la cosa più triste che ci sia. Diciamo che lombrosianamente, già da come si presentano sono la personificazione di questa Europa: gelida, grigia, tutta burocrazia e formule economiche. Questi fantomatici (e super pagati) esperti (ma sono veramente degli esperti? ed esperti in cosa?) fanno paura e ribrezzo per la loro disumanità.

Questa Europa disumana viene messa in discussione. In fondo si chiede solo questo: un po' di giustizia e di umanità per il rispetto della stessa Europa e di quei cittadini europei che in un'idea reale d'Europa credono veramente.