martedì 14 maggio 2013

La Via della Verità

Segnalo la lettura di questo articolo apparso su MicroMega di cui approvo l'onestà spirituale ed intellettuale.

lunedì 6 maggio 2013

Crescita?!? Quale Crescita?

Da alcuni giorni la nomenclatura italiana non fa altro che ripetere come delle scimmie o meglio dei pappagalli la parola "crescita". Mille volte. In continuazione. In ogni occasione. In ogni intervista.

La prima cosa che mi viene da pensare è che costoro non sanno minimamente in cosa consista realmente la "crescita". Tutti ne parlano, ma nessuno ti dice di cosa sta realmente parlando. "Bisogna stimolare la crescita": che significa? Come la vuoi stimolare?. Niente da fare: si riempiono la bocca di un clichè che viene ripetuto meccanicamente senza aggiungere il benchè minimo contenuto al concetto.

Già questo "vuoto" dovrebbe far riflettere sull'inconsistenza della nomenclatura. Se poi, per mero gusto masochistico, andiamo a scalfire la superficie di questo concetto, allora sì che ci sarebbe di che preoccuparsi.

L'idea della crescita si lega al concetto di PIL ovvero aumentare costantemente e progressivamente la ricchezza "monetaria" e numericamente quantificabile prodotta dal sistema economico. Questa crescita dipende esclusivamente dai "consumi": non c'è altro. Bisogna "comprare", "spendere" far circolare soldi: non ci sono altre questioni. Niente problema ambientale, niente sostenibilità sociale, niente qualità della vita. L'importante è solamente consumare. Consumare tutto: risorse ambientali, umane, culturali, economiche e sociali. 

Controparte del consumo è il rifiuto. Dopo aver consumato si generano dei rifuiti che devono essere buttati via, il più lontano possibile. E nei rifiuti troviamo non solo gli scarti della produzione, ma anche il risultato della "elaborazione" di tutte le altre risorse. Tra le quali, non dimentichiamo, ci sono le persone che l'economia definisce "risorse umane", "capitale umano" e via discorrendo. Anche uomini e donne diventano rifiuti.

Non è un caso che la crescita sia sostenuta laddove la comunità manca di beni: l'Italia del dopoguerra era affamata di tutto e non solo di prodotti alimentari. Servivano frigoriferi, lavatrici, automobili, case, scarpe, vestiti, occhiali, mutande, martelli, trattori, ecc... Da qui nasce il boom economico e la crescita elevata. 

Il problema è che un'economia che ha soddisfatto gran parte dei propri bisogni tende a diventare un'economia cosiddetta avanzata ovvero presenta bisogni "diversi". La domanda di prodotti "base" è satura: non è possibile comprare 5 frigoriferi, 10 automobili, 100 paia di scarpe. 

Le cose sono due: o il tessuto produttivo si rivolge a mercati "bisognosi" di questi beni (ma sono poveri...) oppure si cambia completamente ottica. 

Il cambio di ottica sarebbe ovviamente l'opzione più intelligente, ma senza ricerca e sviluppo non è possibile fare nulla. Da decenni l'Italia non tira fuori un euro per la scuola, l'università e la ricerca pubbliche, ma spende un fiume di denaro per le missioni militari all'estero. Siamo quindi totalmente fuori target. Troppo spesso poi le imprese private considerano la ricerca solamente un "costo" e quindi non ci investono niente.

Rimaniamo quindi con un sistema produttivo antiquato, la cui obsolescenza è primariamente culturale piuttosto che tecnologica. Inoltre, visto che non siamo in grado di produrre beni ad elevato contenuto di innovazione, bisognerebbe produrre "servizi" (anche se anch'essi necessitano di innovazione) invece che solamente "beni materiali": anche qui siamo messi male. Per servizi si pensa sempre alle banche che il più delle volte rappresentano la punta dell'iceberg dell'economia della rapina, ma non dei servizi. Il concetto di "servizio" è molto ampio e va ovviamente dall'assistenza all'infanzia o agli anziani fino al plus presente in molti beni materiali. Anche su questo versante siamo lontanissmi dall'obiettivo.

Non bisogna dimenticare poi che molti studi hanno dimostrato che l'accumulo di beni non coincide con la soddisfazione generale, anzi più si possiede, peggio si vive. L'economia del "ben-avere" e della crescita non genera ben-essere, ma un'insoddisfazione strisciante cui la pubblicità fa fronte comvincendo la gente a comprare sempre di più beni fondamentalmente inutili. Nel dibattito politico tutto questo è assente: manca totalmente non solo la tutela e valorizzazione dell'ambiente, ma lo stesso concetto di qualità della vita individuale e collettivo. 

E' possibile creare lavoro rimodulando il sistema produttivo verso un'economia moderna (invece che tentare di fare concorrenza alla Zimbabwe) fatta di servizi e beni ad elevato contenuto di "servizio" il che vuol dire: comprendere la nuova domanda per ri-orientare l'offerta. La cultura genera posti di lavoro così come l'intero tessuto di tradizioni (materializzate in prodotti artigianali e dell'agroalimentare): la tutela dell'ambiente e il recupero del paesaggio (devastati dai decenni della crescita) offrono altrettante opportunità.

La ricchezza che può e deve essere generata non è solo economica: possiamo guadagnare meno e vivere molto meglio quando la qualità della vita viene considerata prioritaria rispetto al profitto.

Il grosso problema è che la nomenclatura, quando conosce un minimo della questione, è ancora ancorata ad un'idea di sviluppo economico degli anni '50. I politici hanno infilato i loro famigli in tutti gli ambiti della società: abbiamo una burocrazia spaventosa fatta spesso di "fedeli-incompetenti".

In queste condizioni qualcuno ancora si meraviglia che l'intero Paese stia avvizzendo come una pianta senza acqua?

venerdì 19 aprile 2013

Giù la maschera!

Finalmente è diventato chiarissimo quello che fino a poco tempo fa era decisamente meno chiaro: in Italia la contrapposizione destra-sinistra, maggioranza-opposizione, il confronto fra forze distinte da un punto di vista ideologico e pragmatico è sempre stata una finzione, una burla, una presa in giro colossale alla faccia dei cittadini italiani.

Quella italiana non è una democrazia parlamentare, ma una dittatura pulcinellesca. Questo spiega perchè noi italiani votiamo, ma nulla  mai cambia.

I "politici" di destra e di sinistra (con il relativo indotto) sono sempre stati solidali e sodali nell'impedire il cambiamento ed il progresso di questo jellatissimo Paese, nell'impedire che le loro posizioni parassitarie e di rendita venissero scalfite in qualsiasi modo. 

Tutta la sceneggiata per l'elezione del Presidente della Repubblica sta evidenziando questo. Attualmente votare un partito o un altro che si ritiene in opposizione al primo è una pura illusione: è solo una finzione. E attenzione: non sono stati ingannati solo gli elettori della sinistra, ma anche della destra.

Si può più o meno condividere la linea del M5S. Ma qualsiasi persona di buon senso (dotata di un minimo di intelligenza) non può non riconoscere che senza la presenza dei "grillini" questa triste e squallida messinscena sarebbe proseguita senza battere ciglio. Grazie alla presenza del M5S (che ha funzionato come il classico granellino di sabbia che inceppa il grande ingranaggio) è stato possibile mettere in pieno sole tutta la farsa che da decenni sta ingannando milioni di persone per bene. 

Ne riparleremo alle prossime elezioni....

Leggere questo articolo da MicroMega

giovedì 11 aprile 2013

Terra Bruciata

La condizione generale in cui versa l'Italia in queste settimane, soprattutto sul fronte politico - ma non solo,  è sintomatica del fatto che non esiste più in questo paese una classe dirigente degna di questo nome. Dopo decenni di selezione avversa in cui il peggio-ma-fedele è stato sempre premiato e spinto in avanti, in cui si è fatto di tutto per tenere lontane persone creative e capaci di produrre idee (a cominciare dagli stessi partiti politici), in cui la competenza e la capacità sono state sempre viste con orrore, si è creata una sorta di Terra Bruciata popolata da individui con capacità scarse e competenze ridicole. Molto spesso questa umanità ha finito con il raggiungere livelli e responsabilità che sono ben al di sopra delle loro possibilità e capacità cognitive. Questo è avvenuto a tutti i livelli della gestione della cosa pubblica, ma anche all'interno di altri settori (anche nello stesso settore privato).

Una simile compagine si è dimostrata poi estremamente vulnerabile alla corruzione e al contatto con la criminalità organizzata. E adesso ci troviamo senza le risorse umane per gestire il fondo del barile in cui ci troviamo. Ma veramente qualcuno si aspetta di trovare delle risposte valide dal lavoro dei cosiddetti saggi? E di quale saggezza andiamo parlando? Esiste ancora della saggezza in Italia? Ma siamo ancora capaci di guardarci intorno? Qualcuno vede in giro testimonianze tangibili di una qualsivoglia forma di saggezza? 

Oppure è vero il contrario? Non siamo forse il Paese dove ogni volta che si può fare una cosa male, quella viene puntualmente fatta nel modo peggiore possibile? L'Italia non è forse tappezzata da esempi di stupidità (urbanistica, infrastrutturale e decisionale in genere) che ci rendono un caso unico nel suo genere?

La paralisi generale in cui si trova l'Italia oggi non è dovuta alle difficoltà a trovare accordi ed intese a livello parlamentare, ma è causata dalla mancanza di profili adeguati in tutti gli snodi della società. L'Italia sguazza in un sistema che regolarmente gratifica il peggio e mortifica il meglio. Bisogna smetterla di prendersi in giro: un nuovo governo, una nuova maggioranza parlamentare non cambieranno mai le cose fintanto che non si rimetterà ordine (con il contributo di tutti) negli ingranaggi piccoli e grandi che dovrebbero far funzionare tutta la baracca. 

Suggerisco inoltre la lettura di questo articolo.

giovedì 28 marzo 2013

Il Chiacchierificio

Si possono comprendere abbastanza facilmente le ragioni dei rappresentanti del M5S così come di chi ha deciso di votare questo movimento. Troppi sprechi, troppe ingiustizie, troppa iniquità, troppi furti legalizzati: tutto questo mentre le persone normali devono tirare la cinghia per permettere alla Nomenklatura e agli Appartchik di continuare ad ingrassare alla faccia nostra. 

Questa realtà potremmo definirla "macro" perchè si presenta in modo veramente macroscopicio non solo a livello partitico-parlamentare, ma anche in tutte le ramificazioni della burocrazia e della Pubblica Amministrazione. 

C'è poi una realtà variegata che definirei "micro" che si presenta in modo strisciante, ma altrettanto odioso. Un esempio di questa realtà è costituito dai  "chiacchierifici" tipica espressione del più autentico "Made in Italy". Mentre in giro stanno chiudendo negozi, piccole imprese, attività artigianali, aziende agricole, e mentre un numero sempre maggiore di persone perdono o cercano lavoro (in particolare giovani e donne) ecco che spunta un florilegio di tavole rotonde e convegni dai titoli più bizzarri possibili, ma sempre privi di sostanza. 

Per esempio: "Innovatività e competitività per il rilancio dei comparti ad alta intensità di know how", "Il ruolo dell'imprenditoria giovanile nella specificità territoriale", "Nuovi modelli di impresa per il nuovo millennio", "Fare impresa nei contesti dinamici e ecosostenibili" e via discorrendo. E poi il peggiore di tutti: "Le sfide della globalizzazione". Oddio...

Si tratta di chiacchierifici solitamente organizzati da associazioni di categoria, fondazioni, associazioni vicine ai partiti che vivono di un autoreferenziale blabla senza la benchè minima sostanza. Gli oratori di solito sono piccoli o grandi figuri della realtà locale (ad elevatissimo tasso di provincialismo) che hanno frequentemente scarsissime o nulle competenze in qualsivoglia materia: solo semplicemente delle controfigure dei potenti locali. Il presenzialismo regna sovrano, il coinvolgimento è nullo.

La scaletta solitamente prevede un numero imprecisato di indirizzi di saluto, una serie piuttosto lunga di interventi di introduzione e presentazione e pochissimi interventi "tecnici": il tutto a rigoroso contenuto zero.  Il tutto supportato dalla cosiddetta "sagra del Powerpoint" ovvero delle orribili presentazioni copiaticce e banalissime. Ottimo e abbondante il buffet che costituisce il momento clou dell'evento.

I pochi  partecipanti sono il più delle volte costretti ad essere presenti con uno sforzo enorme per rimanere svegli e fare finta di essere attenti.

Mai una volta, dico una sola volta, che uno di questi seminari o tavole rotonde sia effettivamente servito a qualcosa. Cosa che del resto gli organizzatori non si chiedono mai ("ma che stiamo facendo? Ma a che cavolo serve tutto questo? Chi ce lo fa fare'").

Quello che conta sono le relazioni (interpresonali) che più che essere intessute devono essere esibite. Si tratta di una vetrina per far vedere ai concittadini il proprio livello di "poterino". Quindi se questi "network" di associazioni e confederazioni organizzano una tavola rotonda, che so, che lontanamente richiama al tema della disoccupazione, si può stare certi che si parlerà pochissimo di questo argomento (salvo presentare un elenco sterile di numeri e dati che non servono assolutamente a nulla): il tutto si incentrerà su termini genericissimi quali "dinamiche", "problematiche", "interconnessioni", "volani", "focus", ecc... Il vuoto assoluto. Il bello è che affrontano poi sempre tematiche superate, con argomentazioni vecchissime, con approcci ottocenteschi. Sono degli "esperti" indietro di almeno 50 anni...

Nel frattempo tutta una umanità trombata dalla realtà economica e sociale di un territorio potrà far vedere di aver fatto qualcosa quel giorno e, nel medio-lungo periodo, nella vita. 

Ho avuto personalmente modo di partecipare a questi chiacchierifici (anche con la presenza di qualche accademico che fa sempre la sua porca figura e dà rispettabilità a tutta la kermesse) e la noia, il sonno, la vacuità ed il senso di un'inutilità assoluta della mia presenza all'evento hanno sempre preso il sopravvento su di me. Dopo poco mi sono sempre allontanato con un grande senso di "perdita di tempo". Non ci partecipo più: la vita è troppo breve ed il tempo è una risorsa scarsa.

Mi chiedo se, visti i tempi, non sia ora di finirla con queste passerelle di povere  e meschine nullità. Mi chiedo se non sia possibile spendere tempo, denaro, energie e sforzi in iniziative che possano produrre un risultato concreto, un impatto vero per la collettività. 

Quanti soldi sprecati!

Sarebbe preferibile se magari, invece di blaterare sulle "problematicità delle dinamiche dell'imprenditoria innovativa per la competitività in un'era di globalizzazione" ci si dedicasse ad elaborare delle risposte concrete ai problemi veri come ad esempio permettere alle persone di crearsi o di inventarsi un lavoro, un'impresa, un'attività senza tanti vincoli e legacci, impicci, raccomandazioni e imbrogli... Quantomeno per rispetto nei confronti di chi si trova oggi come oggi in così grandi difficoltà.

Grazie

giovedì 14 marzo 2013

Non lo invidio...

Essere a capo della chiesa cattolica oggi come oggi non è di certo una cosa da ridere. Sommersa dagli scandali, con le chiese vuote, in piena crisi di credibilità e vocazioni, ferma a dogmi incomprensibili ai più, regno di ipocrisie e compromessi, congelata in uno stato di paralisi medievalista su tantissimi temi sociali ed etici, assolutamente antifemminista, completamente svuotata di significati religiosi, la chiesa cattolica appare come una palude di sabbie mobili pronta ad inghiottire chiunque si avvicini. 

La chiesa vaticana è talmente nei guai da aver spinto il papa precedente a fuggire a gambe levate per non venire travolto fisicamente e psicologicamente da tutti questi impicci.

Il nuovo papa si trova a gestire una condizione difficilissima sia sul piano dogmatico e della fede, sia sul piano più prettamente operativo. C'è veramente da preoccuparsi ed il volto del nuovo papa sul terrazzo di San Pietro difronte ai suoi fedeli ieri tradiva questa preoccupazione profonda. Mi sbaglierò, ma non mi sembrava il ritratto della felicità...
 
Le ipotesi comunque sono due. O si adegua alla burocrazia vaticana e lascia tutto così com'è, secondo la classica tradizione italica: riamanere in attesa, aspettare che le cose vadano avanti da sole, non fare assolutamente nulla. Oppure decide di tagliare con il passato e attivare un processo di risanamento verticale e orizzontale sia sul piano spirituale (che è pressoche svanito) che sul piano organizzativo. Penso che non ci sia più il tempo di mezze misure o sfumature di grigio: o si rimane una setta isterica di pazzi fanatici o si cambia decisamente rotta.

Saprà questo papa tagliare i ponti con il passato riuscendo laddove il suo predecessore ha clamorosamente fallito? Riuscirà a dire di no alle lusinghe del potere e del denaro? Saprà il nuova papa e la nuova curia vaticana magari restituire il fiume di denaro che l'Italia - ridotta con le pezze nel sedere - gira a San Pietro con l'8 per mille? Saprà questa nuova chiesa finirla di appoggiare tutti i movimenti reazionari del mondo. a cominciare da quelli presenti in Italia? Questo papa dirà qualcosa di definitivamente chiaro nei confronti di cosa nostra? 

Possiamo allora aspettarci un po' di trasparenza anche in vaticano? Un po' di M5S anche al di là del Tevere?

Io francamente non sono così ottimista. In caso contrario comunque consiglio al nuovo papa di chiudere bene a chiave la porta della sua camera da letto prima di andare a dormire, dare sempre le spalle al muro quando cammina in vaticano, non accettare tazzine di caffè o caramelle dagli sconosciuti, assoldare un assaggiatore di cibi...

martedì 5 marzo 2013

Fiamme sulla Città della Scienza

Il fuoco ha completamente distrutto la Città della Scienza di Napoli. Francamente non so ancora se l'incendio ha o meno una natura dolosa.

Certo è che questo drammatico episodio appare come la metafora della condizione della scienza e della cultura in questo tristissimo Paese. La devastazione rimane il tratto più saliente del rapporto fra gli italiani ed il loro retaggio culturale; l'indifferenza e la sottovalutazione continuano a rappresentare le più tipiche modalità di approccio degli italiani con la scienza ed il sapere. Il tutto ovviamente  viene amplificato all'ennesima potenza da una classe politica che per decenni ha rappresentato un vero e proprio insulto al concetto di "conoscenza" e all'immagine stessa dell' "homo sapiens".

Della Scienza e della Cultura italiana oggi rimangono delle ceneri ancora calde, ma pur sempre delle ceneri, proprio come nel caso della Città della Scienza di Napoli. Vista l'indifferenza generale, sta a coloro i quali hanno a cuore la cultura ravvivare il fuoco che cova sotto questa cenere.


PS

Cito a mero titolo di folclore una frase che mi disse un tizio (piuttosto benestante tra l'altro) a proposito della cultura (una frase che, nella sua cruda schiettezza e sincerità ben dipinge la mentalità dell'italiano medio in proposito):

"Un uomo con un libro in mano è un coglione"

martedì 26 febbraio 2013

L'Agonia

Un enorme fiume di chiacchiere sta dilagando da ieri sera, da quando cioè è cominciato a venire a galla il risultato di queste elezioni. 

Non voglio aggiungere le mie chiacchiere al blabla generale. L'unica cosa che mi viene in mente è che stiamo assistendo ad una lenta ed inesorabile agonia non solo di una classe politica, ma di un'intera società (e della sua economia). 

L'Italia non è un Paese di rivoluzioni (nè pacifiche nè violente) o di rapentini cambiamenti. In Italia il cambiamento è un processo lento e soffertissimo. Siamo in mezzo al guado perchè il "vecchio" (è proprio il caso di dirlo) non molla le redini ed il nuovo si sta facendo largo con molta fatica. Una parte della società italiana di certo ha fatto argine contro il boomerang della politica come avanspettacolo, improvvisazione, sciacallaggio sistemico: però non è bastato del tutto.

Torno a dire: il problema in Italia non è solo una Nomenclatura Brezneviana che sembra immortale; è una ancora molto consistente fetta di società italiana che in questo breznevismo (di destra e di sinistra) ancora si identifica. C'è da auspicare che finalmente si metta in moto almeno un cambiamento profondo all'interno dei partiti della Nomenclatura: ma ci credo poco.

Intanto nei media parte la macchina della diffusione del panico. E' il momento della "ingovernabilità" come se fosse una condizione sconosciuta in Italia. Siamo senza governo da decenni anche quando sembrava cronologicamente che ci fosse. E per governabilità non intendo semplicemente una pattuglia di personaggi che restano in carica per qualche anno, ma la capacità di portare avanti una linea di interventi coerenti a vantaggio della collettività. Di questa ultima cosa non ho memoria...

Siamo sempre stati "ingovernati", solo che adesso è forse più difficile nasconderlo. Però ora tutti si danno da fare per mettere paura alle persone: hai visto mai che si debba tornare a votare e qualcuno si rimetterà in riga dietro il vecchio "padrone"?

Io penso che nel nuovo parlamento forse si comincerà a parlare di cose di cui non si è mai parlato o si è fatto finta di parlare. Sarà molto difficile far passare leggi ad personam, lasciare impuniti parlamentari sotto indagine o finanziare assurdità di ogni genere.

Insomma, stiamo a vedere...

venerdì 22 febbraio 2013

I Sommersi ed i Salvati

Ieri sono stato in piazza a Viterbo a vedere Beppe Grillo ed i candidati di M5S. Era piuttosto freddo e pioveva a dirotto. Nonostante questo la piazza era gremitissima.

A parte i discorsi dei candidati, la presentazione del programma del Movimento e l'intervento di Grillo, vorrei sottolineare alcune cose.

Chi c'era in piazza?
C'era tanti giovani, ma anche persone anziane, donne, famiglie intere con i bambini: chi ha mai visto una cosa del genere agli happening dei partiti? C'era la cosidetta "gente comune", quella che con la sua forza fisica tiene ancora in piedi quello che resta di questo Paese. Ho visto "signore", che conosco personalmente, da definire "insospettabili", gridare con rabbia "Basta!", "E' ora di finirla!", "Mandiamoli a casa!" e via discorrendo. C'erano anche tanti giovani di età inferiore ai 18 anni, che quindi non voteranno: ma anche loro erano in piazza perchè la questione non è quella del "voto in sè", ma di definire che strada prendere per ricominciare a costruire un futuro. E loro questo lo sanno e ci vogliono essere. La Nomenclatura non ha capito nulla di tutto questo.

C'era chi non ha lavoro, chi lo aveva e non lo ha più, chi non riesce più a far quadrare il bilancio familiare, chi ha il disgusto per le furberie, i furti di regime, gli inganni, i soprusi. C'era anche chi si è stufato di questa chiesa cattolica rapace che non rappresenta più nulla e che ci dobbiamo portare dietro come un cadavere legato alle costole, con i suoi veti, i suoi divieti, la sua etica fatta solo di "no": anche di questo la gente è stufa.

Si tratta insomma dei cosiddetti "Sommersi" dalla Nomenclatura, o per lo meno quelli che la Nomenclatura crede di aver sommerso. Ma questi Sommersi non stanno lì a farsi più sommergere. Sono quelli che sono stati esclusi dalla cosiddetta "fabbrica del consenso" ovvero quelli che non hanno nulla da chiedere e da ottenere dalla Nomenclatura. Non rientrano nel meccanismo del voto di scambio: anche perchè la Nomenclatura non ha più nulla da dare: e la gente ora lo sa.

C'è un grande desiderio di "Salvezza".

Lì, in migliaia, tutti stretti sotto gli ombrelli, senza fare casino, senza problemi: pacificamente siamo arrivati come ad una grande festa ed altrettanto ordinatamente ce ne siamo tornati a casa.

Chi non c'era in piazza?
Mancavano sicuramente gli evasori fiscali, i birbaccioni che siedono al tavolo della Nomenclatura, i palazzinari e gli speculatori. Quelli che raccolgono le briciole più o meno grandi che cadono dal tavolo della Nomeclatura.

Mancavano i manager, i consulenti fiscali, il top management delle banche, gli esperti finanziari, i "signori" degli investimenti, dei derivati e delle borse: insomma tutti quelli che guadagnano i soldi con i soldi degli altri, coloro che non sanno che significa lavorare per davvero e che anzi ci hanno distrutto l'economia reale con i loro giochini con Monopoli.

Non c'erano le signore gnègnè con il cagnolino al braccio e i gran fichi abbronzati di lampada, i Marialuce e Giampietro (dei Soliti Idioti), quelli con la macchina ganza ed il SuperPhone ultima generazione ("sennò mi vergogno ad uscire di casa"), quelli che la politica la seguono dalle riviste di moda e dall'estetista.

Non c'erano gli Arlecchini dalla casacca di mille colori sempre pronti a stare dalla parte del vincitore, chiunque esso sia: hanno simpatia per Bersani, ma fanno l'occhiolino a Monti, sempre fedeli a Berlusconi, vicini a Casini, concordi con Vendola ("Peccato per quel vizietto", mi disse uno di questi "sennò lo voterei pure..."), in sintonia con l'estrema destra ("Ah! Quando i treni arrivavano in orario"), in linea con le battaglie laiche dei Radicali e via discorrendo. Odiano il Vaticano, ma sono sempre in prima fila in chiesa (anche se non gliene frega nulla), perchè "non si sa mai...".

Non c'erano quelli che hanno tutto, ma proprio tutto intestato ad una ditta, ad una Srl, ad una S.p.a. Una volta chiesi ad uno di questi (manager finance and fund o cretinate del genere):
"Bellino 'sto pupo! E' tuo figlio?"
e lui, "Non proprio, l'ho intestato ad una s.r.l.: sai per il fisco...". Pure le chiappe, moglie e figli hanno intestati a società di comodo...

Non c'erano quelli che si sentono "I Salvati", ma che in realtà la Storia è pronta a sommergere.

Tutta questa umanità unta è rimasta a casa a guardare la TV: sennò rischiavano di "sporcarsi" e, con tutta la pioggia che è venuta giù, rischiavano pure che gli si rovinava la messa in piega, la tinta dei capelli o si bagnava il giaccone pagato 2000€.



Che dire in generale di questa serata sotto la pioggia?
Io credo che tra la gente ci sia molto, ma molto risentimento contro la Nomenclatura (di sinistra, di destra e di centro). Grillo fa leva su questo sentimento diffuso che finora non ha trovato sponda in alcuna organizzazione politica. Alla gente importa fino ad un certo punto il contenuto del programma del M5S e di sapere chi sono e cosa faranno i candidati. La gente scende nelle piazze per manifestare la propria rabbia e per sostenere chi dà voce a questa rabbia. 

La gente è terribilmente delusa da un'umanità che ha messo le mani sulle istituzioni pubbliche e le ha gestite come una cosa privata.
La gente è stanca di essere trattata come polli in batteria. E' stanca di fare i salti mortali per consentire alla Nomenclatura e al mondo dei maneggioni della finanza di festeggiare e di ingrassare alla faccia di tutti.
La gente vuole recuperare un senso di dignità.
La gente è stanca della società dei "favori" che prevale regolarmente sulla società dei "diritti"
Le persone vogliono tornare fondamentalmente ad avere rispetto per sè stesse. 

Non tutti sono disposti, come i fund and financial consultants, le signore gnègnè con il cagnolino o i top stock manager, a vivere perennemente con le braghe calate pronti a vendersi al primo che passa pur di stare a galla.

L'orgoglio e la dignità, contro il servilismo e l'opportunismo di qualsiasi matrice politica.

La gente vuole mettere della sabbia nell'ingranaggio perverso del saccheggio economico e sociale che attualmente è la forma di governo imposta a questo Paese: punto e basta. Le famiglie e i giovani vogliono fermare il vapore e ricominciare da capo: poi si vedrà. Intanto, ora, bisogna fermarli: questo è quanto la gente vuole.

Per alcuni aspetti, mi è sembrato di rivivere i fatti dell' 89 nell'Europa Orientale, fatti a cui ho avuto modo di assistere. La stessa delusione, la stessa felicità di stare tutti insieme in piazza e di essere piazza non perchè ti ci hanno portato con i pullman e ti regalavano il pranzo, ma solo perchè volevi esserci. 

"Wir sind das volk!", "Noi siamo il popolo!" si gridava allora contro la Nomenclatura dell'Esteuropa. E mai come oggi questo slogan contro la Nomenclatura di casa nostra mi sembra di grande pertinenza per il presente ed il futuro in Italia.



lunedì 11 febbraio 2013

Il gran rifiuto

Nella terra dei cervelli in fuga e dei dimissionari, anche il papa ha gettato la spugna. Certo non è un buon segno. Ci mancava pure questa...

Immediato è stato il confronto con il collega Celestino V che fece il gran rifiuto per "viltade", riferisce Dante Alighieri. Le motivazioni del gran rifiuto di Celestino V sono molto vaghe, ma, tra i tanti motivi, ci fu anche la consapevolezza di quel papa di non essere in grado di governare il caos, la corruzione e lo sfacelo generale della chiesa cattolica di quei tempi. Da quell'impossibilità di rimediare, di intervenire, di cambiare è nata la decisione di dimettersi in modo "vile" (dice sempre l'Alighieri).

Sicuramente Benedetto XVI avrà avuto le sue buone ragioni per rinunciare all'incarico: certo il sospetto viene che ci possano essere anche delle ragioni simili a quelle che spinsero ad un gesto identico il suo medievale predecessore.

Che la chiesa cattolica non brilli oggi per onestà e correttezza è un dato di fatto: esiste un pesantissimo apparato ingioiellato, pingue e arrogante che grava in primo luogo su una chiesa onesta che combatte in prima fila la miseria (anche nella stessa Italia) delle periferie e poi su una miriade di fedeli ingenui cui la chiesa appare ormai solo come un contenitore vuoto che emette solo divieti di ogni sorta.

Forse questa pesantissima cappa plumbea ha finito con lo schiacciare lo stesso papa che, come il papa di Nanni Moretti, non ce l'ha fatta più.

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Chi lo sa se magari adesso si candiderà alle prossime elezioni con una lista autonoma?

giovedì 7 febbraio 2013

Io non ci sto...

La penosissima campagna elettorale italiana è costellata di assurdità, ipocrisie, falsità, bugie, sparate, dichiarazioni ad effetto: il bello è che tutto questo spesso fa comunque presa su un elettorato immaturo, infantile, in perpetua malafede, pieno di scheletri negli armadi e pronto ad applaudire il primo venditore di spazzole del momento. 

Il tutto viene condito da uno scandalo bancario da far accapponare la pelle non solo per la vastità delle sue dimensioni, ma per la tranquillità con la quale è stato possibile, da parte dei soliti manager da strapazzo, saccheggiare le casse di una banca (il che vuol dire. risparmiatori ed imprese). 

Tutto questo fa capire in che razza di realtà viviamo: la politica è del tutto inadeguata a gestire alcunchè (a questa gente non affiderei nemmeno un condominio) e l'economia italiana è totalmente in mano a gente che guadagna sgraffignando i soldi degli altri. La produzione di beni e servizi non è in primo piano nel paesaggio economico italiano e questo spiega da una parte il fatto che i veri temi dell'economia non fanno parte dei programmi elettorali e dall'altro l'incapacità di questo sistema economico di creare occupazione. Questa gente parla di generiche "riforme" il che non significa assolutamente nulla.

Finchè i manager, sostenuti dalla politica, continuano ad ingannare le persone e le imprese facendo credere loro che ci si possa arricchire giocando a "Monopoli" (con i soldi degli altri) piuttosto che "lavorando" non c'è alcuna speranza. E' qui la contraddizione generale: sviluppare un'economia che produce ricchezza svincolata dal lavoro. Ed il bello è che questi imbecilli (anche ampiamente rappresentati nell'università) chiamano tutto questo "economia avanzata".

Un'economia avanzata è quella capace di generare benessere per la comunità, garantendo un lavoro dignitoso a chi ha le capacità per svolgerlo: e questo non è connesso con la "quantità" di ricchezza prodotta, o con il numero di cellulari o di connessioni internet ma dalla "qualità" di questa stessa ricchezza.

In questo ambito mi ha fatto letteralmente accapponare la pelle la dichiarazione recentemente fatta da un politico nazionale secondo cui la ripresa economica si deve fondare sul rilancio dell'edilizia. Come è possibile immaginare la creazione di ricchezza dalla devastazione del territorio come avviene ancor oggi? Quanta ricchezza ha generato la cementificazione di ogni angolo possibile del paesaggio? Come è possibile che ci sia ancora qualcuno che affermi questo nel 2013? E come è possibile che qualcuno possa sostenere una baggianata simile?

L'edilizia cannibalizzante non può produrre alcun vantaggio se non per i palazzinari. Siamo pieni di palazzine, capannoni e villettopoli oltretutto vuote (perchè il mercato immobiliare è congelato) che offendono non solo il paesaggio e l'ambiente, ma anche la dignità delle comunità che sono costrette a sopportarle. 

L'unica chance che vedo per l'edilizia è il recupero del territorio: ciò vuol dire bonificare ampie zone dalla presenza inutile di questi relitti di speculazione, ripristinare il paesaggio, recuperare borghi ed interi quartieri urbani, riprogettare l'ambiente dove viviamo in modo decente, razionale, intelligente e sostenibile. 

 La vera questione politico-economico-sociale di questo Paese, in cui si innesta anche la questione "edilizia", è: 
come creare e garantire un livello di qualità della vita (sia materiale che immateriale) che sia decente e dignitoso in modo diffuso per la maggior parte delle componenti della nostra comunità? Ogni decisione e riflessione politica dovrebbe confrontarsi con questa domanda.

La qualità dei servizi sanitari soddisfa questa domanda?
La qualità dei servizi formativi (scuola, università) soddisfa questa domanda?
La qualità dei servizi amministrativi soddisfa questa domanda?
La qualità del sistema economico e produttivo soddisfa questa domanda?
La qualità dei servizi bancari e finanziari soddisfa questa domanda?
 e via discorrendo...

Inutile dire che tutto questo, come del resto molte altre questioni piuttosto ovvie, non fa parte dei programmi elettorali.

Questo dovremmo chiedere a questi signori che si candidano. E allora, se ci troviamo a rispondere il più delle volte negativamente a queste domande bisognerebbe chiedersi di cosa stiamo realmente parlando in questi giorni e dove ciascuno di noi vuole veramente andare a parare (molto spesso in modo egregiamente masochistico) con l'espressione del proprio voto.






venerdì 1 febbraio 2013

La fabbrica delle "conoscenze"

La notizia secondo la quale in Italia in questi ultimi anni si sarebbe registrato un calo molto netto nelle iscrizioni universitarie non lascia meravigliati più di tanto. Del resto: come avrebbe potuto essere altrimenti?

I motivi sono tanti e le conseguenze sono molto pesanti.

1) In un Paese dove conta più l'economia delle "conoscenze" (know who) rispetto all'economia della "conoscenza" (know how) non ha molto senso impegnare tempo, soldi e fatica in una qualsiasi attività che implica un investimento nelle proprie capacità. Questo significa impegnarsi in una crescita culturale sotto forma di studi universitari (ma anche la stessa scuola superiore), formazione professionale, corsi di perfezionamento, master, ecc... E poi anche leggere un libro non ha più molto senso. Dedicare tutti questi sforzi per migliorare la propria formazione per poi essere puntualmente scavalcati dall'ebete di turno (ben connesso ed introdotto) a lungo andare crea un'atmosfera di sfiducia assoluta nella cultura. Che senso può avere? E poi l'università costa una tombola: chi si può permettere una spesa simile che poi non garantisce alcun futuro? Semmai ci si dedica a creare relazioni con persone che contano: ciò è l'unica cosa che oggi serve realmente. Il resto sono balle. 

2) In Italia si investe pochissimo in formazione, università e ricerca: il risultato è che questo sistema, visto solo come un costo, è del tutto inefficiente e non in grado di fornire un servizio all'altezza delle necessità di una società avanzata. Siamo ridotti al lumicino: basta fare un giro in una qualsiasi università straniera (senza bisogno di andare in America) per capire questa condizione nostrana di pietà assoluta.

3) La mafia accademica, ove imperversa il sistema citato nel punto 1, ha creato in fin troppe occasioni un apparato di docenti e ricercatori che hanno fatto carriera con le conoscenze, senza merito e competenza. I migliori sono puntualmente frustrati e o accettano le regole di questo sistema (fatti da parte e lavora per altri) o mollano. Il risultato è che una selezione particolarmente avversa ha generato un'umanità melmosa che occupa tutti i posti, spreca il poco denaro che c'è in circolazione, umilia il sistema ricerca-università italiano che non brilla nelle classifiche internazionali.

La "perdita di senso" è la conseguenza più grave del degrado generale in cui versa l'università e la ricerca italiane. Inoltre questo sistema dovrebbe generare la futura classe dirigente di questo Paese: ma, viste le premesse,  quello che verrà fuori in futuro sarà una classe dirigente fatta da ignoranti, incompetenti ed impreparati. 

Bisogna salvare questi settori dal degrado, non solo investendoci più risorse, ma restituendo dignità al "sapere" anche tramite personalità capaci, creative e meritevoli.

La cultura crea persone critiche e dalla mente indipendente: l'ignoranza genera dei servi in balia dei pregiudizi, influenzabili e pronti a prostituirsi al primo millantatore di turno. Questo è quello che ci sta di fronte. 



Della serie: "al peggio non c'è limite"


lunedì 21 gennaio 2013

Gli Impresentabili

Ma voi votereste un candidato (in qualsivoglia carica elettiva) che risulta essere indagato dall'autorità giudiziaria? Io no, però per molti miei concittadini la cosa non è così scontata.

In questi giorni di campagna elettorale non si parla d'altro: cosa fare dei candidati impresentabili? Sono presenti un po' ovunque e creano un certo imbarazzo nelle segreterie dei partiti. Ovviamente al concetto di "impresentabile" sarebbe necessario attribuire una definizione ben precisa perchè, a mio parere, il candidato "impresentabile" è tale per una serie svariata di motivi. Certo, un inquisito non dovrebbe candidarsi ad una carica pubblica, meno che mai sedere in Parlamento. Una cosa così ovvia in qualsiasi Paese democratico, non è così scontata in Italia. 

E poi ci sono molte persone che secondo me sono comunque indegne di candidarsi perchè ad esempio sono incompetenti, eticamente indegne, amichi degli amichi, parenti dei parenti oppure inadeguate a ricoprire certi incarichi. La cronaca è piena di esempi di persone prestate alla politica che avrebbero fatto meglio a dedicarsi ad altro (sfilate di moda di biancheria intima, videogames, gratta&vinci, caccia e pesca e via discorrendo). 

"L'impresentabile" è un caso che meriterebbe di essere studiato in modo approfondito per svariati motivi. 

Innanzitutto le segreterie dei partiti sono sempre all'oscuro di queste cose: chissà perchè. E' ovvio che una persona indegna non solo non devrebbe essere candidata, ma dovrebbe essere tenuta alla larga da un partito politico "onesto". E invece no: stanno sempre lì e sono persone di notevole peso. Attenzione perchè per impresentabile intendo anche i grandi e piccoli voltagabbana, gli sciacalletti della politica, che, in quanto tali, sono facilmente riconoscibili (sono ex-di-tutto). Eppure le segreterie cadono sempre dalle nuvole...

Gli "impresentabili" poi portano voti: tanti voti E qui, come sempre, propongo un cambio di prospettiva. Un inquisito o uno sciacallo della politica sono ben noti nei propri collegi proprio per essere tali. Come è possibile che ci siano centinaia o migliaia di persone disposti a votarli?

Questo è il grande vulnus della democrazia italiana. Esiste una frangia non indifferente dell'elettorato italiano che non è libera di votare come crede. L'impresentabile ha sotto di sè una piramide di persone variopinte che, per molte ragioni, dipende totalmente dall'impresentabile per la sua sopravvivenza. Chi per motivi loschi, chi perchè ha necessità e viene preso per la gola, ebbene tutte queste persone devono sostenere l'impresentabile altrimenti cade tutto...

Finchè rimane questa struttura piramidale le elezioni rimangono, per una buona parte, una discreta burla. E gli impresentabili saranno sempre lì al loro posto. Certo, anche per salvare la faccia, una piccola parte verrà apparentemente messa da parte, un'altra farà come sempre il suo ingresso trionfale in Parlamento. Attenzione però che i cosiddetti "impresentabili-messi-da-parte" verranno di certo piazzati altrove perchè comunque hanno un peso e non possono sparire del tutto: vengono "silenziati" ma di certo non de-potenziati.

Con questo sistema quindi cambieranno pochi nomi, ma gli impresentabili faranno sempre una parte non secondaria nello squallido panorama politico italiano.

giovedì 3 gennaio 2013

Giustizia per l'Italia

Siamo di nuovo alle prese con una becera, pelosa e squallida campagna elettorale. Sono tutti pronti a promettere di tutto pur di accaparrarsi un posticino al sicuro. I programmi sono in fase di definizione e sembrano veramente molto roboanti: stimolare la crescita, promuovere il lavoro, dare spazio alle nuove generazioni, maggiori investimenti, sostenere la cultura, la scuola, la ricerca, l'innovazione... Vengono mobilitati i migliori economisti per ingannarci meglio: ogni partito è pronto a sfoderare il suo.
 
Ma queste sono tutte chiacchiere senza alcuna sostanza: sono tutti bravi a dire "bisogna fare questo o quello". La politica italiana di Pulcinella è piena di "E' opportuno...", "è indispensabile...", "bisogna procedere con le riforme...". Ma tutti noi sappiamo che sono balle, bugie da osteria contro le quali, ahimè, non abbiamo che armi spuntate, non abbiamo nulla da opporre. 

Devo dire che l'esperienza del governo Monti è stata una delle occasioni mancate più clamorose della storia italiana recente. Questi professori-manager preparatissimi e ferratissimi avrebbero potuto dare un segno di diversità sostanziale nella gestione della cosa pubblica italiana: finalmente rimettere ordine nel caos provocato da decenni di schifo generato da una gigantesca umanità fatta di liberti, ballerine e fenomeni da baraccone. Invece niente: hanno (tar)tassato i soliti (tar)tassati, hanno tagliato laddove era più facile ed innocuo politicamente tagliare, ma non hanno minimamente scalfito chi veramente soffoca questa società. Niente riforma delle lagge elettorale, niente riduzione o eliminazione delle province, niente tagli agli sprechi, niente investimenti, nessun freno all'ingordigia della politica. Non hanno fatto niente di quello che serviva realmente alla gente. I mercati li hanno rassicurati: quello sì. Ma a costo di terrorizzare le persone oneste.

Ci voleva un governo di manager per togliere qualche centiaio di euro alle famiglie e alle vecchiette? Sarebbe bastato un buon borseggiatore...

E ora eccoci qui a sentire i deliri elettorali di questa gente. Si sente di tutto, ma ciò che veramente manca nel dibattito politico elettorale è il concetto di "giustizia". L'Italia soffre a causa dell'enorme ingiustizia che grava su tutte le persone oneste che ci vivono. E per "giustizia" non intendo solo quella dei tribunali, che oltretutto è necessaria in Italia perchè la giustizia-dei-tribunali in Italia (soprattutto quella civile) non esiste più. Siamo tutti esposti a fregature, imbrogli e sotterfugi di ogni genere perchè i "furbi" sanno che nessuno li tocca più: ti dicono sempre "ti ho fregato? E allora denunciami! Se ne parla fra 20 anni se sei ancora vivo..." Così i rapporti fra i cittadini diventano marci e non ci si può più fidare di nessuno. E quando è la sfiducia a governare allora è veramente finita...

Ma l'ingiustizia di cui soffre l'Italia è anche di un'altra natura. 
Vedere le scuole a pezzi con i professori con degli stipendi da fame è un'ingiustizia.
Avere degli ospedali da paura senza più risorse è un 'ingiustizia
Vedere la nostra cultura, in tutte le sue manifestazioni, andare in rovina è un'ingiustiza.
Assistere alla fuga in massa di tanti talenti verso l'estero è un'ingiustizia
Vedere le imprese che chiudono anche perchè la Pubblica Amministrazione non paga è un'ingiustizia.
La distruzione sistematica dei nostri territori che invece potrebbero fornire molte opportunità di lavoro è un'ingiustizia.

E l'elenco delle ingiustizie in terra italica sarebbe lunghissimo: aggiungetele voi...

Basta poi fare una capatina oltre le Alpi per capire quanto ingiusta è la società in cui noi oggi viviamo.

E l'indecenza generale di queste ingiustizie, che sommate insieme creano un Leviatano di Ingiustizia, è assistere allo spreco di un mare di denaro per tenere in vita un sistema politico "virale" che sta cammibalizzando il nostro futuro senza dare nulla in cambio. Fanno le feste vestiti da maiali (e da che altro potrebbero vestirsi del resto...) e manco ti invitano...

Dobbiamo dividere i sacrifici e le opportunità, i costi come i benefici in modo equo: da qui in poi si può parlare di politica, di programmi, di intese. Prima ci sono solo le chiacchiere...

Non voglio sentire parlare di riforme o di accorgimenti tecnico-legislativi-istituzionali: verrei solo un po' di giustizia. Ma di questi tempi è forse chiedere troppo...

lunedì 10 dicembre 2012

Indietro tutta!!!

Che il governo Monti sia stato ispirato da grande iniquità ed ingiustizia sociale era ben risaputo. Sotto molteplici punti di vista è stato alquanto deludente: è stato incapace di distribuire in modo equo i sacrifici necessari a rimettere in sesto le casse dello Stato, è stato incapace di tagliare dove era veramente necessario ed investire sui volani della crescita e dello sviluppo, è stato molto debole con i poteri forti e rigidissimo con le fasce più deboli della società.

I professori si sono dimostrati come sempre molto abili nel definire teorie accademiche buone per le aule dell'università, ma in pratica sono distanti milioni di anni luce dalla realtà. 

Insomma a pagare il conto di decenni di follia finanziaria dello Stato sono sempre stati i "soliti idioti" mentre i politici, il Vaticano, le missioni militari, le lobbies varie non sono state minimamente sfiorate dal rigore. Insomma bisognava pagare e le persone oneste hanno sborsato i soldi. E adesso che accade? Viene tutto buttato giù dalla finestra senza un motivo apparente o per lo meno, in modo non comprensibile alle persone normali.

E tutto 'sto casino di tasse, tagli, ridimensionamenti, rinunce ai servizi pubblici che diavolo lo abbiamo fatto a fare?

Quello che si pensava era che, durante l'interregno Monti, la classe politica italiana potesse rinnovarsi, uscire dalla mediocrità, dalla corruzione, dallo squallore in cui versa: invece niente di tutto questo. Nemmeno la legge elettorale sono riusciti a cambiare questi "geni della politica". Si torna indietro come se niente fosse. E dovremmo votare di nuovo corrotti, buffoni, pagliacci scelti dalle segreterie? E come facciamo? Siamo scemi fino a questo punto?

E la cosa buffa è che quei leader politici e le loro forze politiche (fatte di lacchè, zoccole, ciccioni, mafiosi, corrotti, sguatteri, ballerine) che credevamo spariti per sempre dall'orizzonte della dignità e del senso dell'onore ritornano a farsi vedere sorridenti come sempre.

C'è chi sostiene che questo magma di fango putrescente verrà punito dagli elettori, ma tutti sappiamo che non è così. Conosciamo fin troppo bene i nostri compatrioti per prevedere ,con una facilità che sfiora il ridicolo, che basterà paventare nel programma elettorale la cancellazione dell'IMU, la riduzione dei controlli fiscali, la programmazione di feste a base di porcherie e porci per tutti, e via discorrendo per guadagnare una valanga di voti.

Il buon senso in Italia è del tutto impopolare. Non dico che bisogna stritolare di tasse la popolazione, ma bisogna essere realistici nel segno della giustizia sociale. Ma nel Belpaese il buonsenso, il realismo, il senso di dignità e della vergogna hanno da tempo abbandonato questi lidi. E basterà svontolare il senso di "pacchia per tutti" per tornare all'improvviso alla porcilaia di sempre. 

L'unica speranza sono quelle persone che, magari non necessariamente legate al PD, si sono fatte avanti alle primarie del centrosinistra. Il resto: mancia...

PS
Mi ricordo che tanti anni fa molti temevano i gruppi anarchici "vecchio stampo": oggi la follia di questa classe politica ha completamente surclassato l'anarchismo politico. Questa gente sta riuscendo a demolire la struttura dello Stato in modo molto più rigoroso ed efficiente di un Bakunin o di un qualsiasi anarchico russo. L'Italia è l'unico paese al mondo governato in modo assolutamente anarchico... Complimenti!

venerdì 30 novembre 2012

Crisi economica e cortesia

L'attuale crisi economica è sicuramente un evento drammatico con pesanti risvolti negativi per ampie fasce della società italiana. La recessione di fatto sta riducendo la quantità di denaro che le persone hanno a disposizione per vivere. Ovviamente da tutto questo i politici restano fuori: loro problemi di soldi non ne hanno di certo.

Insomma la crisi presenta un'enorme quantità di problemi e situazioni negative: eppure un aspetto positivo, secondo me, c'è. 

Parto dall'inizio.

Premetto che io vivo in una piccola città di provincia dove il senso dell'ospitalità e la cortesia non hanno mai rappresentato un tratto distintivo della popolazione locale, meno che mai degli operatori economici, dei commercianti, delle imprese in generale. In tempi di "vacche grasse" se entravi in un negozio nessun commesso o nessuna commessa ti salutava o ti degnava della minima attenzione. A meno che uno non era un amico intimo dei commessi o del proprietario si faceva un'enorme fatica a farsi notare. Nessuno ti filava e, peggio, frequentemente ti trattavano con una sufficienza che nascondeva apatia, disprezzo, antipatia assoluta nei confronti del cliente ("ecco il solito rompipalle..."). Al bar o in pizzeria potevi morire prima che qualcuno si accorgesse di te e ti venisse a servire. L'espressione più comune ed unica che questa gente utilizzava per aprire e chiudere la comunicazione con il cliente era un semplice ed asettico: "dica...". Peggio ancora quando ti davano del "tu", anche se non li avevi mai visti prima questi commessi, come assemblaggio linguistico generale sciattosissimo per rivolgersi al cliente, magari ciancicando una gomma da masticare, con frasi tipo: "che te serve?", "Che vvoi?".

Scontrini e ricevute fiscali? Ma non facciamo ridere i polli!

Gli artigiani poi erano una casta irraggiungibile per noi comuni mortali: chiamare un elettricista per un guasto domestico era come cercare di prenotare una TAC all'ospedale per la nonna. "Ahò! Ce risentimo fra un mesetto, perchè mò nun c'ho tempo...". Nel frattempo la nonna moriva ed il guasto si propagava a tutto il quartiere. 

Chiamare poi al telefono? Per carità! Ore ed ore a sentire musichine assurde ripetute migliaia di volte. Dopo un'ora, un'ora e mezza di attesa ti attaccavano pure il telefono in faccia.

Oggi è tutto cambiato. E quando dico tutto, intendo dire tutto. Ho cominciato a notare che la crisi aveva toccato anche la mia ridente città nel momento in cui i commercianti locali hanno iniziato a salutare i clienti che entravano e che uscivano. Le prime volte mi domandavo: "ma dove sono? Devo aver sbagliato città! E com'è che adesso questi salutano?". 

Che la crisi andasse peggiorando l'ho capito quando, oltre a salutare, ti chiedevano anche se desideravi qualcosa (ma vi rendete conto?!?: desideravo - un verbo finora sconosciuto dai commercianti del luogo) oppure se avevi bisogno d'aiuto (pazzesco!!!): oggi si sente un fiorire di espressioni incredibili come "se ha bisogno di qualcosa non deve far altro che chiedere", "grazie", "prego", "ma si figuri", "sono qui a sua completa disposizione..." Meraviglioso, semplicemente meraviglioso.

Al telefono poi, oggi ti rispondono tutti e subito: non aspetti più. Il cliente è finalmente coccolato e viziato. Il bello è che la crisi ha provocato anche una rivoluzione linguistica: è tornato di moda il "lei" per rivolgersi ai clienti. E le commesse hanno sputato le gomme. Era ora. Insomma un cambiamento radicale: l'educazione ed il rispetto per il cliente sono diventati finalmente importanti. Cronache di una specie di darwinismo economico.

Molte attività nel frattempo hanno chiuso i battenti. Per molti di queste c'è sicuramente dispiacere perchè comunque si tratta di persone che lavoravano onestamente che hanno perso il lavoro. Malignamente però, in qualche caso mi è venuto da dire: "ti sta bene!". 

Fra le attività che hanno resistito e che stanno resistendo ci sono anche quelle che negli anni i clienti se li sono coltivati sulla base dell'onestà, della qualità, del rispetto e della correttezza. Specialmente le piccole botteghe  dove si è creato un rapporto diretto con i clienti sembrano reggere meglio di grandi attività commerciali.

La strategia di marketing e la politica commerciale del "vaffanculo" quindi non pagano. Speriamo solo che questa crisi abbia insegnato a tutti noi che nella vita non c'è mai nulla di scontato (non nel senso dei prezzi ovvio...), e che la saggezza ed il rispetto nei tempi buoni significano costruire un salvagente per i tempi cattivi.