lunedì 13 novembre 2017

Futuro possibile, futuro probabile...

Abbiamo intorno a noi molti segnali che ci dovrebbero far riflettere su quello che ci aspetta nell'immediato futuro. 

Quello che accade nelle periferie dimenticate delle grandi città italiane, di cui non si parla mai perchè stonano con il racconto-fandonia che ci viene propinato quotidianamente, altro non è che uno sguardo su un futuro potenziale, un futuro possibile cui il nostro Paese sta andando incontro in modo pressoché inesorabile. 

Solitamente basta già dare uno sguardo al paesaggio per capire che all'orrore estetico di questi spazi non può che corrispondere un parallelo orrore umano. L'aver delegato all'avidità di pochi  criminali la gestione del territorio e del paesaggio è stato, ed è ancora, un atto criminale (anche da parte nostra che abbiamo votato questi individui) le cui implicazioni riverberano molto più in là dell'impatto visivo-ambientale di qualche palazzone o raffiche di palazzine abusive. La mancanza di pianificazione del territorio, che diventa poi il presupposto per le catastrofi ambientali che a cadenza regolare affliggono tutte le zone d'Italia, viene vista dalla gente come un regalo, come un bel favore che la politica ci fa sull'onda del principio: noi vi lasciamo fare quello che volete, ma voi lasciateci fare quello che vogliamo. Questo patto scellerato fra governati e governanti è alla base della distorsione mentale di gran parte di uomini e donne di questo allucinante Paese, senza capire che non ci viene fatto un regalo, ma un danno, un bidone di dimensioni colossali. Perchè le conseguenza negative di questo patto scellerato le paghiamo solo noi: i senza potere. Senza potere oltretutto molto stupidi perchè convinti di essere furbi e di aver fregato, con l'abusivismo e l'evasione, lo Stato. Ma è lo Stato che ti ha fregato, stai tranquillo. 

Questi stessi criteri si trasferiscono poi alla più ampia dimensione istituzionale: la gestione amministrativa del territorio è affidata a chi ha la forza "fisica" di impossessarsene e con la stessa forza fisica vengono gestiti diritti e doveri delle persone.  

Quando si è tutto sommato in pochi a barare, le cose in qualche modo possono anche andare perchè la maggior parte dei giocatori continua a giocare seguendo le regole e la baracca bene o male cammina. Ma quando tutti (o quasi tutti) cominciano a fregare, beh allora le cose diventano problematiche. In Italia siamo riusciti a tirare avanti non grazie ai partiti o alle istituzioni ma perchè c'è ancora qualcuno - persone reali con nome e cognome - che gioca secondo le regole: ma porzioni sempre più ampie di giocatori si stanno convincendo che le regole non pagano e che conviene fregare. Basta dare una rapida occhiata a social per rendersene conto: nella società globale tutto, nel bene come nel male si propaga rapidissimamente, soprattutto la stupidità. 

La paraculaggine (e l'Italia è una Repubblica fondata sulla paraculaggine) è sempre un'opzione pericolosa perchè prima o poi qualcosa si inceppa e quando te ne accorgi e troppo tardi. Ma questo i politici non lo hanno ancora capito: c'è gente che non gioca con le tue regole e i bari stanno avanzando. 

L'errore più grande che si possa fare è poi credere che in questi spazi dove vige il degrado fisico e morale lo Stato si sia sostanzialmente ritirato e sostituito da forze alternative di potere (violenti, criminalità organizzata, i "cattivi" in generale). In realtà non è così perchè quello che vediamo accadere in queste aree, che oggi molti benpensanti ritengono marginali  o casi isolati, è il risultato dell'azione dell'applicazione di un'idea di un possibile Stato che verrà, lo Stato Italiano di un futuro possibile. Si tratta di spazi dove si esercita della politica e sociologia sperimentale e dove si testano nuovi modelli di "contratto sociale". Una microscopica percentuale della società italiana gode di redditi e privilegi da capogiro mentre un numero sempre maggiore di persone, cui si aggiungono i disperati che vengono dal mare, sono progressivamente deprivati di tutto, in primo luogo della cultura perchè genera auto coscienza critica: vediamo allora che succede... 

Tutte le ingiustizie sociali e l'ineguaglianze che oggi dobbiamo sopportare, tutte le connivenze fra autorità e poteri criminali, la corruzione sistematica, la burocratizzazione isterica, l'azione di un'imprenditoria di rapina, la complicità e la sudditanza di ampi strati della popolazione, il disprezzo per ogni codice etico e per il "sapere" in ogni sua declinazione condurranno inevitabilmente a questi scenari di degrado su larga sempre maggiore.

Se il nostro debito pubblico è ormai un indicatore di quanto sprechiamo per oliare la macchina della corruzione generale, se la scuola e la ricerca vengono umiliate costantemente, se la sanità e tutti i servizi pubblici sono abbandonati al loro destino, in uno spazio di tempo tutto sommato breve ci ritroveremo a combattere nelle strade solamente per poter rientrare a casa. 

Vivere in Italia in questi anni è diventata un'attività defatigante e snervante; eppure se ne potrebbe uscire...

mercoledì 20 settembre 2017

Fake Words

Ogni tanto vengo preso da un qualche raptus masochista e mi metto ad ascoltare le dichiarazioni di qualche pseudo-politico nostrano. Sia che si tratti di parlamentari o di ministri, che dovrebbero avere una impostazione più tecnica e specifica in base al ministero di loro competenza, le loro parole suscitano in me sempre la medesima sensazione di pressappochismo, vuotezza, generalità e soprattutto banalità infinita. Si tratta sempre di chiacchiere così insulse (anche magari quando si parla di delicate questioni economiche) e generiche che magari potrei dire io se fossi intervistato a bruciapelo da un giornalista su argomenti come immigrazione, lavoro, scuola, sanità. Di queste faccende so quel poco che una persona qualunque (come il sottoscritto) può sapere e di certo mi rifugerei nel corner del vago più vago che più vago non si può per celare la mia ignoranza o limitata conoscenza. 

Invece lo stesso blabla generico è sempre presente nella bocca del politico che al momento inquina la mia televisione o disturba la mia radio: la cosa fa molto pensare.

In effetti se io faccio un gigantesco giro di parole per aggirare la mia incapacità a fornire una risposta ad una qualsivoglia domanda, ebbene tutto ciò ho un effetto piuttosto limitato provocando danni alla mia sola immagine (faccio la figura da ignorante) non causando conseguenza alcuna data l'insignificanza della mia persona.

Ma quando la vaghezza, la genericità e la banalità sono appannaggio delle dichiarazioni di uomini politici (e pertanto pubblici e quindi rappresentanti di una qualche istituzione) il danno può essere notevole anche perchè con le chiacchiere non si risolvono le questioni che si dovrebbero invece urgentemente risolvere.

Quando si sentono parole del tipo (invento ovviamente...)

"E' indispnsabile individuare tutte quelle misure necessarie a far sì che l'emergenza dell'immigrazione (ma può essere anche disoccupazione, terremoto, alluvione, violenza sulle donne ecc...) possa essere affrontata su una base politicamente condivisa da tutte  quelle forze poltiche che si riconoscono nei valori fondanti la nostra Repubblica ed espresse dalla Costituzione che i Padri fondatori vollero come fondamenta della convivenza civile e democratica di questo Paese. Solo attraverso una condivisione aperta e la più ampia possibile di questi valori, sarà allora possibile costruire quelle riforme oggi indispensabili per rendere l'Italia un Paese moderno in cui tutte le espressioni della società, tra le quali quelle più deboli e quindi esposte maggiormente alle pressioni del cambiamento sociale che la globalizzazione ha da tempo imposto ai mercati, posano trovare una loro... ..."

"Le turbolenze dei mercati e le relative conseguenze sui settori finanziari e bancari, necessitano di provvedimenti idonei ed adeguati alla problematicità della condizione che le nuove prospettive delineatesi con i recenti incontri, tali da garantire quella stabilità e solidità agli agenti del settore che attualmente si trovano a fronteggiare condizioni di crisi che difficilmente potevano essere previste con gli strumenti che il legislatore ha inteso predisporre..."

"La soluzione della disoccupazione, in particolare quella giovanile, richiede un impegno forte di tutte le compontenti del mondo produttivo, imprenditoriale e politico per far sì che si possano creare quelle condizioni tali da determinare una crescita e quindi un rilancio dei settori in cui il Made in Italy trova le sue principali espressioni con evidenti positive ricadute in termini occupazionali e salariali..."

Cosa significa tutto questo? Nulla. Se io faccio un discorso del genere vengo preso quanto meno per scemo, ma se è il rappresentante di una carica importante dello Stato fa tutto un altro effetto e nessuno trova nulla da obiettare. Anzi.

Il problema non è solo quello della perdita di significato. Quando non si sa cosa dire perchè non si ha nulla da dire (o non si è in grado di dire nulla) è evidente che l'idea stessa di "significato" svanisce. Non c'è politica, non ci sono politiche, non ci sono significati, valori, idee da trasmettere. 

Il problema più grande, secondo me, è che parole che dovrebbero esprimere concetti cruciali come democrazia, partecipazione, uguaglianza, lavoro, dignità, integrazione, accoglienza, occupazione-disoccupazione, diritti-doveri, scuola, formazione, fascismo-antifascismo, comunismo, socialismo e via discorrendo sono diventate solo un mezzo per mettere in piedi delle sagome di polistirolo, dietro cui provvisoriamente nascondersi, per coloro che ci hanno costruito, e ci stanno costruendo, la professione fantasma del politico, la loro carriera politica. Stop

Tutte queste parole, che hanno un loro peso, valore e contenuto, vengono sistematicamente svuotatate e snaturate da un uso spregiudicato ed ignorante tale da renderle inservibili. Quando costoro parlano di questi concetti utilizzando a sproposito queste parole in modo viscido, fluido e torbido riescono anche a far perdere il senso vero di queste stesse parole perchè vengono da loro impegate solamente in modo strumentale ai loro scopi.

Insomma oltre le fake news si celano le fake words...

lunedì 11 settembre 2017

La terra di Arlecchino

Dopo un terremoto di modesta intensità che ha fatto crollare le case, adesso la pioggia provoca danni e morti. E' vero è piuvuto parecchio, ma non stiamo parlando di un uragano tropicale. La cosa più allucinante è che questa pioggia è arrivata dopo mesi di siccità: si sarebbe potuto approfittare della secca generale di fiumi e torrenti per ripulire alvei, aggiustare i margini, sistemare scarichi. Invece non si è fatto niente: come al solito. A Roma poi, anche qui dopo mesi di secca assoluta, è bastata la pioggia per allagare strade e piazze.

Non c'è niente da fare. L'impreparazione, il pressapochismo e la stupidità sono una vera e propria forma di governo in Italia. Come sempre però ci vanno di mezzo le persone. Non è mai colpa di nessuno, ci sono troppe e confuse regole, la politica latita, la burocrazia soffoca tutto; una mano lava l'altra e alla fine ciascuno si arrangia come può e come crede.

In Italia a quanto pare riusciamo a farci del male da soli senza bisogno dell'intervento di terroristi...

lunedì 24 luglio 2017

Abbandono

Il vecchio adagio secondo cui "ognuno ha i politici che si merita" per me rimane sempre molto valido. 

Il nostro Paese è in uno stato di tale abbandono che è difficile descriverlo a parole visto che questo stato di abbandono ormai ha contagiato tutti gli aspetti della vita pubblica e privata. La situazione in cui vera la città di roma del resto è l'esempio macroscopico di questa condizione nazionale.
L'elenco per dimostrare i livelli e le circostanze in cui questo abbandono si manifesta sarebbe fin troppo lungo. E sarebbe del resto da vigliacchi accusare gli altri, sotto forma o di clima o di migranti, delle nostre sventure. La colpa è solo nostra. Punto e basta.

In Italia, Paese in cui il fattore estetico ha un ruolo di non secondaria importanza, l'abbandono si materializza sotto forma di bruttezza. La bruttezza dei nostri territori e delle nostre città è la manifestazione più plastica dell'abbandono in cui versano per fare fronte al quale ognuno si arrangia come può, dagli speculatori alla gente comune. Ciascuno fa come gli pare per profitto, sciacallaggio o mera sopravvivenza. E quando intere aree del Paese sono in stato di abbandono vuol dire che possono diventare facile preda del primo che passa anche perchè nessuno sente questi spazi come propri, come bene comune. Sono posti anonimi (città, quartieri, campagne, colline, paesi, boschi, ecc...) dove spadroneggia la filosofia del "chissenefrega". La monnezza abbandonata ovunque (di nuovo la dinamica dell'abbandono) non cade dal cielo: ce la butta qualcuno. I roghi appiccati ai boschi non si innescano da soli: li accende qualcuno. Questi "qualcuno" si infilano nelle pieghe dell'abbandono e nell'abbandono prolificano come batteri appestando tutto. Il problema è che ciascuno di noi contribuisce all'abbandono sia direttamente che indirettamente anche tramite il più o meno diretto appoggio a quelle forze politiche, a quei politici e a quegli amministratori che vivono grazie all'abbandono e alla resa di tutti noi e che fanno di tutto per alimentare questo stato di cose. 

I continui femminicidi, il degrado della scuola, della ricerca scientifica, della sanità pubblica sono altri sintomi palesi di abbandono. La devastazione del patrimonio culturale e ambientale italiano è frutto dell'abbandono.

La carenza di acqua (causata dalla siccità ma peggiorata da reti idriche fatiscenti e sprecone) è un'emergenza per chi non si prepara mai prima, per chi vive di pressappochismo, insomma per chi "tira a campare" ovvero sopravvive nell'abbandono. Ci accorgiamo che viviamo in un Paese in stato di abbandono quando il clima ci sbatte in faccia la nostra dabbenaggine o quando milioni di disperati bussano alle porte di casa nostra e noi non sappiamo cosa fare. E' facile farcire i discorsi pubblici con i vari "sarebbe indispensabile", "è necessario", "appare opportuno", "è auspicabile" al sicuro dentro i palazzi del potere perchè tanto a fare fronte a questi disastri sociali, ambientali, economici è sempre la gente comune (in prima fila le forze dell'ordine o la protezione civile) che, dentro le proprie trincee, deve inventarsi qualcosa per sopravvivere in uno stato di abbandono. La politica scarica sulla gente il peso e la responsabilità della propria incapacità e della propria irresponsabilità: siamo stati abbandonati.

L'impossibilità di ragionare in termini sostenibili, l'incapacità di pensare ed applicare sistemi di mobilità alternativi, di risparmio energetico con il ricorso massiccio alle rinnovabili, ecc...  -  tutti concetti ormai elementari di una società decente . non fanno minimamente parte dell'abbecedario della nostra politica. Da questi signori questi concetti sono considerati come "cazzate" anche quando magari fanno dei bei discorsi impegnati: tutte chiacchiere e camiciole. Meno che mai la giustizia sociale, la ridistribuzione della ricchezza, la lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione e all'evasione fiscale appaiono come priorità reali per questa gente. I politici italiani hanno la testa occupata altrove: e noi continuiamo a non fare niente...

lunedì 5 giugno 2017

Vivere senza futuro e con la paura globale

I fatti di Torino in piazza S. Carlo dimostrano chiaramente come la paura, il terrore ed il panico facciano ormai parte del nostro DNA. E' stato sufficiente un botto per provocare più di 1500 feriti in una piazza piena di gente. Ormai non servono più bombe, cinture esplosive, coltelli, furgoni o camion: è sufficiente attivare il meccanismo del panico da paura di un possibile, teorico, ipotetico attentato che scatta la tragedia.

Viviamo in un'epoca di involuzione assoluta in cui prevalgono reazioni derivanti da traumi sociali: oltretutto reazioni pienamente comprensibili dato che siamo costantemente bombardati da messaggi che sistematicamente diffondono la paura nell'opinione pubblica. Oltretutto dopo ogni attentato sentiamo ripetere dai politici del momento le stesse identiche frasi: grandi dichiarazioni di sdegno, ma poi nulla accade. Ovviamente i privilegiati sono sempre al riparo da tutto dato che non frequentano le piazze, i centri commerciali, ecc... insomma tutti quei luoghi dove la gente comune si ritrova. Anche in questo c'è un'ineguale distribuzione della paura, del terrore, del panico. 

E anche fra le vittime ci sono disparità di trattamento: i morti in occidente sono - più che giustamente - vittime innocenti (perchè questo effettivamente sono), mentre le centinaia di morti fra i fuggitivi nel Mediterraneo non hanno nomi, non sono niente, sono solo numeri e statistiche.

Tutta l'ansia provocata dalla diffusione della "cultura del terrore" si scarica solo ed esclusivamente sulla gente comune. E questo avviene a livello globale. Non ci sono più guerre convenzionali in atto (che venivano dichiarate e poi concluse con delle conferenze di pace), ma una guerra continua sbriciolata ovunque. Uno stillicidio continuo.

La guerra, il terrore, la morte, non sono più solo appannaggio dei soliti posti sfigati della Terra. Essa è ovunque anche potenzialmente presente nelle strade e nelle piazze delle nostre sonnacchiose città. E contro una guerra del genere si può fare veramente poco. Ormai poi siamo vittime psicologicamente traumatizzate della paura ancor prima che degli attentati veri e propri. E questo trauma sociale genera mostri anche a livello politico ed elettorale.

La religione non c'entra. Nemmeno quando si cerca di riportare il tutto a logiche medievali. Ed oggi si fa di tutto per tornare a logiche più adatte all'umanità dell'anno Mille che a quelle atttuali. Sono anni questi privi delle radici del passato ed incapaci di immaginare il futuro. Viviamo in un tempo monodimensionale.

Tutto questo alla fine è il risultato dell'ingiustizia che è diventata globale e che tocca tutti i livelli della vita umana. Il numero di coloro che beneficia dei vantaggi della ricchezza generata dalle economie si restringe sempre di più sia nei paesi cosiddetti ricchi che in quelli cosiddetti poveri: cresce il numero degli esclusi, cresce il numero dei senza futuro qui e ovunque.

Una più equa ripartizione della ricchezza e dei costi necessari a sostenere questa ricchezza è la precondizione pre restituire un futuro all'umanità cioè l'idea di partecipare ad un progetto di lungo periodo condiviso e comune a livello planetario. Invece continuiamo a sentire gente che vuole difendere ed aumentare i vantaggi di questi pochi e continuare ad escludere tutti gli altri dalla possibilità di una vita decente. E una vita decente passa anche dal rispetto della natura e dell'ambiente. Anche in questo campo c'è da costruire un progetto per il futuro.

Quanto potrà durare questo andazzo?

mercoledì 17 maggio 2017

Mala tempora currunt...

"Ciascuno appartiene a tutti e tutti a ciascuno. Tutti sono schiavi e uguali nella schiavitù [...]. Dappertutto l’‘uguaglianza. Come prima cosa abbassare, buttar giù il livello della cultura scientifica e dei talenti! [...] Abbasso l’istruzione e la scienza! Ce n’è abbastanza per un millennio; ma bisogna organizzare l’ubbidienza, l’unica cosa che manchi nel mondo. 

La sete di studio è una sete aristocratica [...]. Uccideremo questa sete: favoriremo l’ubriachezza, il chiasso, la delazione, prepareremo una baldoria senza pari, soffocheremo i geni nella culla. ‘Riduzione di tutti au méme dénominateur, completa uguaglianza!’.”

F. Dostoevskij "I Demoni"

lunedì 15 maggio 2017

In ricordo di Oliviero Beha

Voglio dedicare questo post a Oliviero Beha, una delle voci più intelligenti del giornalismo italiano. Non posso non ricordare la sua professionalità che si univa ad un profondo spirito critico ed una sottile ironia. Credo che non solo il giornalismo, ma la cultura italiana nel suo complesso perdano una importante voce indipendente, un pensiero libero e una mente autenticamente brillante: tutte caratteristiche sempre più rare nel giornalismo, nella cultura e nella società italiana nel suo complesso,

giovedì 13 aprile 2017

Inadeguati


Pubblico di seguito il testo della lettera, che sta circolando in rete, che Domenico Gatti ha scritto al sig. Poletti. Non posso non condividere questo scritto perchè condivido questo stesso sentimento quotidiano di frustrazione e rabbia soprattutto per l'indecente ingiustizia, nel senso più ampio di questo concetto, che affligge l'Italia contemporanea. 

L'unica cosa che mi preme evidenziare è che il fenomeno di "persona sbagliata al posto e al momento sbagliato", interessa da tempo tutte le posizioni chiavi e decisionali, ad ogni livello, di questo Paese. La politica ha innescato da decenni un meccanismo di "selezione avversa" (anche nel settore privato per via delle collusioni fra imprese, pubblica amministrazione e politica corrotta) che si è pericolosamente stratificato negli anni. Ci troviamo sempre più spesso a che fare con persone "inadeguate", non all'altezza di compiti che sono chiamate a svolgere selezionate per fedeltà canina ai potenti di turno. E, peggio del peggio, questo meccanismo ha tenuto fuori della gestione della cosa pubblica, a tutti i livelli, le persone più capaci, più titolate, più adeguate a svolgere quei compiti. 

Sempre più spesso abbiamo a che fare con direttori, presidenti, dirigenti, capi servizio, responsabili di questo o di quello che tutto avrebbero potuto fare nella vita tranne che dirigere qualcosa. 

Anno dopo anno, un'umanità sempre più modesta, di basso profilo e spessore, ha preso il controllo della situazione, spingendo al margine o all'estero i talenti migliori, proprio mentre la dimensione dei problemi da fronteggiare si è aggravata in modo esponenziale: più seri i problemi, più incapaci gli uomini e le donne chiamati ad affrontarli. Ma tutto questo non capita accidentalmente: siamo noi che lo abbiamo permesso.

Dalla sanità alla ricerca scientifica e universitaria, dalla cultura alla formazione civile, politica e amministrativa, l'Italia è in mano a una schiera sempre maggiore di sciacalli ignoranti e incapaci che respingono in ogni modo le forze migliori che questa terra (nonostante la deliberata devastazione sistematica della scuola) riesce nonostante tutto ancora ad esprimere: ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

--------

“Sig. Perito agrario Poletti (eh si,/  in un Paese che richiede la laurea anche per servire caffè in un bar, Lei e’ l’ennesimo caso di non laureato che raggiunge poltrone d’oro, vertici di rappresentanza delle istituzioni e stipendi pazzeschi), Ho dato un’occhiata al suo curriculum e le garantisco che lei non verrebbe assunto neanche all’Arlington Hotel della mia Dublino a servire colazioni come io, giovane avvocato laureatomi in Italia, ho fatto per pagare le spese di sopravvivenza in un Paese straniero che mi ha dato una possibilità che il Suo Paese mi ha negato.

Lei, ministro del lavoro, il lavoro non sa neanche cosa sia, lei che non ha lavorato neanche un giorno della sua vita (il suo cv parla chiaro). Lei, che si rallegra di non avere tra i piedi gente come me, non ha la piu’ pallida idea di quanto lei sia un miracolato. Lei non sa, perito agrario Poletti, che dietro ogni ragazzo che si trasferisce all’estero, ci sono una madre e un padre che piangono QUOTIDIANAMENTE la mancanza del figlio, c’e’ una sorella da vedere solo un paio di volte all’anno, degli amici da vedere solo su “facetime” e i cui figli probabilmente non ti riconosceranno mai come “zio”, c’e’ una sofferenza lancinante con la quale ci si abitua a convivere e che diventa poi quasi naturale e parte del tuo benessere/malessere quotidiano.

Il Suo, perito agrario Poletti, e’ un paese morto, finito, senza presente ne’ tanto meno futuro e lo e’ anche per colpa sua e di chi l’ha preceduto. Chi e’ Lei per parlare a noi, figli e fratelli d’Italia residenti all’estero, con arroganza, con spocchia, con offese e mancando del più basilare rispetto che il suo status di persona, oltre al suo status di ministro, richiederebbe?! O forse pensa che le sue pensioni d’oro, i suoi stipendi da favola possano consentirle tutto questo nei confronti di ragazzi, in molti casi più titolati, preparati e competenti di lei?!
Ha mai provato a sostenere un colloquio in inglese? Ha mai scoperto quanto bello, duro e difficile sia conoscere tre lingue e lavorare in realtà multiculturali? Ha mai avuto la sensazione di sentirsi impotente quando le parlano in una lingua che non e’ sua e ha difficoltà a comprenderla al 100%? Questo lei, perito agrario Poletti, non lo sa e non lo saprà mai. E’ per questo che il suo ego le permette di offendere 100.000 ragazze e ragazzi che l’unica cosa che condividono con lei e’ la cittadinanza italiana.

Lei e’ l’emblema di una classe politica e partitica totalmente sconnessa con la realtà, totalmente avulsa dal tessuto sociale che le porcate sue e dei suoi amici “compagni” hanno contribuito a generare. Io, e gli altri 99.999 ragazzi che siamo scappati all’estero dovremmo essere un problema che dovrebbe toglierle il sonno, lei dovrebbe fare in modo che questa gente possa tornare a casa, creare condizioni di lavoro e di stabilita’ economica che possano permettere a 100.000 mamme di non piangere più per la lontananza dei figli.

Lei, perito agrario Poletti, padre dei voucher e del precariato, e’ il colpevole di questo esodo epocale e quasi senza precedenti di questa gente che lei vorrebbe fuori dalle palle.
Si sciacqui la bocca, perito agrario Poletti, prima di parlare di gente che parla piu lingue di lei, che ha avuto il coraggio di non accontentarsi, e di cercare altrove ciò che uno Stato che fa davvero lo Stato avrebbe dovuto garantire al proprio interno.

E si tolga rapidamente dai coglioni per favore, prima lo farà e prima questo Paese, visto dalla fredda e super accogliente Irlanda, sembrerà più bello e gentile. Firmato da uno di quelli che lei vorrebbe fuori dalle palle”.

Dedicato ai Paraculi, figli di Papà e porta borse della Politica italiana .

Domenico Gatti

giovedì 30 marzo 2017

Più passa il tempo e più mi convinco che le cosiddette "persone serie" sono fondamentalmente ridicole: spesso sono dei buffoni che non possono essere presi per l'appunto sul serio. 

Invece quelli che sembrano dei buffoni o persone da poco, vanno presi sempre decisamente sul serio. 

Il disastro di questi nostri tempi credo che derivi fondamentalmente da questo equivoco.

lunedì 20 febbraio 2017

PD: prove tecniche di caos

Non voglio entrare nel merito delle questioni interne al Partito Democratico nè tanto meno ragionare sugli sviluppi e sugli esiti di quanto verrà deciso su tali questioni.

Quello che voglio fare è invitare tutti a riflettere sul fatto che ciò che sta accadendo all'interno del PD, in quanto una delle formazioni politiche più rilevanti e rappresentative (anche a livello locale) della politica italiana, è la migliore rappresentazione della irresponsabilità, strafottenza, incapacità, stupidità, ottusità, cinismo, falsità, totale disinteresse e disprezzo dell'interesse pubblico (nella sua accezione etica più ampia) dell'intera classe politica, a tutti i livelli, che grava come un macigno su questo sfortunato Paese.

La cosa tragica è che, a fronte del collasso generale dell'economia e alla deriva di interi segmenti della società, noi popolo reale dei "senza potere", questa gente, con i lori privilegi e costi insostenibili per non fare assolutamente nulla di buono per la società nel suo complesso, non ce la possiamo più permettere: in termini economici, culturali, sociali ed etici. Sono diventati un peso insopportabile.

Mi permetto di ricordare che l'Italia, nonostante tutto, è un sistema sociale ed economico capace di produrre una grande ricchezza: e questa ricchezza viene effettivamente prodotta, esiste, è reale. Il problema è che gran parte di questo patrimonio viene buttato dalla finestra per consentire a questa gente di continuare a giocare sulla nostra pelle e sulla pelle delle generazioni più giovani e di quelle future. Per capire cosa realmente questa gente pensa e cosa realmente intenda per2fare politica" basta sentire i vari "fuori-onda" che puntualmente scappano fuori e la loro vergognosa discrepanza con i proclami inconcludenti e fasulli che fanno nei talk show o nelle interviste ufficiali.

Nessuno dotato di un minimo di buon senso può credere ad una sola parola di quello che ufficialmente dicono: basta un fuori-onda et voilà scappa fuori la verità vera (altro che post-verità!)

Basterebbe veramente poco per rimetterci in sesto e non servono i grandi esperti dell'economia e della finanza con i loro giochi di parole. Bisogna riprendere il timone della barca e questo vuol dire "responsabilità personale": per fare questo non serve l'aiuto del ducetto del momento o delegare sempre a qualcun altro le nostre responsabilità. 

Non basta indignarsi. Serve piuttosto il contributo e l'impegno di tutti. Ognuno deve fare la sua parte. Stop.

giovedì 22 dicembre 2016

Auguri

Voglio chiudere questo anno ed aprire il 2017 condividendo queste parole. Mi sembrano un'ottima descrizione di quello che stiamo lasciando e di quello a cui stiamo andando incontro: sia a livello nazionale che internazionale.


"La politica perde perché ha perso la capacità di far sognare, di far immaginare un futuro diverso, non banalmente migliore, ma altro. 

La politica non vince perché non sa più perdere con dignità: ama perdere puntando sul sicuro, senza osare, senza cercare consenso tra chi si sente emarginato, ignorato, non compreso, costretto a scegliere tra il meno peggio. 

La politica perde perché non è coraggiosa, perché asseconda al ribasso quelli che ritiene gli umori dell’elettorato, senza peraltro riuscire davvero a intercettarli. 

La politica perde, tutta, perché non esiste più la posizione che spariglia, che irrompe con forza e costringe a un ragionamento diverso. 

La politica perde, tutta, perché è appiattita sulle stesse posizioni pur nelle diversità apparenti, perché si divide in schieramenti talmente eterogenei da non risultare credibili, perché si unisce, si consorzia, sceglie sponde, alleati e avversari non per raggiungere un progetto, ma per legittimare carriere, per alimentare percorsi personali. 

La politica non è tutta così e allora come facciamo a riconoscere le voci fuori dal coro? Come facciamo ad ascoltarle se in televisione non trovano spazio? Se sul web non urlano, non utilizzano link esca per attirare click e attenzione?"

(Roberto Saviano)

mercoledì 9 novembre 2016

Rancore

Che ci piaccia o no, stiamo andando incontro ad un'epoca fondata sul rancore e sul risentimento. Dopo la Brexit (che nessuno credeva possibile) l'elezione di Trump (che parimenti fino a ieri nessuno credeva possibile ed ora i furbetti dell'opinione "take away" avvallano con la retorica cretina dell' "Io però l'avevo detto") conferma chiaramente questo trend che potrebbe poi anche allargarsi ad altri contesti. 

La delusione di sempre maggiori strati della società, l'insoddisfazione generale, l'incapacità e la non volontà di affrontare realmente i problemi sono alla base di quella gran voglia di rivincita che ribolle nella cosiddetta "gente comune". Si tratta di un'umanità che nelle società occidentali viene considerata "docile e mansueta" per default: ma non è così. Il fallimento del progetto politico europeo, l'aver privilegiato banchieri e finanzieri da strapazzo a danno dei risparmitori, l'incapacità di gestire il drammatico fenomeno dell'immigrazione, l'incapacità di governare i processi di trasformazione economica che lasciati a loro stessi hanno generato una disoccupazione spaventosa (soprattutto fra le nuove generazioni), rappresentano un brodo di coltura e cultura per fenomeni di rabbia, risentimento e rancore diffuso. Poi, chiunque abbia la capacità di farsi "amplificatore" di tutto questo, anche magari la figura più improbabile, non fa altro che sfondare una porta aperta. Qualunque cosa pur di fare un dispetto a questa parodia della politica. 

La gente è stufa, è stanca di sopportare tutto e di farlo in silenzio: sa che è inutile protestare o scendere in piazza. L'unica cosa che è rimasta è fare il contrario di quello che chiede e pretende un establishment che non vuole e/o non sa fare niente. Ed è nel fallimento ed incapacità di questa parodia della politica che si cela il motivo del successo di queste reazioni rancorose e rabbiose.

Anche in Italia ci si dovrebbe preoccupare di tutto questo: esiste infatti un malessere diffuso ancora fondamentalmente non canalizzato, immaturo, sommerso. Dovremmo fare tesoro dell'esperienza che questa sfortunata terra italica ha maturato all'inizio del XX secolo quando con grande facilità e grande consenso è nato e si è propagato il fascismo. Ricordo che è bastato un pittore fallito o un modesto giornalista...

In Italia siamo senza un governo: non intendo da un punto di vista istituzionale, ma in senso di governance, di gestione. La gente "comune" viene lasciata sola a fare i conti con una marea di immigrati non gestita da una politica in materia degna di questo nome. Le frange più fragili della società vivono costantemente a contatto con le conseguenze più nefaste di questa situazione: chi vive nei palazzi istituzionali (e fa tanti bei discorsi) non ne ha nemmeno la più pallida idea.

Non esiste una politica di sviluppo economico. si continua a privilegiare le solite minoranze ben connesse ed appoggiate. troppo spesso le regole valgono per alcuni e non per altri. Troppo spesso uomini e donne di talento vengono offesi e frustrati per lasciar spazio ai "figli di".

Intere aree del Paese sono ormai definitivamente in mano alla criminalità organizzata. 

Il degrado morale e sociale si accompagna al degrado dell'ambiente e del territorio. 

Non sono sufficienti rottamatori in camiciola, Movimenti 5 stelle o Salvini in palandrana: la gente comune è sola e sa di esserlo. Al momento solo il solito "familismo amorale" ci consente di prevenire gravi derive autoritarie, ma non credo che tutto questo durerà a lungo.

Non mi piace la musica italiana, ma questo testo ("ha perso la Città") di Niccolò Fabi ben fotografa lo scoramento generale che si respira in quest'epoca triste.

Hanno vinto le corsie preferenziali
hanno vinto le metropolitane
hanno vinto le rotonde e i ponti a quadrifoglio alle uscite autostradali
hanno vinto i parcheggi in doppia fila
quelli multi-piano, vicino agli aeroporti
le tangenziali alle 8 di mattina e i centri commerciali
nel fine settimana
hanno vinto le corporazioni infiltrate nei consigli comunali
i loschi affari dei palazzinari
gli alveari umani e le case popolari
e i bed & breakfast affittati agli studenti americani
hanno vinto i superattici a 3.000 euro al mese
le puttane lungo i viali, sulle strade consolari
hanno vinto i pendolari

ma ha perso la città, ha perso un sogno
abbiamo perso il fiato per parlarci
ha perso la città, ha perso la comunità
abbiamo perso la voglia di aiutarci.
Hanno vinto le catene dei negozi
le insegne luminose sui tetti dei palazzi
le luci lampeggianti dei semafori di notte
i bar che aprono alle sette
hanno vinto i ristoranti giapponesi
che poi sono cinesi anche se il cibo è giapponese
i locali modaioli, frequentati solamente
da bellezze tutte uguali
le montagne d'immondizia, gli orizzonti verticali
le giornate a targhe alterne e le polveri sottili
hanno vinto le filiali delle banche, hanno perso i calzolai

E ha perso la città, ha perso un sogno
abbiamo perso il fiato per parlarci
ha perso la città, ha perso la comunità
abbiamo perso la voglia di aiutarci

giovedì 22 settembre 2016

Stupidity rules!

Sempre più spesso mi pare di notare azioni, atti e dichiarazioni che sono un sintomo lampante della stupidità di chi compie questi atti e di chi fa queste dichiarazioni. Questo avviene sempre più spesso fra la gente comune ( basta andare in giro ad esempio nel traffico oppure entrare in un negozio, ecc...); e vabbè, di una cosa del genere ci si può anche abituare come forme di stupidità spiccia e quotidiana. Quello che mi sorprende è la stupidità di un numero sempre maggiore di esponenti della classe politica e dirigente (sia nazionale che internazionale). 

Se proprio mi dovessi soffermare a riflettere sulla stupidità nostrana di tipo "alto", quella cioè che emerge da persone che hanno responsabilità decisionali di un certo peso, la prima cosa che mi viene da pensare è che alla fin fine si tratta di una stupidità che riflette quella che si trova in "basso" (quello cioè della gente comune) secondo il triste principio per il quale ognuno ha il governo che si merita. Ergo: ognuno ha la stupidità che si merita che si autoalimenta in un perverso meccanismo circolare di travaso di stupidità dal basso verso l'alto e viceversa. La gente si specchia nella stupidità di chi la governa.

Bisognerebbe anche dire che, a parte casi conclamati di stupidità dovuta a problemi psico-fisici reali, la stupidità comune e sociale non è congenita. Essa viene coltivata con il passare degli anni fin dall'infanzia. Quando non si insegna a riflettere sulle conseguenze delle cose che si fanno o si dicono, quando non ci si interessa di nulla perchè qualsiasi cosa viene considerata priva di valore, quando si coltiva un'ideologia della quantità rispetto alla qualità, ecc... tutto questo si stratifica nella coscienza nel tempo fino a creare un individuo fondamentalmente stupido: si tratta di un'individuo i cui atti o dichiarazioni non gli apportano alcun beneficio ma anzi procurano solo danni a sè stesso e agli altri.

Come si stia arrivando a questo è fin troppo evidente. La distruzione in primo luogo del sistema formativo a tutti i livelli (cosa che avviene ormai da decenni) genera persone prive di strumenti interpretativi della realtà. E gli studenti e le studentesse con una misera formazione intellettuale e culturale di alcuni decenni fa sono oggi la classe dirigente e politica. Questi stessi dirigenti e politici incapaci (ovvero non in grado di comprendere) stanno ora finendo di devastare il poco che è rimasto con la conseguenza che gli studenti e le studentesse di oggi (ancor meno in grado di comprendere la realtà dei loro predecessori) saranno dei pessimi dirigenti e politici del futuro. 

A questo si aggiunge il fatto che la conoscenza, la cultura, il sapere, la curiosità, la creatività, sono sempre più spesso guardate con sospetto e denigrate al di là delle belle dichiarazioni di principio: nella migliore delle ipotesi "sapere" è considerata una cosa irrilevante. 

Abbiamo quindi a che fare con un numero di stupidi sempre maggiore e sempre più in posizioni chiave. Non avremo più quindi un Benedetto Croce o Giovanni Gentile, un Calamandrei, un Togliatti, De Gasperi, La Malfa, Nenni, via via fino a dentro i gangli della struttura della società, ma uomini e donne sempre più piccoli ed infantili da un punta di vista cognitivo: ovvero degli stupidi.

L'aspetto tragico di tutto questo è che mentre le capacità cognitive di chi è chiamato a decidere e a prendere scelte responsabili si riduce, la complessità e la gravità dei problemi della contemporaneità si aggravano. Si crea un gap che si approfondisce di giorno in giorno; difficile immaginare le conseguenze di una simile situazione.

La stupidità non genera errori dovuti ad una mera impreparazione o inadeguatezza, ma errori sistematici e strutturali perchè chi li commette è convinto pure di avere ragione. Lo stupido o la stupida non sono mai sfiorati dal dubbio.

Il fanatismo, l'oscurantismo mentale, l'intolleranza, ecc.. sono tutti sintomi di stupidità ovvero l'incapacità di interpretare, l'incapacità di capire. La gratuità di tanti atti di violenza si può spiegare solo con la stupidità di chi commette questi atti.

Una società che viene "coltivata" per essere fondamentalmente stupida, quindi infantile, immatura e facilmente manipolabile, tenderà quindi a rivolgersi a classi dirigenti e politiche composte da individui altrettanto stupidi e quindi infantili e immaturi che non potranno che prendere decisioni e fare dichiarazioni pericolosamente stupide. 

Mi pare che tristemente il trend sia ormai questo. Credo che con il passare del tempo dovremo fare i conti con una stupidità sempre più invasiva, sfacciata, diffusa, omnicomprensiva e profonda.

giovedì 1 settembre 2016

Nessuno sarà lasciato solo

Nel desolante panorama dell'ipocrisia italica che dà il meglio di sè dopo le catastrofi (naturali ed innaturali) spicca sulle macerie post terremoto di Amatrice, come un mantra lacerante, la frase "nessuno sarà lasciato solo".

Cosa significhi chiaramente questa frase non lo sa nessuno con precisione, ma chi può, dall'alto della propria carica politica ed istituzionale, la tira fuori senza ritegno: e, a seguire, il corteo dei cortigiani politici a riempirsi la bocca con questa frase.

Chi ha perso la casa, la propria attività commerciale ed economica e chi soprattutto ha perso familiari, parenti o amici ora si sente dire queste parole che, conoscendo il costume italico, sembra quasi una minaccia. Infatti il problema è: i terremotati chi realmente si troveranno a fianco nella ricostruzione? Verranno fuori i soliti approfittatori delle catastrofi, gli speculatori, i magnaccia della politica? In tal caso: meglio soli che male accompagnati?

E poi: adesso che i paesi sono venuti giù come castelli di carte, mi vieni a dire che "non mi lascerai solo?". La cosa sembra drammaticamente ironica soprattutto se si pensa a quegli edifici che avrebbero dovuto garantire un minimo di sicurezza e sono crollati: e adesso non mi lasci solo?

Il fatto è che se quelle case, se quegli edifici pubblici, sono crollati è perchè io ero già rimasto solo. Io ero già solo da tempo, da tanto, da tantissimo tempo, ben prima che il terremoto abbattesse interi paesi. In Italia siamo sempre lasciati soli, in qualsiasi occasione ne situazione. Il terremoto non ha fatto altro, come in casi simili, che evidenziare la nostra solitudine. Siamo soli di fronte agli speculatori, alla corruzione, alle mazzette, al "chissenefrega", "figurati: chi vuoi che lo scopre..", "vabbenelostesso", ecc... Il malcostume generale è tale e condiviso da pressochè tutti perchè ognuno può fare più o meno come gli pare semplicemente perchè siamo lasciati soli, a noi stessi, senza regole, senza criteri. La certezza del diritto significa proprio questo: non sei solo. Ed in Italia non c'è alcuna certezza del diritto.

Lo stato di abbandono degli ospedali, delle scuole, dei mezzi pubblici, delle periferie, dei borghi di provincia, delle ex aree industriali ed artigiane, la violenza sulle donne, la disoccupazione, intere aree del Paese consegnate alla criminalità organizzata, l'arroganza della burocrazia, la corruzione senza freni, ecc... sono il segno evidente e tangibile che tutti noi (salvo i soliti privilegiati che non sono minimamente sfiorati da tutto questo) siamo quotidianamente lasciati soli. 

E tu mi vieni a dire che, siccome c'è stato il terremoto, nessuno sarà lasciato solo? E proprio tu che parli dall'alto dei tuoi privilegi istituzionali (a te la casa non cadrà mai in testa) dov'eri prima? Ti fai avanti adesso che ci sono le casse da morto? E quante altre disgrazie e catastrofi dovremmo aspettare per sentirci dire, come premio di consolazione, che non saremo lasciati soli?



mercoledì 13 luglio 2016

La Disuguaglianza corre anche sui binari del treno

Il recente gravissimo incidente ferroviario in Puglia appare come la più triste metafora della grande disuguaglianza che attanaglia la nostra società. 

Due treni pieni di studenti e pendolari lungo un binario unico si scontrano frontalmente anche a causa di obsoleti sistemi di controllo e di sicurezza. 

Quando in Italia si parla di infrastrutture, di modernizzazione delle infrastrutture, a cosa ci si riferisce in realtà? Di certo non a quelle che interessano la cosiddetta "gente comune". Mentre i treni superveloci (per chi se li può permettere come ad esempio i manager o i dirigenti) vedono aumentare il comfort e la qualità complessiva del servizio, i treni locali ed interregionali dei lavoratori, dei pendolari e degli studenti vengono abbandonati al loro destino.

Chi ha fatto il pendolare, come il sottoscritto (per decenni), sa benissimo lo stato di degrado di queste infrastrutture che si trovano spesso in condizioni indegne di un Paese civile.

Tutto questo perchè la vita di una persona comune vale decisamente meno di quella di una persona "che conta": e questo lo verifichiamo non solo sui treni, ma anche negli ospedali, nelle scuole, ecc...

Non siamo tutti uguali: la distanza fra i pochi che stanno in cima alla società e quelli che stanno alla base è sempre più ampia. L'arretramento continuo del settore pubblico dalla società (sia in senso qualitativo che quantitativo) lascia spazio alla fornitura di servizi decenti solo a chi che si può permettere. Per tutti gli altri: peggio per loro. 

Bisogna rivedere profondamente questa visione utopica di un mercato libero dai vincoli del controllo pubblico perchè genera solo disastri, ingiustizia e discriminazione. E le decine di morti sui binari di questi giorni, i risparmiatori truffati, le persone abbandonate al loro destino dentro gli ospedali, le scuole cadenti (mentre chi può viaggia con tutti i comfort, i manager delle banche vengono strapagati per truffare i loro clienti, chi può si serve delle cliniche e delle scuole private) stanno lì a dimostrarlo.

La nostra vita vale molto poco o nulla. E queste vite di poco valore possono essere messe continuamente a repentaglio senza problemi perchè nessuno di noi trova mai niente da ridire. 

I "senza potere" possono quindi anche rischiare di morire mentre vanno al lavoro o stanno in un'aula scolastica (e troppo spesso accade che muoiano effettivamente): l'unica cosa che si riesce a fare è esprimere un cordoglio ipocrita, aprire inchieste che non conducono a nulla, riferire in Parlamento nell'indifferenza generale dei parlamentari. 

Sappiamo bene che a coloro che ci camminano costantemente sopra la testa, di noi, delle nostre esistenze, della vita delle nostre famiglie, non importa assolutamente nulla. Siamo solo facce indistinguibili, senza nomi e senza storie. Bisogna fare un enorme sforzo per recuperare il senso della dignità individuale e collettiva, del rispetto e della giustizia sociale.

E mentre i parenti delle vittime raccolgono i resti dei loro cari sui binari di una ferrovia sotto lo spacco del sole cocente, qualcun altro arriva in elicottero per far sentire la vicinanza (sgradita e sgradevole) dei potenti del momento.  


venerdì 24 giugno 2016

Il rigetto del Potere

Ho la sensazione che ci sia una sorta di filo rosso che lega i risultati delle elezioni amministrative in Italia ed il risultato del referendum sulla permanenza nella UE in Gran Bretagna. 

Quello che a me sembra un filo di connsessione è il senso di rifiuto, di rigetto che la gente comune (i senza-potere, le periferie in senso molto ampio) ha nei confronti del potere "istituzionalizzato". In entrambi i casi si percepisce un comprensibile sentimento di delusione, di risentimento, la volontà di rivincita e di rivalsa: in questo modo viene a galla il potere dei senza potere (frase credo da attribuire a V. Havel).

Sia nel caso italiano che in quello britannico la gente rigetta la politica inetta ompletamente sottomessa alla finanza: nemmeno all'economia, ma proprio ai grandi gruppi finanziari e alle banche che si arricchiscono in modo parassitario sottraendo ricchezza alla società e all'economia reale. L'Europa che i britannici hanno rigettato è una parodia dell'Europa che immaginavamo. Sono decenni che si denuncia la totale distanza delle istituzioni europee dalle comunità locali e dalla società europea nel suo complesso. E' stata respinta un'Europa fatta di burocrati ottusi e non di politici: la prevalenza dei tecnici della Commissione Europea (non eletta dai cittadini) su un Parlamento Europeo depotenziato contribuisce a creare un'immagine dell'Europa più simile al Castello di Kafka che all'Europa sognata nel Manifesto di Ventotene.

Il risultato è che nel passato gli Stati facevano la fila per entrare nell'Europa, ora si metteranno in fila per uscirne. 

Bisogna pertanto cominciare a costruire una nuova o rinnovata realtà Europea, una vera casa comune europea per poter uscire da questa aberrazione ed entrare in una realtà dove non siano i finanzieri o i banchieri a decidere le sorti delle comunità.

Lo stesso è accaduto nelle grandi città italiane: la politica (con il suo familismo amorale, i suoi giochini e i suoi intrallazzi) è distante anni luce dalla realtà della gente che si sente "periferia" rispetto al potere. Talmente distante che non è più nemmeno identificata come politica, ma solo come "braccio operativo" delle banche, delle grandi società finanziarie, degli interessi di poche lobby. Insomma di tutte quelle componenti della società che si arricchiscono solo mandando in rovina l'economia ed ampi strati della collettività.

Serve un'inversione di tendenza inequivocabile ed immediata, perchè altrimenti il futuro sarà drammatico. Non si possono creare norme e leggi solo per questioni finanziarie o finte riforme che sono solo fumo neglio occhi scendendo sempre a patti con interessi particolari: bisogna cominciare finalmente a porre delle regole per la convivenza civile affinchè sia appunto la più civile e decente possibile per tutti. La politica deve operare per restituire dignità alle persone e alle comunità nel loro complesso.

I grandi e complessi mutamenti e fenomeni sociali (come l'immigrazione massiva, la disoccupazione o la penetrazione totale della criminalità organizzata in tutti gli ambiti della realtà nazionale) non possono essere affidati a dei ragionieri-contabili, al caso o alla buona volontà della gente. Essi devono essere affrontati, regolati, normati in modo chiaro: devono essere "gestiti" all'interno di una visione molto ampia. Serve urgentemente un New Deal.

La complessità e la trasformazione sociale non è mai stata realmente al centro di nulla, al di là dei proclami, nè in Italia, nè a Bruxelles. A cosa serve un'unione monetaria o rigorose politiche contabili e di bilancio se la società nel frattempo si sfarina, si sfalda, si disintegra? Non si è vista traccia di alcunchè in questi decenni su tutte quelle materie che sono alla base della costruzione di una società decente: e questi sono i risultati. La ribellione delle periferie.