giovedì 14 aprile 2016

La parole "labirintiche" di Eugenio Scalfari

Ho letto recentemente sull'Espresso un articolo a firma di Eugenio Scalfari circa il suo libro "Il Labirinto". Leggendo le sue considerazioni ho trovato alcune parole che mi hanno lasciato a dir poco perplesso.

Premetto che Eugenio Scalfari è considerato in Italia un grande saggio e non va molto di moda criticare quelle figure che in Italia sono considerate come di spicco nel paesaggio intellettuale nostrano. Questo per dire che di fronte al "grande" (Scalfari) il piccolo (il sottoscritto) deve farsi da parte.

Essendo pertanto un "piccolo", uno che non capisce niente di fronte all'immensità dell'erudizione dei grandi pensatori, probabilmente queste parole che a me hanno creato qualche dubbio, non le ho capite e quindi le ho fraintese. Essendo incapace di cogliere questi significati profondi, del resto in questo articolo si parla di "Labirinti", mi pongo già nella parte del torto.

Eppure, queste parole non mi sconfinferano proprio. Riporto il testo incriminato (secondo me):

"E tuttavia i secoli che con il loro transito hanno contribuito a cambiare profondamente il modo di pensare e di comportarsi delle persone, attraverso un profondo mutamento della società e del costume, sul tema dell’amore e del potere non hanno portato alcun mutamento. La storia di Abelardo e Eloisa si ripete ai tempi nostri con le stesse caratteristiche di secoli fa. Un solo mutamento si è verificato nel costume: nelle nuove generazioni le differenze comportamentali tra la donna e l’uomo sono profondamente diminuite e quasi del tutto scomparse, la donna tende a mettersi sullo stesso piano dell’uomo, all’amore duraturo e alla famiglia che ne deriva preferisce lo spirito d’avventura, con rapporti di breve e brevissima durata che privilegiano ovviamente il piacere sessuale relegando in una sorta di sconfitta sentimentale il rapporto che privilegia invece il volersi bene, che antepone il bene dell’altro al proprio."

Cosa intende dire  E. Scalfari? Io non voglio trarre delle conclusioni, ma a me sembra, così a prima lettura, che la figura femminile da queste parole (labirintiche) esce molto male. Sono parole che a me non piacciono proprio e ci tengo a dirlo chiaramente che non mi piacciono. Mi piacerebbe quindi che qualcuno molto più intelligente di me mi spiegasse cosa significano realmente. Certo c'è di che riflettere...

Il testo integrale si può leggere su questo link

martedì 5 aprile 2016

Italia: il Paese delle Meraviglie

Chissà perchè, tutto quello che sta riguardando il Governo, i ministri e ministresse, gli scandali e le inchieste in corso (e magari qualche conto corrente in qualche paradiso fiscale), non mi meraviglia affatto, 

Mi sorprende semmai che ci sia ancora qualcuno, spero a causa della buona fede, che si scandalizza e si meraviglia di tutto questo. 

Se mi guardo attorno mi rendo facilmente conto di come si fanno le leggi in Italia: certamente anche negli altri Paesi è così, ma magari altrove si cerca di lasciare un qualche margine per il bene comune e gli interessi collettivi. Da noi non è così. Non è mai stato così. In Italia il bene pubblico è sempre un'eventualità, un effetto collaterale che semmai può servire da pretesto, da copertura e che può scaturire dal caso o dalla mera buona volontà di qualcuno. Non è mai il fine, non è mai la causa, non è mai l'ispirazione.

Uno si può anche dimettere (per far fare bella figura ad altri), un altro si può far ascoltare dai giudici, un altro ancora può fare proclami su questo e su quello, ma la sostanza non cambia e non cambierà mai. Dietro la facciata, dietro le quinte, c'è sempre un universo che si agita, c'è un mondo sempre in fibrillazione, in attività febbricitante impegnatissimo ad accaparrare, a trafugare, a saccheggiare, a favorire questo e quello, a nascondere, a occultare.

E la cosa buffa è che mentre costoro dedicano tutte le loro forze ed energie ai loro sotterfugi e a fregare l'argenteria di "nonna" il mondo intorno a loro e, purtroppo anche intorno a noi, sta crollando a pezzi e precipitando verso un baratro che politicamente sono totalmente incapaci di affrontare. Anche tutto questo è un chiaro sintomo di come la nostra società, la nostra classe dirigente e politica siano sostanzialmente asfittiche, calcificate, vecchie e stravecchie.

Non so: mi ricordano tanto quei tizi che, durante la storica eruzione del Vesuvio a Pompei erano sopravvissuti alla prima eruzione ed invece erano morti durante la seconda sorpresi dai vapori mortali e dalla lava mentre erano ritornati nelle loro case per prendersi i gioielli e l'argenteria...

mercoledì 9 marzo 2016

Buon senso

Se ciascuno di noi avesse il coraggio, almeno una volta al giorno, di guardarsi allo specchio e darsi dell'imbecille con tutta la profonda sincerità che un simile gesto richiede, sono convinto che le cose nel mondo andrebbero decisamente meglio. E' nella constatazione della propria imbecillità che risiede il buon senso.

lunedì 7 marzo 2016

Delusione

La delusione è un sentimento che si prova nel constatare una distanza fra la realtà delle cose e quello che vorremmo che fosse. La delusione presuppone pertanto la percezione di un senso distanza e quindi di vuoto e tanto maggiore è questa distanza, maggiore è il senso di delusione. 

Le dimensioni di questa distanza, di questo vuoto, sono dovute alla collocazione dei due estremi, come se fossero posti lungo un segmento: da una parte c'è la realtà delle cose, dall'altra le nostre aspettative, i nostri desideri. Se lo scadimento della realtà delle cose è minimo e le aspettative dell'osservatore non sono eccessive, la delusione sarà minima. Ma se lo scadimento della realtà delle cose è grande,  anche a fronte di aspettative tutto sommato modeste ci sarà un forte sentimento di delusione.

La delusione è legata in qualche modo all'illusione con la quale condivide anche delle assonanze linguistiche. In pratica la delusione è il senso del decadere dell'illusione. L'una pressuppone l'altra: sei rimasto deluso perchè ti eri illuso. "Illusione" evoca in un certo senso una forma di "illuminazione" e la de-lusione rievoca l'immagine dellospegnimento di una luce che ci ha abbagliato e che ci ha fatto vedere delle cose che non c'erano. 

Insomma, prima o poi tutto e tutti ci deludono perchè sguazziamo nelle illusioni. Del resto, quante volte ci è stato detto che il mondo stesso in cui ci troviamo è solo illusione? E mai come in questi anni ridicoli, viviamo immersi nell'illusione. 

In Italia poi siamo specialisti in delusione. Viviamo in una terra che ha vissuto un passato "enorme" e da secoli non siamo più stati in grado di convivere con questo passato enorme. Questo senso di inadeguatezza continuo, trasmesso anche inconsciamente di generazione in generazione, ci fa vivere con un senso di delusione costante. E lo scadimento continuo della realtà che ci circonda aumenta ed amplifica il nostro senso di delusione anche perchè non si vede mai una forma di riscatto su cui fondare un'idea di futuro decente.

Tutto oggi in Italia suscita delusione. Vai a Pompei e provi delusione. Entri in un ospedale e provi delusione. Vai a scuola e impari a provare delusione. Ti iscrivi all'università e provi delusione. Vorrresti un posto di lavoro dignitoso che non c'è dopo decenni di impegno: altra delusione.

Quando i politici in camiciola con le maniche tirate su parlano di recuperare ila fiducia dei cittadini, quando dicono che la sfiducia è il male peggiore degli italiani e delle italiane, non hanno capito che il sentimento più profondo che si nasconde nella società italiana, quasi come se fosse una vera e propria malattia, è fondamentalmente la delusione

Considerato poi che le aspettative medie dei cittadini italiani si sono notevolemtne ridimensionate, la grande delusione che si respira da queste parti è pertanto un chiaro segnale di quanto profondo sia l'abisso in cui ci troviamo.

venerdì 29 gennaio 2016

Not in my name

La farsa della copertura delle statue romane in Campidoglio (ho scirtto qualcosa a riguardo in un apposito post su questo mio altro blog) mi conferma ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno, che questa gente non mi rappresenta.

Questa umanità arrogante ed ignorante non mi può rappresentare nè ora e nè mai a causa dell'enorme divario esistenziale, culturale, morale, umano ( parlo di Humanitas in senso latino) che ci divide e che ci dividerà sempre. 

Li devo sopportare quindi, fondamentalmente perchè una serie di accidenti della Storia, me li pone di fronte da decenni e mi costringe a sopportarli contro la mia volontà. Il fatto che li debba sopportare tuttavia non significa che approvi una sola parola che esprimono o decisione che costoro prendono. 

Vista la cretineria di cui hanno dato prova con questo ultimo ridicolo episodio, ho pensato che sia utile sottolineare certe cose anche per evitare di essere assimilato in qualche modo a questa umanità indecente ed indegna.

PS: invito chiunque sia dotato di un minimo di autostima, ad evidenziare in tutti i modi possibili e leciti la propria distanza da costoro: almeno per non essere confusi con loro e non fornire, con il proprio silenzio, il benchè minimo cenno di complicità

martedì 26 gennaio 2016

Fuggire

Un lettore di questo blog ha postato un commento al mio post precedente (vedere sotto). Questo suo commento mia ha spinto a riflettere su alcuni punti che poi, sinteticamente, si ritrovano nella mia risposta.

Quasi casualmente, mi è capitato di leggere un articolo di Roberto Saviano, pubblicata da L'Espresso, che affronta un tema molto caldo (ed in qualche modo connesso alle mie precedenti riflessioni) ovvero quello della emigrazione di tanti italiani sia da una regione all'altra sia verso l'estero.

L'articolo in questione può essere letto tramite questo link.

Ovviamente condivido in pieno le riflessioni di Saviano. Vi sono però due aspetti che vorrei sottolineare.

Il primo è che questo problema della fuga di tanti e tante giovani (e meno giovani) passa sostanzialmente sotto silenzio da parte della politica italiana. I dati sono sconfortanti e meriterebbero una seria riflessione. Essi sono però una pesante bacchettata sulle dita nei confronti della politica italiana: sono la manifestazione più pesante di una forma severa di dissenso. E la nostra classe politica e dirigente non può ammettere un simile smacco. Di questo dramma (perchè di dramma si tratta) è meglio parlare poco o per niente. E comunque bisogna sempre minimizzare la faccenda. 

Invece bisognerebbe scrivere a caratteri cubitali: C'E' UN FIUME DI GENTE CHE FUGGE DA QUESTO PAESE PER CERCARE DELLE CONDIZIONI DI VITA DIGNITOSE CHE IN ITALIA NON RIESCE A TROVARE! E QUESTO FIUME SI INGROSSA DI ANNO IN ANNO!

Il secondo aspetto che vorrei puntualizzare è che le motivazioni di questa fuga non sono solo economiche o professionali. E' certamente vero che si cerca all'estero un lavoro ed una professione all'altezza delle proprie aspettative. Spesso però molte persone si accontentano anche di lavori più modesti rispetto alla propria formazione. Questo perchè mentre in Italia non c'è possibilità di progredire in nessun modo (nella migliore delle ipotesi in cui si riesca a fare qualcosa ovviamente) a meno di non avere appoggi o entrature di qualche tipo, altrove c'è la speranza che qualcuno ti possa notare ed apprezzare per quello che sei, non per chi conosci. All'estero in qualche modo ce la si può fare, qui è impossibile...

Ma non è questo il punto.

Sono dell'idea che molte persone abbandonino l'Italia non solo per motivi economici e professionali, ma anche perchè in Italia si vive male in un senso molto più ampio; non solo per questioni "materiali" ma anche per quelle "immateriali". C'è anche il disgusto per questa corruzione profonda, per questa inettitudine assurta a forma di governo, questa gestione della cosa pubblica indecente, la criminalità (organizzata e disorganizzata) e la sopraffazione dilagante, questo prevalere sistematico degli interessi di pochi a danno di molti (vedere il caso delle banche: la fanno sempre franca tutti...), l'arretratezza culturale che diventa etica pubblica (ad esempio l'ingerenza continua ed ottusa della Chiesa in tante questioni spiccatamente "laiche"), la burocrazia che soffoca ogni cosa, tutto è complicato, difficile, farraginoso, e via discorrendo.  

Molte persone cercano condizioni di vita decenti nel senso più profondo del termine. L'Italia è ferma al Concilio di Trento: magari si può anche accettare un lavoro umile all'estero anche se si posseggono tre lauree, ma almeno si può vivere al passo con i tempi del resto del mondo civile...

mercoledì 13 gennaio 2016

Il monopolio della disonestà

La politica italiana presenta un grado di squallore e di meschinità senza limiti. 

Invece di rammaricarsi per i tentativi di infiltrazioni malavitose in una forza politica (sia pure a livello locale), i politici italiani concorrenti a questa forza politica sghignazzano e se la godono: manco gli pare vero! 

Non voglio prendere le difese di alcun movimento politico, ma questi politici cinici e privi di qualsiasi vergogna sembrano dire: "siamo tutti uguali e nessuno è senza macchia: nessuno ha il monopolio dell'onestà". E questo confermerebbe, secondo questa teoria cinica e meschina, che la politica italiana è senza rimedio, senza possibilità di redenzione, senza speranza e che tutta la politica, ma proprio tutta, ha solo il monopolio inevitabile ed ineluttabile della disonestà.


mercoledì 2 dicembre 2015

Verba Volant

Ho seguito un po' di sfuggita, le notizie sulla visita del Papa in Africa. Alcune sue dichiarazioni mi hanno tuttavia lasciato perplesso. In particolare ne riporto due qui di seguito:

"Insieme, diciamo no all'odio, alla vendetta, alla violenza, in particolare a quella che è perpetrata in nome di una religione o di Dio. Dio è pace".

“Non si può cancellare una religione perchè ci sono alcuni o molti gruppi di fondamentalisti in un certo momento della storia”.

Gran belle parole di pace e concilianti, non c'è che dire. Mi disturba molto che il capo della religione cattolica-cristiana affermi questo dopo che la sua stessa religione è stata imposta con una violenza. che non ha riscontri nella storia umana e a seguito di un genocidio spaventoso, di cui ancor oggi è difficile fare una stima ed una valutazione certa. Lo stesso dicasi per la religione sorella a cui si rivolge il papa in queste dichiarazioni. 

Tanto per usare le stesse parole del papa, sarà opportuno ricordare che il monotesimo è stato imposto con odio, violenza, vendetta perpretrate in nome di un dio che è apparso da subito tutt'altro che un dio di pace. Sono state cancellate religioni, credi e spiritualità proprio per l'azione di alcuni o molti gruppi di fondamentalisti in un certo momento della storia. E questo non è avvenuto solo nelle Americhe. 

Purtroppo a scuola queste cose non le insegnano. Intere culture, religioni, saperi, tradizioni sapienziali, conoscenze metafisiche e spirituali sono state cancellate dalla memoria storica: opere d'arte, biblioteche intere, uomini e donne di ingegno, sono stati eliminati senza il minimo scrupolo perchè ritenuti incompatibili con il nuovo credo monoteista. Di questi uomini e donne spesso non sappiamo più nemmeno i loro nomi e non conosciamo le loro opere. Di altri abbiamo solo piccoli frammenti. 

Questo scriveva Libanio nel IV secolo:

"(…) questi uomini vestiti di nero, che mangiano come degli elefanti, che stancano, per l’abbondanza delle coppe che tracannano, coloro che versano loro da bere: essi, che nascondono questi eccessi sotto un pallore che si procurano artificialmente (…), corrono contro tutti i luoghi sacri urlando e portando legna, pietre e ferro. E quelli che non ne hanno si servono delle mani e dei piedi. E poi i tetti vengono tirati giù, i muri diroccati, le statue abbattute, gli altari rovesciati, i sacerdoti costretti a tacere o morire. Distrutto un edificio si corre ad un secondo e poi ad un terzo e i trofei si aggiungono ai trofei contro ogni legge.



Tutte queste violenze si osano in città ma soprattutto nei villaggi. Questa gente in gran numero attacca ogni luogo. Dopo aver causato separatamente mille danni, si riuniscono e l’un l’altro si chiedono conto delle imprese: essi ritengono una vergogna non aver commesso le più infamanti ingiustizie. Vanno all’assalto dei villaggi come torrenti devastando i campi, le case degli innocenti accecando, abbattendo, uccidendo.



(…) dicono di combattere per il loro dio, per la fede, ma questa guerra è solo un mezzo per impadronirsi di enormi ricchezze, per rubare gli averi degli infelici. Essi vivono grazie al male provocato agli altri.



Questa è gente che non esita davanti a niente. La distruzione che portano è frutto della loro avidità, della loro violenza e furia cieca.





Ecco un esempio. Nella città di Berea c’era una stata di bronzo di Asclepio, una statua in cui l’arte imitava massimamente la natura: era così bella che chi la vedeva una volta desiderava tornare a vederla di nuovo. Questa statua, questa opera d’arte, questo capolavoro, eseguita con tanta fatica, opera di un genio illustre, opera di Fidia, è stata fatta a pezzi e distrutta. Molte mani si sono divise l’opera di Fidia. Per quale motivo?"

(Libanio "In Difesa dei Templi")

Difficile ed inutile aggiungere altro.

Essendo un politeista, credo che sarebbe anche venuto il momento che i capi di queste religioni che hanno nel loro DNA e nel loro passato una storia ispirata all'odio, alla vendetta, alla violenza, in particolare a quella che è perpetrata in nome di dio, che hanno tentato di cancellare una religione perchè ci sono alcuni o molti gruppi di fondamentalisti in un certo momento della storia, chiedano prima di tutto perdono ufficialmente a tutti i milioni di uomini, donne e bambini che hanno pagato con la vita nel passato la loro coerenza spirituale. In secondo luogo sarebbe anche opportuno che queste religioni con i loro giganteschi apparati facessero un passo indietro e aprissero un dialogo vero con spiritualità diverse dalle loro religioni. E magari restituissero ciò che materialmente e spiritualmente hanno rubato e saccheggiato nei secoli

Consiglio pertanto la lettura del seguente libro. E' molto istruttivo e ci si rende conto con chi abbiamo realmente ancora a che fare dopo tutti questi secoli.

P. Chuvin: "Cronaca degli ultimi Pagani", Paideia Editore



lunedì 23 novembre 2015

L'Età del Disordine

Questi sono giorni in cui l'Europa è stata profondamente scossa dal torpore in cui si trova da parecchi anni. E' stato un risveglio amaro, dal sapore sgradevole e dalle implicazioni incerte e imprevedibili. Pensavamo tutti di stare in una specie di oasi della felicità, dove tutto scorre in modo prevedibile e stancamente noioso. Invece la realtà che si agita oltre i confini di questo invecchiato continente, improvvisamente fa la sua comparsa per le strade delle nostre città. 

Come sempre, distruggere è la cosa più semplice: costruire è sempre una faccenda complicata e difficilissima.

Non credo che ci troviamo di fronte ad uno scontro di culture o di religioni. Certamente è uno scontro fra gruppi che usano le culture e le religioni in contrapposizione come "armi" e come combustibili per il conflitto (oltretutto spesso si tratta di culture e di religioni che ben si prestano alla scopo... ).


Bisogna cominciare a rendersi conto che il mondo che si agita là fuori è scosso profondamente dal disordine, dall'ingiustiziza, dalla disumanità, dalla violenza, dalla crudeltà, dalla corruzione e dalla devastazione umana, economica e sociale. Tutte cose su cui abbiamo girato lo sguardo e che abbiamo fatto finta di non conoscere. Abbiamo, in questi decenni, cercato di creare una distanza abissale (fisica e psicologica) fra noi ed il resto del mondo.

Anche in questo l'Europa si dimostra "vecchia", incapace di reagire, incapace di interpretare la realtà se non per mezzo dei grandi gruppi di pressione e sfruttamento economico e finanziario. Per il resto non c'è una visione politica, una strategia politica.

Insomma, il disordine è in mezzo a noi, l'incertezza è in mezzo a noi, e come al solito ci dimostriamo tutti impreparati e deboli a fare fronte ad una situazione fluida e pericolosa come il magma bollente.

Non credo che il manierismo ed i luoghi comuni che imperversano sui giornali ed in TV ci aiutino almeno a comprendere quello che sta accadendo. Avremmo bisogno in primo luogo di persone esperte, con competenze specifiche, che siano in grado di aiutare l'opinione pubblica in primo luogo a "capire" ed essere informata correttamente ed in secondo luogo a costruire i presupposti per essere attrezzati ad interpretare la realtà che ci sta venendo addosso. Invece continuano ad occupare la scena mediatica solo i giornalisti: parlano solo loro insieme con i politici mettendo insieme una sequela di banalità inutili. Sempre e solo dei giornalisti...

La politica poi dimostra ulteriormente (come se ce ne fosse bisogno) di esser totalmente impreparata e non all'altezza della situazione. Sarebbe come immaginare di mandare un politico italiano di oggi a trattare con Hitler, con Pol Pot o con Stalin: una cosa ridicola solo da pensare.

Tempi difficili e spietati richiedono politici preparati, di alta levatura, capaci di visioni di lungo respiro. Tutto questo oggi noi non l'abbiamo: abbiamo gente abile nei giochini della piccola politica italiana (tra corruzione, scandali, tangenti, amicizie e raccomandazioni). Tutta un'umanità politica troppo debole che potrebbe essere spazzata via dalla storia in un attimo. 

Mi chiedo allora, di fronte a questo scenario magmatico,  che cosa vogliamo realmente. Vogliamo forse che ci si lasci in pace per continuare con le nostre routines come se niente fosse: pizza e birra il sabato sera, spesa nei centri commerciali, lo smartphone nuovo ogni sei mesi, lo zoccolone slavo sul sedile del SUV... E questo che vogliamo? Che non ci rompano le palle? 

Oppure vogliamo realmente difendere i diritti civili ed individuali che sono stati conquistati nei secoli (liberandoci anche dell'oscurantismo delle chiese cristiane) prima che qualcuno cerchi di riportare l'orologio della storia indietro di secoli? 

Se così fosse, bisognerà allora rivedere l'approccio che ciascuno di noi in primo luogo ha verso la politica. Dovremmo avere il coraggio di liberarci di quell'umanità parassitoide che inquina la cosa pubblica e l'arena politica, ridare un significato al concetto di democrazia partecipativa e allo stesso gesto del voto, al concetto di responsabilità civile verso la società da parte di tutti, ricostruire un senso di comunità che la politica e lo sciacallaggio economico hanno distrutto, riconquistare un controllo sociale e civile sulla finanza e sull'economia, riscoprire il senso etico dell'impegno politico. In breve dobbiamo ricostruire una società "consapevole" e "sveglia" invece di questo ammasso di individui sparsi incosapevoli ed addormentati. 

Da questo punto di vista, questi fatti drammatici che ci stanno scuotendo, potrebbero essere l'occasione per recuperare il "senso" della politica e della vita civile e comunitaria. 

Alcuni osservatori sostengono che stiamo dentro ad una guerra anomala, ma sempre di guerra si tratta. Se non approfittiamo ora per riprenderci questo senso, ricostruendo la nostra scala individuale e sociale delle priorità e dei valori, saremo sempre estremamente deboli e fiacchi e allora i nostri nemici probabilmente hanno già vinto.

martedì 27 ottobre 2015

Divorati dal Cibo

Anche io ieri sera, come un bel po' di altre persone, sono rimasto a vedere su Sky il documentario "Forks over Knives". Non voglio entrare nel merito delle polemiche su diete, nutrizione, salutismo e altre amenità talora new age che circondano questo argomento.

Certo è che il documentario è stato interessante ed istruttivo. Rimando anche a questo link relativo a "Forks over Knives" per eventuali ulteriori approfondimenti.

Sicuramente negli USA il problema è molto sentito perchè si tratta di una società che non ha una tradizione alimentare consolidata. In Italia ovviamente abbiamo il retaggio della dieta e della cucina mediterranea grazie alla grande quantità, qualità e varietà di ingredienti che possiamo trovare. Quello che noto è che nella perdita di "valori" di riferimento (che parola grossa...) che si riscontra in tutti gli aspetti e livelli della nostra società deve essere annoverata anche la perdita di riferimenti in campo alimentare. Abbiamo insomma adottato il peggio del peggio dagli americani ovvero l'industrializzazione non solo della produzione e commercializzazione del cibo, ma il suo consumo e del suo valore anche come fenomeno sociale complessivo.

Insomma siamo scivolati dalla dimensione della qualità a quella della quantità. In realtà non diamo molto valore al cibo che mangiamo. La maggior parte delle cose che mangiamo sono di qualità scadente (associato anche ad una vita inutilmente sedentaria) anche perchè ci preoccupiamo di spendere un sacco di soldi per comprare magari l'ultimo modello di smartphone e ce ne infischiamo della qualità della pasta che compriamo tutti i giorni. Insomma più che delle indicazioni dei nutrizionisti, sarebbe sufficiente munirsi di un briciolo di buon senso. 

Perchè comprare prodotti fuori stagione? Perchè comprare alimenti i cui ingredienti sono per la maggior parte incomprensibili e sconosciuti ricompresi in un elenco lunghissimo? Perchè dobbiamo farci sempre guidare dalla pubblicità, dai grandi supermercati nelle nostre scelte alimentari? Perchè dobbbiamo riempire il nostro frigorifero di un'enorme quantità di prodotti (il più delle volte surgelati, precotti, pre-qualcos'altro) che alla fine dobbiamo buttare?

Perchè dobbiamo mangiare (li rifiliamo anche ai nostri figli) merendine, energy-drink e beveroni vari invece di mangiare meno e meglio? 

Insomma stiamo diventando ossessionati dal cibo. Ripeto: forse con un può di buon senso, la ricostruzione dei contatti con la campagna (anche per far capire ai bambini che il cibo non cresce in vaschette nei supermercati), la riscoperta del "gusto" ed un po' più di calma si potrebbero risolvere un sacco di problemi. E poi se una volta ogni tanto uno si volesse mangiare una bella bistecca o una fetta di pecorino accompagnata da pane, olio, verdure di stagione ed un bicchiere di vino, che male ci può essere?


venerdì 9 ottobre 2015

Aria di Roma

Ci deve essere qualcosa di veramente strano a Roma. Chiunque si avvicina alla politica romana (comune, regione, parlamento,ecc...) in un modo o nell'altro si "inquina". Persone al di sopra di ogni sospetto, fino a prova contraria "persone per bene", vengono travolte da bassezze e cedimenti morali e personali di ogni tipo. 

Sarà forse colpa dello smog... Sicuramente esiste una forma di inquinamento atmosferico, anche in senso molto lato... Non ci sono altre spiegazioni...

Veramente viene da pensare che ci sia qualcosa che non va. Come è possibile che chi si avvicina alla politica che ruota intorno a questa città, alla fine perda le staffe in questo modo? Possibile che ci sia qualcosa nell'aria di Roma che spinge una persona a frequentare dei trans (facendosi scarrozzare con l'auto di servizio) o a presenziare una sagra paesana usando l'elicottero o mangiare a sbafo con i soldi pubblici? Possibile che non appena uno accede alla politica romana si fa prendere dai propri istinti e si faccia prendere la mano senza ritegno?

L'unica cosa che viene da pensare è che l'ambiente politico romano non sia dei più salubri. Quello che consiglio a chi volessere sventuratamente fare il sindaco a Roma o il presidente della Regione Lazio di essere estremamente prudente, stare alla larga dagli sconosciuti, scegliersi molto bene gli amici ed i consiglieri e non accettare caffè e caramelle da chicchessia...

martedì 6 ottobre 2015

Sinodo sulla Famiglia?!?

Talvolta è necessario dotarsi di una bella dose di astrazione per ragionare a mente lucida su alcune questioni anche importanti. Più che altro per non farsi coinvolgere dall'assurdità delle situaizoni contingenti.

Se in tal modo uno si dota di tale mente lucida non potrà non notare un certo paradosso nel ragionare sull'attuale sinodo dei vescovi cattolici alle prese con il tema molto delicato della famiglia.

Una persona mentalmente lucida dovrebbe infatti domandarsi come sia possibile che un'assemblea di attempati signori, vestiti in modo tutto sommato ridicolo - nessuno dei quali sposato e (forse) con figli - possa discutere su aspetti etici di un qualcosa, come il concetto di "famiglia", di cui non hanno ragionevolmente un'idea "pratica", in senso di "esperienza personale". Oltretutto in questo consesso di vecchi single non c'è nemmeno una donna che potrebbe dire la sua...

E' da un po' di tempo a questa parte che mi chiedo con una certa insistenza da dove provenga oggi e su cosa si possa fondare oggi l'autorità di questa gente nello stabilire cosa sia giusto e sia sbagliato per gli altri: non si limitano infatti a stabilire norme e regole per la vita "interna" della propria organizzazione (leggi la chiesa) e le comunità che ruotano intorno a tale organizzazione, ma esprimono pesanti e vincolanti giudizi nei confronti di tutti. Anche e sopratututto coloro che non vogliono avere a che fare con codesta organizzazione. 

Senza parlare poi del fatto che questa stessa organizzazione possa disporre di una quantità di mezzi e risorse non indifferenti che, sorpattutto all'inizio della storia della chiesa, sono state incamerate con la forza e con l'inganno.

Ovviamente ognuno è libero di esprimere le proprie idee: ma questo non vuol dire che alcune idee siano "migliori" di altre perchè ispirate dallo spirito santo o da qualunque altra divinità comunque la si voglia chiamare. Se volgiamo continuare a ragionare con mente lucida allora deve essere ben chiaro che nessuno è il detentore della verità assoluta, nessuno ha il potere di leggere nella mente di Dio a meno che non sia un invasato fanatico da cui è meglio prendere le distanze. E allora perchè permettiamo a certi esponenti religiosi - in qualsiasi latitudine essi operino sotto qualsiasi vessillo divino - di stabilire il corso delle nostre esistenze? Abbiamo forse paura di finire all'inferno? Abbiamo paura della vendetta divina? Abbiamo paura che ci lancino dietro una maledizione? Abbiamo paura che ci possano fare spiritualmente del male? Allora il grande potere delle religioni monoteiste alla fin fine si fonda solo sulla paura e sui sensi di colpa? Tutto qui?

Resta comunque moralmente discutibile e pericoloso il fatto che esistano pesanti legami fra la politica e le organizzazioni religiose, di qualsivoglia setta si stia parlando. E l'assurdità e la follia delle conseguenze di questi legami può assumere tante sfumature più o meno esplicite. 

Usiamo allora un briciolo di lucidità metale per capire quanto possa essere ridicolo che gruppi di persone (di solito formati da uomini fanatici) che fondamentalmente non hanno alcuna autorità degna di questo nome (se non quella che deriva appunto dalla paura, dall'ignoranza e dai sensi di colpa), possano dire, in nome di presunti principi religiosi, cosa si debba fare e cosa no, cosa e quando mangiare certi cibi, come vestirsi, come amare un'altra persona, cosa leggere e cosa no, quali luoghi frequentare, chi odiare perchè considerato "infedele", come morire, quanti e quali figli fare, come vestirsi, quando andare a lavorare, chi deve andare a scuola e chi no, chi capisce il volere di Dio e chi no...

Ma stiamo scherzando?!?!?



martedì 15 settembre 2015

Una questione di "Educazione"

E' da un po' di tempo che noto che il termine "educazione" viene frequentemente usato, soprattutto nel mondo dei media italiani e della politica, come traduzione letterale della parola inglese "Education". 

"Education" in inglese può essere tradotto in italiano con la parola "formazione", fondamentalmente scolastica, per distinguerla da "training" che è ha un significato di "formazione" più legato alla formazione professionale o all'allenamento sportivo.

Sull'onda di un'ignoranza sia dell'italiano che dell'inglese ecco quindi che leggo o sento parlare nei TG o nei talk show di "riforma della scuola che incide profondamente sull'educazione dei ragazzi e delle ragazze". Oppure le riforme del governo in materia di "educazione".

E' pur vero che la parola educare in latino significa "nutrire", "dare alimento" anche in senso figurato cioè che la conoscenza permette di nutrire lo spirito. Ma in italiano la parola "educare" ed "educazione" hanno assunto un significato diverso dal latino. Una persona ben educata, in italiano, è una persona che, diciamo così, ha un comportamento civile, ha dei modi decenti di relazionarsi con gli altri. Non si intende di certo che sia una persona ben formata culturalmente e scolasticamente.

Attenzione: non voglio fare il purista. Ma non capisco perchè la lingua debba scadere così stupidamente.

Ma non c'è nulla da fare. Il mondo del giornalismo e della politica, solitamente di qualità modestissima, ha subito fatto, quasi per una forma di pigrizia mentale, la traduzione letterale: education=educazione. Del resto siamo nell'era di Google Traduttore e non si può pretendere di andare troppo per il sottile.

Penso con terrore quando si arriverà a tradurre la parole inglese "pollution" (inquinamento)... Allora sì che saranno guai...

giovedì 3 settembre 2015

The Future in Unknown

Che il futuro sia sconosciuto è una discreta ovvietà. Non c'è che dire. 

Oggi però l'impossibilità di immaginare il futuro e di gettare delle basi per una sua costruzione è diventata una caratteristica fondante della nostra cultura. Da questa impossibilità ed incapacità deriva un livello di incertezza molto elevato. Oggi è veramente impossibile fare previsioni anche di breve periodo su qualunque dimensione: società, economia, politica, ambiente, tutto sembra destinato ad essere legato al momento presente e completamente svincolato da una fase temporale successiva.

E' come se uno piantasse un albero e poco dopo lo segasse per farci la legna da ardere e poi si chiedesse come mai non riesce ad avere un bosco...

Ho già scritto che lo scadimento etico e culturale delle generazioni che si sono succedute, in Italia ma anche in Europa, dopo la fine della II Guerra Mondiale ha fatto sì che oggi non vi siano le capacità e le intelligenze necessarie ad affrontare i problemi che oggi abbiamo di fronte. Del resto, questioni mai affrontate, sempre rimandate e sempre scaricate sui decisori del futuro, hanno trasformato tutti questi problemi lasciati irrisolti in enormità problematiche oggi difficilmente districabili ed affrontabili. Un caso classico è quello dell'immigrazione senza controllo che sta travolgendo il mondo così come oggi lo conosciamo.

Il problema è proprio questo. Il XXI secolo di fatto non è mai iniziato. In questi mesi sta dando i primi segni di esistenza in vita. Pensare che le cose possano rimanere così come sono, con conflitti irrazionali alle porte dell'Europa, con migliaia di profughi che non sanno più dove andare, con risorse sempre più limitate e mal gestite, con un tasso di diseguaglianza elevatissimo, con una finanza completamente sorda e cieca di fronte a quello che sta accadendo, con dei politici così inconsistenti da essere ormai pressochè invisibili di fronte al caos che avanza, è una pia illusione.

Poichè tutti questi problemi continuano a rimanere irrisolti, sarà necessario iniziare a prepararsi: le cose non si aggiustano da sole. Prepararsi quindi mentalmente ad affrontare una serie di cambiamenti molto profondi, di rottura, il cui esito sarà decisamente imprevedibile. 



martedì 21 luglio 2015

Degrado

Questa foto, che ho scattato neanche tanto tempo fa, la considero la migliore immagine per illustrare l'immagine di benvenuto per chi, straniero o italiano, arriva in Italia.

In Italia il degrado è uno stile di vita, una modalità di governo, una filosofia. Il degrado consente di sfiancare la società, umiliarla senza l'uso della forza, convincerla che l'indecenza in cui vive alla fin fine è una cosa del tutto normale. Il degrado pervasivo consente di realizzare una dittatura morbida che si sostiene sullo sfinimento sociale, sulla rassegnazione, sulla stanchezza.
 
Il degrado è un fenomeno verticale ed orizzontale. E' orizzontale perchè progressivamente intacca e contagia tutto in modo lineare. E questo sia in senso spaziale (nessuna regione del paese può esserne immune a meno di non erigere "Muraglie Cinesi" anche fra regione e regione, fra provincia e provincia, fra comuni, fra paesini), sia in senso sociale: nessuna sfera della convivenza civile può essere immune dal degrado (politica, economia, la Chiesa Cattolica, sport, ecc...) Questo avviene perchè il degrado è appunto anche verticale: esso penetra dentro la coscienza, nello spirito, nel cervello di tutti.

Questo significa che quando vediamo un territorio degradato, un paesaggio sventrato, una città o un quartiere abbandonato a sè stesso, a questo inevitabilmente corrisponde (in un perverso rapporto di causa-effetto) una società altrettanto degradata, sventrata, abbandonata a sè stessa.

E' sempre bene sottolineare che tutto questo non avviene a causa di una sciagura che ci casca in testa dal cielo: non è una punizione divina. Siamo noi stessi artefici, vittime e carnefici di tutto questo. Il degrado ci viene imposto perchè noi, primariamente, permettiamo non solo che ci venga imposto, ma lo assumiamo come un dato di fatto, come l'inevitabile, come "normale". Eppure non c'è nulla di normale in questo. L'assuefazione che caratterizza la società italiana nel suo complesso è figlia dell'apatia: deriva dal fatto che ci è stato insegnato (forse da secoli) che contro tutto questo non si può fare nulla. 

In effetti l'unico espediente che ha consentito ai nostri antenati di sopportare l'immane catastrofe e la violenza inimmaginabile della caduta dell'Impero Romano d'Occidente (e l'imposizione con la forza di una filosofia e religione completamente contrarie alle nostre tradizioni) è stata la capacità di non vedere più niente, di non sentire più niente, diventare insensibili a tutto: vivere come "morti". Questo atteggiamento, che ha permesso ai nostri antenati di sopravvivere, si è talmente impresso nel nostro DNA, che ci consente ancor oggi di tollerare tutto, sopportare tutto. Ci chiudiamo nelle nostre case e non vogliamo sapere nulla di quello che accade fuori. 

Ed in Italia questo comportamento inerte ed apatico lo si apprende dalla nascita e lo si raffina nella scuola. Se ci si sveglia da questo torpore, inevitabilmente si fa la figura del Don Chisciotte del momento: le persone oneste, leali, corrette, sono sempre poche ed isolate come lo scemo del villaggio.

Tanto per finire in bellezza suggerisco la lettura di questo interessante scritto di Roberto Saviano. Questo è il link dell'Espresso.

lunedì 6 luglio 2015

Vittime della Complessità

Più passa il tempo, più mi rendo conto che i problemi che abbiamo di fronte sono connotati da un tasso di complessità ben superiore alle capacità dei decisori politici di identificarli, affrontarli e, sperabilmente, risolverli. E questo accade in tutte le dimensioni problematiche: immigrazione, terrorismo, crisi economiche, integrazione europea, lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione, la deriva della scuola e della sanità, la violenza contro le donne, ecc...

Attenzione: la mia non è saccenza di quello che pensa di avere la risposta a tutto, mentre gli altri non capiscono nulla. La mia è una semplice constatazione. Vedo questa incapacità sia nella gestione delle piccole cose che nella gestione delle grandi questioni politiche, economiche e sociali a livello nazionale ed internazionale. Non siamo più capaci di fare niente, non siamo più in grado di decidere correttamente.

La complessità ci sta travolgendo su tutti i fronti, anche nelle schiocchezze della quotidianità. Sembra di essere finiti in un meccanismo vorticoso e perverso per cui i problemi, le cose, le tecnologie, i rapporti personali, insomma tutto sembra complicarsi sempre di più con il passare del tempo. Ed un problema appare complicato non per sua natura intrinseca, ma per la semplice incapacità o impossibilità (o talora non-volontà) in chi lo deve affrontare di riconoscerlo e di risolverlo. Non sappiamo come fare perchè non abbiamo i mezzi materiali e cognitivi per affrontare la realtà. In Italia poi non siamo nemmeno capaci di prepararci prima, non abbiamo la capacità di prevedere in anticipo l'insorgere dei problemi: siamo "puntalmente impreparati"...

Se vogliamo immaginare un futuro migliore sarà necessario munirsi di questi mezzi: la cultura, il sapere, la conoscenza alla fine non serviranno tanto per portare un uomo o una donna su Plutone (a fare cosa poi?) ma per tornare ad avere quei saperi necessari a vivere nella quotidianità. E da questi saperi che scaturisce poi un minimo di buon senso. 

La carenza di questo sapere è forse la causa della terribile sequenze di errori che puntalmente vengono compiuti nella gestione delle situazioni problematiche: dalla catastrofe della costruzione europea, al dramma dell'immigrazione, dal baratro della Grecia, alla deriva delle relazioni umane e sociali...