giovedì 26 marzo 2009

Economia della Frugalità e Downshifting


Ogni giorno siamo bombardati da messaggi continui che ci invitano a consumare di più, soprattutto in questo momento di crisi e recessione. Il consumo viene prospettato come l’unico scopo del sistema produttivo la cui crescita dipende esclusivamente dalla crescita dei consumi ed anche come unico strumento capace di garantire il benessere degli individui e delle comunità. I benefici che possono derivare dall’economia dei consumi e che molti economisti si sforzano di evidenziare sono ormai completamente scavalcati dai costi di questo tipo di economia: aumento fuori controllo dell’uso dell’energia, elevatissimo sfruttamento delle risorse naturali, non sostenibilità degli stili di vita.


Bisogna poi considerare che l’economia dei consumi non è “razionalmente” sostenibile: quante altre automobili possiamo comprare? Quanti televisori possiamo avere dentro casa? Quanti frigoriferi? Da quanti altri oggetti possiamo essere sommersi? Di quanta altra roba ci possiamo ingozzare?Quanti altri debiti possiamo fare per circondarci di tutta questa roba inutile?


Parallelamente a questi costi emergono costantemente dei costi non immediatamente monetari: l’aver esasperato i caratteri fortemente competitivi di questa economia dello sfruttamento e della speculazione ha provocato l’obesità fisica e mentale, la dissacrazione dell’idea della famiglia e della comunità, l’umiliazione sistematica delle persone, la distruzione dei legami di solidarietà.


Tutto questo rende evidente quanto importante possa essere l’idea di un’economia fondata sulla frugalità. L’economia dei consumi ha reso il concetto di frugalità sinonimo di privazione e di sacrificio. La frugalità presuppone invece un’idea di consumo modesto e di semplicità ponendo maggiore enfasi su altri aspetti della vita.


La frugalità è spesso connessa al concetto di “downshifting”: i “downshifters” sono coloro che, riducendo il tempo dedicato al lavoro ed accettando per questo un reddito minore e minori opportunità di carriera, hanno deciso di dedicare più tempo alla propria famiglia e alla comunità dove vivono. Questo viene spesso tradotto in minore stress, maggiore impegno a contatto con la natura, maggiore impegno sociale.


Mentre l’economia dei consumi si concentra sulla produzione, acquisto e rapido smaltimento di oggetti (con notevole impatto sulla produzione di rifiuti), l’economia della frugalità si fonda maggiormente sulla produzione e gestione di relazioni.


L’economia della frugalità ed il downshifting presuppongono grandi investimenti sul capitale umano per creare una capacità di minimizzare ed ottimizzare i consumi massimizzando parallelamente il controllo personale sulle proprie scelte e stili di vita quotidiani.


Vivere in modo frugale non vuole dire quindi “rinunciare” anzi vuole dire recuperare fondamentalmente quello che si è perso: consumare meno e meglio, in modo intelligente e consapevole.


Tornerò ad affrontare questo tema insieme a quello dell'economia della sobrietà (per la quale rimando a questo interessante articolo). Spero di poterlo approfondire in modo adeguato soprattutto per quello che riguarda le capacità di questa forma di economia di generare reddito.


Ogni commento è quindi benvenuto.


Documenti interessanti:

Downshifting in Australia (in inglese)

Frugality (in inglese)

The U.S. Downshifting Manifesto (in inglese)

International Downshifting Week

Conscious Consuming

The Macroeconomics of Downshifting



2 commenti:

selvatici ha detto...

Pratichiamo da anni quella che definiamo "semplicità volontaria" e non siamo sicuramente i soli. Tra la tua bibliografia ho visto Selvatico e coltivato a cura della rete bioregionale, ti consiglio vivamente Per la Terra e anche Una gioia silenziosa entrambi editati da Ellin Selae.
Buon cammino
Renato

Carmelo Cannarella ha detto...

Ti ringrazio dell'utilissima segnalazione cui non mancherò di provvedere. Ho anche esaminato il bellissimo sito "selvatici". Trovo grande sintonia su molteplici livelli che non mancherò di evidenziare anche attraverso altri miei blog.
Trovo che ci sia molto da imparare e molte pratiche da condividere anche qui tra le nostre piccole comunità rurali...
Complimenti davvero!