venerdì 20 marzo 2009

Nuova Economia: il Movimento della Transizione


Sono tanti i segnali che denunciano chiaramente l’agonia dello sviluppo economico basato sul petrolio: non da ultimo il tracollo delle sue appendici finanziarie e meramente speculative che hanno determinato l'attuale fase recessiva. L'incapacità di porre dei rimedi strutturali sia al sistema finanziario globale che al sistema produttivo dimostrano quanto siamo impreparati a rimpiazzare adeguatamente questo sistema al tramonto: spesso gli interventi adottati appaiono come dei rimedi destinati ad un paziente moribondo cui si tenta di prolungare a tutti i costi l'agonia.

In questo ambito vanno ricompresi il tentativo di rilancio dell'energia nucleare, una politica dissennata sui trasporti e sulla mobilità, la scarsa attenzione dedicata nel nostro Paese alle energie alternative, la fede incrollabile sui consumi come strumento di rilancio economico...


Spesso si è sostenuto che questa crisi recessiva produca conseguenze nefaste per l'economia e per la società. Ciò è innegabile, ma essa detiene però anche degli aspetti positivi: si tratta infatti di un'importante occasione di cambiamento e di opportunità di emersione del "nuovo", di rinnovamento, di ripensamento di tante strategie economiche e politiche che si sono dimostrate fallimentari. In breve si tratta di quella "distruzione creativa" di Schumpeter.


Per gestire una tale trasformazione è necessaria una classe politica ed amministrativa molto preparata e sensibile a questi temi: significa infatti porsi il problema della gestione dell'emersione di questo "nuovo" in economia e nella società, ovvero in termini di democrazia economica, sulla base di una capacità
di riconoscere i germi e le potenzialità del cambiamento con un importante ruolo da attribuire alla ricerca scientifica e alla formazione.

In Italia invece quello che viene a galla è proprio l'impreparazione e la non volontà di questa classe politica che di fatto non solo non appare in grado di comprendere questo cambiamento, ma di fatto lo reprime mantenendosi sulle
posizioni in difesa dell’economia del petrolio. Disponiamo in sostanza di una classe politica settecentesca, che ancora ragiona in termini di telai e di ingranaggi e che conosce solo il “know who” invece del “know how”, e che continua a guardare alla scuola ed alla ricerca come settori non prioritari e come “voci di costo” nei bilanci.

Spetta quindi ai cittadini e alle loro associazioni
muoversi autonomamente in direzione di questo "nuovo".

Un esempio molto rilevante di questo è sicuramente il Movimento della Transizione.

Si tratta di un Movimento internazionale che si sta diffondendo anche in Italia che si impegna proprio nel fornire strumenti, idee, proposte, iniziative per passare dal "vecchio" al nuovo.


2 commenti:

fabiola ha detto...

Mi piace molto questo aspetto "opportunistico" della crisi e tengo le dita incrociate per tutti quelli che nei momenti difficili tirano fuori le loro grandi risorse.

Carmelo Cannarella ha detto...

E' evidente che questa crisi colpisce soprattutto le fasce più deboli delle nostre comunità: penso al numero crescente di disoccupati, ai precari, ai vari "ricattati" e alle persone che fanno sempre più fatica a tirare avanti.
Il problema è che, mentre negli USA, si cerca in qualche modo quantomeno di creare nuova occupazione in settori emergenti (nuove tecnologie, energie sostenibili, ricerca e innovazione, servizi sanitari e assistenza,ecc...) qui non si fa nulla. Anzi si creano sempre più ostacoli a chi vuole aprire attività connesse a questi settori emergenti. Non è certo con gli pseudo eco-incentivi alle auto (che non sono per nulla eco) che si rilancia l'occupazione. Bisogna urgentemente lasciare spazio ai giovani, alle donne e mettere da parte tutto il vecchiume, anche intellettivo, che ammorba questo sfortunato Paese e liberarne le forze creative (che ci sono!!).