mercoledì 10 settembre 2008

Agricoltura Industriale e gli OGM


Poiché in questi giorni sta tornando alla ribalta la questione degli OGM in Italia ed in Europa vorrei riproporre il mio punto di vista sulla questione. Tale punto di vista è il frutto anche del confronto con altre persone che per molti aspetti detengono una competenza maggiore della mia su queste questioni. Inoltre tale posizione ha costituito un elemento essenziale nella redazione di programmi politici per lo sviluppo rurale ed agricolo che successivamente, forse per un eccesso di prudenza ed opportunismo politico, sono stati, mi auguro momentaneamente, accantonati. Riporto, anche a scanso di equivoci su quella che da sempre è stata la mia posizione a riguardo, in modo testuale:

“In termini generali, l’adozione di approcci tecnologici all’agricoltura, come ad esempio nel caso degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) o del ricorso a prodotti chimici, dovrebbe essere sempre preceduto da un’attenta analisi delle loro implicazioni sull'ecosistema e sulla salute umana. L’uso di prodotti chimici deve avvenire solamente nei casi di effettiva necessità e deve essere sempre preceduto da tutti quegli accorgimenti di tipo ecologico-ambientale, agronomico e colturale in grado di prevenire buona parte dei problemi di ordine fitosanitario (come avviene ad esempio per la cosiddetta "lotta guidata ed integrata"), con il ricorso all'agro-meteorologia (per la previsione di sviluppo delle malattie delle piante), all'informazione e divulgazione (bollettino dei trattamenti), alle verifiche di tecnici in pieno campo, eccetera. Appare quindi necessario sostenere un approccio "di comprensione" dei fattori in gioco per addivenire ad una significativa riduzione dei trattamenti chimici, con l’impiego di prodotti sempre più mirati, poco tossici e non ad ampio spettro, meno deleteri per l'ecosistema, per la salute umana e quella animale. Ciò risulta valido anche per quanto riguarda gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) per i quali appare necessario delineare due dimensioni problematiche distinte e complementari. Il primo versante implica la garanzia della sicurezza alimentare dei cittadini per la quale appare indispensabile adottare il principio di precauzione ovvero impedire che venga commercializzato un alimento fino a quando non si è dimostrato che non è dannoso per la salute. Inoltre sempre su questo versante problematico, si esprimono delle riserve in considerazione dei problemi generati dalla contaminazione ambientale da parte delle colture OGM. Sul secondo versante si fa rilevare che spesso gli OGM appaiono fondamentalmente inutili e frutto più di speculazioni economiche e finanziarie che della ricerca scientifica. Lo sviluppo su scala industriale e la commercializzazione degli OGM è infatti concentrata in poche multinazionali capaci di esercitare un controllo pressoché totale sulle attività agricole: gli OGM aumentano di fatto il grado di dipendenza dei produttori da soggetti privati esterni che, dopo aver “blindato” la brevettabilità di questi prodotti e reso improduttivo il seme per futuri raccolti, non hanno alcun interesse a tutelare le risorse e le competenze locali, gli ecosistemi, la biodiversità. L'introduzione e diffusione di colture OGM sul territorio nazionale non risulta pertanto supportata da adeguate e valide motivazioni. Anzi, una loro adozione nella pratica agricola porterebbe ad un impoverimento sia in termini di capacità imprenditoriali che di offerta di prodotti legati al territorio. Proprio in questo senso emerge chiaramente l'incompatibilità degli OGM con una strategia di sviluppo dell'agricoltura che intenda privilegiare la qualità, la tipicità, la distintività, la differenziazione territoriale, i legami col territorio e la valorizzazione del patrimonio delle tradizioni agroalimentari”.

2 commenti:

Gianluca Aiello ha detto...

Approvo in pieno le tue considerazioni sul tema!

Carmelo Cannarella ha detto...

ti ringrazio delle tue preziose parole di sostegno