martedì 28 luglio 2009

Mezzogiorno di Fuoco


A cadenza periodica esplode in Italia la "Questione Meridionale". Ci si accorge degli enormi problemi del Mezzogiorno solo quando questi problemi possono essere strumentalizzati per fini politici, mai per essere analizzati, affrontati e, sperabilmente, risolti.

In questo caso si lamenta la scarsità di risorse economiche da destinare al Sud senza le quali il Mezzogiorno rimarrebbe separato dal resto del Paese da un gap sempre più incolmabile.
E' indubbiamente vero che senza investimenti non c'è sviluppo. E' fin troppo ovvio. Ma non bisogna dimenticare che l'Italia Meridionale è stata destinataria di un flusso ingentissimo di risorse economiche sia nazionali che europee che non solo hanno prodotto scarsi risultati proprio in termini di sviluppo, ma anzi hanno pesantemente contribuito a "drogare" l'intero sistema economico e sociale delle regioni del Sud.

Il problema non è "quanto" investire, ma "come" investire. Da sempre i grandi investimenti destinati alla realizzazione di infrastrutture o alla creazione di imprese e generazione di occupazione di fatto hanno ingrassato la criminalità organizzata ed una classe politica collusa e corrotta fondamentalmente senza produrre benefici sostanziali per le comunità: spesso lo sviluppo drogato nel meridione (che si lega anche alla paura, alla sfiducia, al cinismo) ha determinato devastazioni sociali, ambientali ed economiche di proporzioni tali da renderne difficile anche una valutazione approssimativa per la presenza di altissimi costi extra-economci non quantificabili in termini monetari.

E' evidente che si tratta di distorsioni che caratterizzano l'intero Paese, ma nel Sud questi problemi assumono spesso dimensioni e connotazioni macroscopiche.

Molto probabilmente, il Mezzogiorno ha bisogno di meno investimenti invece che di maggiori investimenti proprio per spezzare questa "economia della dipendenza e dei favori" che ha sempre dei risvolti notevoli di tipo elettorale.

I veri strumenti di sostegno e supporto al Mezzogiorno andrebbero ricercati nella ricostruzione del senso di legalità, nell'osservanza delle regole, nella trasparenza e nella semplificazione, nella lotta alla corruzione nelle amministrazioni locali, nella promozione e valorizzazione dei talenti locali (che vengono sempre mortificati ed umiliati), nella creazione di una cultura del rispetto, della fiducia e della decenza.

Ma di tutto questo non c'è traccia all'orizzonte...


2 commenti:

Gianluca Aiello ha detto...

E' vero, una delle soluzioni potrebbe essere quella di fare affluire meno denaro, ma sarebbe disastroso farlo se non in parallelo a quanto dici sulla legalità e le responsabilità dei cattivi amministratori.
Senza questa seconda parte, i ridotti finanziamenti porterebbero solo a peggiorare i servizi ai cittadini e la qualità di vita già più bassa che nel resto d'Italia.

Carmelo Cannarella ha detto...

In effetti, l'idea di una riduzione degli investimenti è un paradosso: resta il fatto però che, se si pensa al volume degli investimenti effettuati finora e alla bassa qualità dei servizi e del livello generale della qualità della vita di cui anche tu parli, quantità delle risorse e qualità della vita appaiono inversamente correlate. Alla fine una contrazione di risorse potrebbe, paradossalmente, togliere linfa ed indebolire i politici corrotti e le mafie locali (meno soldi nelle loro tasche, meno potere di ricatto) con un'influenza relativa sulla qualità dei servizi. Dico però che è un paradosso, perchè pur di mettere le mani sui soldi pubblici questa politica corrotta, che è la causa prima di tutto questo scempio e che bisognerebbe avere il coraggio di allontanare da noi come la peste, non si fa alcuno scrupolo di utilizzare proprio questi "scudi umani" della povera gente che ora e sempre (ricattata ed umiliata da tutte le parti)langue e languirà in ospedali fatiscenti, manda e manderà i propri figli in scuole pericolanti, utilizza ed utilizzerà treni e bus a pezzi e via discorrendo.
Come sempre. Come sempre...