lunedì 17 novembre 2008

Voci del Passato















Alcuni giorni fa sono stato ospite (probabilmente per l'ultima volta) dell'assemblea provinciale di Confindustria Viterbo. Ho seguito con molto interesse i vari interventi, tra i quali quello di Luigi Abete, che si sono susseguiti anche perchè avevo deciso di seguire questa manifestazione per sentire la voce dell'imprenditoria locale in questo periodo particolarmente sensibile per la nostra economia e per la nostra società. Devo dire che l'impressione generale che ho avuto da questa manifestazione è stato quella di un coro di voci del passato, impostazioni e prospettive di analisi irrimediabilmente vecchie, un'incapacità generale dei politici locali, degli imprenditori e delle loro rappresentanze di cogliere e comprendere le grandi e drammatiche mutazioni in atto negli assetti generali del nostro Paese.

Alla solita passerella dei politici che espone i soliti luoghi comuni ormai siamo abituati; è però sempre più stancante subire queste forme di "scimmiottismo" della retorica politica locale fatta di "trovare un momento condiviso...", "ampliare le vedute...", "aprire un tavolo di confronto e discussione ampio...", "bisognerebbe...", "sarebbe necessario...", ecc... ecc... Insomma un fiume di bla bla copiato di sana pianta dai politici nazionali. Vecchiume inutile copiato da altro vecchiume.

Triste poi l'assoluta mancanza di donne sul tavolo dei relatori e nelle prime file dell'autorità: concludo tristemente che non ci sono donne nella nostra politica locale e nell'imprenditoria e che, se ci sono, è meglio che stiano a casa o nelle file indietro. Altrettanto assenti i giovani. Altro vecchiume quindi.

Allo stesso modo nelle relazioni nessun accenno all'imprenditoria femminile ed ai giovani imprenditori, non una parola sull'ambiente, sull'impresa etica, sugli spin-off: addirittura si è parlato dell'edilizia come settore di punta dell'industria viterbese! Anche un bambino sa benissimo che l'edilizia non genera sviluppo locale, ma devastazione del paesaggio e dell'ambiente, sfruttamento della manodopera a "nero", ricchezza per pochi nel breve periodo ed infiltrazioni mafiose.

E poi le solite parole vuote sull'innovazione (di cui tutti parlano, ma nessuno sa che cosa sia...) in un territorio che non conosce innovazione e che la rifiuta sistematicamente e sul parco scientifico e tecnologico della Tuscia (che francamente non so che cosa sia). Si tirano fuori delle convenzioni roboanti con l'università, ma cosa producano di fatto queste convenzioni rimane un mistero... Sulla carta c'è di tutto, ma in pratica il nulla.

Sulle pubblicazioni distribuite, molti numeri e tabelle: insomma molta analisi quantitativa e nessuna valutazione qualitativa e di impatto. Nessun ragionamento in termini di sviluppo...

In breve, mi è sembrato di assistere alla solita occasione persa: mancando i giovani, mancano gli stimoli, la creatività, il cambiamento.
E vero che questo Paese non cambia, però forse un po' più di attenzione a quello che accade fuori del nostro giardinetto non guasterebbe...

2 commenti:

Gianluca Aiello ha detto...

Quello che scrivi non mi meraviglia.
Quanto hai assistito è il motivo per cui (escluse alcune rarità) le nostre imprese non riescono a fare concorrenza se non aiutate dalle risorse pubbliche e tutto ciò non fa che rinforzare il legame già troppo forte tra imprenditoria e politica.
Su una cosa siamo imbattibili, piangere e battere cassa alle magre risorse pubblche.

Carmelo Cannarella ha detto...

Effettivamente, hai perfettamente ragione. Quello che però mi meraviglia sempre, è quel senso di rassegnazione generale a causa del quale alla fine tutti si finisce con il credere che è sempre stato così e sempre così sarà. Credo che questo senso dell'ineluttabile contraddistingua la nostra società e di fatto impedisca qualsiasi cambiamento: solo con l'apporto dei giovani è possibile spezzare questo circolo vizioso...