giovedì 8 gennaio 2009

(Dis)illusioni Politiche

Voglio dedicare questo post ad alcune riflessioni connesse ai recenti fatti di corruzione politica che i media hanno portato alla ribalta, ma che da lungo tempo covano in bella vista di tutta l’opinione pubblica. In breve non mi scandalizzo per certe accuse, vere o presunte che siano, che hanno interessato alcuni esponenti politici dei partiti di opposizione, quanto per i connotati dell’intero contesto all’interno del quale queste accuse vengono agitate e soprattutto il senso che può avere oggi una partecipazione politica in queste condizioni ed in questo contesto.

Quello che noto è che mai come oggi la politica italiana, attraverso le istituzioni pubbliche e tutte le varie espressioni partitiche, a destra come a sinistra, appare pericolosamente debole di fronte ai poteri cosiddetti forti siano essi legali o meno. Da tempo gli stessi partiti sono divenuti dei comitati d’affari ma oggi sembrano fin troppo sensibili alle speculazioni di ogni tipo. Il problema non è quindi tanto connesso alle inchieste varie in corso: questo tipo di responsabilità saranno accertate dai giudici. Non mi interessa nemmeno sapere cosa abbia realmente fatto il figlio di questo o di quel politico. Quello di cui mi rendo conto è che non ci troviamo più nemmeno di fronte ad un problema di natura etica alla fin fine, quanto quello di assistere ad un colossale inganno continuamente perpetrato ai danni della collettività intera.

La ricerca dell’appoggio di elites economiche potenti (a livello locale e nazionale), la creazione di sistemi di potere opachi, la selezione di personaggi sulla base dei pacchetti di voti che possono offrire rappresentano caratteristiche che connotano tutte le formazioni politiche: il problema è che sono da queste ritenuti strumenti indispensabili del marketing della politica. La corruzione diventa uno strumento di governo necessario ed indispensabile. Di tutto questo la politica italiana oggi sembra incapace di fare a meno; non c’è spazio per prassi politiche diverse.

Torno a dire che le responsabilità penali dei singoli fatti devono essere accertati dai magistrati e sono convinto che in alcuni casi tali fatti vengono anche montati dai media. Quello che noto è però la non volontà di fare in modo che sia la società e le sue componenti a prendere in mano il problema della ricostruzione di una classe dirigente decente. Abbiamo di fatto una classe politica che, nonostante le dichiarazioni di principio contrarie o la raccolta di migliaia di firme per abrogare questo o quello, ostacola in tutti i modi la partecipazione reale dei cittadini che vengono trasformati in semplici “utenti” della politica.

Tutti i partiti appaiono infatti come delle consorterie chiuse ove vigono solo le regole della cooptazione: se non è possibile riappropriarsi della politica perché i partiti funzionano come una proprietà privata di pochi ,allora non rimane spazio se non allo scetticismo e alla disillusione. I partiti come espressioni della società civile non ci sono: anche chi ha da tempo sventolato propagandisticamente la bandiera dell’apertura dei partiti ai non professionisti della politica, in concreto ha fatto poi delle scelte diametralmente opposte perché nel momento in cui si è trattato, e si tratta tuttora, di scegliere i gruppi dirigenti nazionali e locali queste espressioni non sono state coinvolte ed anzi sono marginalizzate. Quindi anche quelle forze politiche che vogliono presentarsi come momento di soluzione con le vecchie logiche in realtà fanno leva su una cultura politica ingessata ed ingessante che ostacola qualsiasi forma di ricambio. Il risultato di tutto questo è che oltre le becere polemiche e gli strilli di piazza, in tutti i partiti le visioni innovative e la capacità di interpretare le trasformazioni in atto all’interno della società italiana sono del tutto assenti, perché considerate inutili.


Quello che quindi le recenti notizie di cronaca hanno creato in me sono forti dubbi sulla possibilità e volontà dell’attuale mondo politico italiano di permettere alla società civile di essere coinvolta nelle decisioni politiche per un deficit partecipativo totale. Per questo sostengo che non è tanto un semplice problema di etica politica quanto un gravissimo problema di incapacità e non volontà da parte dell’attuale classe dirigente di consentire alla società di partecipare alla “cosa pubblica”.

Quello a cui abbiamo assistito è quindi un’evidente debolezza strutturale di tutti i partiti di fronte alla corruzione. Nel momento in cui prevalgono i “signori delle tessere”, il ricambio dei dirigenti o i contenuti ed i programmi politici, che sono indispensabili per poter guardare al futuro in un’ottica di “bene comune”, passano totalmente in secondo piano.

Da tutto questo nasce la mia domanda: “ed io qui che cosa ci sto a fare?”

2 commenti:

Gianluca Aiello ha detto...

Ci sono politici navigati come D'Alema che non nascondono la loro avversità ai politci non di carriera. Anzi denunciano il fatto che la debolezza della politica nei confronti di poteri forti esterni sia dovuto all'eccessivo ingresso in politica di personaggi inesperti e incapaci del proprio ruolo.
Per certi versi arrivo a condividere questa tesi di D'Alema, ma per contro i partiti dovrebbero riscrivere le regole che li governano (finanziamenti, statuti e leggi elettorali).

Carmelo Cannarella ha detto...

Sono d'accordo sul fatto che l'improvvisazione e l'incompetenza non facciano bene alla politica. Il problema è intendersi sul concetto di "professionista/non professionista" della politica. Anche in considerazione del fatto che i partiti non dispongono più (come un tempo) di centri di formazione politica, oggi il professionista della politica è colui il quale è in grado di creare una solida piramide di consenso da presentare al migliore offerente per garantirsi un posto in politica. Questo spiega oltretutto il gran numero di personaggi che cambiano facilemnte casacca politica. Il non-professionista della politica quindi non coincide con il "non esperto": anzi spesso si tratta di figure che sono particolarmente esperte ma che non si prestano a queste logiche. Ritengo pertanto che, per garantire la loro sopravvivenza, i partiti nostrati evitino accuratamente la presenza di queste figure perchè altrimenti potrebbe crollare l'intero sistema per un deficit di legittimazione...