mercoledì 18 maggio 2011

Spazio all'Agricoltura Urbana


Uno degli argomenti ricorrenti di questo blog è la continua denuncia dell'aggressione urbana e dell'invasione della speculazione edilizia da parte di palazzinari sciacalli delle campagne e delle aree rurali. Insomma stiamo assistendo impotenti all'urbanizzazione massiccia delle nostre campagne, purtroppo e troppo spesso nell'indifferenza generale.

Allo stesso modo ho tante volte denunciato, come causa di tutto ciò, l'ignoranza, l'imperizia, il dolo di troppi amministratori pubblici locali che dovrebbero tutelare i beni pubblici locali invece di svenderli al primo impastatore di sabbia e cemento di passaggio. Parimenti ho spesso sostenuto che gli uffici tecnici dei comuni (grandi e piccoli che siano) sono diventati il vero snodo di potere della gestione della cosa pubblica locale: se c'è qualocsa che non va, ed il paesaggio che ci circonda è spesso un impietoso indicatore di questo degrado, frequentemente le responsabilità devono essere cercate proprio lì.

Se allora stiamo subendo l'urbanizzazione della campagna, devono allora essere tenute in grande considerazione tutte le iniziative che invece spingono alla ruralizzazione delle nostre orribili città. Tra queste iniziative devono essere segnalate l'agricoltura urbana e l'agricivismo.

Il termine “agricoltura urbana” si riferisce a qualsiasi forma di produzione agricola che viene effettuata all’interno di aree urbane o periurbane. Ciò comprende la produzione alimentare (vegetale o animale, casearia, funghi, ecc.), acquacoltura, piante medicinali o ornamentali, ecc. Queste produzioni possono essere realizzate nelle forme più svariate: dai piccoli orti alle strutture produttive di grandi dimensioni. L’agricoltura urbana non risponde solo ad esigenze alimentari ma sostiene molte altre attività come quelle legate al miglioramento della vivibilità dei quartieri, il rafforzamento della coesione sociale, attività ricreative e culturali.


Negli USA e in molti Paesi europei essa è diventata una moda anche per rispondere alla bassa qualità di molti alimenti commercializzati nelle grandi città. Spesso vengono coltivati tutti gli spazi disponibili o aree verdi abbandonate e occupate abusivamente, ma anche sui terrazzi si coltivano pomodori, insalate, fagioli e piselli.


Anche in Italia il fenomeno è molto più diffuso di quanto si creda e si sta consolidando ampiamente soprattutto a Roma, Napoli, Milano, Palermo, Pesaro, Bologna, Firenze, Pisa, Torino, ma anche in realtà cittadine più piccole. Si stima che quasi quattro italiani su dieci si dedicano alla cura del verde urbano in giardini, orti o terrazzi in genere in piccoli lotti tra i 40 e i 65 mq. Si tratta spesso di aree di proprietà comunale adibite ad orti e giardinaggio ricreativo: vengono assegnate in comodato ai richiedenti per produzioni familiari. In altri casi molte associazioni si organizzano per creare nuovi orti urbani e stimolare l’autoproduzione alimentare.


La motivazione principale è la speranza dei ottenere di cibi più genuini, ma per molti, tornare a dedicarsi alla terra, significa fare un’attività utile sia alla salute fisica che mentale. Associazioni ambientaliste, associazioni di cittadini, famiglie o singole persone, amministrazioni locali lungimiranti e le scuole frequentemente sono unite in molte iniziative congiunte e progetti che coniugano produzione alimentare ed impegno ambientale e sociale.


Su questi criteri si basa in particolare l’ "agricivismo” che implica una partecipazione attiva dei cittadini affinché gli spazi urbani siano più verdi e vivibili: creare legami sociali, rispondere a un fabbisogno locale alimentare, coinvolgere le parti più deboli delle società, insegnare ai bambini, che hanno un'idea industriale del cibo, da dove vengono le cose che si mangiano, sono gli obiettivi principali dell’agricivismo. In Internet è possibile trovare molte testimonianze di queste esperienze e informazioni ed è impossibile in questa sede riportarle tutte.

Cito, a mero titolo di esempio i seguenti siti:

Orto Diffuso (http://ortodiffuso.noblogs.org/),

Agricoltura Urbana (http://www.agricolturaurbana.info/),

Guerrilla Gardner (http://www.guerrillagardener.it/).


Anche nelle grandi città è quindi possibile rimboccarsi le maniche ed impugnare una zappa: sembrerà magari un’espressione di sentimentalismo ambientalista o di idealismo alimentare. A tutti coloro che già si dedicano a queste attività va la mia grandissima ammirazione perchè con questi piccoli gesti di riappropriazione della sfera pubblica da parte di tante comunità, si crea un contributo sostanziale per il cambiamento politico e sociale di tante aree urbane del nostro Paese.

1 commento:

Gianluca Aiello ha detto...

Una cosa che non mi spiegherò mai è perchè i terreni dichiarati "agricoli" dai piani regolatori cittadini, non vengono utilizzati come tali. In alucni casi il massimo dell'utilizzo è per foraggio.
In Lombardia faccio parte di un GAS e la scelta di fornirci di frutta e verdura a Km zero è alquanto ardua. In particolare negli hinterland delle grandi città come Milano nel mio caso. I Km sono purtroppo ben più di 100 nella maggior parte dei casi.