mercoledì 11 maggio 2011

"Er Teremoto de Roma"

Questa mattina mio figlio (II media) è partito per una gita di istruzione a Roma. Due terzi dei ragazzi e delle ragazze delle varie classi coinvolte dalla gita in questione non hanno partecipato.

Molti genitori, per evitare di mandare i loro figli/figlie a questa gita, hanno escogitato le giustificazioni più fantasmagoriche: chi deve effettuare visite mediche specialistiche, chi ha delle improvvise allergie, chi deve svolgere improbabili tornei sportivi di ogni tipo, chi è caduto da cavallo (come la Pallavicini), chi è rimasto vittima di un'improvvisa letargia, chi è rimasto chiuso in un ascensore, chi è rimasto traumatizzato dalla visione di un film, a qualcuno è morto ripetutamente il nonno o la nonna, ...

Il dubbio viene però: non ci sarà mica il terrore per il fatidico terremoto di Roma dell'11 maggio? Direi che si potrebbe rispondere affermativamente: probabilmente qualcuno a casa sarà pure dovuto rimanere, ma nella strangrande maggioranza dei casi, sotto sotto, c'è la paura dell'annunciato terremoto.

Fermo restando che un terremoto è un evento che può sempre capitare (magari proprio oggi con mio figlio in gita a Roma...) e che predire la data esatta di un terremoto è una cosa estremamente implausibile e scientificamente improbabile, la paura e l'ansia che circondano questo evento fanno molto pensare. Per dire meglio, fa molto pensare quanto possa essere facile indurre ansia all'interno di una società fondamentalmente "debole", poco informata e vulnerabile al primo negromante di passaggio.

Francamente mi sembra l'ennesima conferma della scarsissima mentalità scientifica che alberga nelle menti di gran parte dei componenti la nostra società: una mentalità anti-scientifica che predilige sistematicamente la superstizione, il cartomante, l'oroscopo alla scienza, al pensiero razionale e filosofico, alla cultura, all'informazione.

Si tratta insomma di una forma di ignoranza profonda che nulla ha a che vedere con qualsivoglia livello di istruzione: non basta saper leggere e scrivere o avere un discreto livello di alfabetizzazione per non essere dei superstiziosi. Basta avere la capacità di mettere tutto da parte e far prevalere la parte più "infantile" che ciascuno di noi ha dentro di sè.

Questo spiega anche perchè nel nostro scalognatissimo Paese puntualmente il parere del prete magari prevale sempre su tutto, perchè poi alla fine tante persone finiscano imbrogliate da sedicenti santoni e guaritori, perchè tutto ciò che è scienza-istruzione-umanesimo-cultura-arte vengano considerate come faccende inutili e di secondaria importanza rispetto agli amuleti, ai santini, ai miracoli. Spiega poi perchè così facilmente così tante persone possano credere a promesse astruse anche a livello politico.

Il fantomatico terremoto di Roma dell'11 maggio 2011 alla fine sta mettendo a nudo quell'anima medievale che ancora si aggira per le nostre strade: pensare che ci sia ancora una parte di umanità in questa penisola che ancora non è passata attraverso l'illuminismo o il razionalismo farebbe anche ridere per il ridicolo se non facesse impressione. E pensare poi che questa stessa gente che crede a queste cose è anche la prima che si permette di criticare uomini e donne di altre culture per le loro tradizioni, i loro costumi e le loro credenze religiose...

3 commenti:

Sara Sanviti ha detto...

Se quello che tu hai descritto avviene nei rapporti sociali e nei rapporti con l'ambiente (supremazia della superstizione sulla ragione e sulla consapevolezza), la stessa cosa riguarda purtroppo anche i rapporti economici, nei quali determina squilibri particolarmente marcati: i medici si vedono sottrarre prestigio da sedicenti guaritori o detentori di "formule guaritrici" e noi ingegneri, per esempio, allo stesso modo, ci vediamo sottrarre credibilità da parte dei venditori. Sto in questi giorni cercando di ricostruire un processo che avviene in un impianto chimico che deve essere "adeguato" (=reso funzionante): di esso esiste solo lo schema, dettagliatissimo, dell'impianto elettrico! Non si tratta, purtroppo, di un caso sporadico. Non c'è l'abitudine a consultare un professionista (sia esso medico o veterinario, agronomo o ingegnere), quando qualcosa non funziona nella nostra salute, nella salute del nostro affezionato animale, della nostra affezionata pianta, del nostro "caro" patrimonio (costruzioni e impianti).
Alla fine, si spende sempre molto lo stesso (per il guaritore di persone, di animali e di piante e per il venditore di nuove costruzioni o di nuovi impianti). Accanto alla superstizione, esiste, secondo me, anche un'incapacità di descrivere il proprio problema sia per ignoranza (ringrazio per questo la scuola) sia perché persiste un generale rifiuto ad essere trasparenti (ringrazio per questo la religione cattolica).

L. Livia Plauta ha detto...

Ahimé, analisi accurata, come al solito.

Carmelo Cannarella ha detto...

Purtroppo mi piacerebbe essere smentito...

La cosa che mi rattrista di più è notare poi l'impossibilità di vedere, sia pure in lontananza, una qualche forma di progresso, di movimento, di cambiamento. Questa società immobile, composta da individui "sabbie-mobili", invece di muoversi, pensare e realizzare una forma di cambiamento, evolversi, non fa altro che tentare ogni giorno che passa di trascinarti sempre più giù, nel profondo del suo abisso...