martedì 1 luglio 2008

Pensare Biologico


Ancora una volta capita di leggere la notizia che circola in rete, anticipata dai soliti titoli fuorvianti, secondo cui l’agricoltura e la zootecnia biologiche sarebbero lusso per ricchi soprattutto in considerazione dell’attuale tensione internazionale sui mercati delle produzioni primarie agricole. Tale notizia viene accompagnata dall'informazione, non supportata da dato alcuno, circa la minor resa delle coltivazioni biologiche rispetto all’agricoltura convenzionale industriale: pertanto per avere una medesima quantità di prodotto si dovrebbe coltivare più terra. Si finisce con l’insinuare il sospetto fra i consumatori, strutturando ad arte anche gli stessi articoli che riportano questa notizia, che il biologico finisce con il contribuire ad aumentare i prezzi dei prodotti alimentari e ad incrementare lo sfruttamento dei suoli. L’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione e di preparazione alimentare diretto all’ottenimento di prodotti agricoli privi di residui chimici di sintesi. Non sarà mai abbastanza sufficiente ripetere che l’agricoltura biologica deve essere considerata come l’unica forma di agricoltura realmente ecocompatibile: il suo ruolo e le sue funzioni sono riconosciute nel Codex Alimentarius della FAO/OMS e dalla Federazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica (IFOAM) nonché dal sistema normativo della stessa Unione Europea che con il regolamento CEE 2092/91, stabilisce le norme di produzione, controllo, certificazione ed etichettatura. Per le sue caratteristiche, l’agricoltura biologica si pone come uno strumento sostanziale per l’elevazione della qualità alimentare e di quella ambientale, contribuendo in tal modo a migliorare la qualità della vita degli individui e della società nel suo complesso. In particolare, in questi ultimi anni, l’agricoltura biologica ha suscitato un notevole interesse nell’opinione pubblica anche come risposta efficace per tutelarsi contro i rischi per la salute come quelli suscitati dal morbo della “Mucca Pazza (BSE) o l’influenza dei polli (SARS). L’agricoltura biologica appare al consumatore quindi come produttrice di alimenti “sicuri” oltre che di qualità fatto che ha trasformato questo settore da comparto di nicchia ad un’attività sostanziale per l’intera agricoltura. L’utilizzo dell’approccio “biologico” anche nel settore zootecnico si traduce principalmente nell’impiego di alimenti biologici per allevare e nutrire gli animali. Tutta la gestione della produzione si focalizza fondamentalmente sul benessere degli animali al fine di mantenerli in buono stato di salute senza il ricorso a farmaci allopatici. La zootecnia biologica riveste un’importanza rilevante per un’azienda dedita ad altre produzioni biologiche poichè:

  • chiude il ciclo ecologico dell’azienda;
  • fornisce letame, ammendante per il terreno e principale fonte di sostanza organica nell'agricoltura biologica;
  • produce latte, carne e loro derivati;
  • richiede aree a foraggio impedendo rotazioni troppo strette delle colture e favorendo la fertilità del terreno.

Per queste ragioni l’agricoltura biologica dovrebbe essere inserita in modo pieno nei processi decisionali che determinano le dinamiche di sviluppo locale e globale con una integrazione completa con altri settori economici importanti a livello locale (per es. turismo rurale) per divenire un volano cruciale per lo sviluppo. Attribuire al biologico anche il sospetto di una parziale responsabilità sull’aumento dei prezzi alimentari per contrazioni produttive, è totalmente infondato: questi aumenti, che non possono essere in alcun modo imputati nemmeno a bizzarrie climatiche o tanto meno esclusivamente a presunti aumenti nei prezzi delle materie prime, dipendono principalmente da forme speculative che si registrano in primo luogo sui mercati finanziari e poi nelle cosiddette fasi intermedie ovvero incrementi nei ricarichi delle altre componenti della filiera. Alla fine gli operatori di settori fortemente speculativi e non produttivi (ovvero che guadagnano sul lavoro altrui) approfittano di ogni opportunità per causare degli aumenti nei prezzi a danno dei produttori e dei consumatori in particolare nei Paesi più economicamente vulnerabili. Credere che l’attuale crisi alimentare mondiali sia causata da fattori produttivi vuole dire quindi essere in malafede od ingenui: il problema è essenzialmente politico poiché da troppo tempo la politica ha rinunciato a svolgere il proprio compito di tutela degli interessi pubblici finendo completamente succube delle manovre e delle pressioni del mondo della finanza. Anche in politica bisognerebbe cominciare a pensare biologico.

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