lunedì 16 febbraio 2009

Tira una brutta aria...

Il rapporto fra italiani e "stranieri" diventa sempre più complicato. E non parlo di dati ISTAT o di ricerche, ma di quello che vedo e che sento qui, vicino a me, in un piccolo paese del centro-Italia.

In questi ultimi giorni si sono susseguite tante notizi di cronaca che hanno avuto come protagonisti negativi degli "stranieri". Che questi crimini provocati da queste persone siano avvenuti ed avvengano non lo metto in dubbio: si tratta di un problema serio e reale che oggi ha maggiore risonanza anche perchè è aumentato notevolmente il numero di questi stranieri rispetto ad alcuni anni fa.

Alcuni settori economici qui, come forse nel resto d'Italia, presentano una forte incidenza di lavoratori stranieri. Albanesi e rumeni nell'edilizia; nigeriani, cingalesi, senegalesi, rumeni, polacchi in agricoltura; i cinesi nel commercio e nei laboratori artigiani; russe e ucraine come badanti, cameriere, donne di servizio. La prostituzione poi è un mare magnum...

La crisi economica in corso ha cominciato a produrre licenziamenti e problemi economici seri anche in un piccolo paese come questo: soprattutto le donne cominciano a pagare per prime il conto di questa crisi. Molte persone sono disposte a fare qualsiasi tipo di lavoro soprattutto nel campo delle pulizie domestiche o nell'edilizia dove quello che conta non è il curriculum ma la forza e la resistenza fisica. Ed è qui che sorgono i problemi e le tensioni.

Questa crisi sta provocando l'esplosione incontrollata del "sommerso" e del lavoro nero: chi ha bisogno vuole soldi per campare, non fa troppe questioni ed è disposto a tutto, senza contratto, senza garanzie, senza sicurezza sul lavoro. Ma poi arriva la brutta sorpresa: ci sono gli stranieri che per pochissimi euro lavorano il triplo e non fiatano perchè spesso hanno anche paura.

Ecco allora che cominciano a volare commenti pesanti: ci rubano il lavoro, siccome fanno più pena gli regalano tutto, stanno pure meglio di noi a casa nostra...
Insomma si sta preparando un forte conflitto sociale che interessa il lavorio meno qualificato grazie anche al dilagare totale del lavoro nero.

Tutto questo denuncia chiaramente la nostra impreparazione a gestire questi forti flussi di immigrazione: dietro facce truci e dichiarazioni roboanti in realtà non c'è una strategia politica precisa, non ci sono strutture, non c'è nemmeno l'intenzione di capire quello che sta accadendo... Come al solito si improvvisa e si "tira a campare" sperando che le cose, prima o poi, si aggiustino da sole, anche perchè si tratta di una guerra fra poveri, fra gente senza potere che non conta nulla.

Rimango quindi molto preoccupato per i fatti di criminalità causati da stranieri; nello stesso tempo tuttavia sono altrettanto preoccupato (anzi per certi aspetti lo sono anche di più) per questo pericolossissimo effetto collaterale di questa crisi economica: la povertà che si diffonde e il lavoro nero imperante stanno causando una terribile guerra per le poche briciole che cadono dal tavolo con una pericolosa caccia al capo espiatorio...

Anni fa quando si innescavano gravi ondate di disoccupazione, c'erano delle forme di canalizzazione della tensione sociale tipiche del XX secolo e per certi versi queste forme erano "note": e soprattutto non c'erano gli stranieri. Oggi, nel XXI secolo, tutte questo non c'è più, ma ci sono gli stranieri che lavorano "a nero": andiamo quindi incontro a fenomeni ignoti le cui implicazioni sono altrettanto ignote.

La difesa e creazione di nuovi posti di lavoro, la lotta al sommerso ed al lavoro nero, la tutela del potere di acquisto delle famiglie non è più soltanto una questione di natura economica e sociale; forse in ballo c'è qualcosa di più...


1 commento:

Gianluca Aiello ha detto...

Condivido la tua analisi e aggiungo che l'informazione italiana ci mette del suo trasformando in gossip qualunque notizia, anche di cronaca nera.
Non siamo preparati ad un mondo multietnico e il modo più semplice e "ignorante" per superare le crisi è sempre quello di chiudersi in se stessi respingendo il diverso come causa dei propri mali.
Nei secoli è sempre stato cosi con tutte le varianti del diverso.