martedì 7 giugno 2011

Morire di Fame

Premetto subito che il titolo di questo post è puramente provocatorio. Di certo nella società dell'opulenza e dell'obesità potrebbe sembrare un paradosso. Invece l'epidemia da Escherichia coli O 104 che ha investito la Germania dovrebbe far riflettere sotto molteplici punti di vista.

Innanzitutto la continua diffusione di falsi allarmi (prima i cetrioli spagnoli, poi i germogli di soia) su prodotti alimentari colpevoli puntalmente smentiti.

Intanto oggi alle 14.00 si riunisce il Consligio Agricolo Straordinario su questa emergenza: questo per dire che il problema è certamente serio, ma non è diffondendo falsi allarmi su determinate categorie di prodotti che si risolve la questione. Però, tutti presi dal panico, tantissimi consumatori, anche italiani, hanno cessato di mangiare frutta e verdura. E' il solito esempio di induzione di ansia e paura.

Le considerazioni da fare alla fin fine sono le solite. In primo luogo un rapporto completamente snaturato con il cibo. Si mangia troppo, male, in condizioni igieniche spesso precarie; si continua a preferire la quantità alla qualità. Cibo industriale al cibo naturale.

Infatti c'è probabilmente in tutta questa faccenda un notevole problema di scarsità di igiene: sono tutti fattori che devono essere verificati. Qualche info su questo batterio può essere visualizzata qui.

Ormai, dopo tanti allarmi ed emergenze, sempre più spesso guardiamo il cibo con sospetto: alla fine il gesto più semplice e naturale del mondo come quello di portare un boccone di cibo o un bicchiere alla bocca, ci fa paura. O è troppo o è avvelenato. Insomma, paura di morire di fame...

A cosa ci siamo ridotti...








1 commento:

Gianluca Aiello ha detto...

Apprezzo le tue considerazioni.
Sono sconcertato che dopo tanto tempo non si siano trovati i responsabili diffusore del batterio. Probabile che non sia solo uno.
Il fatto di cronaca ha però permesso il ritorno ad assurde e infondate considerazioni anti biologico, quando con tutta probabilità non c'è alcun nesso tra epidemia e metodo di coltura.