mercoledì 27 maggio 2009

"Naomi Economics"


Notwithstanding the dramatic impacts of the recent ecoomic and financial crisis, national economic systems and the entire world productive-economic-financial-trade framework seem unable to understand and implement the potential opportunities offered by the "possibility to change".

Instead of learning from the past and present errors providing substantial corrective measures to the strategies adopted so far, essentially based on the idea of "speculation" and "exploitation" and for this intrinsecally beneficial for few agents and detrimental for a society as a whole, economic institutions are trying to turn everything as usual above all in Italy where, despite of the usual verbal declarations, no signals of the emersion of something new are at the horizon. We are dealing with a real wall when trying to cope with these issues and the only strategies suggested are an attempt to solve this crisis with the same elements have provoked it.

No "green economics", no space to creativity, no limits to irrational consumption models, no fight against speculation and fiscal evasion; nothing.

Just thinking to the next elections for the EU Parliament and to the politicians' chattering (false environmentalism, superficial consideration for innovation, useless and ineffective discussions about the role of education and research) and everyone can perceive this "political void"...

We are rather entrapped in the "Naomi Economics" (from the name of the last italian prime minister scalndal): politicians are discussing about soubrettes, dancers, TV heroes, "daddy" and divorce, denouncing their the lack of courage, capability and willingness to stop this train running towards a dead end. "Naomi Economics" are diverting us from the real nature and essence of the problems: massive unemployment, job insecurity, no future for young people. And also: what about a sustainable energy plan? What about the waste emergency in Campania Region and in the rest of Italy? What about a real national mobility and transportation plan?

Our attention must be focused on these (and other) critical issues rather than "Naomi Economics": for this reason I suggest the reading of this contribution made by Mauro Bonaiuti, Joan Martinez Alier and Francois Schneider (recently published in the site "Decrescita (Degrowth)"

This document (in italian) can be found here.

"Naomi Economics"


Nonostante l'impatto devastante della recente crisi economica e finanziaria, i sistemi economici nazionali e l'intero assetto economico-produttivo-commerciale-finanziario internazionale stentano a recepire le potenziali opportunità di cambiamento sostanziale offerte dal cambiamento stesso.

Invece di "imparare la lezione" e apportare sostanziali correttivi alle strategie finora adottate basate essenzialmente sul concetto di "speculazione", e quindi intrinsecamente benefiche per pochi e fallimentari per la società nel suo complesso, si torna a ripercorrere la strada di sempre soprattutto nel nostro Paese dove ancor oggi, al di là di dichiarazioni verbali ad effetto, non si vede alcun segnale di emersione del "nuovo". Ci troviamo sempre di fronte ad un muro e si finisce con il tentare di risolvere questa crisi utilizzando come rimedi le stesse cause che la hanno provocata.

Niente "green economics", nessuno spazio alla creatività, nessun freno ai consumi irrazionali ed inutili, nessuna lotta alle speculazioni finanziarie e all'evasione fiscale: niente di niente.

Se si pensa alle prossime elezioni europee e alle "chiacchiere" dei tanti gregari della politica (il solito ambientalismo senza fondamenta, più spazio all'innovazione senza sapere cosa sia realmente, bla bla sulla scuola, ricerca e sulla formazione, ecc...) c'è veramente di che riflettere...

Mentre si continua a discutere di ballerine, tronisti, amanti, papi e divorzi, non si intravede il coraggio, la volontà e la capacità di fermare questo treno che corre all'impazzata lungo un binario morto... Altro che Naomi: bisognerebbe chiedere spiegazioni su quali risposte dare a chi, magari a 40 o 50 anni, ha perso il lavoro e non riesce a trovarne un altro, ai superprecari sfruttati e ricattati, ai giovani che oggi studiano all'università senza avere un futuro. Ed inoltre: cosa si sta facendo in campo energetico? Che fine ha fatto la questione rifiuti in Campania e nel resto d'Italia? Esiste un reale piano nazionale per la mobilità ed i trasporti?

Non bisogna farci distrarre dalla vera realtà e natura dei problemi che abbiamo davanti agli occhi: in questo senso deve essere interpretato l'interessante contributo prodotto da Mauro Bonaiuti, Joan Martinez Alier e Francois Schneider recentemente apparso sul sito di "Decrescita" che condivido pienamente ed invito a leggere per riportarci un po' con i piedi per terra.

Il documento è consultabile presso questo link.

lunedì 18 maggio 2009

Italian GDP is falling down: so what?

The diffusion of the data about the very negative trends in Italian GDP has activated an information campaign based on panics, anxiety and fear. Simoultaneously, criticism on the validity of this economic indicator has started again, even if with a very limited space in TV and in newspapers.

These observations and revising considerations have been carried on since long time but they have scarce space on mass-media because GDP is essentially a tool used to grant the surviving of a well defined economic development model based on "growth". Criticizing GDP thus implies criticizing the idea of "growth".

In a very simply description, GDP measures the richness produced by a national economic system: anything not directly measurable in terms of money cannot be measured and captured by GDP. Cars produced and sold generate richness for car industry as well as deaths in car accidents generate richness in insurance industry. When an area is deforested for residential purposes a richness is generated from the wood selling to the houses final selling: GDP captures this but it ignores the loss of the forest.

GDP ignores volountary work, many externalities (pollution, erosion, desertification, resources' over exploitation, etc...). It ignores solidarity.

In short, GDP measures growth but it cannot measure real wealth. A country with lower GDP levels than Italy may show better capability to produce wealth for its people.

In particular Italy is a country potentially capable to produce high levels of private richness but it seems today unable to produce public richness and wealth: fiscal evasion, individualism, lack of civic responsibility, corruption, cynicism maybe are useful factors to produce for example wonderful villas, but just outside these villas' gates you will find rusty street lights, no public gardens and parks, bad and indecent schools and hospitals, impassable roads, etc.
Even if Italy produces richness, our politicians are unable to translate it into diffused wealth.

Instead of complaining for the GDP fall, we should rather wonder what we are doing for the real wealth of our families and communites. We should rather wonder about the trends in public wealth...

Do they sell fewer cars, cellular phones, and LCD TVs? Let's move towards less hysterical and more frugal forms of economy: more support should be given to those economic sectors today scarcely considered in Italy such as alternative energies, agrofood, scientific research, bio-costruction, etc. capable to create enterprise and job opportunities.

Is GDP falling down? Actually I don't care. Maybe we will gain less money, but we must try to gain more wealth pretending better public services being also in harmony with the environment and with the Earth.


Useful video:
Vandana Shiva (in English)
Serge Latouche (in Italian)

Il PIL crolla. E allora?

Con la diffusione delle ultime stime Istat sui valori del PIL italiano si attivata la solita campagna di panico e di paura verso l'opinione pubblica. Parallelamente torna, anche se con toni smorzatissimi, la critica sulla validità di questo indicatore e sul suo reale significato.

Si tratta di critiche e di osservazioni che da anni vengono portate avanti ma che hanno poco spazio nei media poichè il PIL è fondamentalmente uno strumento che garantisce la prosecuzione di un ben preciso modello di sviluppo economico legato alla "crescita". Criticare il PIL significa criticare l'idea di "crescita".

Detto in termini molto semplici (anzi semplicistici) il PIL è un indicatore della ricchezza prodotta da un Paese: tutto quello che non è monetizzabile non rientra nel computo del PIL. Le automobili prodotte e vendute generano ricchezza nell'industria automibilistica così come i morti negli incidenti stradali generano ricchezza nel settore assicurativo. Quando si deforesta un'area per realizzzare una zona residenziale si genera ricchezza (dalla vendita del legname fino alla vendita finale degli alloggi): questo il PIL lo calcola, ma la perdita del bosco viene ignorata dal PIL.

Il PIL ignora il lavoro del volontariato, ignora tantissime esternalità (inquinamento, erosione, desertificazione, sovrasfruttamento delle risorse, ecc...), ignora la solidarietà.

In breve il PIL misura la crescita ma non misura il benessere reale.
Un Paese con un valore di PIL più basso dell'Italia ad esempio, può però essere capace di produrre più benessere per i suoi cittadini.

In particolare l'Italia è un Paese potenzialmente capace di produrre ricchezza privata, ma è incapace di produrre ricchezza pubblica: evasione fiscale, individualismo, assenza di senso civico, opportunismo, corruzione, cinismo fanno sì che magari ci siano delle belle ville con pratini all'inglese perfettamente curati, ma appena fuori il cancello non ci sia un parco pubblico decente, i lampioni siano arrugginiti, le scuole cadenti, le strade distrutte, gli ospedali fatiscenti...
Anche se l'Italia produce ricchezza, non abbiamo una classe dirigente e politica capace di convertire questa ricchezza in benessere diffuso.

Allora, invece di strapparci i capelli per la caduta del PIL, domandiamoci invece quanto ognuno di noi si adopera realmente per il benessere della propria famiglia e della propria comunità. Domandiamoci invece quali sono i trend del benessere in Italia.

Si vendono meno automobili, meno cellulari, meno TV LCD? Spostiamoci verso forme di economia meno isteriche e magari più frugali: bisogna dedicare maggiore sostegno a settori produttivi oggi negletti (energie alternative, agroalimentare, ricerca scientifica, bioedilizia, ecc...) capaci di creare opportunità occupazionali e di impresa.

Crolla il PIL? Chi se ne importa. Saremo forse meno ricchi, consumeremo meno, ma cerchiamo di essere più felici, pretendere servizi sociali pubblici decenti (scuola, sanità, trasporti, assistenza) e più in sintonia con l'ambiente che ci circonda e con la Terra...

Consiglio per approfondimenti questa intervista a Serge Latouche e questo video di Vandana Shiva (in inglese sottotitolato in italiano)

venerdì 15 maggio 2009

When managers are speculating on CO2

On the italian web site "Altraeconomia" I have found this very interesting article titled "Degenerazione Climatica" (Climate Degeneration) clearly describing with many details how financial world is speculating and producing hgih profits also on important issues interesting the future of all of us such as global warming.

I have been surprised mainly by the fact that all this, not generating any environmental benefit but rather stimolating only forms of parasitic and unproductive economics, can be made in the general indifference and thanks to the ususal political unwillingness and inability to seriously cope with these sensitive issues.

This article is written in italian and it is too long to be translated into english here. I hope to be able to do so in the near future.

Quando i manager speculano sulla CO2


Sul sito di "Altraeconomia" (che invito tutti a consultare periodicamente) ho trovato questo interessante articolo "Degenerazione Climatica" che descrive in modo molto chiaro e dettagliato come il mondo della finanza riesca a speculare e produrre profitti anche su importanti questioni che interessano il futuro di tutti come il riscaldamento globale.

La cosa che sorprende è che tutto questo, che non produce alcun beneficio di carattere ambientale ma alimenta solamente forme economiche parassitarie ed improduttive, avvenga nell'indifferenza generale e soprattutto grazie alla solita incapacità e non volontà di un'intera classe politica di gestire queste tematiche fondamentali.

mercoledì 13 maggio 2009

The Reality Show of italian politics: Unconvenient Immigration

The issue "immigration" created by the italian government is provoking a relevant political and emotional debate at international, national and local level. Maybe, according to my very personal opionion, also to divert public opinion's attention to annoying family disputes, it has been prepared a precise political strategy supported by a media campaign which it is important to think about.

First of all, it is essential to think about the critical moment which we live in: european elections, economic crisis and recession, soaring uneployment, media-populism, a mix between politics and TV shows... Immigration seems to meet all these requisites.

The first aspect is the idea of the "scapegoat". In a moment a dramatic economic crisis finding someone in a vulnerable conditions and easily detectable toward who focus collective anger is an old and obvious trick. Italians, being good catholic devotees, have usually a double ethic: a "false facade kindness" according to which during the day immigrants are people "like us". They make those jobs nobody wants to do: they are useful because we force them to work as slaves for few coins. Servants, nurses, assistants for old people, farmhands, workers in constructions sites...

When finishing their work as slaves, a second ethic emerges: these people must desappear, they must become invisible untill next morning when the van to bring them in the fields or in the construction sites will pass again...

This media campaign is dangerously exploiting this double ethics and unfortunately is generating high consensus in the italian public opinion.

Instead of dealing with this complex issue as social, political and cultural challenge or as the most evident effect of international economic development distorsions to be urgently solved, it is easier to adopt police measures which are ineffective in the mid-long run but having great spectacular and consensus impact in the short run. This campaing also diverts public attention from the problem's real nature. In brief, this is the last manifestation of the reality TV show of italian politics within which it is included also the idea according to which who protests is a "snob intellectual".

In the meanwhile, the confrontation is performing also at international level involving also the UNHCR which has produced several press notes on this topic. See here for details.


"L'isola della Politica": Immigrazione Scomoda


La questione "immigrazione" sollevata dal governo italiano sta suscitando un'enorme ondata di reazioni politiche ed emotive a livello internazionale, nazionale ed anche locale. Forse anche, dico io malignamente, per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica da seccanti faccende familiari, è stata creata una strategia politica sostenuta da una campagna mediatica su cui bisogna riflettere seriamente.

Bisogna innanzitutto fare attenzione al momento critico in cui ci troviamo: elezioni europee, recessione economica, disoccupazione, populismo mediatico, commistione politica-TV-spettacolo...
La questione dell'immigrazione sembra rispondere perfettamente a questi requisiti.

In primo luogo quello del capro espiatorio. In un momento di grave crisi economica non c'è niente di meglio che trovare qualcuno in una condizione estremamente vulnerabile e facilmente individuabile su cui concentrare la rabbia collettiva. Gli italiani, da bravi cattolici devoti, detengono in proposito una doppia morale: il "buonismo di facciata" secondo cui di giorno gli immigrati in fondo "sono come noi", "fanno i lavori che nessuno vuole fare", quindi sono utili e fanno comodo perchè li facciamo lavorare come bestie per pochissimi soldi. Badanti, servi, sguatteri, braccianti nelle campagne, operai nei cantieri...

Finito il loro "servaggio", scatta la "seconda morale": queste persone la sera devono sparire, devono diventare degli invisibili fino alla mattina successiva quando passerà il furgone per portarli a lavorare nei campi o nei cantieri edili.

Questa campagna mediatica fa pericolosamente leva su questa doppia morale e sta purtroppo suscitando consensi non irrilevanti nell'opinione pubblica.

Invece di affrontare la questione come una complessa sfida sociale, politica e culturale o come effetto di politiche di sviluppo economico internazionale distorte ed evidentemente da rivedere completamente, si ricorre alle misure di polizia che sono strutturalmente inefficaci nel medio-lungo periodo, ma hanno grande impatto mediatico nel breve. Sono misure inefficaci, e si sa bene che sono tali, che però sono spettacolari, distraggono dalla natura reale del problema e creano consenso. Insomma ci troviamo di fronte all'ennesima manifestazione del reality "L'isola della Politica" all'interno della quale rientra anche la strategia secondo cui "chi si indigna è un intellettuale snob".

Intanto lo scontro si svolge anche a livello internazionale con il coinvolgimento dell'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR).

Qui è possibile vedere il comunicato UNHCR in proposito.

martedì 12 maggio 2009

The "young farmer toolkit"


Despite the governmental optimistic proclamations inspired to the motto "everything is alright", I'm continuing in reporting rather dramatic experiences of increasing unemployment and above all young people with no opportunity to find a job.

I believe that, for many points of view, also considering the less expensive and simpler life in the country, many rural areas may offer many job opportunities often ignored or not fully considered.

I hope to do something useful highlighting all the job opportunities I can find for rural areas: it means agricultural activities, bed&breakfasts, small rural hospitality and restaurant activities, handicraft, social services, gardening, etc.

Today I point out the possibility to become a farmer.

The Italian National Rural Network has created a "Young farmer toolkit" ("Cassetta degli attrezzi del giovane imprenditore agricolo") where it is possible to find useful info about incentives, masters, training activities, hot to start activities in agriculture, to create a cooperative to provide social service in rural areas, etc.

La "Cassetta degli Attrezzi" del giovane agricoltore


Nonostante i proclami ottimistici del "tutto va bene", sento sempre più spesso esperienze abbastanza drammatiche di persone che perdono il posto di lavoro e soprattutto di giovani che non riescono a trovare alcuna forma di occupazione.

Rimango dell'idea che per molti aspetti, e considerata la maggiore semplicità ed economicità della vita "in provincia", la "campagna", in un senso molto esteso, possa offrire delle occasioni che oggi sono piuttosto sottovalutate...

Spero di fare qualcosa di utle segnalando tutte le opportunità che riesco a trovare di lavoro nelle aree rurali: questo significa dall'imprenditoria agricola, ai bed&breakfast, dalla piccola ristorazione nei villaggi alle attività artigianali, dai servizi alle persone (infanzia, anziani, malati) alla manutenzione dei giardini, ecc...

Inizio oggi con l'impreditoria agricola giovanile.

La Rete Rurale Nazionale ha infatti creato una "Cassetta degli attrezzi del giovane imprenditore agricolo"

Qui è possibile trovare utili informazioni per iniziare un'attività, reperire contributi, borse di studio, attività formative, fondare una cooperativa per fornire servizi sociali nelle aree rurali, ecc...