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martedì 7 giugno 2011

Morire di Fame

Premetto subito che il titolo di questo post è puramente provocatorio. Di certo nella società dell'opulenza e dell'obesità potrebbe sembrare un paradosso. Invece l'epidemia da Escherichia coli O 104 che ha investito la Germania dovrebbe far riflettere sotto molteplici punti di vista.

Innanzitutto la continua diffusione di falsi allarmi (prima i cetrioli spagnoli, poi i germogli di soia) su prodotti alimentari colpevoli puntalmente smentiti.

Intanto oggi alle 14.00 si riunisce il Consligio Agricolo Straordinario su questa emergenza: questo per dire che il problema è certamente serio, ma non è diffondendo falsi allarmi su determinate categorie di prodotti che si risolve la questione. Però, tutti presi dal panico, tantissimi consumatori, anche italiani, hanno cessato di mangiare frutta e verdura. E' il solito esempio di induzione di ansia e paura.

Le considerazioni da fare alla fin fine sono le solite. In primo luogo un rapporto completamente snaturato con il cibo. Si mangia troppo, male, in condizioni igieniche spesso precarie; si continua a preferire la quantità alla qualità. Cibo industriale al cibo naturale.

Infatti c'è probabilmente in tutta questa faccenda un notevole problema di scarsità di igiene: sono tutti fattori che devono essere verificati. Qualche info su questo batterio può essere visualizzata qui.

Ormai, dopo tanti allarmi ed emergenze, sempre più spesso guardiamo il cibo con sospetto: alla fine il gesto più semplice e naturale del mondo come quello di portare un boccone di cibo o un bicchiere alla bocca, ci fa paura. O è troppo o è avvelenato. Insomma, paura di morire di fame...

A cosa ci siamo ridotti...








lunedì 10 gennaio 2011

Agriculture, Food and Poison

The recent news about dioxin contamination in food in Germany (meat, milk, eggs, cheese, etc.) once again highlight the critical links between agriculture (and livestock production), food and health. Surely the criminal irresponsibility in certain individuals is the cause of these circumstances: nonetheless all this again evidences the unsustainability of industrial approaches applied to agriculture. Also because industry has imposed not only its methods but also its values. This unsustainability is clearly evident at economic, environmental, health and ethic level.

It is thus necessary a deep re-thinking in many approaches, values and methods. Several times I have written in this blog that there are too many absurd behaviours in our lifestyles. Too many people is inclined to spend also 300€ to buy a cellular phone at least once a year but pretending to spend very little to buy food. This foolish idea that food must be extremely cheap is the main principle on which the industrial overexploitation of soils, plants, animals and people fundamentally acts.

We must acquire a clear awareness about our real priorities: we don't need the last generation of hi-tech gadget, we need to reconstruct a sane and normal relation with what we everyday eat: paying the right price, not the cheapest one.

We don't need to fight against great distribution companies and corporations (which are the interface with which consumers get directly in contact with agro-industry) but rather re-create those critical relations with who produces food. People living in small villages surely can have direct contacts with farmers but also who lives in the cities can change his/her lifestyle. Instead of spending time on sunday in a big mall it could be better to visit a rural village and his farms spending time outdoor, buying and eating food directly by who have cultivated them. Probably you will spend more money, but you will save a lot in medicine and psycho-analysis.

I suggest to re-construct an awareness about food: eat less but eat better. Don't waste your time watching TV, move your ass and go in the country! Above all children must be involved: they are too fat... Create, if you can, your own garden for family consumption (it is good for your stomach and your mind), do some excursions to discover genuine food, traditions, people, places, tastes. Above all, be informed: read the labels and also many books because a wide literature exists about these issues by now. You have no excuses. Wake up...

Agricoltura, Cibo e Veleno

Le recenti notizie sulla contaminazione da diossina nei prodotti alimentari tedeschi (carne, latte, uova, formaggio, ecc...) ripropongono ancora una volta la sensibilità del nesso fra agricoltura (zootecnia), cibo e salute. Le rassicurazioni che arrivano da più parti sulla sicurezza dei prodotti Made in Italy certamente fanno piacere, ma questo non deve impedire di riflettere su quello che è accaduto (anche se altrove). Al di là del comportamento criminale di certi individui, quello che emerge è nuovamente l'insostenibilità di un modello industriale applicato all'agricoltura. Un'insostenibilità che si manifesta a livello economico, ambientale, igienico ed etico.

Insomma è indispensabile un profondo cambiamento di rotta. Ho scritto più volte su questo blog che una delle cose che mi dà più sui nervi è vedere gente che spende 300€ per cambiare ogni anno il telefono cellulare e pretendere poi di spendere pochi centesimi per un pacco di pasta o un litro di latte. Questa miserrima idea che il cibo debba costare poco è fondamentalmente la leva principale su cui agisce il supersfruttamento industriale dei campi, delle piante, degli animali, degli ecosistemi e delle persone.

Bisogna avere la consapevolezza, una volta per tutte, di quali siano le reali priorità: non abbiamo bisogno di superflui gadget tecnologici di ultima generazione, abbiamo bisogno di recuperare un rapporto sano con quello che mangiamo, non tanto pagando poco, ma pagando il giusto. Non dico che bisogna boicottare la Grande Distribuzione Organizzata (che di fatto è l'interfaccia con cui i consumatori si confrontano direttamente con l'agro-industria), ma cominciare anche a conoscere che produce il cibo. Per chi vive in provincia è certamente più facile, ma anche chi vive in città può decisamente cambiare stile di vita. Invece di passare la domenica nei mega centri commerciali andate a visitare le fattorie dove potrete passare una giornata all'aria aperta e acquistare direttamente i prodotti da chi li ha coltivati. E' vero che si spende di più, ma si risparmia in cure mediche.

Vi suggerisco di costruire una consapevolezza alimentare soprattutto per mangiare meno e meglio (in particolare i bambini che sono grassi da scoppiare...): chi può si faccia un orticello familiare (fa bene alla pancia e alla mente), fate escursioni agro-gastronomiche alla scoperta di tradizioni, sapori e di luoghi e leggete molto. sia le etichette di quello che si acquista sia molti libri. Esiste ormai una grande letteratura in materia: da Terra Madre al dilemma dell'Onnivoro c'è veramente l'imbarazzo della scelta.

Vi aggiungo poi questo video: è una bella lezione di vita...

martedì 6 luglio 2010

Food and Politics

In several occasions in this blog I have written that one of the most evident expressions of the widespread schizophrenia of our present society is embodied by our pathological relations with food. Using a concept by Carlo Petrini from "Slow Food": we must avoid to be eaten by food.
Sometimes I wonder also about those many political implications resulting from or produced by this pathological relation: just thinking of the famous "panem" added to "circenses" (food and shows) in the roman tradition as critical factor to govern.
The question is that unawareness manifested in food consumption is likely to have a corresponding unawareness in politics. First of all we have to acknowldge that in Italy politics is becoming just like any other consumption good. The continuing use of polls to verify and testify people responses to politics is a clear sign that we are not considered as citizens but rather as consumers. The widespread populism today affecting italian politics is likely to be another symptom of the massive presence of "marketing" into the political debate as tool to continously satisfy people political demand.
So, politics like junk food? Why not??
We can be intoxicated by low quality food products, and similarly we can be intoxicated by low quality politics. In both cases we have to deal with the risk to became obese (in physical and psychological terms), unable to move even a single step, requiring help and continuing care.
This comparison could be very long. I prefer to stop it here. But I want to repeat the importance of an aware food consumption also in political terms, because it could become an exercise of free and independent thinking. We have to think about the benefits we can receive from certain kind of food rather than considering only price or commercials or an immediate (often artificial) taste. "Convenience" may become a trick word. The same is in politics.
Changing our food habits could be a first step also in changing our political habits.

Dimmi come mangi...

Più volte su questo blog ho sostenuto che una delle forme più evidenti della schizofrenia cronica che attanaglia la nostra società isterica e nevrotica si sostanzia nel rapporto "malato" con il cibo. Ne ho parlato citando anche il pensiero di Carlo Petrini che può essere sintetizzato nel concetto: evitiamo di farci mangiare dal cibo.
Soprattutto bisogna stare attenti alle implicazioni direi anche politiche del rapporto con il cibo: basta pensare al famoso "panem" unito al "circenses" di romana memoria. In effetti l'incosapevolezza che si manifesta nel consumo alimentare si presenta con le stesse caretteristiche sul versante del consumo di "prodotti politici". Già è abbastanza grave constatare che la politica sia ormai equiparata ai prodotti alimentari (così come a qualsiasi altro prodotto): il fatto di ricorrere ad esempio continuamente ai sondaggi altro non è che la conferma del fatto che non siamo più dei cittadini, ma dei "consumatori" della politica (anche se in realtà è la politica che ci sta consumando...). Lo stesso populismo oggi così in voga sembra essere l'effetto del ricorso a delle precise strategie di marketing politico per venire incontro ai "gusti politici" dei consumatori...
La politica alla stessa stregua delle merendine? Perchè no?
Come veniamo frequentemente intossicati da cibi scadenti, pieni di calorie, zuccheri ed insaporitori vari, di cui non sappiamo quasi mai l'origine, allo stesso modo siamo intossicati da una politica scadente (o scaduta da un pezzo per continuare con le analogie). In entrambi i casi finiamo con il diventare obesi nel fisico e nella mente, incapaci di muovere autonomamente due passi a piedi e bisognosi di cure e di aiuto anche per andare a pisciare.
La metafora del cibo potrebbe andare avanti molto a lungo. Preferisco finire qui. Ma voglio tornare ad insistere sull'importanza di un consumo alimentare consapevole e, quando possibile, sulla criticità dell'auto-produzione o di stretti contatti con produttori di prossimità che ci sono noti. In politica, come a tavola, dovrebbe sempre prevalere il buon senso, la fiducia, il rispetto delle persone e dell'ambiente, la convivialità, la salute e la dignità di noi stessi rispetto alla mera "convenienza". La "convenienza", in politica come a tavola, lì per lì dà dei benefici, ma alla lunga potrebbe far male alla salute.
Magari, ripensando il nostro rapporto con il cibo potremmo anche arrivare a ripensare il nostro rapporto con la politica. Il cambiamento può scaturire anche a tavola: chi può dirlo?
Insomma, anche sulla base delle considerazioni fatte fino a qui, approfitto per segnalare questo sito che ho scoperto da poco. Si tratta di "Il Fatto Alimentare": presenta molte sezioni dedicate e temi specifici.
Mi sembra uno strumento utile di informazione e di apprendimento.
Buon appettito!

lunedì 25 gennaio 2010

H1N1: a big cheat

We all have quite soon understood that Swine Flu was a media bubble. In the same way we have understood that Big Pharma has relevant financial interests in speculating on this flu and the related panics.

Now it is confirmed that H1N1 is simply a big cheat: this cheat has been created by big Pharmaceutical companies with a huge support from many scientists, politicians and Ministries all around the world. Recently in Italy some media and press releases clearly evidenced the economic dimension of these "agreements".

Now the German Chairman of the Health Commission in the European Council is denouncing the dimensions of the "Swine Flu Affaire"

More details can be found here.

So, having connecting the H1N1 virus to the so-called "Swine Flu" has been a correct and precise definition: actually this virus is really connected to pigs, but the pigs really involved in the issue have just two legs and they do not live in a livestock farm.

La Grande Truffa dell'influenza H1N1

Che l'influenza H1N1 sia stata una grande bolla mediatica si era ampiamente capito. Allo stesso modo è stato chiaro sin da subito il grande interesse delle industrie farmaceutiche nello speculare su questa fantomatica pandemia.

Adesso viene confermato da fonti autorevoli che in realtà l'H1N1 è semplicemente una grande truffa a danno dei cittadini: oltretutto questa truffa orchestrata da Big Pharma ha avuto un discreto appoggio da parte di molti Governi compiacenti. Recentemente erano apparsi anche i "numeri" che evidenziavano il colossale giro di denaro che si nasconde dietro l'affaire "Influenza suina".

A lanciare la denuncia è Wolfgang Wodarg il presidente tedesco della commissione Sanità del Consiglio d'Europa.

Maggiori dettagli possono essere trovati in questo articolo di MicroMega.

A questo punto l'aver collegato il virus H1N1 all'influenza denominata "suina" è stata una cosa azzeccatissima: sicuramente i maiali c'entrano in questa vicenda, ma non hanno quattro zampe e non vengono cresciuti in mega-allevamenti.

giovedì 17 settembre 2009

Drugs and Commercials

I have found this interesting contribution on the italian website Partecipasalute, on drugs' advertising.

The relations between drugs and advertisement represent a very critical and sensitive issue whose implications and effects highly reverberate on our choices and life styles. I think that it's extremely important to be adequately informed about that in order to have an awareness which at presently is lacking also because this kind of advertisements tend to exploit our anxiety and fears about our (and our famalies' and friends') health.


Pubblicità ai farmaci. Una volta si chiamava réclame (in italian)

Pubblicità dei Medicinali

Ho trovato questo interessante contributo, sul sito Partecipasalute, sulla pubblicità dei farmaci.

Il rapporto fra pubblicità e farmaci è un argomento molto importante e rappresenta una questione "sensibile" i cui effetti ricadono notevolmente sulle nostre scelte ed i nostri stili di vita. Credo che sia importante essere adeguatamente informati su questa questione per avere un grado di consapevolezza che, mi sembra, attualmente manchi pressochè del tutto.

Pubblicità ai farmaci. Una volta si chiamava réclame

lunedì 15 giugno 2009

Radioactive Wood Pellets

It's creating a wave of fears and anxiety in Italy the news about the impounding of 10000 tons of wood pellets, compressed wood fuel used as source of heat in specific stoves, contaminated by Cesium 137, a radioactive chemical element resulting by the detonation of nuclear weapons and nuclear reactors. The impunding has interested wood pellets imported from Lithuania last autumn.

It has been declared that the contaminated wood pellets are not dangerous when inert, but fumes and ashes may be dangerous for human health.

More info (in English) and La Nuova Ecologia (in Italian)

Pellet Radioattivo

Sta facendo il giro d'Italia la notizia del sequestro, sabato scorso, di diecimila tonnellate di pellet, combustibile utilizzato per il riscaldamento in apposite stufe, contamianto da Cesio137, una sostanza radioattiva prodotta dalla detonazione di armi nucleari e dai reattori delle centrali nucleari. Il pellet sequestrato fa parte di una partita importata dalla Lituania sin dallo scorso autunno.

E' stato dichiarato che il pellet contaminato non è pericoloso se inerte, ma sono pericolosi i fumi prodotti dalla combustione e le ceneri.

La Coldiretti ha stimato in circa 700mila le stufe alimentate a pellet presenti in Italia che hanno determinato un aumento dei consumi nazionali del 400% con un impiego di almeno un milione di tonnellate di pellet, per la grande maggioranza di provenienza nazionale, ma con una crescente quota di prodotto importato dell'Est europeo.

Maggiori info da La Nuova Ecologia

lunedì 8 giugno 2009

Speculating on Fear: the Disease Mongering

European Elections are over and Europe, after a brief moment of timid and wan limelight, falls rapidly and sadly again into a general oblivion of the italian political interest and debate.

Nonetheless, there is something we soon should ask to the new European Parliament: to protect European citizens against big companies' and multinationals' pressures. These big companies operates in all sectors (energy, agriculture, food, chemicals, etc.) but in one sector these companies are particularly aggressive: Big Pharma or Pharmaceutical Industry.

The main lever adopted to make business when talking about health is fear and feeling of risk often resulting by an information asymmetry: in brief people know very little and thus they are vulnerable to the quantity and quality of information provided.

One of the main expression of this mechanism is the "Disease Mongering" based on fear and anxiety induction amplifying simple troubles transforming them into serious disorders or diseases, inventing inexistent diseases or creating no-use prevention campaigns. The process is concluded by the definition of specific medical and pharmaceutical treatments (with the related business).

This topic has been the focus of a meeting "Giornata Internazionale della Ricerca Clinica (International Meeting on Clinic Reserach)" held in Milan last may 20th organized by the Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri (Institute of Pharmaceutical Research). During the meeting new tools to help patients to have correct and adequate information about health campaigns have been presented which have been included in the activities of "Partecipasalute" (Health Participation).

More info about Disease Mongering can be found here

Speculare sulla Paura: il "Disease Mongering"

Le elezioni europee sono finite e l'Europa, dopo un brevissimo attimo di timida e smorta ribalta, torna rapidamente e tristemente nel dimenticatoio dell'interesse e del dibattito politico nazionale da cui era provenuta.

Eppure c'è qualche cosa che bisognerebbe chiedere subito ai nuovi eletti al Parlamento Europeo: che tutelino i cittadini dalle grandi multinazionali. Queste grandi compagnie operano in tutti i settori (energia, agricoltura, industria chimica, ecc...), ma c'è un settore in particolare dove le multinazionali possiedono degli artigli molto affilati: Big Pharma ovvero l'industria farmaceutica.

La leva principale sulla quale si agisce per fare affari quando si parla di salute è la paura ed il senso del rischio che spesso sono alimentati da una asimmetria delle informazioni: in sostanza i cittadini sanno poco o nulla e sono quindi vulnerabili alla quantità e qualità di informazioni che vengono fornite loro.

La maggiore espressione di questo meccanismo è il "Disease Mongering" ovvero il "commercio delle malattie": si tratta di creare paura diffusa amplificando dei disturbi che diventano vere e proprie malattie, inventando di sana pianta delle malattie inesistenti, creando campagne inutili di prevenzione, ecc... Il tutto si conclude con un trattamento medico e farmacologico che alimenta un notevole business.

Questo argomento è stato inoltre al centro della "Giornata Internazionale della Ricerca Clinica" tenutosi a Milano il 20 maggio scorso, organizzato dall'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano. Durante il convegno è stato presentato anche il "Misuracampagne" che dà ai pazienti la possibilità di orientarsi meglio tra le miriadi di campagne pubblicitarie - dichiarate o mascherate - sui temi della salute.

Questo strumento si aggiunge alle altre attività del servizio "Partecipasalute" finalizzato a compensarie l'asimmetria informativa nel settore medico e farmaceutico e a rendere i cittadini più consapevoli e più informati. In breve meno vulnerabili.

Che cosa è in dettaglio il "Disease Mongering"? Quali sono queste malattie amplificate o inventate?

Maggiori info possono essere reperite in questi link
Inf0 1
Info 2

lunedì 27 aprile 2009

...and last but not least "The Swine Flu"!

Panic is spreading everywhere in the world for the effects of a swine flu virus starting from Mexico where more than 100 people died for it.

Mass media are diffusing very alarming news but rarely it is possible to understand exactly what this swine flu really is. It is thus important to have correct health info and in the same time to be aware of the dynamics of the risk and fear society which we live in...

Swine flu is a viral desease quite common in pigs and in people having regular contact with them. (A/H1N1) But perhaphs virus' characteristics might be altered causing a new (and poorly understood) kind of H1N1 virus.

In Italy, the Ministry for public health has prepared and diffused the following document (in italian) to describe the virus' features and desease's characteristics and some FAQs

Other info (in italian):
speciale ANSA: tutto sul virus
Comunicato Coldiretti importazioni carni suine dal Messico
Comunicato CIA

Info in English
Swine Influenza

We should pay a particular attention to this topic because, after BSE and avian flu, it highlights the dramatic globalization of complex issues however related to livestock production, nutrition, food and health.

It is important in the same time that an adequate labelling system, describing meat' s origin and history, will be applied also for pig meat as in the case of bovine an poultry meat. It Italy we always need an emergency to obtain the respect of a rather obvious right that's the consumers' health as in the case of BSE or avian flu.

Paradoxically, this is the only positive aspect of the entire issue: we are thus waiting for further catastrophes to obtain the respect of this right for other types of meat and for fish (about which we don't know anything...)

E adesso arriva la Febbre Suina!

Si sta propagando in tutto il mondo il panico per gli effetti della febbre suina scoppiata in Messico, dove al momento avrebbe provocato la morte di 103 persone.

I media ci stanno bombardando di notizie molto allarmanti ma raramente spiegano di cosa si tratti.
Cerchiamo quindi di capirci almeno qualcosa riflettendo parallelamente sulle dinamiche della società del rischio e della paura diffusa dentro la quale siamo immersi...


La febbre suina è una malattia virale abbastanza comune fra i maiali.
Il Ministero della Salute ha diffuso questa scheda per spiegare le caratteristiche di questa malattia e fornire alcune risposte alle domande più frequenti.

Altre informazioni:
speciale ANSA: tutto sul virus
Comunicato Coldiretti importazioni carni suine dal Messico
Comunicato CIA

Vediamo di seguire quindi la questione che, dopo la BSE e l'influenza aviaria, ripropone in modo drammatico la globalizzazione di problematiche complesse connesse comunque ad attività zootecniche ed all'alimentazione visto che parliamo di maiali e non di pavoni.

Sarebbe quindi anche ora che per le carni suine possa essere applicata la tracciabilità: oggi infatti, a differenza del pollame e della carne bovina, la carne suina rimane anonima. Non sappiamo nulla sull'origine e la storia dell'animale. Ogni volta è necessaria un'emergenza catastrofica per ottenere il rispetto di un diritto ovvio ovvero la tutela della salute dei consumatori come appunto avvenuto con la BSE e la carne bovina e l'influenza aviaria per la carne di pollo.

Come si vede anche dai comunicati stampa delle varie associazioni di categoria, alla fine viene fuori l'unico paradossale aspetto positivo di tutta questa vicenda: forse, finalmente, avremo la tracciabilità anche per le carni suine.

Aspettiamo quindi altre epidemie per le altre carni e magari pure per il pesce di cui non si sa mai nulla.

lunedì 2 marzo 2009

Ink-stained milk: Consumers 1 - Big Corporations 0

An Italian Judge has pronounced a sentence against two big corporations (Nestlè and Tetrapak) for milk contamination by chemicals.

The sentence has involved milk, destined to infancy use, produced by Netstlè-Italy and packaged by Tetrapak confiscated in Marche Region in 2005 in the tipologies:
«Mio», «Mio Cereali», «Nidina 2», exp. sept. 2006;
«Nidina 1» exp. may 2006

These products were commonly sold in supermarkets, food shops and pharmacies. They have been confiscated after lab analises which confirmed that milk was contaminated by traces of a chemical component, IsopropilThioXanthone (ITX), used in ink production destined to Tetrapak packages.

Being isopropylthioxanthone a chemical for printing use, it has been verified that milk has been contaminated by the passage of this component from the packaging to the content.

Nestlè has been found responsible to have sold a contaminated milk with a damage for consumers' health (in this case babies).

Surely this sentence, the first of this kind in Italy, represents an important victory for consumers and consumers' associations, as Codacons which has strongly fought in this case, in the frontline to defend our health and to put a limit for the big food corporations' superpower.

Latte all'inchiostro: Consumatori 1 - Multinazionali 0

Il giudice Salvatore Fisichella ha emesso la sentenza di condanna contro la multinazionale alimentare Nestlè e del packaging TetraPack in merito alla contaminazione di partite di latte per bambini con sostanze chimiche.

La condanna ha riguardato il latte della Nestlè, confezionato in imballaggi Tetrapak, sequestrato nel 22 novembre 2005 nelle Marche, nelle tipologie:
«Mio», «Mio Cereali», «Nidina 2», con scadenza settembre 2006;
«Nidina 1» con scadenza maggio 2006

Questi prodotti, comunemente in vendita nei supermercati, negozi e farmacie, erano stati sequestrati a seguito dei risultati delle analisi effettuate dall'Arpa - Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Regione Marche - che avevano verificato alterazione del latte e la presenza di tracce di un componente chimico, identificato come IsopropilThioXantone (ITX), utilizzato come fotoiniziatore di inchiostri nella fabbricazione di imballaggi nelle confezioni in TetraPak a stampa off-set.

Essendo l'isopropylthioxanthone una sostanza usata nella stampa tipografica, è stato quindi accertato che il latte era stato contaminato dal passaggio di questa sostanza dal cartone del contenitore al contenuto.

La responsabilità della Nestlè è quindi consistita nell'aver messo in vendita un prodotto contaminato con un danno per la salute dei consumatori (in questo caso dei bambini).

Sicuramente questa sentenza, la prima in Italia del suo genere, costituisce un'importante vittoria dei consumatori e di quelle associazioni, come il Codacons che si è tenacemente battuta in questa vicenda, in prima fila per arginare l'enorme potere delle multinazionali alimentari.

lunedì 9 febbraio 2009

Damned Beefsteak!

According to FAO, meat production should double in 2030.



These forecast data are quite upsetting: the link between increases in meat consumption, fodder, increases in cereal prices is really very strong. Furthermore, to this chain, it has to be summed up the growth in oil prices and the problem of global warming.



To feed animals destined to meat production about 40% of cultivated land and huge amounts of oil are used: according to the 2006 FAO report “Livestock’s Long Shadow: Environmental Issues and Options” it emerges that in 2002 about 670 millions tons of cereals (about one third of world production) have become fodder. An increasing number of areas are used for cereals destined to animal feeding while the land destined to human nutrition is continuosly reducing with remarkable implications in food price trends.



Bovine breeding has become the second cause of global warming. Livestock (according to FAO data) is producing the 18% of greenhouse gas emissions; in particular, cows are producing 9% in total CO2. Livestock produces 37% of total methane generated by human activities. It has been estimated that to produce 1/2kg of meat is necessary the equivalent of 4l of fuel: thus 1000l of fuel are required - with 2.5 tons of CO2 released (about the same emission of a mid-range car in six months) - to sustain the average meat consumption for a family composed of 4 persons.


To feed a little privileged part of world population, having clear problems of obesity, wider social sectors in developing countries are pushed to poverty and even in the same developed countries poverty levels are increasing. In the same time this obesity economics is heavily contributing to the environmental degradation for the entire planet.

A reduction in meat consumption thus represents an important step everyone can do; everyone can provide a contribution to re-direct, through aware and healthier consumption styles, organic agriculture and livestock production and local products (as effective and efficient reply to the present economic and environmental crisis), economic development toward really sustainable development strategies.

Maledetta Bistecca!!!

Secondo la FAO, la produzione di carne dovrebbe raddoppiare nel 2030.


Questa previsione dovrebbe farci riflettere: il nesso fra aumento nei consumi di carne, mangimi, impennata nel prezzo dei cereali è molto forte. A questa catena bisogna aggiungere poi l’aumento nel prezzo dei combustibili ed il problema del riscaldamento globale.


Per sfamare gli animali destinati alla produzione della carne viene infatti destinato circa il 40% delle terre coltivabili ed ingenti quantità di combustibile fossile: dal rapporto del 2006 della FAO “Livestock’s Long Shadow: Environmental Issues and Options” emerge che già nel 2002 circa 670 milioni di tonnellate di cereali (pari ad un terzo della produzione mondiale) sono divenute mangimi per gli animali. Sempre più terreni vengono utilizzati per coltivare cereali destinati all’alimentazione animale mentre sempre meno sono quelli da destinare all’alimentazione umana con pesanti ripercussioni quindi sull’andamento dei prezzi dei prodotti alimentari.


L’allevamento dei bovini da carne è divenuto inoltre la seconda causa del global warming. Il bestiame (dati FAO) produce infatti il 18% delle emissioni di gas serra; in particolare i bovini sono la causa del 9% nella produzione di anidride carbonica ed inoltre il bestiame emette il 37% di tutto il metano prodotto da attività umane. E’ stato calcolato che per produrre mezzo chilo di carne serve l’equivalente di 4 litri di benzina e quindi per sostenere i consumi medi annui di una famiglia di 4 persone occorrono circa 1000 litri di benzina con un rilascio nell’atmosfera di 2,5 tonnellate di anidride carbonica (circa il quantitativo di emissioni di un’auto di media cilindrata in sei mesi di utilizzo).


Insomma per nutrire una piccola parte privilegiata della popolazione mondiale in evidente sovrappeso si stanno spingendo alla fame settori sempre più ampi di persone dei PVS, con un aumento nei livelli della povertà anche fra i cittadini nelle cosiddette economie avanzate, e si sta contribuendo pesantemente al degrado ambientale dell’intero pianeta.


Una riduzione nei consumi della carne rappresenta un passo importante che tutti noi possiamo fare: tutti possono dare il proprio contributo ad indirizzare, con stili di consumo intelligenti e con scelte alimentari più sane e consapevoli, il passaggio verso strategie di sviluppo economico complessivo realmente sostenibili e verso l’agricoltura biologica ed i prodotti locali come risposta efficace per affrontare in modo concreto la crisi alimentare ed il cambiamento climatico.

martedì 9 dicembre 2008

Stodgy Meat (not only for dioxin but also...)


The latest news about food contamination, after BSE and aviar-flu, are now biased on pig and cow meat from Ireland contaminated by dioxin. The experts are insisting that the contamination involves just limited amount of meat and that the risks are limited as well. But they are missing the point.

On this blog, I have always tried to support and describe an idea of agricultural and livestock production to be opposed to the conventional one based on industrial approaches. I have thus always supported the idea of organic agriculture and any other kind of sustainable approach (also from traditional practices) as essential precondition not only for preserving environment but also our health.

This recent case of contamination confirms again that industrial approaches to meat (and other food) production must be revised as well as our models and quantity in food consumption.

First. Livestock production should be based on a de-congestion of those areas characterized by high livestock intesity: big breeding plants are maybe economically cost-effective for their economies of scale but animal deseases may quickly spread, rapidly infecting thousand of animals. These structures are environmentally unsustainable too: it has been calculated that 15% of the whole quota of methane introduced in the air comes from cows, sheeps and pigs: this percentage surely will soar with the parallel increases in meat consumption.

New breeding methods are thus urgently necessary as well as new consumption practices in opposition to the present irrational agricultural and livestock production activities.

Second. We, as consumers, have the right to impose traceability to all food products. We have the right to know the entire course a food have made before arriving in our dishes: this condition is necessary not only to consumers to be adequately informed but also to producers to increase their responsability levels because they can be clearly identified.

Third. We must reduce the physical, psychological and cultural distance between production and consumption because it is necessary that consumers have the possibility to know directly who has produced the food they eat.

For this reason, in this blog I have always supported the idea of farm shops as critical tool to build an effective alliance between consumers and farmers towards more intelligent and aware forms of food consumption on the base of the principle: consuming less, consuming better.

A reduction of meat consumption represents a critical steps which all of us can make: everyone can provide his contribution, with intelligent consumption styles and healthier food choices, towards sustainable development strategies based on organic agriculture and local products. For the benefit of all.