martedì 11 giugno 2013

Distratti e confusi

Le solite generiche ed indefinite riforme, il presidenzialismo, la riforma del sistema elettorale, le elezioni amministrative: un blabla senza fine il cui unico scopo è quello di distrarre l'opinione pubblica dalla non volontà ed incapacità della classe politica e dirigente italiana di affrontare e risolvere la catastrofe etica e sociale (prima ancora che economica) di questa sfortunatissima terra.

Giusto per puntualizzare l'esito delle elezioni amministrative. E' fin troppo chiaro che gli italiani votano ed adorano il Sig. Berlusconi: stop. Del PDL non importa nulla: conta solo Mr Berlusconi. Non si sa se ciò sia grave o no: comunque secondo me questo è quanto.

Per il resto: ora che le amministrative sono passate, questi signori torneranno certamente alla carica con queste riforme del piffero che di fatto consentono di glissare totalmente sui problemi reali della società. Parlare in continuazione del presidenzialismo significa occupare tutti gli spazi del dibattito politico a spese del confronto sui problemi REALI della società. Sono troppo impegnati su queste assurdità per fare altro: e noi lì incantati da questo spettacolo da circo.
 
E poi attaccheranno anche con il solito sproloquio fatto di "bisognerebbe", "sarebbe necessario", "è indispensabile" e poi non fanno assolutamente nulla. Disoccupazione giovanile e non, tutela e protezione della popolazione femminile, scuola e sanità rimangono nel limbo della genericità. Bisognerebbe? Occupano delle cariche istituzionali di vertice e parlano di "bisognerebbe"? DEVI, DEVI, DEVI PROVVEDERE: altro che sarebbe auspicabile...

Mettere mano ad una burocrazia elefantiaca e totalmente inefficiente che di fatto impedisce a chiunque di fare impresa, frenare la corruzione dilagante, rimpiazzare una classe politica incapace ed ignorante mal selezionata, interrompere la catena del clientelismo, della collusione con la criminalità organizzata, superare una normativa deliberatamente confusa e caotica che rende impossibile lo stesso rispetto della legge, salvaguardare i territori dalla devastazione e dal saccheggio sistematici: queste sono le cose da fare subito per migliorare la qualità della vita delle comunità e di conseguenza per rilanciare l'economia. Il resto sono solo chiacchiere...

Ma la gran parte dei nostri cari concittadini e concittadine sono imbambolati, ipocriti, ruffiani, immaturi, collusi e complici: dediti a impiegare gran parte delle proprie energie fisiche ed intellettive per capire da quale  parte stare purchè sia la migliore. Sempre pronti ad applaudire il caudillo vincente.

Difficile in queste condizioni amche immaginare un qualsivoglia cambiamento di rotta.

mercoledì 29 maggio 2013

Franca Rame

La scomparsa di Franca Rame lascia un vuoto veramente incolmabile soprattutto in considerazione dei tempi in cui viviamo. Se si pensa al suo impegno nella durissima lotta per la difesa della dignità delle donne in Italia, c'è da rabbrividire al solo pensiero di come questa dignità sia oggi costantemente offesa nell'indifferenza generale sia per i livelli altissimi di violenza fisica e psicologica sia per la misera immagine che la società italiana ha delle donne.

Se si pensa poi al suo impegno politico, viene ancora una volta da rabbrividire per la scomparsa della politica in Italia: non esiste più alcun impegno, alcuna responsabilità, alcun senso di comunità non solo nelle forze politiche ma anche nello stesso tessuto sociale italiano che si sta lentamente decomponendo.

Riguardo al suo spessore artistico, la miseria culturale italiana di fatto rende impossibile lo sviluppo di nuove generazioni di artisti che in qualche modo possono rimpiazzare le generazioni precedenti e acquisire una visibilità in un paesaggio culturale italiano del tutto sterile. Gli intellettuali italiani sono o schierati con il potente di turno o ridotti al silenzio, per l'inutilità di qualsiasi impegno e chi può fugge. La società italiana poi ha raggiunto livelli di ignoranza tali che per molti Franca Rame è solo un nome come tanti altri, di cui si sa poco o nulla, di cui importa poco o nulla.

La memoria srtistica, culturale e politica di personaggi che hanno contribuito a rendere l'IItalia un contesto culturale di qualche spessore, nonostante tutto, rimane affidata alla buona volontà e all'impegno di pochi "illuminati" che vagano come zombie in un mondo di tenebre. 

Ormai in questa terra di sciagure, dove chi può fugge via, tutto scivola: nulla fa più presa. C'è un strato di unto sudiciume di bassissimo livello tale da rendere un buffone o un cialtrone un grande statista o un ciarlatano un grande poeta-musicista impegnato. Alla fine Franca Rame quasi stonava con tutta questa cialtroneria....

mercoledì 22 maggio 2013

Quanta ingiustizia ed ineguaglianza possiamo tollerare?

In questi tempi grotteschi e macabri, che un gurppo di poveri deficienti dica delle assurdità contro ogni buon senso ed oltretutto faccia di tutto per mettere in pratica queste assurdità non è poi cosa così sorprendente. La cosa che mi lascia sempre stupefatto è che ciò avvenga nell'indifferenza generale.

Faccio veramente una fatica enorme nel tentare di seguire, meno che mai comprendere, le dinamiche (parlo di dinamiche e non di logiche perchè non c'è alcuna logica in tutto questo), quello che mi circonda. Cerco di vivere in modo quasi catacombale e di tapparmi occhi ed orecchi quando sono fuori di casa: ma la puzza nauseabonda del reale filtra da ogni dove.

Ieri poi ho avuto la malaugurata idea di vedere Ballarò: l'avessi mai fatto!!! Sono stato colto da un disgusto deprimente, da un infarto esistenziale nel vedere un'apoteosi di tale e tanta pochezza umana. Un amalgama indistinguibile di individui senza alcun "distinguo": chi è del PDL? Chi è del PD? Chi fa cosa? Ma dove vivono costoro? Sembravano tutti degli atuomi, programmati per non rispondere non solo alle domande che venivano fatte, ma incapaci anche di prendersi la benchè minima reponsabilità delle loro azioni.

Dopo dieci minuti ho spento la TV e sono andato a dormire.

Mentre un gruppo relativamente sparuto di individui sembra in preda ad una frenesia delirante, la realtà quotidiana di migliaia di famiglie e comunità appare sempre più disperata. Sembra che questo gruppuscolo stia giocando con un videogame, mentre intorno il mondo crolla: ormai l'Italia si regge sulla forza fisica e psichica di alcuni gruppi di persone, sulle braccia di alcuni uomini e donne che, sotto l'impulso di un qualche sentimento solidaristico, mandano avanti tutta la baracca.

Il cosiddetto Stato Sociale è ormai identificato interamente con la famiglia: tutto il peso della sfera sociale grava sulla famiglia e soprattutto sulle braccia delle donne. La buona volontà di pochi manda avanti l'intera baracca perchè la politica è impegnata altrove a spremere denaro e sprecarlo per i propri apparatchik.Chi non ha una famiglia, di fatto è fuori dal welfare.

Se all'interno della macchina dello Stato, tutti, e dico tutti, si adeguassero al modello che viene dall'alto, tutto si bloccherebbe: tutto si spegnerebbe e sarebbe finito. Non funzionerebbe più nulla. Black out.
Scuole, ospedali, treni, aerei, ecc... vanno avanti perchè qualcuno ha ancora il buon cuore di farli andare avanti: against all odds

Idem nel settore privato. A fronte di un esercito di mascalzoni che si definiscono imprenditori, c'è ancora qualcuno che si attiene alle regole e tira avanti. Ma quanto può durare tutto questo?

Quanta ingiustizia possiamo ancora sopportare?
Quanta diseguaglianza possiamo ancora digerire?

La tragedia di tutto questo scenario infatti è che ancora esite qualcuno che giustifica questo sistema e questi personaggi. C'è ancora qualcuno (e sono tanti) che pensa che tutto questo sia "democrazia". C'è ancora qualcuno che pensa che "Lui risolverà tutto".

Questo esercito sterminato di "qualcuno" mi lascia senza forze e senza speranze. Perchè la speranza è l'ultima a morire, ma anche lei prima o poi muore...


martedì 14 maggio 2013

lunedì 6 maggio 2013

Crescita?!? Quale Crescita?

Da alcuni giorni la nomenclatura italiana non fa altro che ripetere come delle scimmie o meglio dei pappagalli la parola "crescita". Mille volte. In continuazione. In ogni occasione. In ogni intervista.

La prima cosa che mi viene da pensare è che costoro non sanno minimamente in cosa consista realmente la "crescita". Tutti ne parlano, ma nessuno ti dice di cosa sta realmente parlando. "Bisogna stimolare la crescita": che significa? Come la vuoi stimolare?. Niente da fare: si riempiono la bocca di un clichè che viene ripetuto meccanicamente senza aggiungere il benchè minimo contenuto al concetto.

Già questo "vuoto" dovrebbe far riflettere sull'inconsistenza della nomenclatura. Se poi, per mero gusto masochistico, andiamo a scalfire la superficie di questo concetto, allora sì che ci sarebbe di che preoccuparsi.

L'idea della crescita si lega al concetto di PIL ovvero aumentare costantemente e progressivamente la ricchezza "monetaria" e numericamente quantificabile prodotta dal sistema economico. Questa crescita dipende esclusivamente dai "consumi": non c'è altro. Bisogna "comprare", "spendere" far circolare soldi: non ci sono altre questioni. Niente problema ambientale, niente sostenibilità sociale, niente qualità della vita. L'importante è solamente consumare. Consumare tutto: risorse ambientali, umane, culturali, economiche e sociali. 

Controparte del consumo è il rifiuto. Dopo aver consumato si generano dei rifuiti che devono essere buttati via, il più lontano possibile. E nei rifiuti troviamo non solo gli scarti della produzione, ma anche il risultato della "elaborazione" di tutte le altre risorse. Tra le quali, non dimentichiamo, ci sono le persone che l'economia definisce "risorse umane", "capitale umano" e via discorrendo. Anche uomini e donne diventano rifiuti.

Non è un caso che la crescita sia sostenuta laddove la comunità manca di beni: l'Italia del dopoguerra era affamata di tutto e non solo di prodotti alimentari. Servivano frigoriferi, lavatrici, automobili, case, scarpe, vestiti, occhiali, mutande, martelli, trattori, ecc... Da qui nasce il boom economico e la crescita elevata. 

Il problema è che un'economia che ha soddisfatto gran parte dei propri bisogni tende a diventare un'economia cosiddetta avanzata ovvero presenta bisogni "diversi". La domanda di prodotti "base" è satura: non è possibile comprare 5 frigoriferi, 10 automobili, 100 paia di scarpe. 

Le cose sono due: o il tessuto produttivo si rivolge a mercati "bisognosi" di questi beni (ma sono poveri...) oppure si cambia completamente ottica. 

Il cambio di ottica sarebbe ovviamente l'opzione più intelligente, ma senza ricerca e sviluppo non è possibile fare nulla. Da decenni l'Italia non tira fuori un euro per la scuola, l'università e la ricerca pubbliche, ma spende un fiume di denaro per le missioni militari all'estero. Siamo quindi totalmente fuori target. Troppo spesso poi le imprese private considerano la ricerca solamente un "costo" e quindi non ci investono niente.

Rimaniamo quindi con un sistema produttivo antiquato, la cui obsolescenza è primariamente culturale piuttosto che tecnologica. Inoltre, visto che non siamo in grado di produrre beni ad elevato contenuto di innovazione, bisognerebbe produrre "servizi" (anche se anch'essi necessitano di innovazione) invece che solamente "beni materiali": anche qui siamo messi male. Per servizi si pensa sempre alle banche che il più delle volte rappresentano la punta dell'iceberg dell'economia della rapina, ma non dei servizi. Il concetto di "servizio" è molto ampio e va ovviamente dall'assistenza all'infanzia o agli anziani fino al plus presente in molti beni materiali. Anche su questo versante siamo lontanissmi dall'obiettivo.

Non bisogna dimenticare poi che molti studi hanno dimostrato che l'accumulo di beni non coincide con la soddisfazione generale, anzi più si possiede, peggio si vive. L'economia del "ben-avere" e della crescita non genera ben-essere, ma un'insoddisfazione strisciante cui la pubblicità fa fronte comvincendo la gente a comprare sempre di più beni fondamentalmente inutili. Nel dibattito politico tutto questo è assente: manca totalmente non solo la tutela e valorizzazione dell'ambiente, ma lo stesso concetto di qualità della vita individuale e collettivo. 

E' possibile creare lavoro rimodulando il sistema produttivo verso un'economia moderna (invece che tentare di fare concorrenza alla Zimbabwe) fatta di servizi e beni ad elevato contenuto di "servizio" il che vuol dire: comprendere la nuova domanda per ri-orientare l'offerta. La cultura genera posti di lavoro così come l'intero tessuto di tradizioni (materializzate in prodotti artigianali e dell'agroalimentare): la tutela dell'ambiente e il recupero del paesaggio (devastati dai decenni della crescita) offrono altrettante opportunità.

La ricchezza che può e deve essere generata non è solo economica: possiamo guadagnare meno e vivere molto meglio quando la qualità della vita viene considerata prioritaria rispetto al profitto.

Il grosso problema è che la nomenclatura, quando conosce un minimo della questione, è ancora ancorata ad un'idea di sviluppo economico degli anni '50. I politici hanno infilato i loro famigli in tutti gli ambiti della società: abbiamo una burocrazia spaventosa fatta spesso di "fedeli-incompetenti".

In queste condizioni qualcuno ancora si meraviglia che l'intero Paese stia avvizzendo come una pianta senza acqua?

venerdì 19 aprile 2013

Giù la maschera!

Finalmente è diventato chiarissimo quello che fino a poco tempo fa era decisamente meno chiaro: in Italia la contrapposizione destra-sinistra, maggioranza-opposizione, il confronto fra forze distinte da un punto di vista ideologico e pragmatico è sempre stata una finzione, una burla, una presa in giro colossale alla faccia dei cittadini italiani.

Quella italiana non è una democrazia parlamentare, ma una dittatura pulcinellesca. Questo spiega perchè noi italiani votiamo, ma nulla  mai cambia.

I "politici" di destra e di sinistra (con il relativo indotto) sono sempre stati solidali e sodali nell'impedire il cambiamento ed il progresso di questo jellatissimo Paese, nell'impedire che le loro posizioni parassitarie e di rendita venissero scalfite in qualsiasi modo. 

Tutta la sceneggiata per l'elezione del Presidente della Repubblica sta evidenziando questo. Attualmente votare un partito o un altro che si ritiene in opposizione al primo è una pura illusione: è solo una finzione. E attenzione: non sono stati ingannati solo gli elettori della sinistra, ma anche della destra.

Si può più o meno condividere la linea del M5S. Ma qualsiasi persona di buon senso (dotata di un minimo di intelligenza) non può non riconoscere che senza la presenza dei "grillini" questa triste e squallida messinscena sarebbe proseguita senza battere ciglio. Grazie alla presenza del M5S (che ha funzionato come il classico granellino di sabbia che inceppa il grande ingranaggio) è stato possibile mettere in pieno sole tutta la farsa che da decenni sta ingannando milioni di persone per bene. 

Ne riparleremo alle prossime elezioni....

Leggere questo articolo da MicroMega

giovedì 11 aprile 2013

Terra Bruciata

La condizione generale in cui versa l'Italia in queste settimane, soprattutto sul fronte politico - ma non solo,  è sintomatica del fatto che non esiste più in questo paese una classe dirigente degna di questo nome. Dopo decenni di selezione avversa in cui il peggio-ma-fedele è stato sempre premiato e spinto in avanti, in cui si è fatto di tutto per tenere lontane persone creative e capaci di produrre idee (a cominciare dagli stessi partiti politici), in cui la competenza e la capacità sono state sempre viste con orrore, si è creata una sorta di Terra Bruciata popolata da individui con capacità scarse e competenze ridicole. Molto spesso questa umanità ha finito con il raggiungere livelli e responsabilità che sono ben al di sopra delle loro possibilità e capacità cognitive. Questo è avvenuto a tutti i livelli della gestione della cosa pubblica, ma anche all'interno di altri settori (anche nello stesso settore privato).

Una simile compagine si è dimostrata poi estremamente vulnerabile alla corruzione e al contatto con la criminalità organizzata. E adesso ci troviamo senza le risorse umane per gestire il fondo del barile in cui ci troviamo. Ma veramente qualcuno si aspetta di trovare delle risposte valide dal lavoro dei cosiddetti saggi? E di quale saggezza andiamo parlando? Esiste ancora della saggezza in Italia? Ma siamo ancora capaci di guardarci intorno? Qualcuno vede in giro testimonianze tangibili di una qualsivoglia forma di saggezza? 

Oppure è vero il contrario? Non siamo forse il Paese dove ogni volta che si può fare una cosa male, quella viene puntualmente fatta nel modo peggiore possibile? L'Italia non è forse tappezzata da esempi di stupidità (urbanistica, infrastrutturale e decisionale in genere) che ci rendono un caso unico nel suo genere?

La paralisi generale in cui si trova l'Italia oggi non è dovuta alle difficoltà a trovare accordi ed intese a livello parlamentare, ma è causata dalla mancanza di profili adeguati in tutti gli snodi della società. L'Italia sguazza in un sistema che regolarmente gratifica il peggio e mortifica il meglio. Bisogna smetterla di prendersi in giro: un nuovo governo, una nuova maggioranza parlamentare non cambieranno mai le cose fintanto che non si rimetterà ordine (con il contributo di tutti) negli ingranaggi piccoli e grandi che dovrebbero far funzionare tutta la baracca. 

Suggerisco inoltre la lettura di questo articolo.

giovedì 28 marzo 2013

Il Chiacchierificio

Si possono comprendere abbastanza facilmente le ragioni dei rappresentanti del M5S così come di chi ha deciso di votare questo movimento. Troppi sprechi, troppe ingiustizie, troppa iniquità, troppi furti legalizzati: tutto questo mentre le persone normali devono tirare la cinghia per permettere alla Nomenklatura e agli Appartchik di continuare ad ingrassare alla faccia nostra. 

Questa realtà potremmo definirla "macro" perchè si presenta in modo veramente macroscopicio non solo a livello partitico-parlamentare, ma anche in tutte le ramificazioni della burocrazia e della Pubblica Amministrazione. 

C'è poi una realtà variegata che definirei "micro" che si presenta in modo strisciante, ma altrettanto odioso. Un esempio di questa realtà è costituito dai  "chiacchierifici" tipica espressione del più autentico "Made in Italy". Mentre in giro stanno chiudendo negozi, piccole imprese, attività artigianali, aziende agricole, e mentre un numero sempre maggiore di persone perdono o cercano lavoro (in particolare giovani e donne) ecco che spunta un florilegio di tavole rotonde e convegni dai titoli più bizzarri possibili, ma sempre privi di sostanza. 

Per esempio: "Innovatività e competitività per il rilancio dei comparti ad alta intensità di know how", "Il ruolo dell'imprenditoria giovanile nella specificità territoriale", "Nuovi modelli di impresa per il nuovo millennio", "Fare impresa nei contesti dinamici e ecosostenibili" e via discorrendo. E poi il peggiore di tutti: "Le sfide della globalizzazione". Oddio...

Si tratta di chiacchierifici solitamente organizzati da associazioni di categoria, fondazioni, associazioni vicine ai partiti che vivono di un autoreferenziale blabla senza la benchè minima sostanza. Gli oratori di solito sono piccoli o grandi figuri della realtà locale (ad elevatissimo tasso di provincialismo) che hanno frequentemente scarsissime o nulle competenze in qualsivoglia materia: solo semplicemente delle controfigure dei potenti locali. Il presenzialismo regna sovrano, il coinvolgimento è nullo.

La scaletta solitamente prevede un numero imprecisato di indirizzi di saluto, una serie piuttosto lunga di interventi di introduzione e presentazione e pochissimi interventi "tecnici": il tutto a rigoroso contenuto zero.  Il tutto supportato dalla cosiddetta "sagra del Powerpoint" ovvero delle orribili presentazioni copiaticce e banalissime. Ottimo e abbondante il buffet che costituisce il momento clou dell'evento.

I pochi  partecipanti sono il più delle volte costretti ad essere presenti con uno sforzo enorme per rimanere svegli e fare finta di essere attenti.

Mai una volta, dico una sola volta, che uno di questi seminari o tavole rotonde sia effettivamente servito a qualcosa. Cosa che del resto gli organizzatori non si chiedono mai ("ma che stiamo facendo? Ma a che cavolo serve tutto questo? Chi ce lo fa fare'").

Quello che conta sono le relazioni (interpresonali) che più che essere intessute devono essere esibite. Si tratta di una vetrina per far vedere ai concittadini il proprio livello di "poterino". Quindi se questi "network" di associazioni e confederazioni organizzano una tavola rotonda, che so, che lontanamente richiama al tema della disoccupazione, si può stare certi che si parlerà pochissimo di questo argomento (salvo presentare un elenco sterile di numeri e dati che non servono assolutamente a nulla): il tutto si incentrerà su termini genericissimi quali "dinamiche", "problematiche", "interconnessioni", "volani", "focus", ecc... Il vuoto assoluto. Il bello è che affrontano poi sempre tematiche superate, con argomentazioni vecchissime, con approcci ottocenteschi. Sono degli "esperti" indietro di almeno 50 anni...

Nel frattempo tutta una umanità trombata dalla realtà economica e sociale di un territorio potrà far vedere di aver fatto qualcosa quel giorno e, nel medio-lungo periodo, nella vita. 

Ho avuto personalmente modo di partecipare a questi chiacchierifici (anche con la presenza di qualche accademico che fa sempre la sua porca figura e dà rispettabilità a tutta la kermesse) e la noia, il sonno, la vacuità ed il senso di un'inutilità assoluta della mia presenza all'evento hanno sempre preso il sopravvento su di me. Dopo poco mi sono sempre allontanato con un grande senso di "perdita di tempo". Non ci partecipo più: la vita è troppo breve ed il tempo è una risorsa scarsa.

Mi chiedo se, visti i tempi, non sia ora di finirla con queste passerelle di povere  e meschine nullità. Mi chiedo se non sia possibile spendere tempo, denaro, energie e sforzi in iniziative che possano produrre un risultato concreto, un impatto vero per la collettività. 

Quanti soldi sprecati!

Sarebbe preferibile se magari, invece di blaterare sulle "problematicità delle dinamiche dell'imprenditoria innovativa per la competitività in un'era di globalizzazione" ci si dedicasse ad elaborare delle risposte concrete ai problemi veri come ad esempio permettere alle persone di crearsi o di inventarsi un lavoro, un'impresa, un'attività senza tanti vincoli e legacci, impicci, raccomandazioni e imbrogli... Quantomeno per rispetto nei confronti di chi si trova oggi come oggi in così grandi difficoltà.

Grazie

giovedì 14 marzo 2013

Non lo invidio...

Essere a capo della chiesa cattolica oggi come oggi non è di certo una cosa da ridere. Sommersa dagli scandali, con le chiese vuote, in piena crisi di credibilità e vocazioni, ferma a dogmi incomprensibili ai più, regno di ipocrisie e compromessi, congelata in uno stato di paralisi medievalista su tantissimi temi sociali ed etici, assolutamente antifemminista, completamente svuotata di significati religiosi, la chiesa cattolica appare come una palude di sabbie mobili pronta ad inghiottire chiunque si avvicini. 

La chiesa vaticana è talmente nei guai da aver spinto il papa precedente a fuggire a gambe levate per non venire travolto fisicamente e psicologicamente da tutti questi impicci.

Il nuovo papa si trova a gestire una condizione difficilissima sia sul piano dogmatico e della fede, sia sul piano più prettamente operativo. C'è veramente da preoccuparsi ed il volto del nuovo papa sul terrazzo di San Pietro difronte ai suoi fedeli ieri tradiva questa preoccupazione profonda. Mi sbaglierò, ma non mi sembrava il ritratto della felicità...
 
Le ipotesi comunque sono due. O si adegua alla burocrazia vaticana e lascia tutto così com'è, secondo la classica tradizione italica: riamanere in attesa, aspettare che le cose vadano avanti da sole, non fare assolutamente nulla. Oppure decide di tagliare con il passato e attivare un processo di risanamento verticale e orizzontale sia sul piano spirituale (che è pressoche svanito) che sul piano organizzativo. Penso che non ci sia più il tempo di mezze misure o sfumature di grigio: o si rimane una setta isterica di pazzi fanatici o si cambia decisamente rotta.

Saprà questo papa tagliare i ponti con il passato riuscendo laddove il suo predecessore ha clamorosamente fallito? Riuscirà a dire di no alle lusinghe del potere e del denaro? Saprà il nuova papa e la nuova curia vaticana magari restituire il fiume di denaro che l'Italia - ridotta con le pezze nel sedere - gira a San Pietro con l'8 per mille? Saprà questa nuova chiesa finirla di appoggiare tutti i movimenti reazionari del mondo. a cominciare da quelli presenti in Italia? Questo papa dirà qualcosa di definitivamente chiaro nei confronti di cosa nostra? 

Possiamo allora aspettarci un po' di trasparenza anche in vaticano? Un po' di M5S anche al di là del Tevere?

Io francamente non sono così ottimista. In caso contrario comunque consiglio al nuovo papa di chiudere bene a chiave la porta della sua camera da letto prima di andare a dormire, dare sempre le spalle al muro quando cammina in vaticano, non accettare tazzine di caffè o caramelle dagli sconosciuti, assoldare un assaggiatore di cibi...

martedì 5 marzo 2013

Fiamme sulla Città della Scienza

Il fuoco ha completamente distrutto la Città della Scienza di Napoli. Francamente non so ancora se l'incendio ha o meno una natura dolosa.

Certo è che questo drammatico episodio appare come la metafora della condizione della scienza e della cultura in questo tristissimo Paese. La devastazione rimane il tratto più saliente del rapporto fra gli italiani ed il loro retaggio culturale; l'indifferenza e la sottovalutazione continuano a rappresentare le più tipiche modalità di approccio degli italiani con la scienza ed il sapere. Il tutto ovviamente  viene amplificato all'ennesima potenza da una classe politica che per decenni ha rappresentato un vero e proprio insulto al concetto di "conoscenza" e all'immagine stessa dell' "homo sapiens".

Della Scienza e della Cultura italiana oggi rimangono delle ceneri ancora calde, ma pur sempre delle ceneri, proprio come nel caso della Città della Scienza di Napoli. Vista l'indifferenza generale, sta a coloro i quali hanno a cuore la cultura ravvivare il fuoco che cova sotto questa cenere.


PS

Cito a mero titolo di folclore una frase che mi disse un tizio (piuttosto benestante tra l'altro) a proposito della cultura (una frase che, nella sua cruda schiettezza e sincerità ben dipinge la mentalità dell'italiano medio in proposito):

"Un uomo con un libro in mano è un coglione"