venerdì 24 giugno 2016

Il rigetto del Potere

Ho la sensazione che ci sia una sorta di filo rosso che lega i risultati delle elezioni amministrative in Italia ed il risultato del referendum sulla permanenza nella UE in Gran Bretagna. 

Quello che a me sembra un filo di connsessione è il senso di rifiuto, di rigetto che la gente comune (i senza-potere, le periferie in senso molto ampio) ha nei confronti del potere "istituzionalizzato". In entrambi i casi si percepisce un comprensibile sentimento di delusione, di risentimento, la volontà di rivincita e di rivalsa: in questo modo viene a galla il potere dei senza potere (frase credo da attribuire a V. Havel).

Sia nel caso italiano che in quello britannico la gente rigetta la politica inetta ompletamente sottomessa alla finanza: nemmeno all'economia, ma proprio ai grandi gruppi finanziari e alle banche che si arricchiscono in modo parassitario sottraendo ricchezza alla società e all'economia reale. L'Europa che i britannici hanno rigettato è una parodia dell'Europa che immaginavamo. Sono decenni che si denuncia la totale distanza delle istituzioni europee dalle comunità locali e dalla società europea nel suo complesso. E' stata respinta un'Europa fatta di burocrati ottusi e non di politici: la prevalenza dei tecnici della Commissione Europea (non eletta dai cittadini) su un Parlamento Europeo depotenziato contribuisce a creare un'immagine dell'Europa più simile al Castello di Kafka che all'Europa sognata nel Manifesto di Ventotene.

Il risultato è che nel passato gli Stati facevano la fila per entrare nell'Europa, ora si metteranno in fila per uscirne. 

Bisogna pertanto cominciare a costruire una nuova o rinnovata realtà Europea, una vera casa comune europea per poter uscire da questa aberrazione ed entrare in una realtà dove non siano i finanzieri o i banchieri a decidere le sorti delle comunità.

Lo stesso è accaduto nelle grandi città italiane: la politica (con il suo familismo amorale, i suoi giochini e i suoi intrallazzi) è distante anni luce dalla realtà della gente che si sente "periferia" rispetto al potere. Talmente distante che non è più nemmeno identificata come politica, ma solo come "braccio operativo" delle banche, delle grandi società finanziarie, degli interessi di poche lobby. Insomma di tutte quelle componenti della società che si arricchiscono solo mandando in rovina l'economia ed ampi strati della collettività.

Serve un'inversione di tendenza inequivocabile ed immediata, perchè altrimenti il futuro sarà drammatico. Non si possono creare norme e leggi solo per questioni finanziarie o finte riforme che sono solo fumo neglio occhi scendendo sempre a patti con interessi particolari: bisogna cominciare finalmente a porre delle regole per la convivenza civile affinchè sia appunto la più civile e decente possibile per tutti. La politica deve operare per restituire dignità alle persone e alle comunità nel loro complesso.

I grandi e complessi mutamenti e fenomeni sociali (come l'immigrazione massiva, la disoccupazione o la penetrazione totale della criminalità organizzata in tutti gli ambiti della realtà nazionale) non possono essere affidati a dei ragionieri-contabili, al caso o alla buona volontà della gente. Essi devono essere affrontati, regolati, normati in modo chiaro: devono essere "gestiti" all'interno di una visione molto ampia. Serve urgentemente un New Deal.

La complessità e la trasformazione sociale non è mai stata realmente al centro di nulla, al di là dei proclami, nè in Italia, nè a Bruxelles. A cosa serve un'unione monetaria o rigorose politiche contabili e di bilancio se la società nel frattempo si sfarina, si sfalda, si disintegra? Non si è vista traccia di alcunchè in questi decenni su tutte quelle materie che sono alla base della costruzione di una società decente: e questi sono i risultati. La ribellione delle periferie.


venerdì 10 giugno 2016

Il "posto" ereditato

La società italiana è sempre più bloccata. E questo si riverbera sulle dinamiche del lavoro dove è ormai più che evidente un congelamento dei gruppi sociali e delle relative attività lavorative. 

E' diventato infatti difficilissimo accedere ad una carriera nel settore pubblico: prima magari servivano le raccomandazioni, ma in qualche modo si riusciva ad entrare da qualche parte. Oggi non è più praticamente possibile. Ormai i cosiddetti "posti pubblici" vengono trasmessi in qualche modo di padre/madre in figlio/figlia grazie a oscure logiche "interne". Per dimostrare l'evidenza di questa realtà basterebbe verificare il ricorrere dei cognomi (anche quelli materni) dentro gli enti pubblici: ospedali, università, ministeri, enti regionali e comunali fino alle carriere militari. Ovviamente questa regola non vale per tutti: vale per i dipendenti pubblici "che contano" e che hanno sviluppato delle solide relazioni. Gran parte delle attività svolte dentro gli enti pubblici si fonda proprio su questo: creare una efficiente rete di relazioni e conoscenze per garantire alla prole un avvenire. Se non sei capace o non ci riesci sei fuori tu e tutti i tuoi figli. Non c'è niente da fare.

Del resto, come dipendente pubblico, da alcuni anni ho a che fare sul lavoro con i figli dei dirigenti che ho incontrato anni fa, quando sono stato assunto.

Lo stesso avviene nel settore privato. Chi ha un'attività imprenditoriale cercherà in tutti i modi di lasciarla ai figli: e questo mi sembra più che giusto. Il problema è che il settore privato non è un ambiente facile per i "nuovi entranti". Una valanga di ostacoli ed impicci si frappongono fra chi vorrebbe mettersi in proprio e la reale costruzione di un'attività imprenditoriale. La probabilità del fallimento è elevatissima. Con tutte le piccole, piccolissime imprese che caratterizzano l'economia italiana, è molto difficile essere assunti di questi tempi.

Se sei notaio, tuo figlio/ sarà notaio; se sei oculista tuo figlio/figlia sarà oculista (o cumunque medico); se sei militare, tuo figlio/figlia sarà militare; se sei macellaio, tuo figlio/figlia sarà macellaio/a; ecc...

Insomma è tutto fermo: è tutto bloccato. Non c'è più mobilità sociale, perchè non ci sono opportunità ed ognuno si coltiva il proprio esclusivo orticello.

Negli anni 50, 60, 70 questa mobilità comunque ha contribuito notevolmente allo sviluppo economico nazionale: filgi di operai che diventavano ingegneri, figli di medici che diventavano imprenditori, figli di contadini che diventavano piloti di linea. Oggi non c'è niente di simile.

Io, come genitore di un fliglio diciottenne francamente non so bene cosa fare: sono un dipendente pubblico ma non sono capace di armeggiare e "darmi da fare" per creare un sottobosco di relazioni ed amicizie strategiche ed interessate per preparare un posticino di straforo a mio figlio: non voglio nemmeno farlo. Nel settore privato saremmo fatti a pezzi e rovinati in pochi secondi.

Un tempo mia padre mi diceva che se avessi studiato e mi fossi rimboccato le maniche sarei riuscito a crearmi un futuro: con gli attuali chiari di luna in Italia io come padre non sono in grado di dire la stessa cosa a mio figlio. E questo è molto seccante.

Qualunque opzione nello studio non apre alcuna possibilità futura: inoltre o studi tanto o studi pochino, altri sono i criteri per la selezione del personale. 

Insomma anche la speranza in Italia mi sembra morta. Non c'è futuro perchè non ci sono le premesse per poter costruire qualcosa onestamente. 

L'unica cosa che al momento posso suggerire a mio figlio è di imparare bene l'inglese, viaggiare all'estero il più possibile (osservando quello che succede altrove, imparando il più possibile dalle buone pratiche e imitando come facevano un tempo i giapponesi e i cinesi) e poi alzare i tacchi il prima possibile da qui.



lunedì 16 maggio 2016

10 anni di Gomorra

L'Italia è da sempre un paese fondato sull'ipocrisia come forma di Governo e strumento di sopravvivenza individuale e collettiva. Del resto è e rimane un paese cattolico.

Negli anni del berlusconismo l'ipocrisia generale era continuamente sbattuta in faccia a tutti: era legittimata ad apparire fra noi, era uno status symbol, era avanspettacolo. 

In questi anni invece le cose sono diventate più sofisticate: paradossalmente l'ipocrisia è diventata ancora più ipocrita. mentre prima eravamo dei buffoni e ci vantavamo di esserlo, adesso siamo dei buffoni, ma non si può dire: dobbiamo fare le persone serie, impregnate di decisionismo, "avanti tutta"!

La critica e la denuncia sono diventate "disfattismo" in stile pseudo fascistoide 2.0. L'importante è non parlarne per non vedere come sono realmente le cose.

Questo scivolamento continuo verso una "rappresentazione teatrale", verso la "fiction" della realtà italiana vista attraverso il prisma dell'ipocrisia è la caratteristica principale di questo angosciante periodo storico che siamo costretti a vivere. Prima almeno c'erano le veline, Drive In, i quiz e i premi: adesso nemmeno la TV ti può consolare.

Sembra che veramente non ci sia proprio più nulla da fare: sembra che non ci sia più nulla di salvabile da salvare. Le istituzioni sono diventate "parodia" a causa del bassissimo profilo della politica nazionale e della classe dirigente che essa esprime. I politici appaiono sempre più come dei pessimi attori, dei guitti che hanno oltretutto imparato molto male il copione da recitare.  Ma quanto costa questa scadentissima commedia! 

Questa condizione e la predisposizione culturale verso il servilismo sono i presupposti per la costruzione di questa "Gomorra" ormai diventata un fenomeno strutturale nazionale. Oggi ricorrono 10 anni dalla pubblicazione dell'arcinoto libro di Saviano e la stanchezza generale che si appoggia su una debolezza cronica dell'intelaiatura sociale nazionale sono tutti elementi che dovrebbero farci riflettere.

Corruzione, collusioni continue fra politici e criminali, imprenditori disonesti, amministratori pubblici incapaci e disonesti, la ricerca di "scorciatoie" e relazioni convenienti, babbi e compagni, favoritismi... Difficile convivere in questa palude senza sporcarsi di fango e, nonostante la denuncia decennale di Gomorra, nessuno sembra farci più caso...

Una resa? Penso che è da molto tempo che la società italiana si è arresa. Siamo solo in attesa di una smobilitazione generale, un "tutti a casa" collettivo: solo che non abbiamo più una casa dove andare. Solo ruderi e macerie...

Bisognerà prima o poi ricostruire questa benedetta casa...

lunedì 9 maggio 2016

La "presa per il culo"

Essere presi per il culo in continuazione a lungo andare stanca. In Italia questa è un'attività intesa, continua, defatigante, organizzata in modo industriale che a lungo andare ti spegne, ti erode l'esistenza, ti rende indifferente a tutto, ti aliena... 

Questo fenomeno così peculiare è ormai pervasivo e forse troppo poco studiato dalle scienze sociali. Ormai in Italia siamo ben oltre il semplicistico concetto di inganno come forma di governo, di truffa, ben oltre l'illusione, ben oltre le figure retoriche di qualsivoglia espressione pirandelliana. 

Qui non si tratta di essere fregati come in un mercatino o dal classico venditore di auto usate. Siamo in una condizione per cui la finzione e la menzogna sono diventate la realtà più reale e vera. Altro che "perdita di senso"... Siamo talmente abituati ad essere rpresi per il culo, che nessuno ci fa più caso, nessuno può farci più caso perchè tanto è una presa per il culo.

In Italia è' tutta una presa per il culo. Ma non c'è nulla di ironico o istrionesco. Non è una pulcinellata. E' un orrore, uno stile di vita con cui, scientemente o incoscientemente, dobbiamo fare i conti anche quando dormiamo perchè anche i sogni finiscono con il diventare una gigantesca presa per il culo.

Dal primo momento che ti svegli sei sempre preso per il culo. La TV o la radio ti prendono per il culo. I notiziari sono un monumento alla presa per il culo. I giornali già quando li vedi da lontano capisci che stanno lì solo per prenderti per il culo. 

La pubblicità è una presa per il culo applicata scientificamente nella dimensione commerciale.

La politica è diventata la rappresentazione operativa maxima della presa per il culo in modo totalizzante. Quando li senti parlare, di qualunque schieramento siano, senti in gola quel sentore dolciastro della presa per il culo. Anche a livello locale, nel piccolo delle nsotre cittadine di provincia da due soldi, sai che il gioco della politica si fonda sull'intrallazzo sistematico come uso politico della presa per il culo: degli avversari, dei compagni di partito, della comunità che ti ha votato. Persone così diventano esse stesse delle "prese per il culo"...
 
Sempre più persone rinunciano a votare perchè sanno che è una presa per il culo. Anche il capo del governo ha detto di non andare a votare il referendum, perchè i referendum sono una presa per il culo. Bisognerà ricordarsene in futuro, per i prossimi referendum.

In questo modo anche "l'autorità" diventa una presa per il culo. "Tu chi sei? Il direttore di questo o di quello, il dirigente di sopra o di sotto, il capo di qui o di là? Mannnò: tutti sappiamo come ci sei arrivati fin lì! Tu sei solo una presa per il culo!"

Vai a lavorare e sei preso per il culo dall'intero sistema. Vai a fare la spesa e sei preso per il culo dall'industria alimentare. Tutte quelle cazzatelle tecnologiche - a cominciare dagli smartphones che ti fanno cambiare ogni 6 mesi - sono una colossale presa per il culo.

Tante persone si separano e divorziano anche perchè i rapporti umani vengono considerati una presa per il culo. Quelle sceneggiate in chiesa e poi al ristorante sono solo una costosa presa per il culo.

Non ci troviamo di fronte una "società Liquida" come direbbe Baumann, ma una società fondata sulla presa per il culo. Quindi non esiste più il concetto di lealtà, di responsabilità: non esiste verso sè stessi, figuriamoci verso gli altri.

AHO'!!! CHE CI VOLETE FARE? ABBIAMO SCHERZATO! ERA SOLO UNA PRESA PER IL CULO!

Questa frase dovrebbe anche sostituire la dicitura che appare nei tribunali "La legge è uguale per tutti" (anche se pure questa frase sembra una bella presa per il culo..)

I ragazzi e le ragazze vanno a scuola e sono presi sistematicamente per il culo. Anzi la scuola è una palestra della presa per il culo ed è il luogo dove i piccoli italiani ed italiane si confrontano con la scienza della presa per il culo: gli edifici scolastici stessi sono una presa per il culo. Non sono delle scuole, sono delle parodie di scuole, quindi una presa per il culo. 

Tacciamo poi dell'università che è l'accademia della presa per il culo. Il corpo docente è già di per sè un'umanizzazione della presa per il culo. 

Banche e assicurazioni sono una presa per il culo.
Il precario viene sistematicamente preso per il culo. 
Scrittori, attori, registi, cantanti e ballerine, vip e tronisti della TV: sono spesso persone inadeguate ovvero una presa per il culo. 
La cultura in Italia è da decenni una grandiosa presa per il culo.
Lo sport, con il calcio in testa, è una presa per il culo spaventosa....

Il problema è che di questo sistema siamo non solo le vittime, ma anche i carnefici. Anche noi prendiamo per il culo gli altri. E' inevitabile. Dobbiamo in qualche modo sopravvivere. E dobbiamo ingannare gli altri e bluffare a più non posso per continuare a giocare al tavolo della presa per il culo. 

Esiste poi l'aspetto rassicurante della presa per il culo: quando nulla è serio, nulla è reale, tutto è irrilevante, allora possiamo stare tranquilli. Non succede niente: tutto fila liscio come sempre.

Tutto quindi è una presa per il culo, che alla fine ci rende incapaci di reagire, di indignarci di opporci, di protestare perchè siamo convinti che anche queste siano espressioni della presa per il culo globale. anche la protesta in Italia dà sempre l'impressione di essere una sceneggiata, una presa per il culo.

La presa per il culo è dentro di noi, nel nostro DNA: ha fatto veramente presa. Per questo si chiama così. E all'estero nessuno ci prende sul serio perchè lo sanno che abbiamo questa malattia genetica.


 PS
Quando era un ragazzetto ingenuo, mia padre mi diceva che se studiavo e mi davo da fare avrei trovato un posto dignitoso in questa società. Oggi non sono in grado di dire le stesse cose a mio figlio perchè qui ormai è tutta una presa per il culo. Ed io non me la sento di prendere per il culo anche mio figlio... L'unica cosa che posso dirgli è: "Stai in guardia, resta sempre sveglio e consapevole di quello che fai, giusto per non farti prendere per il culo..."

giovedì 14 aprile 2016

La parole "labirintiche" di Eugenio Scalfari

Ho letto recentemente sull'Espresso un articolo a firma di Eugenio Scalfari circa il suo libro "Il Labirinto". Leggendo le sue considerazioni ho trovato alcune parole che mi hanno lasciato a dir poco perplesso.

Premetto che Eugenio Scalfari è considerato in Italia un grande saggio e non va molto di moda criticare quelle figure che in Italia sono considerate come di spicco nel paesaggio intellettuale nostrano. Questo per dire che di fronte al "grande" (Scalfari) il piccolo (il sottoscritto) deve farsi da parte.

Essendo pertanto un "piccolo", uno che non capisce niente di fronte all'immensità dell'erudizione dei grandi pensatori, probabilmente queste parole che a me hanno creato qualche dubbio, non le ho capite e quindi le ho fraintese. Essendo incapace di cogliere questi significati profondi, del resto in questo articolo si parla di "Labirinti", mi pongo già nella parte del torto.

Eppure, queste parole non mi sconfinferano proprio. Riporto il testo incriminato (secondo me):

"E tuttavia i secoli che con il loro transito hanno contribuito a cambiare profondamente il modo di pensare e di comportarsi delle persone, attraverso un profondo mutamento della società e del costume, sul tema dell’amore e del potere non hanno portato alcun mutamento. La storia di Abelardo e Eloisa si ripete ai tempi nostri con le stesse caratteristiche di secoli fa. Un solo mutamento si è verificato nel costume: nelle nuove generazioni le differenze comportamentali tra la donna e l’uomo sono profondamente diminuite e quasi del tutto scomparse, la donna tende a mettersi sullo stesso piano dell’uomo, all’amore duraturo e alla famiglia che ne deriva preferisce lo spirito d’avventura, con rapporti di breve e brevissima durata che privilegiano ovviamente il piacere sessuale relegando in una sorta di sconfitta sentimentale il rapporto che privilegia invece il volersi bene, che antepone il bene dell’altro al proprio."

Cosa intende dire  E. Scalfari? Io non voglio trarre delle conclusioni, ma a me sembra, così a prima lettura, che la figura femminile da queste parole (labirintiche) esce molto male. Sono parole che a me non piacciono proprio e ci tengo a dirlo chiaramente che non mi piacciono. Mi piacerebbe quindi che qualcuno molto più intelligente di me mi spiegasse cosa significano realmente. Certo c'è di che riflettere...

Il testo integrale si può leggere su questo link

martedì 5 aprile 2016

Italia: il Paese delle Meraviglie

Chissà perchè, tutto quello che sta riguardando il Governo, i ministri e ministresse, gli scandali e le inchieste in corso (e magari qualche conto corrente in qualche paradiso fiscale), non mi meraviglia affatto, 

Mi sorprende semmai che ci sia ancora qualcuno, spero a causa della buona fede, che si scandalizza e si meraviglia di tutto questo. 

Se mi guardo attorno mi rendo facilmente conto di come si fanno le leggi in Italia: certamente anche negli altri Paesi è così, ma magari altrove si cerca di lasciare un qualche margine per il bene comune e gli interessi collettivi. Da noi non è così. Non è mai stato così. In Italia il bene pubblico è sempre un'eventualità, un effetto collaterale che semmai può servire da pretesto, da copertura e che può scaturire dal caso o dalla mera buona volontà di qualcuno. Non è mai il fine, non è mai la causa, non è mai l'ispirazione.

Uno si può anche dimettere (per far fare bella figura ad altri), un altro si può far ascoltare dai giudici, un altro ancora può fare proclami su questo e su quello, ma la sostanza non cambia e non cambierà mai. Dietro la facciata, dietro le quinte, c'è sempre un universo che si agita, c'è un mondo sempre in fibrillazione, in attività febbricitante impegnatissimo ad accaparrare, a trafugare, a saccheggiare, a favorire questo e quello, a nascondere, a occultare.

E la cosa buffa è che mentre costoro dedicano tutte le loro forze ed energie ai loro sotterfugi e a fregare l'argenteria di "nonna" il mondo intorno a loro e, purtroppo anche intorno a noi, sta crollando a pezzi e precipitando verso un baratro che politicamente sono totalmente incapaci di affrontare. Anche tutto questo è un chiaro sintomo di come la nostra società, la nostra classe dirigente e politica siano sostanzialmente asfittiche, calcificate, vecchie e stravecchie.

Non so: mi ricordano tanto quei tizi che, durante la storica eruzione del Vesuvio a Pompei erano sopravvissuti alla prima eruzione ed invece erano morti durante la seconda sorpresi dai vapori mortali e dalla lava mentre erano ritornati nelle loro case per prendersi i gioielli e l'argenteria...

mercoledì 9 marzo 2016

Buon senso

Se ciascuno di noi avesse il coraggio, almeno una volta al giorno, di guardarsi allo specchio e darsi dell'imbecille con tutta la profonda sincerità che un simile gesto richiede, sono convinto che le cose nel mondo andrebbero decisamente meglio. E' nella constatazione della propria imbecillità che risiede il buon senso.

lunedì 7 marzo 2016

Delusione

La delusione è un sentimento che si prova nel constatare una distanza fra la realtà delle cose e quello che vorremmo che fosse. La delusione presuppone pertanto la percezione di un senso distanza e quindi di vuoto e tanto maggiore è questa distanza, maggiore è il senso di delusione. 

Le dimensioni di questa distanza, di questo vuoto, sono dovute alla collocazione dei due estremi, come se fossero posti lungo un segmento: da una parte c'è la realtà delle cose, dall'altra le nostre aspettative, i nostri desideri. Se lo scadimento della realtà delle cose è minimo e le aspettative dell'osservatore non sono eccessive, la delusione sarà minima. Ma se lo scadimento della realtà delle cose è grande,  anche a fronte di aspettative tutto sommato modeste ci sarà un forte sentimento di delusione.

La delusione è legata in qualche modo all'illusione con la quale condivide anche delle assonanze linguistiche. In pratica la delusione è il senso del decadere dell'illusione. L'una pressuppone l'altra: sei rimasto deluso perchè ti eri illuso. "Illusione" evoca in un certo senso una forma di "illuminazione" e la de-lusione rievoca l'immagine dellospegnimento di una luce che ci ha abbagliato e che ci ha fatto vedere delle cose che non c'erano. 

Insomma, prima o poi tutto e tutti ci deludono perchè sguazziamo nelle illusioni. Del resto, quante volte ci è stato detto che il mondo stesso in cui ci troviamo è solo illusione? E mai come in questi anni ridicoli, viviamo immersi nell'illusione. 

In Italia poi siamo specialisti in delusione. Viviamo in una terra che ha vissuto un passato "enorme" e da secoli non siamo più stati in grado di convivere con questo passato enorme. Questo senso di inadeguatezza continuo, trasmesso anche inconsciamente di generazione in generazione, ci fa vivere con un senso di delusione costante. E lo scadimento continuo della realtà che ci circonda aumenta ed amplifica il nostro senso di delusione anche perchè non si vede mai una forma di riscatto su cui fondare un'idea di futuro decente.

Tutto oggi in Italia suscita delusione. Vai a Pompei e provi delusione. Entri in un ospedale e provi delusione. Vai a scuola e impari a provare delusione. Ti iscrivi all'università e provi delusione. Vorrresti un posto di lavoro dignitoso che non c'è dopo decenni di impegno: altra delusione.

Quando i politici in camiciola con le maniche tirate su parlano di recuperare ila fiducia dei cittadini, quando dicono che la sfiducia è il male peggiore degli italiani e delle italiane, non hanno capito che il sentimento più profondo che si nasconde nella società italiana, quasi come se fosse una vera e propria malattia, è fondamentalmente la delusione

Considerato poi che le aspettative medie dei cittadini italiani si sono notevolemtne ridimensionate, la grande delusione che si respira da queste parti è pertanto un chiaro segnale di quanto profondo sia l'abisso in cui ci troviamo.

venerdì 29 gennaio 2016

Not in my name

La farsa della copertura delle statue romane in Campidoglio (ho scirtto qualcosa a riguardo in un apposito post su questo mio altro blog) mi conferma ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno, che questa gente non mi rappresenta.

Questa umanità arrogante ed ignorante non mi può rappresentare nè ora e nè mai a causa dell'enorme divario esistenziale, culturale, morale, umano ( parlo di Humanitas in senso latino) che ci divide e che ci dividerà sempre. 

Li devo sopportare quindi, fondamentalmente perchè una serie di accidenti della Storia, me li pone di fronte da decenni e mi costringe a sopportarli contro la mia volontà. Il fatto che li debba sopportare tuttavia non significa che approvi una sola parola che esprimono o decisione che costoro prendono. 

Vista la cretineria di cui hanno dato prova con questo ultimo ridicolo episodio, ho pensato che sia utile sottolineare certe cose anche per evitare di essere assimilato in qualche modo a questa umanità indecente ed indegna.

PS: invito chiunque sia dotato di un minimo di autostima, ad evidenziare in tutti i modi possibili e leciti la propria distanza da costoro: almeno per non essere confusi con loro e non fornire, con il proprio silenzio, il benchè minimo cenno di complicità

martedì 26 gennaio 2016

Fuggire

Un lettore di questo blog ha postato un commento al mio post precedente (vedere sotto). Questo suo commento mia ha spinto a riflettere su alcuni punti che poi, sinteticamente, si ritrovano nella mia risposta.

Quasi casualmente, mi è capitato di leggere un articolo di Roberto Saviano, pubblicata da L'Espresso, che affronta un tema molto caldo (ed in qualche modo connesso alle mie precedenti riflessioni) ovvero quello della emigrazione di tanti italiani sia da una regione all'altra sia verso l'estero.

L'articolo in questione può essere letto tramite questo link.

Ovviamente condivido in pieno le riflessioni di Saviano. Vi sono però due aspetti che vorrei sottolineare.

Il primo è che questo problema della fuga di tanti e tante giovani (e meno giovani) passa sostanzialmente sotto silenzio da parte della politica italiana. I dati sono sconfortanti e meriterebbero una seria riflessione. Essi sono però una pesante bacchettata sulle dita nei confronti della politica italiana: sono la manifestazione più pesante di una forma severa di dissenso. E la nostra classe politica e dirigente non può ammettere un simile smacco. Di questo dramma (perchè di dramma si tratta) è meglio parlare poco o per niente. E comunque bisogna sempre minimizzare la faccenda. 

Invece bisognerebbe scrivere a caratteri cubitali: C'E' UN FIUME DI GENTE CHE FUGGE DA QUESTO PAESE PER CERCARE DELLE CONDIZIONI DI VITA DIGNITOSE CHE IN ITALIA NON RIESCE A TROVARE! E QUESTO FIUME SI INGROSSA DI ANNO IN ANNO!

Il secondo aspetto che vorrei puntualizzare è che le motivazioni di questa fuga non sono solo economiche o professionali. E' certamente vero che si cerca all'estero un lavoro ed una professione all'altezza delle proprie aspettative. Spesso però molte persone si accontentano anche di lavori più modesti rispetto alla propria formazione. Questo perchè mentre in Italia non c'è possibilità di progredire in nessun modo (nella migliore delle ipotesi in cui si riesca a fare qualcosa ovviamente) a meno di non avere appoggi o entrature di qualche tipo, altrove c'è la speranza che qualcuno ti possa notare ed apprezzare per quello che sei, non per chi conosci. All'estero in qualche modo ce la si può fare, qui è impossibile...

Ma non è questo il punto.

Sono dell'idea che molte persone abbandonino l'Italia non solo per motivi economici e professionali, ma anche perchè in Italia si vive male in un senso molto più ampio; non solo per questioni "materiali" ma anche per quelle "immateriali". C'è anche il disgusto per questa corruzione profonda, per questa inettitudine assurta a forma di governo, questa gestione della cosa pubblica indecente, la criminalità (organizzata e disorganizzata) e la sopraffazione dilagante, questo prevalere sistematico degli interessi di pochi a danno di molti (vedere il caso delle banche: la fanno sempre franca tutti...), l'arretratezza culturale che diventa etica pubblica (ad esempio l'ingerenza continua ed ottusa della Chiesa in tante questioni spiccatamente "laiche"), la burocrazia che soffoca ogni cosa, tutto è complicato, difficile, farraginoso, e via discorrendo.  

Molte persone cercano condizioni di vita decenti nel senso più profondo del termine. L'Italia è ferma al Concilio di Trento: magari si può anche accettare un lavoro umile all'estero anche se si posseggono tre lauree, ma almeno si può vivere al passo con i tempi del resto del mondo civile...