lunedì 23 novembre 2015

L'Età del Disordine

Questi sono giorni in cui l'Europa è stata profondamente scossa dal torpore in cui si trova da parecchi anni. E' stato un risveglio amaro, dal sapore sgradevole e dalle implicazioni incerte e imprevedibili. Pensavamo tutti di stare in una specie di oasi della felicità, dove tutto scorre in modo prevedibile e stancamente noioso. Invece la realtà che si agita oltre i confini di questo invecchiato continente, improvvisamente fa la sua comparsa per le strade delle nostre città. 

Come sempre, distruggere è la cosa più semplice: costruire è sempre una faccenda complicata e difficilissima.

Non credo che ci troviamo di fronte ad uno scontro di culture o di religioni. Certamente è uno scontro fra gruppi che usano le culture e le religioni in contrapposizione come "armi" e come combustibili per il conflitto (oltretutto spesso si tratta di culture e di religioni che ben si prestano alla scopo... ).


Bisogna cominciare a rendersi conto che il mondo che si agita là fuori è scosso profondamente dal disordine, dall'ingiustiziza, dalla disumanità, dalla violenza, dalla crudeltà, dalla corruzione e dalla devastazione umana, economica e sociale. Tutte cose su cui abbiamo girato lo sguardo e che abbiamo fatto finta di non conoscere. Abbiamo, in questi decenni, cercato di creare una distanza abissale (fisica e psicologica) fra noi ed il resto del mondo.

Anche in questo l'Europa si dimostra "vecchia", incapace di reagire, incapace di interpretare la realtà se non per mezzo dei grandi gruppi di pressione e sfruttamento economico e finanziario. Per il resto non c'è una visione politica, una strategia politica.

Insomma, il disordine è in mezzo a noi, l'incertezza è in mezzo a noi, e come al solito ci dimostriamo tutti impreparati e deboli a fare fronte ad una situazione fluida e pericolosa come il magma bollente.

Non credo che il manierismo ed i luoghi comuni che imperversano sui giornali ed in TV ci aiutino almeno a comprendere quello che sta accadendo. Avremmo bisogno in primo luogo di persone esperte, con competenze specifiche, che siano in grado di aiutare l'opinione pubblica in primo luogo a "capire" ed essere informata correttamente ed in secondo luogo a costruire i presupposti per essere attrezzati ad interpretare la realtà che ci sta venendo addosso. Invece continuano ad occupare la scena mediatica solo i giornalisti: parlano solo loro insieme con i politici mettendo insieme una sequela di banalità inutili. Sempre e solo dei giornalisti...

La politica poi dimostra ulteriormente (come se ce ne fosse bisogno) di esser totalmente impreparata e non all'altezza della situazione. Sarebbe come immaginare di mandare un politico italiano di oggi a trattare con Hitler, con Pol Pot o con Stalin: una cosa ridicola solo da pensare.

Tempi difficili e spietati richiedono politici preparati, di alta levatura, capaci di visioni di lungo respiro. Tutto questo oggi noi non l'abbiamo: abbiamo gente abile nei giochini della piccola politica italiana (tra corruzione, scandali, tangenti, amicizie e raccomandazioni). Tutta un'umanità politica troppo debole che potrebbe essere spazzata via dalla storia in un attimo. 

Mi chiedo allora, di fronte a questo scenario magmatico,  che cosa vogliamo realmente. Vogliamo forse che ci si lasci in pace per continuare con le nostre routines come se niente fosse: pizza e birra il sabato sera, spesa nei centri commerciali, lo smartphone nuovo ogni sei mesi, lo zoccolone slavo sul sedile del SUV... E questo che vogliamo? Che non ci rompano le palle? 

Oppure vogliamo realmente difendere i diritti civili ed individuali che sono stati conquistati nei secoli (liberandoci anche dell'oscurantismo delle chiese cristiane) prima che qualcuno cerchi di riportare l'orologio della storia indietro di secoli? 

Se così fosse, bisognerà allora rivedere l'approccio che ciascuno di noi in primo luogo ha verso la politica. Dovremmo avere il coraggio di liberarci di quell'umanità parassitoide che inquina la cosa pubblica e l'arena politica, ridare un significato al concetto di democrazia partecipativa e allo stesso gesto del voto, al concetto di responsabilità civile verso la società da parte di tutti, ricostruire un senso di comunità che la politica e lo sciacallaggio economico hanno distrutto, riconquistare un controllo sociale e civile sulla finanza e sull'economia, riscoprire il senso etico dell'impegno politico. In breve dobbiamo ricostruire una società "consapevole" e "sveglia" invece di questo ammasso di individui sparsi incosapevoli ed addormentati. 

Da questo punto di vista, questi fatti drammatici che ci stanno scuotendo, potrebbero essere l'occasione per recuperare il "senso" della politica e della vita civile e comunitaria. 

Alcuni osservatori sostengono che stiamo dentro ad una guerra anomala, ma sempre di guerra si tratta. Se non approfittiamo ora per riprenderci questo senso, ricostruendo la nostra scala individuale e sociale delle priorità e dei valori, saremo sempre estremamente deboli e fiacchi e allora i nostri nemici probabilmente hanno già vinto.

martedì 27 ottobre 2015

Divorati dal Cibo

Anche io ieri sera, come un bel po' di altre persone, sono rimasto a vedere su Sky il documentario "Forks over Knives". Non voglio entrare nel merito delle polemiche su diete, nutrizione, salutismo e altre amenità talora new age che circondano questo argomento.

Certo è che il documentario è stato interessante ed istruttivo. Rimando anche a questo link relativo a "Forks over Knives" per eventuali ulteriori approfondimenti.

Sicuramente negli USA il problema è molto sentito perchè si tratta di una società che non ha una tradizione alimentare consolidata. In Italia ovviamente abbiamo il retaggio della dieta e della cucina mediterranea grazie alla grande quantità, qualità e varietà di ingredienti che possiamo trovare. Quello che noto è che nella perdita di "valori" di riferimento (che parola grossa...) che si riscontra in tutti gli aspetti e livelli della nostra società deve essere annoverata anche la perdita di riferimenti in campo alimentare. Abbiamo insomma adottato il peggio del peggio dagli americani ovvero l'industrializzazione non solo della produzione e commercializzazione del cibo, ma il suo consumo e del suo valore anche come fenomeno sociale complessivo.

Insomma siamo scivolati dalla dimensione della qualità a quella della quantità. In realtà non diamo molto valore al cibo che mangiamo. La maggior parte delle cose che mangiamo sono di qualità scadente (associato anche ad una vita inutilmente sedentaria) anche perchè ci preoccupiamo di spendere un sacco di soldi per comprare magari l'ultimo modello di smartphone e ce ne infischiamo della qualità della pasta che compriamo tutti i giorni. Insomma più che delle indicazioni dei nutrizionisti, sarebbe sufficiente munirsi di un briciolo di buon senso. 

Perchè comprare prodotti fuori stagione? Perchè comprare alimenti i cui ingredienti sono per la maggior parte incomprensibili e sconosciuti ricompresi in un elenco lunghissimo? Perchè dobbiamo farci sempre guidare dalla pubblicità, dai grandi supermercati nelle nostre scelte alimentari? Perchè dobbbiamo riempire il nostro frigorifero di un'enorme quantità di prodotti (il più delle volte surgelati, precotti, pre-qualcos'altro) che alla fine dobbiamo buttare?

Perchè dobbiamo mangiare (li rifiliamo anche ai nostri figli) merendine, energy-drink e beveroni vari invece di mangiare meno e meglio? 

Insomma stiamo diventando ossessionati dal cibo. Ripeto: forse con un può di buon senso, la ricostruzione dei contatti con la campagna (anche per far capire ai bambini che il cibo non cresce in vaschette nei supermercati), la riscoperta del "gusto" ed un po' più di calma si potrebbero risolvere un sacco di problemi. E poi se una volta ogni tanto uno si volesse mangiare una bella bistecca o una fetta di pecorino accompagnata da pane, olio, verdure di stagione ed un bicchiere di vino, che male ci può essere?


venerdì 9 ottobre 2015

Aria di Roma

Ci deve essere qualcosa di veramente strano a Roma. Chiunque si avvicina alla politica romana (comune, regione, parlamento,ecc...) in un modo o nell'altro si "inquina". Persone al di sopra di ogni sospetto, fino a prova contraria "persone per bene", vengono travolte da bassezze e cedimenti morali e personali di ogni tipo. 

Sarà forse colpa dello smog... Sicuramente esiste una forma di inquinamento atmosferico, anche in senso molto lato... Non ci sono altre spiegazioni...

Veramente viene da pensare che ci sia qualcosa che non va. Come è possibile che chi si avvicina alla politica che ruota intorno a questa città, alla fine perda le staffe in questo modo? Possibile che ci sia qualcosa nell'aria di Roma che spinge una persona a frequentare dei trans (facendosi scarrozzare con l'auto di servizio) o a presenziare una sagra paesana usando l'elicottero o mangiare a sbafo con i soldi pubblici? Possibile che non appena uno accede alla politica romana si fa prendere dai propri istinti e si faccia prendere la mano senza ritegno?

L'unica cosa che viene da pensare è che l'ambiente politico romano non sia dei più salubri. Quello che consiglio a chi volessere sventuratamente fare il sindaco a Roma o il presidente della Regione Lazio di essere estremamente prudente, stare alla larga dagli sconosciuti, scegliersi molto bene gli amici ed i consiglieri e non accettare caffè e caramelle da chicchessia...

martedì 6 ottobre 2015

Sinodo sulla Famiglia?!?

Talvolta è necessario dotarsi di una bella dose di astrazione per ragionare a mente lucida su alcune questioni anche importanti. Più che altro per non farsi coinvolgere dall'assurdità delle situaizoni contingenti.

Se in tal modo uno si dota di tale mente lucida non potrà non notare un certo paradosso nel ragionare sull'attuale sinodo dei vescovi cattolici alle prese con il tema molto delicato della famiglia.

Una persona mentalmente lucida dovrebbe infatti domandarsi come sia possibile che un'assemblea di attempati signori, vestiti in modo tutto sommato ridicolo - nessuno dei quali sposato e (forse) con figli - possa discutere su aspetti etici di un qualcosa, come il concetto di "famiglia", di cui non hanno ragionevolmente un'idea "pratica", in senso di "esperienza personale". Oltretutto in questo consesso di vecchi single non c'è nemmeno una donna che potrebbe dire la sua...

E' da un po' di tempo a questa parte che mi chiedo con una certa insistenza da dove provenga oggi e su cosa si possa fondare oggi l'autorità di questa gente nello stabilire cosa sia giusto e sia sbagliato per gli altri: non si limitano infatti a stabilire norme e regole per la vita "interna" della propria organizzazione (leggi la chiesa) e le comunità che ruotano intorno a tale organizzazione, ma esprimono pesanti e vincolanti giudizi nei confronti di tutti. Anche e sopratututto coloro che non vogliono avere a che fare con codesta organizzazione. 

Senza parlare poi del fatto che questa stessa organizzazione possa disporre di una quantità di mezzi e risorse non indifferenti che, sorpattutto all'inizio della storia della chiesa, sono state incamerate con la forza e con l'inganno.

Ovviamente ognuno è libero di esprimere le proprie idee: ma questo non vuol dire che alcune idee siano "migliori" di altre perchè ispirate dallo spirito santo o da qualunque altra divinità comunque la si voglia chiamare. Se volgiamo continuare a ragionare con mente lucida allora deve essere ben chiaro che nessuno è il detentore della verità assoluta, nessuno ha il potere di leggere nella mente di Dio a meno che non sia un invasato fanatico da cui è meglio prendere le distanze. E allora perchè permettiamo a certi esponenti religiosi - in qualsiasi latitudine essi operino sotto qualsiasi vessillo divino - di stabilire il corso delle nostre esistenze? Abbiamo forse paura di finire all'inferno? Abbiamo paura della vendetta divina? Abbiamo paura che ci lancino dietro una maledizione? Abbiamo paura che ci possano fare spiritualmente del male? Allora il grande potere delle religioni monoteiste alla fin fine si fonda solo sulla paura e sui sensi di colpa? Tutto qui?

Resta comunque moralmente discutibile e pericoloso il fatto che esistano pesanti legami fra la politica e le organizzazioni religiose, di qualsivoglia setta si stia parlando. E l'assurdità e la follia delle conseguenze di questi legami può assumere tante sfumature più o meno esplicite. 

Usiamo allora un briciolo di lucidità metale per capire quanto possa essere ridicolo che gruppi di persone (di solito formati da uomini fanatici) che fondamentalmente non hanno alcuna autorità degna di questo nome (se non quella che deriva appunto dalla paura, dall'ignoranza e dai sensi di colpa), possano dire, in nome di presunti principi religiosi, cosa si debba fare e cosa no, cosa e quando mangiare certi cibi, come vestirsi, come amare un'altra persona, cosa leggere e cosa no, quali luoghi frequentare, chi odiare perchè considerato "infedele", come morire, quanti e quali figli fare, come vestirsi, quando andare a lavorare, chi deve andare a scuola e chi no, chi capisce il volere di Dio e chi no...

Ma stiamo scherzando?!?!?



martedì 15 settembre 2015

Una questione di "Educazione"

E' da un po' di tempo che noto che il termine "educazione" viene frequentemente usato, soprattutto nel mondo dei media italiani e della politica, come traduzione letterale della parola inglese "Education". 

"Education" in inglese può essere tradotto in italiano con la parola "formazione", fondamentalmente scolastica, per distinguerla da "training" che è ha un significato di "formazione" più legato alla formazione professionale o all'allenamento sportivo.

Sull'onda di un'ignoranza sia dell'italiano che dell'inglese ecco quindi che leggo o sento parlare nei TG o nei talk show di "riforma della scuola che incide profondamente sull'educazione dei ragazzi e delle ragazze". Oppure le riforme del governo in materia di "educazione".

E' pur vero che la parola educare in latino significa "nutrire", "dare alimento" anche in senso figurato cioè che la conoscenza permette di nutrire lo spirito. Ma in italiano la parola "educare" ed "educazione" hanno assunto un significato diverso dal latino. Una persona ben educata, in italiano, è una persona che, diciamo così, ha un comportamento civile, ha dei modi decenti di relazionarsi con gli altri. Non si intende di certo che sia una persona ben formata culturalmente e scolasticamente.

Attenzione: non voglio fare il purista. Ma non capisco perchè la lingua debba scadere così stupidamente.

Ma non c'è nulla da fare. Il mondo del giornalismo e della politica, solitamente di qualità modestissima, ha subito fatto, quasi per una forma di pigrizia mentale, la traduzione letterale: education=educazione. Del resto siamo nell'era di Google Traduttore e non si può pretendere di andare troppo per il sottile.

Penso con terrore quando si arriverà a tradurre la parole inglese "pollution" (inquinamento)... Allora sì che saranno guai...

giovedì 3 settembre 2015

The Future in Unknown

Che il futuro sia sconosciuto è una discreta ovvietà. Non c'è che dire. 

Oggi però l'impossibilità di immaginare il futuro e di gettare delle basi per una sua costruzione è diventata una caratteristica fondante della nostra cultura. Da questa impossibilità ed incapacità deriva un livello di incertezza molto elevato. Oggi è veramente impossibile fare previsioni anche di breve periodo su qualunque dimensione: società, economia, politica, ambiente, tutto sembra destinato ad essere legato al momento presente e completamente svincolato da una fase temporale successiva.

E' come se uno piantasse un albero e poco dopo lo segasse per farci la legna da ardere e poi si chiedesse come mai non riesce ad avere un bosco...

Ho già scritto che lo scadimento etico e culturale delle generazioni che si sono succedute, in Italia ma anche in Europa, dopo la fine della II Guerra Mondiale ha fatto sì che oggi non vi siano le capacità e le intelligenze necessarie ad affrontare i problemi che oggi abbiamo di fronte. Del resto, questioni mai affrontate, sempre rimandate e sempre scaricate sui decisori del futuro, hanno trasformato tutti questi problemi lasciati irrisolti in enormità problematiche oggi difficilmente districabili ed affrontabili. Un caso classico è quello dell'immigrazione senza controllo che sta travolgendo il mondo così come oggi lo conosciamo.

Il problema è proprio questo. Il XXI secolo di fatto non è mai iniziato. In questi mesi sta dando i primi segni di esistenza in vita. Pensare che le cose possano rimanere così come sono, con conflitti irrazionali alle porte dell'Europa, con migliaia di profughi che non sanno più dove andare, con risorse sempre più limitate e mal gestite, con un tasso di diseguaglianza elevatissimo, con una finanza completamente sorda e cieca di fronte a quello che sta accadendo, con dei politici così inconsistenti da essere ormai pressochè invisibili di fronte al caos che avanza, è una pia illusione.

Poichè tutti questi problemi continuano a rimanere irrisolti, sarà necessario iniziare a prepararsi: le cose non si aggiustano da sole. Prepararsi quindi mentalmente ad affrontare una serie di cambiamenti molto profondi, di rottura, il cui esito sarà decisamente imprevedibile. 



martedì 21 luglio 2015

Degrado

Questa foto, che ho scattato neanche tanto tempo fa, la considero la migliore immagine per illustrare l'immagine di benvenuto per chi, straniero o italiano, arriva in Italia.

In Italia il degrado è uno stile di vita, una modalità di governo, una filosofia. Il degrado consente di sfiancare la società, umiliarla senza l'uso della forza, convincerla che l'indecenza in cui vive alla fin fine è una cosa del tutto normale. Il degrado pervasivo consente di realizzare una dittatura morbida che si sostiene sullo sfinimento sociale, sulla rassegnazione, sulla stanchezza.
 
Il degrado è un fenomeno verticale ed orizzontale. E' orizzontale perchè progressivamente intacca e contagia tutto in modo lineare. E questo sia in senso spaziale (nessuna regione del paese può esserne immune a meno di non erigere "Muraglie Cinesi" anche fra regione e regione, fra provincia e provincia, fra comuni, fra paesini), sia in senso sociale: nessuna sfera della convivenza civile può essere immune dal degrado (politica, economia, la Chiesa Cattolica, sport, ecc...) Questo avviene perchè il degrado è appunto anche verticale: esso penetra dentro la coscienza, nello spirito, nel cervello di tutti.

Questo significa che quando vediamo un territorio degradato, un paesaggio sventrato, una città o un quartiere abbandonato a sè stesso, a questo inevitabilmente corrisponde (in un perverso rapporto di causa-effetto) una società altrettanto degradata, sventrata, abbandonata a sè stessa.

E' sempre bene sottolineare che tutto questo non avviene a causa di una sciagura che ci casca in testa dal cielo: non è una punizione divina. Siamo noi stessi artefici, vittime e carnefici di tutto questo. Il degrado ci viene imposto perchè noi, primariamente, permettiamo non solo che ci venga imposto, ma lo assumiamo come un dato di fatto, come l'inevitabile, come "normale". Eppure non c'è nulla di normale in questo. L'assuefazione che caratterizza la società italiana nel suo complesso è figlia dell'apatia: deriva dal fatto che ci è stato insegnato (forse da secoli) che contro tutto questo non si può fare nulla. 

In effetti l'unico espediente che ha consentito ai nostri antenati di sopportare l'immane catastrofe e la violenza inimmaginabile della caduta dell'Impero Romano d'Occidente (e l'imposizione con la forza di una filosofia e religione completamente contrarie alle nostre tradizioni) è stata la capacità di non vedere più niente, di non sentire più niente, diventare insensibili a tutto: vivere come "morti". Questo atteggiamento, che ha permesso ai nostri antenati di sopravvivere, si è talmente impresso nel nostro DNA, che ci consente ancor oggi di tollerare tutto, sopportare tutto. Ci chiudiamo nelle nostre case e non vogliamo sapere nulla di quello che accade fuori. 

Ed in Italia questo comportamento inerte ed apatico lo si apprende dalla nascita e lo si raffina nella scuola. Se ci si sveglia da questo torpore, inevitabilmente si fa la figura del Don Chisciotte del momento: le persone oneste, leali, corrette, sono sempre poche ed isolate come lo scemo del villaggio.

Tanto per finire in bellezza suggerisco la lettura di questo interessante scritto di Roberto Saviano. Questo è il link dell'Espresso.

lunedì 6 luglio 2015

Vittime della Complessità

Più passa il tempo, più mi rendo conto che i problemi che abbiamo di fronte sono connotati da un tasso di complessità ben superiore alle capacità dei decisori politici di identificarli, affrontarli e, sperabilmente, risolverli. E questo accade in tutte le dimensioni problematiche: immigrazione, terrorismo, crisi economiche, integrazione europea, lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione, la deriva della scuola e della sanità, la violenza contro le donne, ecc...

Attenzione: la mia non è saccenza di quello che pensa di avere la risposta a tutto, mentre gli altri non capiscono nulla. La mia è una semplice constatazione. Vedo questa incapacità sia nella gestione delle piccole cose che nella gestione delle grandi questioni politiche, economiche e sociali a livello nazionale ed internazionale. Non siamo più capaci di fare niente, non siamo più in grado di decidere correttamente.

La complessità ci sta travolgendo su tutti i fronti, anche nelle schiocchezze della quotidianità. Sembra di essere finiti in un meccanismo vorticoso e perverso per cui i problemi, le cose, le tecnologie, i rapporti personali, insomma tutto sembra complicarsi sempre di più con il passare del tempo. Ed un problema appare complicato non per sua natura intrinseca, ma per la semplice incapacità o impossibilità (o talora non-volontà) in chi lo deve affrontare di riconoscerlo e di risolverlo. Non sappiamo come fare perchè non abbiamo i mezzi materiali e cognitivi per affrontare la realtà. In Italia poi non siamo nemmeno capaci di prepararci prima, non abbiamo la capacità di prevedere in anticipo l'insorgere dei problemi: siamo "puntalmente impreparati"...

Se vogliamo immaginare un futuro migliore sarà necessario munirsi di questi mezzi: la cultura, il sapere, la conoscenza alla fine non serviranno tanto per portare un uomo o una donna su Plutone (a fare cosa poi?) ma per tornare ad avere quei saperi necessari a vivere nella quotidianità. E da questi saperi che scaturisce poi un minimo di buon senso. 

La carenza di questo sapere è forse la causa della terribile sequenze di errori che puntalmente vengono compiuti nella gestione delle situazioni problematiche: dalla catastrofe della costruzione europea, al dramma dell'immigrazione, dal baratro della Grecia, alla deriva delle relazioni umane e sociali...

giovedì 28 maggio 2015

Impresentabili

Il fatto che ci siano persone indegne e impresentabili all'interno delle liste elettorali è già di per sè un sintomo inquietante. Al di là delle competizioni elettorali, tutti sappiamo che la politica non è un affare per persone oneste. Chiunque si sia accostato ai partiti, alla politica italiana e a tutto quello che gravita intorno alla gestione del potere (in tutte le sue declinazioni) sa benissimo quale razza di fauna popoli questo mondo.

Non ci si può scandalizzare più di tanto quindi se, in questo caso come in altri, si verifica la cronica incapacità della politica e dei partiti di selezionare una classe dirigente decente, di respingere persone indegne, impresentabili, sciacalli, corrotti o criminali senza scrupoli, di avvicinare alla politica uomini e donne che si dedicano alla cura degli interessi collettivi invece che dei propri o di ben individuati beneficiari a danno di tutti.

Questo limite spaventoso della politica e dei partiti appare pertanto come una patologia piuttosto grave della nostra società. Ma la cosa più grave, secondo me, è il fatto che un candidato indegno o condannato selezionato da un partito possa avere delle ottime probabilità di essere eletto e quindi votato dai cittadini.

Insomma posso anche al limite capire che un partito politico, volendo perseguire solo e soltanto i suoi loschi interessi in qualunque modo e con qualsiasi mezzo pur di piazzare gente fidata nei posti chiave, voglia candidare una persona che non dovrebbe essere candidata: il problema è che le persone lo voteranno ed egli sarà eletto democraticamente. In democrazia siamo anche liberi di votare anche delle persone indegne e non idonee a rivestire una carica pubblica. Eccellente!

Spesso sentiamo di personaggi dal curriculum vitae non proprio cristallino che si presentano alle elezioni con il loro "pacchetto" di qualche migliaio di voti. Da chi è composto questo "pacchetto"? Chi sono questi uomini e donne pronti a costituirsi in "pacchetto" e a determinare anche il corso etico della politica locale, regionale o nazionale?

Viene quindi da pensare che non solo bisognerebbe impedire alle persone indegne di candidarsi, agli impresentabili di presentarsi, ma anche alle persone indegne di votare. Il diritto di voto non può diventare paradossalmente uno strumento per contribuire alla degenerazione della politica e di conseguenza della società nel suo complesso. Noi tutti paghiamo il conto elevatissimo di questo meccanismo scellerato: corruzione a tutti i livelli, collusioni con la malavita, incapacità ed inefficienza della macchina politica ed amministrativa, degrado etico, spreco infinito di risorse economiche.

Dietro candidati impresentabili, ci sono quindi elettori altrettanto impresentabili. Gli impresentabili sono fra noi. Non basta quindi selezionare i candidati: bisogna cominciare a pensare anche a selezionare i votanti. Prima che sia troppo tardi.

venerdì 8 maggio 2015

L'età dell'irrilevanza

Viviamo in un'epoca strana. Siamo bombardati da informazioni di ogni genere, abbiamo la possibilità di comunicare con mezzo mondo, abbiamo a disposizione tecnologie sempre più sofisticate, puoi acquistare on line qualsiasi cosa ed averla a casa in brevissimo tempo: oggi tutto è decisamente più facile, tutto sembra a portata di mano.

Eppure mai come in questi tempi più recenti, tutto mi sembra così fortemente connotato dall'irrilevanza. Tutto mi sembra diventato irrilevante. Gran parte delle cose che facciamo sono del tutto irrilevanti, spesso inutili. Gran parte degli oggetti di cui ci circondiamo sono irrilevanti: non servono a niente e non portano da nessuna parte. Questa percezione forse è il risultato di quella sensazione profonda di essere completamente "disarmati" (in un senso molto ampio) ed impotenti di fronte a tutto quello che ci circonda.

Sarà forse colpa mia. Forse sono diventato un po' troppo insofferente. Non sono d'accordo con gran parte delle decisioni che vengono prese in mio nome. Sarà forse a causa di una grave crisi di rappresentanza, ma ho la netta sensazione di stare subendo un po' troppo in questi ultimi anni, senza che io possa non solo influire sul corso degli eventi, ma che possa in qualche modo dire la mia.

Anche scrivere su questo blog è un'azione del tutto irrilevante. Non ha peso, non ha rilievo di nessun genere. anche se venissi letto da un milione di persone, questo mio atto rimarrebbe tale: irrilevante. Non cambia nulla, perchè chi decide è altrove: sono esseri non ben identificabili che decidono la sorte di tutti: e non possiamo fare nulla nonostante i nostri tanto declamati "sistemi democratici".

Posso francamente capire tutto, ma mi sta stretto ad esempio che io debba votare con un sistema elettorale che fondamentalmente non condivido e non voglio. Mi sta altrettanto stretto che delle persone indegne decidano nelle sedi istituzionali su questioni che mi riguardano con leggi, leggine, regole e norme di ogni genere che il più delle volte sono concepite contro le persone e molto raramente a loro vantaggio. 

Mi diventa sempre più intollerabile assistere al saccheggio di enormi risorse economiche per oliare gli ingranaggi della macchina del consenso (per usare un'immagine molto politically correct) quando la sanità, la scuola e la ricerca in Italia sono abbandonate al loro destino: oltretutto con la beffa di essere sostenute con una manovra che si chiama "la buona scuola"...

Idem per i previlegi e le interferenze del Vaticano (con le sue scuole private), le assurdità della burocrazia italiana, i previlegi e gli stipendi di fantomatici manager mentre i loro dipendenti perdono il lavoro, gli abusi e le follie di un'Europa di burocrati che vivono in una galassia miliardi di anni luce distante da me. Non riesco più a tollerare lo stato di degrado etico ed ecologico che mi circonda. L'elenco insomma sarebbe troppo lungo.

Di fronte a queste cose, che non condivido e che tollero sempre più a fatica, io mi arrabbio, mi indigno: vorrei che il futuro potesse essere molto diverso da questo presente indecente. Ma tutto questo atteggiamento è irrilevante. La mia stessa esistenza (anche sotto un profilo politico) come la mia indignazione è del tutto irrilevante. Non riesco in nessun modo ad influire anche minimamente su questi processi, su queste decisioni, su queste situazioni che mi passano sopra la testa e su io non posso fare nulla. Ed oltrettutto non mi riferisco alle "grandi problematiche del mondo moderno": anche su piccole questioni, su aspetti che riguardano la mia insignificante quotidianità, io non ho alcuna voce in capitolo.

Attenzione, non si tratta di "resa", ma mi rendo conto che uno dei risultati più gravi della progressiva "individualizzazione" della società ed il suo lento scivolamento verso l'indifferenza come forma di sopravvivenza fisica e mentale, è stato l'irrilevanza del nostro essere e del nostro agire come cittadini e cittadine coscienti, responsabili e consapevoli. Su alcune questioni desidererei essere quantomeno interpellato.

Sembra di vivere ai tempi della Shoà in Germania quando i cittadini, se non erano direttamente coinvolti nelle persecuzioni, erano comunque passivi ed inerti di fronte alle violenze cui più o meno esplicitamente dovevano asssistere. Chi si voleva opporre era costretto a confrontarsi non solo con la repressione manifesta della Stato, ma anche con l'indifferenza dei cittadini inerti. In tal modo l'indignazione o l'opposizione di pochi diventava irrilevante. Ma questa condizione non è piovuta dal cielo. E' stata il frutto di precise scelte politiche, tali da rendere inerti i cittadini ed irrilevante l'opposizione.

Oggi viviamo nella medesima condizione. Privi di partecipazione, privi di una forma qualsiasi di espressione politica reale e realistica, siamo sostanzialmente "de-potenziati" e quindi irrilevanti. La cosiddetta "minoranza" è diventata irrilevante e quindi inutile

Tuttavia, come nel caso della Shoà, finiamo con l'essere comunque complici di questo sistema.

"Vorrei fare, ma il mio fare è del tutto irrilevante"