martedì 31 marzo 2009

La rivolta contro le finte aranciate

Sta provocando un'ondata di proteste l'emendamento alla legge Comunitaria approvata al Senato che taglia l'obbligo del contenuto minimo del 12% di succo di agrumi previsto fino ad ora per questo tipo di bevande.

Da parte delle organizzazioni dei produttori, delle associazioni dei consumatori e di qualche politico "illuminato" è partita una campagna di sensibilizzazione e di pressione affinchè non si arrivi, con la ratifica della Camera, alla abrogazione definitiva dell'articolo 1 della legge n.286 del 1961 secondo il quale le bevande analcoliche vendute con denominazioni di fantasia, comunque derivanti da essenze di agrumi non possono essere colorate se non contengono anche succo di agrumi in misura non inferiore al 12 per cento.

Molteplici sono i livelli che il danno derivante da questa assurdità può investire.

Innanzitutto è una contraddizione in termini il fatto che l'Italia, uno dei principali Paesi produttori di arance, approvi una norma che di fatto consente la realizzazione di bevande al gusto di arancia senza arance. La Coldiretti ha stimato che "l'eliminazione totale della soglia del 12% farebbe sparire dalle tavole circa 120 milioni di chili di arance all'anno prodotti in 6.000 ettari di agrumeti, con danni evidenti per consumatori e produttori". Soprattutto nel meridione.

Per non parlare poi del fatto che si produrrebbero delle "finte" bevande naturali ai danni dei consumatori e si abbasserebbe inevitabilmente la qualità di questi prodotti.

Insomma bisogna seguire questa questione con particolare attenzione anche in considerazione del silenzio assoluto dei grandi media su questa vicenda. In pratica nessuno ne sa niente...

Un tempo si diceva: "siamo alla frutta..." A quanto pare, magari fosse veramente così.


Articoli consigliati

L'aranciata forse è salva No di Ronchi e Zaia alla legge
Legambiente si appella ai deputati: “Bloccate l’emendamento truffa consumatori”
Coro di no per l'aranciata senza arance Una vergogna per l'Italia e per l'Europa
Il Senato approva le aranciate senza arance
Rosé e aranciata Due assurdità dell'Europa delle industrie



lunedì 30 marzo 2009

G-20, Financial Markets, Transparency

The G-20 meeting of april 2nd is getting closer and many questions are emerging from the public about the approach of the governments of the more advanced economies, and above all about the measures these governments are intending to adopt to cope with the present global economic crisis.

The main questions are related to these Governments' capabilities and willingness to identify and implement measures and strategies capable to hamper future negative consequences produced by no-rule financial markets (impeding in the same time the proliferation of forms of virused speculation and systemic cheating economy completely separated from real production and labour) rather than spending public money to rescue debacling banks (whose managers have been paid for decades to cheat public and to steal people's and firms' savings).

With regard to this I highlight an interesting document prepared by Trasparency International - TI - on these sensitive issues.

TI, in a letter to the British Prime Minister Gordon Brown, indicates in the lack of transparency and in the critical role of tax-heavens the main causes of the current crisis.

In this letter some macro problematic dimensions and the related strategies and proposals are indicated:
  • Regulation and supervision
  • Rescue measures
  • Offshore havens and other non-cooperative financial centres
  • Governance
  • Conflicts of Interest
  • Investigations and Sanctions
  • Aid

This letter can be found here.

It is very interesting also the related discussion forum.

G20, mercati finanziari, trasparenza

Con l'approssimarsi del meeting del G-20 del 2 aprile prossimo, numerose sono le domande che provengono dall'opinione pubblica sull'atteggiamento dei governi delle economie avanzate e soprattutto circa le misure che questi Governi intendono adottare per fare fronte alle conseguenze dell'attuale crisi economica mondiale.

Le domande principali sorgono relativamente alle capacità e alla volontà di questi governi non tanto di mettere mano al portafoglio per salvare, con i soldi dei contribuenti, le banche in difficoltà (i cui manager sono stati strapagati per decenni per truffare i contribuenti medesimi sottoforma di risparmiatori ed imprese), quanto di individuare misure e strategie capaci di impedire che l'economia della speculazione e della truffa sistematica, totalmente slegata da qualsiasi logica produttiva e del lavoro, possa produrre nuovi nefasti effetti nel futuro più o meno prossimo.

A tale proposito segnalo un interessante documento redatto da Trasparency International - TI - (in inglese) su questo delicato argomento.

TI, in una lettera diretta al Primo Ministro britannico Gordon Brown, individua nella scarsa trasparenza dei mercati finanziari e nel ruolo critico svolto dai paradisi fiscali le cause principali di questa crisi.

In questa lettera vengono individuate alcune macro problematiche cui sono collegate proposte e strategie di intervento:
  • regolamentazione e supervisione
  • misure di salvaguardia
  • paradisi fiscali
  • governance
  • conflitti di interessi
  • controlli e sanzioni
  • aiuti internazionali

Il testo della lettera (in inglese) può essere visualizzato qui.

Molto interessante è anche il relativo forum di discussione.

giovedì 26 marzo 2009

The Economy fo Frugality and Downshifting

Everyday we receive continuing messages which invite us to consume more above all in this period of crisis and recession. Consumption is proposed as the sole scope of the entire productive system whose growth exclusively depends on increases in consumption levels. It is presented also as the sole tool capable to provide wealth to individuals and communities.

The benefits deriving from consumption economy, which many economists try continuosly to highlight, are completely overocome by its costs and dis-advantages: increasing energy needs, overexploitation of natural resources, out-of control pollution, unsustainable life styles in physical and psychological terms.

It is important to remind that consumption economy is not "rationally" sustainable as well: how many other cars can we buy? How many TVs can we have at home? How many fridges? In how many other objects can we drown? How much food can we be stuffed with? How many debts can we make to buy other no-use things?

In the same time, there are many non monetary costs generated by this irrational economy: the exasperation of those particularly competitive aspects of this speculation and exploitation economy provoked a physical and mental obesity, the debunking of the idea of family and community, a systemic individual and collective humiliation, the destruction of solidarity links.

All this makes evident how important can be an idea of economy based on frugality. The consumption economy has transformed the concept of frugality into a synonym of deprivation and sacrifice. Frugality is linked to the idea of modest consumption and semplicity giving more emphasis to other aspects fo life rather than job carrier, accumulation, money.


Frugality is often accompanied by the concept of "downshifting": "downshifters" are those who, reducing their time to job and thus accepting a reduced income and less carrier opportunity, have decided to spend more time with their family and the community where they live. This is translated into less stress, more activities with direct contacts with nature and environment, more social committment.

While consumption economy is mainly focused on production, purchase and waste of objects (with relevant impacts in wastes' production) a frugal economy is mainly biased on production and management of relations.

A frugal economy and downshifting are based on great investment in human capital to create the abilities to minimize and optimize consumption maximizing in the same time personal control over personal choices and lifestyles.


Living a frugal life doesn't mean renouncing to something. It rather means catching up what we have lost consuming less and better in an intelligent and more aware way.

I will discuss this issue again together with the topic of the economy of sobriety (this is an interesting article written in italian), above all about the capability of these forms of economy to generate adequate incomes.

Any suggestion, contribution and idea are thus welcome.



Interesting documents:

Downshifting in Australia

Frugality

The U.S. Downshifting Manifesto

International Downshifting Week

Conscious Consuming

The Macroeconomics of Downshifting


Economia della Frugalità e Downshifting


Ogni giorno siamo bombardati da messaggi continui che ci invitano a consumare di più, soprattutto in questo momento di crisi e recessione. Il consumo viene prospettato come l’unico scopo del sistema produttivo la cui crescita dipende esclusivamente dalla crescita dei consumi ed anche come unico strumento capace di garantire il benessere degli individui e delle comunità. I benefici che possono derivare dall’economia dei consumi e che molti economisti si sforzano di evidenziare sono ormai completamente scavalcati dai costi di questo tipo di economia: aumento fuori controllo dell’uso dell’energia, elevatissimo sfruttamento delle risorse naturali, non sostenibilità degli stili di vita.


Bisogna poi considerare che l’economia dei consumi non è “razionalmente” sostenibile: quante altre automobili possiamo comprare? Quanti televisori possiamo avere dentro casa? Quanti frigoriferi? Da quanti altri oggetti possiamo essere sommersi? Di quanta altra roba ci possiamo ingozzare?Quanti altri debiti possiamo fare per circondarci di tutta questa roba inutile?


Parallelamente a questi costi emergono costantemente dei costi non immediatamente monetari: l’aver esasperato i caratteri fortemente competitivi di questa economia dello sfruttamento e della speculazione ha provocato l’obesità fisica e mentale, la dissacrazione dell’idea della famiglia e della comunità, l’umiliazione sistematica delle persone, la distruzione dei legami di solidarietà.


Tutto questo rende evidente quanto importante possa essere l’idea di un’economia fondata sulla frugalità. L’economia dei consumi ha reso il concetto di frugalità sinonimo di privazione e di sacrificio. La frugalità presuppone invece un’idea di consumo modesto e di semplicità ponendo maggiore enfasi su altri aspetti della vita.


La frugalità è spesso connessa al concetto di “downshifting”: i “downshifters” sono coloro che, riducendo il tempo dedicato al lavoro ed accettando per questo un reddito minore e minori opportunità di carriera, hanno deciso di dedicare più tempo alla propria famiglia e alla comunità dove vivono. Questo viene spesso tradotto in minore stress, maggiore impegno a contatto con la natura, maggiore impegno sociale.


Mentre l’economia dei consumi si concentra sulla produzione, acquisto e rapido smaltimento di oggetti (con notevole impatto sulla produzione di rifiuti), l’economia della frugalità si fonda maggiormente sulla produzione e gestione di relazioni.


L’economia della frugalità ed il downshifting presuppongono grandi investimenti sul capitale umano per creare una capacità di minimizzare ed ottimizzare i consumi massimizzando parallelamente il controllo personale sulle proprie scelte e stili di vita quotidiani.


Vivere in modo frugale non vuole dire quindi “rinunciare” anzi vuole dire recuperare fondamentalmente quello che si è perso: consumare meno e meglio, in modo intelligente e consapevole.


Tornerò ad affrontare questo tema insieme a quello dell'economia della sobrietà (per la quale rimando a questo interessante articolo). Spero di poterlo approfondire in modo adeguato soprattutto per quello che riguarda le capacità di questa forma di economia di generare reddito.


Ogni commento è quindi benvenuto.


Documenti interessanti:

Downshifting in Australia (in inglese)

Frugality (in inglese)

The U.S. Downshifting Manifesto (in inglese)

International Downshifting Week

Conscious Consuming

The Macroeconomics of Downshifting



martedì 24 marzo 2009

The 5th World Water Forum


The 5th World Water Forum, held in Istanbul (Turkey) from march 16th to 22nd organized by World Water Council, has just finished its works.

At this event delegations from more than 100 countries partecipated in order to discuss the problem of the progressive water scarcity for a larger part of world population in a period of demographic pushes, migrations, urbanization, soil degradation and erosion and desertification.

The Forum highlighted the hope for the adoption of measures and interventions capable to improve international cooperation about disputes on water, better resources' management and wells', rivers' and lakes' pollution prevention. Yet criticism has been biased by the incapability to define water access as a "human right": in the final document it has been defined as a "basic human need".

Many questions linked to the effects of climate change on drinkable water still remain open. The present out-of-control pollution is not only a problem of the air we breath: increases in temperatures, due to the greenhouse effect, have dramatic impacts in the acceleration of the hydrogeological cycles, glaciers' destruction, sea levels' increases and progressive desertification in wider a wider areas.

Another key-issue is linked to the right to water access.

More than 1 bl people has no access to clean water while in other parts of the world water is too often dissipated or mis-used (above all in agriculture). In the meanwhile the process of water privatization is going on transforming a right into a private business.

What's going on in Italy?

In Italy, in 2006, agriculture used 49% of the total amount of water, industry 21%, civil sector 19% and energy sector 6%. Italy is a country rich of water but it is often dissipated because Italy lacks a global strategy to rationally manage this resource. Inefficiencies involve those firms using water for thier activities for example farms. In agriculture better land management systems, efficient irrigation methods (microirrigation), no leaks during transportations etc. are an urgent need.

In the same time many inefficiencies at territorial level must be urgently solved reducing leaks, re-using water, collecting water in winter, restructuring old pipes, fighting chemical pollution, protecting rivers, etc.

In Italy a perspective shift should act as a prerequisite also to concretely promote positive experiences and punish water wastes and abuses. In this, local authorities must have a primary role in making controls and adopting those legal sanctions required to fight abuses and environmental crimes.

An interesting report on water in Italy (in italian) can be found here.

In Italy there is also the critical issue of the mineral water business about which I suggest the reading of the following reports (in Italian)

lunedì 23 marzo 2009

Il V World Water Forum


Si è appena concluso il 5° World Water Forum che si è tenuto a Istanbul (Turchia) dal 16 al 22 Marzo organizzato dal World Water Council.

L'evento ha visto la partecipazione di delegazioni da più di 100 Paesi che si sono incontrate per affrontare i temi della progressiva scarsità di risorse idriche adeguate per gran parte della popolazione mondiale, a fronte di aumenti sensibili della pressione demografica, migrazioni, urbanizzazione, degrado ed erosione dei suoli e desertificazione.

Al di là dell'auspicio di adozione misure ed interventi capaci di migliorare la cooperazione internazionale circa le dispute sull'acqua, di migliorare la gestione delle risorse e combattere l'inquinamento delle falde, dei fiumi e dei laghi, molte critiche si sono sollevate per la incapacità emersa durante questo forum di definire l'accesso a risorse idriche adeguate (qualitativamente e quantitativamente) un "diritto umano": nel testo finale si è preferito parlare di "necessità basilare umana".

Rimangono poi aperte tutte le questioni legate agli effetti del cambiamento climatico sulla disponibilità di acqua. L'inquinamento fuori controllo non è solo un problema di qualità dell'aria che respiriamo: l'aumento delle temperature causato dall'effetto serra sta infatti provocando un'accelerazione del ciclo idrologico, la riduzione dei ghiacciai, l'elevamento del livello del mare e la desertificazione progressiva di un numero sempre maggiore di aree della Terra.

Altro problema è quello legato ai diritto di accesso all'acqua.
Circa un miliardo di persone non ha accesso ad acqua sufficientemente pulita mentre in altre parti del mondo l'acqua potabile viene spesso sprecata o male utilizzata (soprattutto in agricultura): intanto avanza il processo di privatizzazione dell'acqua che trasforma di fatto un diritto in un business.

E in Italia che succede?

Secondo i dati del CNR in Italia nel 2006 l’agricoltura assorbiva il 49% dei prelievi totali seguita dall’industria (21%), il settore civile (19%) e quello energetico (6%) per l’idroelettrico e il raffreddamento delle centrali termoelettriche.

L'Italia è un Paese ricco di acqua ma l'acqua viene troppo facilmente sprecata perchè manca una strategia complessiva di gestione razionale di questa risorsa. Le inefficienze riguardano in primo luogo le imprese che utilizzano per le loro attività l'acqua in particolare quelle agricole: servono migliori sistemi di
gestione dei terreni, metodi di irrigazione efficienti (microirrigazione), annullare le perdite nel trasporto dell’acqua, ecc.
Vi sono poi inefficienze di tipo territoriale: bisogna ridurre al minimo le perdite, recuperare i reflui e le acque di scolo, captare e tesaurizzare le acque nei momenti di esubero (ad esempio utilizzando le ex cave di inerti), ammodernare gli acquedotti, ridurre l’impiego di sostanze chimiche che inquinano le falde e riutilizzare le acque reflue depurate, attuare interventi di riforestazione, ripristinare i percorsi naturali dei torrenti e provvedere ad recupero effettivo del territorio.

In Italia manca fondamentalmente un approccio generale al problema capace di premiare le esperienze virtuose e penalizzare pesantemente gli sprechi e gli abusi. Gli enti locali devono procedere a controlli reali e sanzionare pesantemente tutte le forme di prelievo abusivo delle acque dai fiumi e dalle falde e addivenire ad un censimento aggiornato dei pozzi.


Un interresante rapporto sullo stato delle risorse idriche in Italia può essere visualizzato qui.


Vi è poi il difficile versante relativo al grande business delle acque minerali in Italia, relativamente al quale rimando a questi due interessanti documenti.

La lotteria dei canoni di concessione per le acque minerali (Legambiente)
Un Paese in Bottiglia (Legambiente)

venerdì 20 marzo 2009

A new Economy: the Transition Movement


We receive many signals about the agony of the economic development based on oil: last but not least the collapse of its financial and merely speculative appendices which have caused the present economic recession.

The incapability to find structural and long-run remedies both to the productive and financial global networks clearly denounce how umprepared we are to replace this moribund system: often the measures adopted are likely to be medicines destined to a dying patient to whom doctors are trying to prolong life at any cost. Many initiatives adopted in Italy may be included within this perspective: a revival of nuclear energy, a foolish policy on transports and mobility, scarce attention to sustainable renewable energies, continuing pushes to stimulate irrational consumption, etc.

Many observers have stated that this recession is producing only destructive negative effects on economy and society. This is absolutely true, but it is true also that this crisis shows some positive implications: this is an important occasion for a "change", to let "new" emerge, for a renewal, for a rethinking of many political and economic strategies which have shown their failure and detrimental characters for the society and for the environment. In short this is a moment of the Schumpeter's "Creative destruction".

To manage such a transformation phase a qualified and competent political and administrative class, very sensitive to these issues, is clearly necessary: it means to have the capability to put the right questions about the emersion of this "new" in economy and society (economic democracy) on the base of a capability to recognize the signals and the potentials of such a change with an important role of research and education.

On the contrary in Italy we have to deal with a clear political incapability in recognizing the implications of "change" which actually is repressing the related signals in order to stay blocked on defending the economy of oil.

Italy is actually affected by a XVII century political class which is still thinking in terms of gears and looms based only on the "know who" rather than "know how" dynamics still looking at eductation and research as non priority costs in the State budget.

Unfortunately people are terribly lazy and these inertial politics tend to exploit this lazyness.

People and their associations have to be directly engaged in creating an awareness about these issues as a precondition to such a change.


A very important example of this committiment is provided by the Transition Movement. This is an internation network of associations, which is starting to operate also in Italy, directed to provide ideas, visions, tools, initiative to move from the "old" to the "new".

I suggest the following links to obtain more info and details.

Terranauta (in Italian)
Io e la Transizione (in Italian)
Transition Italia (in Italian)
Transition Towns
Transition USA
Transition Culture

Nuova Economia: il Movimento della Transizione


Sono tanti i segnali che denunciano chiaramente l’agonia dello sviluppo economico basato sul petrolio: non da ultimo il tracollo delle sue appendici finanziarie e meramente speculative che hanno determinato l'attuale fase recessiva. L'incapacità di porre dei rimedi strutturali sia al sistema finanziario globale che al sistema produttivo dimostrano quanto siamo impreparati a rimpiazzare adeguatamente questo sistema al tramonto: spesso gli interventi adottati appaiono come dei rimedi destinati ad un paziente moribondo cui si tenta di prolungare a tutti i costi l'agonia.

In questo ambito vanno ricompresi il tentativo di rilancio dell'energia nucleare, una politica dissennata sui trasporti e sulla mobilità, la scarsa attenzione dedicata nel nostro Paese alle energie alternative, la fede incrollabile sui consumi come strumento di rilancio economico...


Spesso si è sostenuto che questa crisi recessiva produca conseguenze nefaste per l'economia e per la società. Ciò è innegabile, ma essa detiene però anche degli aspetti positivi: si tratta infatti di un'importante occasione di cambiamento e di opportunità di emersione del "nuovo", di rinnovamento, di ripensamento di tante strategie economiche e politiche che si sono dimostrate fallimentari. In breve si tratta di quella "distruzione creativa" di Schumpeter.


Per gestire una tale trasformazione è necessaria una classe politica ed amministrativa molto preparata e sensibile a questi temi: significa infatti porsi il problema della gestione dell'emersione di questo "nuovo" in economia e nella società, ovvero in termini di democrazia economica, sulla base di una capacità
di riconoscere i germi e le potenzialità del cambiamento con un importante ruolo da attribuire alla ricerca scientifica e alla formazione.

In Italia invece quello che viene a galla è proprio l'impreparazione e la non volontà di questa classe politica che di fatto non solo non appare in grado di comprendere questo cambiamento, ma di fatto lo reprime mantenendosi sulle
posizioni in difesa dell’economia del petrolio. Disponiamo in sostanza di una classe politica settecentesca, che ancora ragiona in termini di telai e di ingranaggi e che conosce solo il “know who” invece del “know how”, e che continua a guardare alla scuola ed alla ricerca come settori non prioritari e come “voci di costo” nei bilanci.

Spetta quindi ai cittadini e alle loro associazioni
muoversi autonomamente in direzione di questo "nuovo".

Un esempio molto rilevante di questo è sicuramente il Movimento della Transizione.

Si tratta di un Movimento internazionale che si sta diffondendo anche in Italia che si impegna proprio nel fornire strumenti, idee, proposte, iniziative per passare dal "vecchio" al nuovo.


mercoledì 18 marzo 2009

Il Nucleare "Made in Italy"


Ho trovato questa interessante intervista sulla rivista "Il Foglietto" dell'Usi RDB Ricerca in materia di nucleare. Credo che sia molto illustrativa di una certo modo di fare le cose e di una certa atmosfera che si respira intorno a tematiche così importanti e sensibili come appunto il nucleare.

Difficile aggiungere altro. Lascio a chiunque si imbatta nella lettura di questa intervista di fare le proprie osservazioni e riflessioni....


“I siti nucleari? Un esercizio tra amici”
di Ivan Duca
Francesco Meneguzzo, scienziato del Cnr, esperto di energia e innovazione, lavora presso l’Ibimet di Firenze. Da quasi un anno, un suo studio sulle 14 località (Monfalcone, Chioggia, Ravenna, Caorso, Trino, Fossano, Scarlino, San Benedetto del Tronto, Latina, Termoli, Garigliano, Mola di Bari, Scanzano Ionico, Palma e Oristano) che avrebbero i requisiti per ospitare centrali nucleari, crea aspre polemiche, riesplose nei giorni scorsi dopo l’accordo tra Berlusconi e Sarkozy per realizzarne 4 in Italia. Meneguzzo, raggiunto dal Foglietto, ha accettato di rispondere ad alcune domande.

Meneguzzo, conferma di essere l’autore dello studio sui siti nucleari?
Coautore, a dire la verità, con altri amici anche più esperti della materia.

Le è stato commissionato dal Cnr o da qualche partito politico? E' stato un esercizio tra amici, di area ambientalista. Io sono iscritto ai Verdi, ma non posso dire che l'esercizio sia stato commissionato da loro.

Il suo esercizio può considerarsi scientificamente valido?
Direi che può essere considerato uno "screening preliminare": probabilmente non tutti i criteri sono stati tenuti in considerazione, ma scommetterei di non essere andato troppo lontano dai risultati di un eventuale studio più rigoroso. Del resto, da qualche parte queste centrali andranno pure installate, no?

Ha individuato anche i siti per lo stoccaggio delle scorie?

No, non sono così perverso.


Nel contesto economico mondiale, non sarebbe più utile uno studio per l'individuazione di siti dove investire in fonti alternative al nucleare?

Ovviamente sì. Anche non avendo niente contro il nucleare, non si può sorvolare sul fatto che l'uranio 235 estratto oggi non è sufficiente a coprire il fabbisogno delle centrali esistenti, e non si vede come ne possa essere estratto di più in futuro, anzi... A seguire, ovviamente le scorie radioattive e il fatto che si tratta di una modalità produttiva molto poco o per niente flessibile, non potendo essere aumentata o diminuita nel tempo. Ho partecipato alla stesura della legge sul
"nuovo conto energia" fotovoltaico, così come alle altre leggi e norme di incentivazione delle fonti rinnovabili, figuriamoci quindi se non ci credo. Di studi ce ne sono, e alcuni vengono condotti anche presso il mio Istituto, l'Ibimet, e al collegato Laboratorio LaMMa, soprattutto sull'eolico: il LaMMa ha prodotto la mappa regionale delle potenzialità eoliche della Toscana.

La questione del nucleare divide le opinioni, qual è la sua posizione?

Si tratta di un modello energetico fallimentare, soprattutto ora che le fonti rinnovabili sono enormemente più efficienti di un tempo, e che appunto di uranio 235 ce n'è sempre meno.
La polarizzazione sull'energia da fusione nucleare dell'uranio 235 ha contribuito a marginalizzare alcuni campi di ricerca sulle nuove energie che hanno potenzialità straordinarie: se si potesse controllare la massa delle particelle di elementi non radioattivi, tanto per fare un esempio... qualcuno sostiene che sia possibile, anche nel Cnr, potrei dire di più ma non è il caso. La mia opinione da cittadino è di segno opposto: si tratta di una straordinaria trovata per far girare tanti ma tanti soldi.

martedì 17 marzo 2009

The G8 Farmers' Union meeting


The first agricultural meeting of the G8 members will be held in Rome on march 19th. According to the press releases, this meeting will be focused on the issues of food security and safety, prices and environmental protection with the aim to stop speculations and provide food at the right prices at international level. The meeting will be concluded by the signing of a joint declaration which will be presented to the G8 Governments and Parliaments.

I think that it is extremely important that, in this moment of crisis, agriculture, food, environment and sustainable energy (and their interrelations) are at the core of the international debate.

At present we are dealing with the consequences of an "ephemeral economy" based on speculations and frauds, and I think that it is important to debate about sectors of the real economy like agriculture which surely shows several critical issues but in the same time it detains remarkable opportunities and possibilties of development.


Agriculture is the second productive sector in Italy having a relevant role in the "Made in Italy" in the international markets more than fashion or car industry: it represents also an important development wheel for italian economy as a whole and for many local economies. Many additional opportunites may derive from a "sustainable" agriculture from agroenergy, to photovoltaic and eolic fields, from organic agriculture to environment and landscape protection.

In Italy the idea that economic development can be supported only by manufacture industry is still very diffused: an advanced economic development is synonym only of micro-electronics, IT or nanotechnologies. On the contrary, it is possibile to foster development also with traditional sectors creating jobs and supporting incomes also thanks to agriculture and rural sectors. There is no shame in working or investing in agricultural and rural activities.

Many development, entrepreneurial and job opportunities are linked to agricultural and rural activities and it is essential to look again at these sectors above all if they are put in the condition to operate within local circuits composed also by handicraft firms, small scale industries, local restaurants and tourism firms.

An agriculture inspired by the issue of local development, food safety and security, ethics, labour quality, environmental protection, traditions and local culture may represents a fundamental precondition for an effective local development plan and acting as a local safety net above all in this phase of sudden de-industrialization and recession.

A promotion of local resources cannot be translated only into folk fairs and depliants: local administrators have the duty to become effective interlocutors acting as "dynamo" to really valorize present and tacit potentials in the local systems recognizing the "local capital" made of human skills and capabilities and local territorial peculiarities.


Il G8 dell'Agricoltura


Si terrà giovedì 19 marzo a Roma il primo vertice mondiale agricolo dei Paesi appartenenti al G8.
Secondo quanto riportato dai comunicati stampa, questo appuntamento verterà sui temi della sicurezza alimentare, dei prezzi, della fame e della salvaguardia dell’ambiente con l’obiettivo di fermare le speculazioni e garantire cibo sicuro al giusto prezzo alla comunità internazionale. I lavori si concluderanno con la firma della dichiarazione comune che verrà presentata ai Governi ed ai Parlamenti dei Paesi del G8.

Ritengo che sia molto importante che, proprio in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando oggi, si riportino al centro del dibattito nazionale ed internazionale temi come agricoltura, alimentazione, ambiente e energie alternative e le loro interrelazioni.
Proprio perché ci troviamo a fronteggiare gli effetti dell'azione di un’economia effimera, che si basa sulla speculazione e sulla filosofia dei vantaggi della truffa, credo che sia essenziale parlare di settori dell'economia reale, come l'agricoltura che certamente presenta delle notevoli problematicità, ma che comunque detiene notevoli opportunità e possibilità di sviluppo.

Non bisogna dimenticare infatti che l’agroalimentare è il secondo comparto produttivo del Paese, una voce rilevante del “Made in Italy” nei mercati internazionali e rappresenta, anche con il suo indotto, un importante volano di sviluppo per l’economia nazionale e per tante economie locali del nostro Paese. Allo stesso modo non si devono dimenticare tutte le opportunità che possono derivare da un'agricoltura "sostenibile" dall'agroenergie, ai campi fotovoltaici ed eolici, dall'agricoltura biologica alla salvaguardia dell'ambiente e del paesaggio rurale.

In Italia è ancora molto diffusa l'opinione che lo sviluppo economico possa essere portato avanti solo dall'industria manifatturiera: sviluppo economico avanzato è sinonimo di micro-elettronica, IT e nanotecnologie. Eppure non è così: è possibile creare sviluppo, occupazione e redditi anche da settori "tradizionali". Non ci si deve "vergognare" dell'economia agricola e rurale.

Molte possibilità di creazione di nuova occupazione e attività imprenditoriali possono essere infatti connesse al settore agricolo soprattutto quando l'agricoltura e le attività rurali possono agire come volano per lo sviluppo locale con la creazione di circuiti locali di imprese dell'artigianato, dell’industria di piccola scala, dei servizi, della ristorazione e del turismo “tipico”.

Un'agricoltura attenta ai temi dell'
economia agricola locale, della sicurezza alimentare, degli aspetti etici, salvaguardia del territorio e delle tradizioni rappresenta pertanto un presupposto fondamentale per un efficace progetto di sviluppo locale.

Promuovere il territorio non significa quindi spendere soldi in sagre paesane e depliant: la politica locale deve essere un interlocutore valido e agire come "dinamo" in modo da valorizzare realmente potenzialità attuali e tacite dei sistemi locali e la ricchezza della specificità dei luoghi del nostro Paese.


lunedì 16 marzo 2009

Margaret Hamburg and the new US-FDA


I have read with a particular interest these recent news about the re-organization of the US-FDA: President Obama has nominated Margaret Hamburg as President of the US Food ad Drug Administration (FDA). President Obama has also declared that the american food safety system, as is presently organized, is a "risk for public haelth" and it must severly modified (above all after recent cases of death from unsafe food and dangerous medicines).

The US President has also expressed his intention to create a specific task force on food safety with the mission to advice him on improvements on laws and regulations and coordinating the related concrete actions.

President Obama has also declared that he seriously looks at food safety not only as president but also as a parent. He has also said that parents should be sure that food is safe and not dangerous for the health of their children.

These news have many issues to think about: first of all President Obama has nominated a high skilled, young woman coming from scientific research. Her short CV can be seen at this link .

This case shows that political affiliations are useless when dealing with public interest: professional quality, capabilties, expertizes, know how must prevail above all in the field of food and medicines' safety. Any comparison with the italian reality, where women, research, professional competencies, expertizes are regularly humiliated, is unimaginable.

Maybe sameone could say that these declarations are good stuff for the press, but however they show how the problem of food safety is seriously considered in USA. Food safety is a public right which has to be granted above all to the weakest social components having less economic resources to acquire better and healthier food.

Going beyond those considerations about economic, health, social and psicho-physical costs of irrational and bad-quality diet (i.e. obesity), from these initiatives emerge a clear intention to concretely manage and solve these problems making public interest prevail over big corporations' pressures. Public good cannot result as a collateral effect from a mediation of private interests.

With this initiative President Obama demonstrates that politics must do its job and take its responsibilities without leaving this too precious task to others...




Margert Haburg e la nuova US-FDA


Mi sembra di particolare interesse, utile per una riflessione, la recente notizia circa la nomina di Margaret Hamburg a Presidente della US Food ad Drug Administration (FDA), l'organismo di controllo degli USA su alimenti e farmaci. La Nomina è stata accompagnata dalla dichiarazione del Presidente Barack Obama secondo il quale il sistema statunitense per la sicurezza alimentare, così come è organizaato attualmente, e' un "rischio per la salute pubblica" e deve essere profondamente modificato.

Il Presidente USA ha anche espresso la sua intenzione di creare un gruppo di lavoro specifico sulla sicurezza alimentare che avra' il compito di consigliarlo su come migliorare la legislazione in materia e coordinare l'azione del governo.

Il Presidente Obama ha inoltre dichiarato che "la sicurezza alimentare e' qualcosa che prendo molto seriamente, non solo come presidente, ma come genitore". "Nessun genitore dovrebbe preoccuparsi che i suoi figli possano ammalarsi per quello che mangiano, cosi' come nessuna famiglia dovrebbe temere che le medicine che acquista possano danneggiarla".

Gli spunti di riflessione circa questa notizia sono molteplici: innanzitutto il Presidente USA ha scelto una figura di spicco e, come al solito, giovane, donna ed estremamente competente che proviene dalla ricerca scientifica. Se volete sapere chi è Margaret Hamburg in questo link c'è un suo breve CV.

Anche in questo caso si dimostra che quando c'è in ballo il bene pubblico le affiliazioni politiche non devono contare nulla: conta la qualità professionale soprattutto in una materia delicata come la sicurezza alimentare e farmaceutica. Inutile proporre qualsivoglia parallelismo con la realtà di casa nostra dove le donne, la ricerca, la qualità professionale, la competenza sono sempre più umiliate e considerate inutili orpelli.


C'è poi da dire che, saranno anche dichiarazioni per la stampa, ma ciò dimostra quanto il problema della sicurezza e della qualità alimentare e farmaceutica venga considerato seriamente negli USA.
Si tratta di fatto di diritti che devono essere garantiti per tutti i cittadini soprattutto quelle delle fasce più economicamente deboli che hanno meno disponbilità economiche per accedere ad un'alimentazione più sana.


Al di là dei gravi problemi economici, salutari e sociali che un'alimentazione irrazionale e dis-qualitativa comporta (ad esempio l'obesità ed i gravi costi per fronteggiarla), quello che emerge è la volontà di far prevalere l'interesse generale sugli interessi delle grandi corporation. Il bene pubblico non può essere mediato e scaturire come effetto collaterale da un aggiustamento di interessi privati.

Come dimostra questa iniziativa del Presidente Obama, la politica deve prendersi le sue responsabilità e non lasciare ad altri questo compito troppo prezioso.





venerdì 13 marzo 2009

Debating on the EU Green Paper on Agrofood Quality

The EU Commission has recently published the conclusions from the consultation about some open questions on the different issues related to the EU Green Paper on agricultural product quality policy towards the preparation of the EU final document on quality policy scheduled for next May.

The EU Green Paper has been released, on 15 October 2008, by the EU Commission to open a wide debate on those policies and measures useful to protect and promote quality to agrofood products.

This document shows many important relevant issues both for producers and consumers. Going beyond the issues related to the requisites and common trade standards in the EU for agricultural products and to private certification systems, some parts of the documents are dedicated to the organization of the geographical indications: the "Protected Designation of Origin" (PDO) and the "Protected Geographical Indications" (PGI), the ‘Traditional specialities guaranteed" (TSGs). Other considerations are made for organic productions and to products resulting from remote regions.

These geographical indications as well as those related to organic farming are relevant tools capable to direct consumers' choices: for this reason any intervention in this field may have important impacts in products' differentiation and in the capability to produce and correctly communicate "quality". Too often we receive negative news on the consequences of the information asymmetry on food quality.

In Italy a wide discussion is now open about the extension of these indications to wines because these indications will replace those marks and labels well-known among italian consumers about wine quality (DOC, VQPRD and DOCG): in Italy these high quality wines are differentiated by table wines also classified into "typical geographical indication" table wine and common table wine.

The issue is not simply related to a change of names or a play of words because with the extension of the new indication system many low quality wines will pass directly to the next higher quality level. In addition the present control systems adopted for high quality wines probably will be weaken.

This document is likely to lack in the analysis of the issues related to the Integrated Production which today encompasses different production systems. Also to protect consumers, it could be necessary a co-shared and harmonized system also for this kind of productions.

Another discussion point involves the term "made in". Now it is quite common to find food products labelled with a "made in UE”: this mark surely guarantees safe products but it still remains too generic. For many agrofood products it is not secondary to know its origin from EU single member State: for example for tomatoes it is important to know if they have been cultivated in an open field in a mediterranean country or in a greenhouse in some country of northern Europe.

So, there are many discussion topics: I hope however that the need to harmonize and to achieve uniformity won't generate a wave of an excessive standardization which surely will damage our typical local food products.


Qualità Agroalimentare: si discute sul Green Paper dell'UE


Sono state recentemente pubblicate, da parte della direzione generale agricoltura e sviluppo rurale UE, le 560 opinioni (testo in inglese) ricevute in risposta dall'esame del Green Paper UE sulla qualita' dei prodotti agricoli in vista della la preparazione della comunicazione sulla politica di qualita' prevista a maggio.

Il Libro Verde è stato pubblicato lo scorso 15 ottobre 2008 per aprire un ampio dibattito sulle politiche e sulle modalità più utili al fine di “proteggere e promuovere la qualità dei prodotti agricoli”.

Questo documento presenta importanti elementi di riflessione sia per i produttori che per i consumatori. Al di là delle problematiche relative ai requisiti minimi e degli standard commerciali comuni dell’UE per i prodotti agricoli o ai problemi dei sistemi di certificazione adottati dai privati, alcune parti sono dedicate alla riorganizzazione delle indicazioni geografiche (DOP - Denominazione di origine protetta - e IGP - Indicazione Geografica Protetta) e alle attestazioni di specificità (STG, o Specialità Tradizionali Garantite), nonchè ai prodotti biologici ed i prodotti delle regioni periferiche.

Le indicazioni geografiche (DOP e IGP), così come la certificazione relativa alle produzioni biologiche, sono strumenti che notevolmente orientano le scelte dei consumatori a livello UE ed è quindi importante non perdere di vista quanto si sta facendo in ambito europeo in materia di differenziazione dei prodotti e di capacità di produrre e comunicare correttamente ed efficacemente “la qualità”. La cronaca infatti troppo spesso riporta gravi fatti dovuti alle conseguenze dell'asimmetria dell’informazione sulla qualità che contraddistingue gli alimenti.

La cosa che fa riflettere è la problematicità dell'estensione di tale sistema di indicazione anche ai vini. Poichè l'Europa si sta orientando verso un’unificazione delle indicazioni geografiche per tutte le produzioni agroalimentari, quindi anche i vini, c'è da chiedersi cosa accadrà con la scomparsa di sigle molto note ai consumatori come la DOC, la VQPRD e la DOCG: in Italia inoltre questi vini si distinguono dai vini da tavola distinti a loro volta in vini da tavola senza indicazione geografica e vini da tavola con indicazione geografica tipica (IGT).

In sostanza non si tratta di un semplice problema di intercambiabilità di marchi o di giochi di parole poichè bisogna ricordare che la DOP indicano tendenzialmente un legame forte tra qualità ed origine, mentre la IGP esprime una forma più debole fra territorio e qualità: talvolta l'IGP si è anche dimostrata poco capace di differenziare sufficientemente i prodotti.

Nel momento in cui i vini IGT, diventano IGP, essi di fatto passano ad una categoria superiore diventando da vini da tavola con indicazione geografica a quella dei vini di qualità. Inoltre l’assimilazione della normativa a quella degli altri prodotti agroalimentari vanifica i sistemi di controllo specifici riconosciuti ai vini con una minore protezione delle denominazioni di origine rispetto ai marchi commerciali preesistenti.

Il documento inoltre sembra piuttosto carente per quello che riguarda la certificazione relativa alla produzione integrata. Spesso con questo termine vengono oggi classificati sistemi produttivi talvolta molto diversi fra loro, derivanti da diversi disciplinari di produzione. E' invece indispensabile, anche al fine di tutelare i consumatori, addivenire rapidamente ad una certificazione ed identificabilità della produzione integrata condivise a livello UE.

Altro punto di discussione è certamente quello del "made in". Sempre più spesso compare sui prodotti alimentari la sigla "made in UE” che, pur comunque rispondendo ai requisiti relativi all’igiene e alla sicurezza dei prodotti agroalimentari e a quelli relativi alle tecniche di coltivazione, alla sostenibilità ambientale e alla sicurezza del lavoro, appare talvota un pò troppo generica. Per molte produzioni agricole appare indispensabile riconoscere l’indicazione di origine del singolo Paese: basta pensare per esempio ai pomodori dei quali forse è importante sapere se derivano da coltivazioni in pieno campo e in condizioni climatiche di tipo mediterraneo, oppure se provengono da qualche serra dell'Europa settentrionale.

Insomma di elementi di riflessione ce ne sono molti: quello che si auspica è che dalle necessità di armonizzazione ed uniformazione non derivi una standardizzazione eccessiva che certamente penalizzerebbe le tante produzioni locali tipiche dei nostri territori rurali.

mercoledì 11 marzo 2009

Illusion Politics


New nuclear plants, changes in the parliamentary voting system, non-existent social cards, no-rule construction policies, doctors forced to denounce illegal immigrants when arriving in hospitals, citizens' security squads, Everyday there is a new boutade.

All this doesnt' happen accidentally, above all when comparing the bombarding government's propaganda with the absolute silence of the opposition parties.

We are dealing with a most evident expression of the "Illusion Politics" (borrowing this term from Bauman) based on an excess of continuing promises directed to elminate the generalized frustration. Such a policy is linked to the people's irrationality who by now do not want to be informed and become aware of political choices (at national and local level). This kind of policy is directed to stimulate continuing emotions rather than a rationale: in this way illusions, extraordinary declarations, impossible promises do not provoke disdain but they confirm in uninformed and unaware people the idea to belong to a fundamentally right political project.

Exaggeration allows these irrational political expectations to remain always turned on. Italians do not require political committment or realistic, impartial and fair strategies and measures: what italians really desire is a series of fundamentally illusory and deceptive but alluring and actractive promises. These promises may be always ignored but the continuing research of this political fulfilment must go on...

This explains the umpopularity of the former Prodi's government and the continuing failures of the opposition parties because they have tried to interrupt this "italian dream": maybe it could be better to define it an "italian nightmare"....

La Politica dell'Illusione


Centrali nucleari, modifiche al sistema di voto in Parlamento, social cards inesistenti, edilizia libera, medici che devono denunciare i clandestini che si recano in ospedale, ronde di cittadini, ... Ogni giorno c'è ne è una nuova.

Tutto questo non avviene per caso, soprattutto se si confronta la martellante propaganda governativa con il silenzio assoluto dei partiti di opposizione.

Ci troviamo di fronte alla manifestazione più palese della "Politica dell'Illusione" (per mutuare un concetto simile utilizzato da Bauman) che si fonda su un eccesso di promesse continue diretto a neutralizzare la frustrazione generalizzata. Tale politica si basa sull'irrazionalità dei cittadini che ormai non pretendono di essere informati e resi consapevoli delle scelte politiche (a livello generale e locale). Questo tipo di politica mira a suscitare un'emozione continua e non a sviluppare la ragione: in questo modo le illusioni, le dichiarazioni eclatanti, le promesse che non possono essere mantenute non suscitano sdegno, ma confermano nei cittadini disinformati ed inconsapevoli l'idea di appartenere ad un progetto fondamentalmente giusto...

L'esagerazione permette a queste aspettative politiche irrazionali di rimanere sempre accese. La gente quindi non vuole impegno politico o progetti e strategie realistiche ed eque: quello che si richiede dalla politica è una serie di promesse fondamentalmente ingannevoli ma allettanti che possono anche essere puntalmente disattese purchè prosegua la ricerca continua di questo appagamento politico...

Questo spiega l'impopolarità del governo Prodi o il fallimento dei partiti di opposizione perchè hanno cercato di interrompere questo "sogno italiano": o forse è meglio definirlo un incubo...

martedì 10 marzo 2009

Cement and Toxic Smog


Recently two very important news are circulating in Italy: they apparently are concerning two different issues but I think that they are strictly linked.

A) The first one involves the so called "house-plan" or the government's proposal to allow house enlargement with minimal licences and permissions. Considering the italian context, this measure is likely to act as a legalized abuse which won't stimulate the real estate market. In brief who doesn't own a house will keep on not having a house, while who already owns a house (for example a splendid villa) will have the possibility to enlarge it as he likes. This is a "house plan" for the usual referring electoral base of this government. So, the protests of the environmental associations to defend our already damaged landscapes and territories are highly motivated and justified.

Yet, this is missing the point. What is really surprising me is the wave of declarations of many gevernment's members stating that this house plan is a relevant stimulus to support economic development. Someone has also declared that construction sector is the main tool to stimulate economy.

I've got to say that personally these statements are out of my reach... Everyone in Italy perfectly knows that construction sector shows the higher use of illegal low-skilled workforce and moonlighting, and also a remarkable level of tax evasion. Everyone knowns the dramatic economic and environmental costs to local communities deriving from no-rule construction activites. The only taking benefits fomr this are building managers....

How can be possible to link economic development to construction sector? The madness of these declarations is emphasized by what is going on in the USA where economic development is linked to innovation and research.

B) The second news release inolves the case of the waste incinerator plant in Colleferro (near Rome). Here investigators have found that toxic wastes have been illegaly burnt for years together with normal wastes. Two waste ovens have been put under impound. 13 persons have been arrested for a long series of crimes from evnironemental and health crimes to administrative elusion, corruption, frauds and bribes.

For a minimal amount of money, the life and the health of the communities living close to this plant have been severely compromised and put at risk. I repeat, for a minimal amount of money and with the silence of our politicians.

What is correlating these two news?

Surely the dangerous link between political incapability, avidity, particular interests which presently is becoming in Italy a system of government.

In Italy a culture of development based on general interests and welfare for all completely lacks. Particular interests always find incentives to propagate finding also prompt interlocutors in a weak and unable political class.

And on these premises, this government is intending to build new nuclear plants....


Cemento e Fumi Tossici


Sono apparse recentemente due notizie molto rilevanti che sembrano distinte, ma che sono a mio parere intimamente collegate.

A) La prima riguarda il cosiddetto "piano-casa" ovvero la proposta del governo di consentire ampliamenti delle abitazioni con procedure amministrative ridotte al minimo. Al di là del fatto che questa iniziativa si manifesterebbe come un abuso edilizio legalizzato ed incentivato, ma comunque non stimolerebbe l'offerta di immobili in Italia. In breve chi non possiede oggi una casa continuerebbe a non possederla, mentre chi già la possiede (magari una bella villa) potrebbe ampliarla a suo piacimento. Insomma si tratta di un "piano-casa" per la solita base elettorale di riferimento di questo governo. Giustificate quindi tutte le critiche che provengono dai movimenti ambientalisti in difesa del nostro già notevolmente martoriato territorio.

Eppure il punto non è questo. la cosa che mi ha veramente sorpreso è stata l'ondata di dichiarazioni da parte di importanti esponenti della maggioranza secondo cui questo "piano-casa" costituisce un rilevante stimolo di rilancio dello sviluppo economico. Addirittura c'è stato chi si è spinto ad affermare che l'edilizia è il principale stimolo dell'economia.

Devo dire che, personalmente, queste sono affermazioni che sfuggono alle mie capacità di comprensione. Tutti noi sappiamo bene che in Italia il settore edilizio presenta il più elevato ricorso alla manodopera in "nero" e dove è diffusissima l'evasione fiscale. Tutti sappiamo inoltre quali notevoli costi sia in termini economici (urbanizzazioni) che ambientali il settore dell'edilizia apporta alle comunità locali. Gli unici ad avvantaggiarsi da questo tipo di misure sono solo i palazzinari...

Come si può solo pensare di legare il rilancio dell'economia all'edilizia? La follia di queste dichiarazioni stride fortemente con quanto avviene negli USA dove si sta legando il rialncio economico all'innovazione e alla ricerca.

B) La seconda notizia riguarda il caso dell'inceneritore di Colleferro (Roma). Qui pare che per anni siano stati illegamente bruciati rifiuti tossici insieme al Combustibile derivato dai rifiuti (Cdr). Due termovalirizzatori dell'impianto sono stati posti sotto sequestro. 13 finora le persone arrestate con l'accusa di: associazione per delinquere; attività organizzata per traffico illecito di rifiuti; falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico; truffa aggravata ai danni dello Stato; favoreggiamento personale; violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni e accesso abusivo a sistemi informatici.

Per pochi soldi, la salute e la vita di un numero imprecisato di persone che vivono nelle vicinanze di questo impianto è stata gravemente messa a repentaglio. Il tutto ripeto per pochi soldi e nel silenzio complice della politica.

Cosa correla queste due notizie?
Sicuramente il pericolossissimo nesso fra incapacità politica, avidità, interesse particolare che attualmente è diventato una forma di governo.

In questo Paese non esiste una cultura dello sviluppo fondata sull'interesse generale. L'interesse particolare trova sempre mille incentivi per esprimersi e trova sempre una comoda sponda in una classe politica debole ed incapace che non esita minimamente a piegare il bene comune ai propri interessi.

E su queste premesse si vorrebbero realizzare le nuove centrali nucleari?????

Doubts on federalism in Italy/2

I here publish the second half of the interesting contribution of Umberto Lacchetti.

Doubts and problems on federalism in Italy

There are many other questions on federalism in Italy still waiting for satisfying answers. First of all how to guarantee adequate solidarity levels: fundamental public services. such as education and health, must be provided at good levels to all. This is something more than determining forms of compensation or finance flows from richer to poorer regions. Also the definition of standard costs is surely an incentive to promote efficiency at local level but it is not enough to guarantee high quality public services.

Some public services cannot be operatively structured only at regional level: i.e. a lot of people everyday are moving in Italy from a region to another to reach specialized hospitals looking for better health care. There is in Italy a temporary migration flow from the South to the North and the services costs are paid by the poorer regions. So I wonder: after a federalist reform, will poorer regions still be able to bear these extra-territorial health cares' costs?

There is also the problem of scale economies in the public service's provision: if any agency is pushed to produce public services only at local level, surely major costs will arise. For example, interrupting this migration flow, even the hospitals in northern Italy will suffer from the consequent resources' reduction. To sustain the functioning costs, local taxes will surely soar to maintain the same service's quality level. The duplication of regional and local institutions will increase the bureaucracy's costs as well

The paradox is that, notwithstanding these and other open questions, the federalist proposal face no opposition. Many local administrators from opposition parties consider this proposal, above all according to a fiscal point of view, as an effective tool to promote local authonomy. They are convinced that local issues can be better managed only at local level: this is the only problem without considering their real operative capabilities in providing effective and efficient replies to local economic, social and environmental issues.


Umberto Lacchetti – published on Orizzonti Nuovi 31.08.2008

Dubbi sul Federalismo/2

Pubblico di seguito la seconda parte dell'interessante contributo di Umberto Lacchetti.


Dubbi e problematiche della proposta federalista


Ci sono tanti altri interrogativi a cui occorre dare risposte convincenti. A cominciare dall’esigenza del vincolo solidaristico: i servizi fondamentali, come la scuola e la salute, vanno garantiti a tutti e ad un buon livello. Il che è qualcosa di più che stabilire delle compensazioni, cioè quote di gettito che le regioni ricche dovrebbero versare a quelle più povere. Ed anche il riferimento di Calderoli ai costi standard, che gli enti dovrebbero rispettare nel fornire i servizi, è sì un incentivo per l’efficienza a livello locale, ma non può bastare per garantire i servizi a buon livello. Ci sono servizi infatti che non possono essere pensati solo in un’ottica regionale: in ambito sanitario assistiamo ad un significativo movimento di persone da una regione all’altra per recarsi in ospedali specializzati e godere di migliori cure. Si produce così un flusso migratorio temporaneo, solitamente verso le regioni del Nord, ed il costo del servizio medico viene pagato dalle regioni povere. Una domanda sorge spontanea: con l’introduzione del federalismo fiscale le regioni saranno ancora in grado di finanziare le cure extraterritoriali dei propri cittadini?


C’è poi il problema delle economie di scala nella produzione del servizio: se ogni ente è incentivato a produrre servizi a livello locale (ad esempio cliniche specializzate), possono verificarsi maggiori e significativi aumenti nei costi di produzione. Ad esempio, se il flusso migratorio per beneficiare di cure mediche dovesse interrompersi, ne risentirebbero gli stessi ospedali del Nord, che potrebbero non realizzare quella massa critica di entrate necessaria per sostenere le elevate spese di struttura. Probabile a quel punto un aumento delle imposte a carico dei cittadini residenti per mantenere il servizio diventato più costoso per la diminuzione dei volumi. Anche una duplicazione di funzioni, a livello locale e regionale o nazionale, produrrebbe un aumento dei costi della macchina pubblica.


Nonostante i problemi aperti il progetto di federalismo fiscale non è osteggiato. Anzi c’è una sostanziale disponibilità dell’opposizione al dialogo. Molti amministratori locali di centro-sinistra vedono positivamente l’impianto di una riforma di federalismo fiscale che dia loro un’effettiva autonomia. Ciò non deve sorprendere, perché il decentramento delle decisioni dal centro alla periferia è un processo condiviso ed in atto da tempo nel nostro Paese, ed è iniziato ben prima della nascita della Lega. Alla base di questo processo c’è la consapevolezza che le preferenze dei cittadini sono più omogenee a livello locale e potenzialmente possono essere meglio soddisfatte in tale sede. Allora la riforma di federalismo fiscale nel nostro Paese avrà successo nella misura in cui saprà considerare e dare valide risposte alle problematiche che coinvolgeranno l’economia, la società ed i diritti dei cittadini.

Umberto Lacchetti – pubblicato su Orizzonti Nuovi del 31.08.2008